Cat sembra abbastanza angosciato, e Maloney ancora non si vede. Non sa proprio come essere di qualche aiuto al suo ragazzo. Però, forse…
«Potrebbe riuscire a trovarlo» tenta, con l'incertezza che trapela nella voce.
Cat solleva lo sguardo e lo scruta, perplesso. «Di che parli?»
«Di Maloney. Può darsi che Eddie possa trovarlo» chiarisce, ancora abbastanza titubante.
La fronte di Cat si corruga. Non sembra per nulla persuaso da quella possibilità. Ma lì accanto c'è il ragazzino pestifero che ha un aspetto davvero terribile e non è che abbiano tutte queste scelte da vagliare.
Espira bruscamente e porge un secco cenno di assenso. «Proviamo» decreta cupo.
Hutch non attende oltre, si precipita alla camera che ospita Eddie (che lo confina, sarebbe più corretto dire), litiga qualche momento con la chiave e spalanca la porta con tutta la sua proverbiale grazia, facendo fare un notevole sobbalzo all'uomo dall'altra parte dell'uscio.
«Cosa capita?» si stranisce Eddie, già prevedendo qualche spiacevole calamità.
Hutch lo scruta in una rapida indagine critica. «Ci serve il nostro dottore. Ma è là fuori, da qualche parte, e non abbiamo idea di quando farà ritorno. A noi serve ora, perché il ragazzino, di là in salotto, è ferito e non sappiamo come rimediare. Ecco il piano: tu ritrovi il dottore per noi e lo riporti qui nel più breve tempo possibile. Puoi farlo?» espone tutto d'un fiato.
Eddie ancora lo fissa, stavolta a bocca aperta. Poi si sofferma a riflettere. «Forse. Non ne ho la certezza, ma posso provarci.» Sperando che, mentre si trova in giro alla ricerca del dottore, non si imbatta in qualche nuova grana, tipo i mercenari del capo (ex capo!).
«D'accordo, mi basta. Non perder tempo, vai!» lo esorta, rimanendo a osservarlo mentre si rimette in piedi di scatto, titubando qualche istante nel guardarsi attorno un poco spaesato.
Lo scorta attraverso il salotto e lo sospinge oltre nel momento in cui si sofferma di fronte al divano che ospita la scimmietta malandata. Un'occhiata di fuoco da parte di Cat lo sprona meglio di qualunque spinta fisica. In meno di mezzo minuto è già lungo le scale che lo condurranno in strada e sulle tracce di Maloney.
«Spero che serva a qualcosa» bercia Cat fra i denti.
Hutch si limita ad annuire, condividendo in buona parte i pensieri cupi del suo gattaccio.
Ha uno sgradevole brivido nel momento in cui se lo ritrova di fronte. Non sa cosa pensare. Era convinto, fino a pochi istanti prima, di potersi permettere almeno una semplice passeggiata per le stimolanti vie di quella città. Che si sia ingannato, dopo tutto?
«I vostri amici richiedono il vostro intervento urgente» gli arriva invece la più ovvia spiegazione.
Storce il naso, abbastanza seccato, sapendo comunque di non avere davvero una scelta in proposito. «Che altro hanno combinato, stavolta?» inquisisce scoraggiato.
Eddie cruccia la fronte, interdetto. «Da quel che m'è parso di capire, nulla che abbia direttamente a che vedere con loro. Si tratta del ragazzino, quello giovane e sveglio.»
Maloney sgrana gli occhi, impreparato a quella risposta. «Cosa?» soffia costernato. «Ma… come…»
«Non so nulla né sul cosa né sul come. So solo che siete a spasso e invece servite là. Quindi, se non vi dispiace, sono qui per ricondurvici, in fretta» illustra succinto e impaziente.
Annuisce, ancora abbastanza sconvolto dalle ultime novità. «Giusto. Andiamo pure» acconsente e, per far prima, richiama un cabriolet.
