Al risveglio, la mattina seguente, Salud scopre di essere da solo. Una sgradevole stretta allo stomaco lo prende alla sprovvista, allarmandolo suo malgrado. Dove accidenti può essersi cacciato, questa volta, quell'impiastro di pilota? Dannazione a lui! Perché diavolo deve sempre farlo preoccupare in quel modo? Peggio ancora, perché diavolo si sta preoccupando per lui? Se davvero è arrivato fino in Brasile da solo con quel suo aggeggio di cartapesta non c'è motivo al mondo per cui dovrebbe impensierirsi. Se non si fa problemi il pilota, figurarsi se deve farsene lui!
Sospira, abbattuto. Può insultarsi finché ne ha voglia, ma non ci riesce a fingere che non gli importi nulla. Si rassegna a infilarsi di nuovo sotto la doccia; fa abbastanza caldo in quel periodo, e di notte suda quasi più che di giorno mentre si occupa degli aerei. Appoggia piano la fronte sulle piastrelle bianche, respirando lentamente, a occhi chiusi, mentre l'acqua gli scorre fresca lungo la schiena. Sta pensando. Vorrebbe non farlo, ma ha in testa quel suo sguardo azzurro e brillante, e il suo piccolo sorriso birbante, e… Dannazione!
Come gli succede a volte, quando ha riposato male, ha l'impressione di sentirsi più stanco di quando si è coricato. Svogliatamente, si riveste e ciondola fino all'ufficio di Naso. L'amico gli rifila un'occhiata di scherno, notando le sue occhiaie e la sua smorfia imbronciata.
«Sta' zitto» borbotta Salud.
«Ehi, non ho aperto bocca» replica con un sogghigno irritante.
«Bastardo» sibila scocciato.
«Sì, certo. Ma ricorda che io ti avevo avvertito» replica petulante.
«T'ho detto di star zitto. Non me ne frega nulla dei tuoi stupidi avvertimenti» sbotta. «Piuttosto renditi utile e aggiornami: qual è il prossimo aereo con il guasto più urgente?»
«Il Cessna 120. Pare abbia un problema con il timone. Non ne so altro. Vedi un po' tu.»
Salud sbuffa ma annuisce. «Ci si vede» borbotta, lasciando l'ufficio senza attendere replica e sperando che non arrivi qualche altra frecciata a tradimento da quel bastardo del suo capo che è anche, sfortunatamente, il suo amico.
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La riparazione del Cessna si è protratta per più tempo di quanto immaginasse inizialmente e gli ha portato via buona parte della mattinata. Poi si sono presentati altri problemi, che non erano solo i guasti ai velivoli dei piloti di Naso, ma proprio i piloti stessi. A volte Salud si chiede se anche lui, se mai riuscirà a far volare un aereo, diventerà un perfetto idiota come tutti gli altri piloti che gli è capitato di incontrare fino a quel momento.
Un pensiero fugace e inatteso si fa strada nella sua testa. Un pensiero che possiede indisciplinati riccioli biondi e occhi grandi e azzurri come il cielo. Se un bel giorno si ritroverà finalmente a pilotare un aereo, spera in qualche modo che sarà un pilota come quel ragazzino, cui importa davvero del suo aereo, e anche di quel che sorvola con le sue ali rosse e bianche.
E poiché un pensiero tira l'altro, si chiede, d'un tratto, se il piccolo impiastro abbia fatto ritorno al campo volo. Poi la sua mente ricollega gli indizi e lo convince a tornare a sua volta all'aeroplano di Plata, perché ha tutta l'intenzione di mantenere la sua parola e terminare le riparazioni, così che, se mai ne avesse intenzione, possa tornare a volare e a ripartire per il suo viaggio per solo il cielo sa dove. Per quanto, nell'eventualità che qualcuno si prendesse la briga di chiederglielo, Salud preferirebbe non doverlo guardare mentre se ne vola via per sempre. Eppure, più ci riflette, e più è costretto a prendere atto che ci sono alte probabilità che la sua partenza si verifichi. Gli è sufficiente ripensare a quei suoi modi stravaganti e un po' capricciosi per sapere che è esattamente il tipo di persona che partirebbe senza una vera meta e senza una reale ragione, solo per il gusto di scoprire quel che succederà.
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I suoi piedi lo hanno portato fino all'hangar in cui è ricoverato l'aereo delle bambole. Si sta evidentemente preparando a mettervi mano, ma nel momento in cui si ritrova sulla soglia deve fermarsi un momento a rielaborare quel che sembra che i suoi occhi stiano vedendo. Aggrotta la fronte, le sue sopracciglia si arricciano confuse. Sta per aprire bocca e possibilmente sbraitare la sua più che giustificata contrarietà. Ma di nuovo si deve fermare. Rimane in silenzio, osservando.
Il ragazzino è accanto al suo velivolo. Sta… Salud non lo sa con certezza quel che sta facendo. Se dovesse avanzare una supposizione, dedurrebbe che stia studiando il materiale sul quale ha lavorato Salud negli ultimi giorni. E il motivo? Non è troppo sicuro della risposta. Attende e guarda. Anche il piccolo pilota guarda: i pezzi di ricambio che, dopo che li avrà completati, andranno a sostituire quelli danneggiati del Comper Swift. Il ragazzino si sta passando le dita fra i ricci; sembra frustrato. Raccoglie uno dei ricambi, lo confronta, evidentemente, con il pezzo rotto, li posa entrambi, e si sporca i ricci passandoci di nuovo le dita attraverso.
Salud schiude le labbra, sorpreso. Il piccolo impiastro sta tentando di comprendere come aggiustare il suo trabiccolo volante! Gli verrebbe quasi da ridere, ma ha un'espressione così seria e concentrata… Adorabile! Sospira, abbastanza contrariato dalle assurdità che gli passano per la testa, e quasi senza rendersene conto si scopre a sorridere. Che cosa c'è, in questo ragazzino, che lo colpisce tanto? Perché mai è diverso dagli altri piloti? Perché mai è diverso persino da qualsiasi altro ragazzo gli sia capitato di incontrare? Una risposta non ce l'ha, ma questa incertezza non modifica minimamente la realtà dei fatti. Il problema, ora (intende: il vero problema), è che non ha la più pallida idea di come comportarsi; il ragazzino è un'incognita che non gli dà neppure la consolazione di potersi illudere di prevedere la sua reazione, e non solamente nel contesto che ronza insistente nella testa di Salud, ma in realtà in qualsiasi contesto. Di fatto è una gran rogna. Ma una rogna che non fa altro che attirare la sua attenzione in ogni momento della giornata (e anche della notte, a voler ben vedere).
Chiude gli occhi, scuote la testa rassegnato, infine decide sia meglio allontanarsi e tornare al lavoro, quello pagato (anche se male). All'impiastro volante e al suo aereo delle bambole penserà più tardi (anche se, vista la situazione, non dovrebbe pensarci punto e basta).