Al suo arrivo nota che Cat Stevens è di un pallore quasi spettrale, tanto che sembra sia lui ad avere un problema di salute. In fretta deve ricredersi; gli è sufficiente un'occhiata al giovane Lupin per appurarlo. Mentre si affretta a recuperare tutto il necessario e ad assistere il suo paziente nuovo di zecca, nel suo stomaco avverte una sensazione acida, qualcosa che da anni ormai non sperimentava più. Sperava che, trasferendosi in una grande città in quello che, nella sua testa, avrebbe dovuto essere un paese civile e avanzato, non sarebbe più stato costretto a vedere certe cose. Ma si sbagliava, in tutta evidenza; il ragazzino è stato torturato, e a quanto pare la gente civile è solo un miraggio, o una sua sciocca speranza. Eppure i suoi coinquilini, quelli che il signor Eddie ha definito suoi amici, sembrano sconvolti almeno quanto lui, quindi forse, da qualche parte, c'è ancora una fievole speranza che il mondo possa essere un luogo decente. Giusto: forse.
«Come sta?» mormora Cat dopo che Arsène è stato trasferito in uno dei due letti nella camera di Maloney.
Il dottore lo adocchia, incerto. «Ha perduto molto sangue, ma è di tempra forte e sono fiducioso che possa rimettersi. Quel che più mi preoccupa sono le possibili infezioni. Non sappiamo neppure per quanto tempo è rimasto in quelle condizioni e senza cure. Ho rilevato anche segnali di un principio di congelamento, quindi deve aver trascorso del tempo in un luogo umido e freddo, forse a contatto con il suolo. In ogni caso va tenuto monitorato.»
Annuisce. «Comunque non avevo intenzione di allontanarmi» fa notare asciutto.
Maloney abbozza un sorriso faticoso e concorda. Presto vengono raggiunti da Hutch. Normalmente troverebbero il luogo un po' troppo affollato, ma possono ben rendersi conto di quanto nessuno sia interessato ad altro che non siano le condizioni di Arsène. Sembra che tutti, lì dentro, abbiano in testa qualche cattivo pensiero che li turba in particolar modo, e forse non sono nemmeno troppo diversi l'uno dall'altro, come se nonostante le loro esperienze passate divergenti, qualcosa di identico li accomunasse in una sgradevole sensazione condivisa.
Prima di una cena che con buona probabilità tutti finiranno per saltare, Maloney è costretto ad annunciare il verificarsi di ciò che in realtà ognuno sperava di evitare.
«La temperatura sta salendo» mormora, prima di recarsi nell'angolo riservato alle sue scorte personali e recuperare dell'acido salicilico. «Vediamo se questo può essere di aiuto» prova, chiedendo a uno dei presenti di sollevare un poco e con cautela il giovane paziente per potergli somministrare il farmaco.
Espletato quel semplice compito, Cat torna ad accoccolarsi contro Hutch, il quale rinserra le braccia attorno a lui, senza tuttavia riuscire nella complicata impresa di distogliere lo sguardo dal letto e dal suo occupante. Esisterà un motivo reale per il quale è costretto a prendere atto, ogni singola volta, della crudeltà umana? Tutti coloro che incontra e impara a conoscere non ne sembrano esenti e possono contare su episodi che mostrano chiaramente quel che accade quando la gente smette di essere ragionevole e compassionevole, dando libero sfogo alle pulsioni peggiori. È accaduto anche a lui, evidentemente, e ne porta il ricordo sulla pelle. Solo che, a quanto sembra, è stato più fortunato di altri; di sicuro più fortunato di Cat, come anche di Arsène, di Pearce e di Maloney. Ma la sua supposta fortuna lo ha infine portato lì, in quel momento, a chiedersi perché determinate cose debbano accadere? Forse la scimmietta dispettosa se la caverà, questa volta, ma chi può sapere quel che incontrerà sulla propria strada fra un mese, un anno, un decennio? Chi può assicurargli che, alla prossima occasione, non gli vada peggio? Peggio di così? Già, beh, suppone sia possibile, anche se preferirebbe non doverlo vedere. E il suo Cat? Lui sta visibilmente soffrendo per quel che è accaduto, e anche per non poter fare nulla che rimetta tutto a posto. Forse Cat è destinato a continuare a soffrire? Digrigna i denti a quella prospettiva, e continua a fissare lo sguardo desolato e arrabbiato sul volto giovane e ora terribilmente esangue di Arsène.
