Paradiso…
Tom decise di non andare nella camera a lui destinata della grande villa dei Leagan. Pensava ad Eliza. Era sempre stata presente nel suo cuore. Non era nobile, non apparteneva all'alta borghesia bostoniana. Sapeva solo una cosa: amava quella ragazza. Voleva fare le cose per bene con lei: corteggiarla, fidanzarsi, sposarla, mettere su una bellissima famiglia. Sapeva che non sarebbe stato facile. Lei era di un ceto sociale alto. I suoi genitori non avrebbero mai acconsentito. Lei stessa poteva rifiutare. Ma non gli importava. Voleva amare completamente quella ragazza. Voleva renderla felice. E in un modo o in un altro lo avrebbe fatto.
Era così assorto nei suo pensieri che non si accorse subito dell'ombra accanto a lui. Fu solo il tocco leggero della stoffa della sua camicia da notte a riportarlo alla realtà.
"Eliza!", chiese.
"Eliza!", ripeté.
Eliza si diresse verso la porta principale delle villa. Provò ad aprirla ma non ci riuscì. Cercò altre vie d'uscita, finché non si avvicinò alla grande vetrata che dava sull'immenso giardino. Tom notò che la ragazza era scalza.
"Eliza!", la chiamò ancora.
Girò la ragazza delicatamente. Chinò la testa verso la sua e vide il suo sguardo. La ragazza era assente, come persa in un mondo oltre la realtà.
-Ma certo, sta camminando nel sonno- pensò
"Eliza vieni torniamo nella tua camera", disse con dolcezza.
Provo a riportala indietro, ma non ci riuscì. La ragazza voleva uscire. Decise di seguirla. Prese la sua mano con delicatezza incrociando le dita con quelle di Eliza. La brezza notturna sfiorò i loro corpi. Era piacevole. Lei si fermò. Un sorriso lieve, dolcissimo, da Monna Lisa, le inclinava appena gli angoli della bocca. Tom la trovò irresistibile e ancora più bella senza tutto quel trucco.
-La dee non hanno bisogno di imbellettarsi- pensava.
Si chinò e sussurrò all'orecchio di lei: "Sei bellissima". Le spostò una ciocca e la baciò con tenerezza sulla guancia. "La mia bellissima dea". Continuò a sfiorale la guancia delicatamente con le labbra. Eliza inclinò la testa di lato e lui ne approfittò ber dare lievi baci sul collo. "Amore mio".
Eliza ricominciò a camminare. Arrivarono alla riva del lago. Eliza voleva entrare nell'acqua, ma lui la fermò: "No, rimaniamo qua". Tom le cingeva appena la vita, le labbra sprofondate sui suoi capelli. Il profumo di lei lo stava inebriando.
Il ragazzo sentì una musica in lontananza trasporta dal vento. Girò Eliza e le chiese:
"Posso avere l'onore di questo ballo signorina Leagan?". Cominciarono a fluttuare. Quando Tom non sentì più la musica si fermò, prese il mento di Eliza, sussurrò ti amo a fior di labbra e la bacio delicatamente. Il giovane Steven fremmette.
"Dolce nettare". Tornò a baciarla sempre con molta delicatezza. Sapeva che era molto pericoloso svegliare una persona sonnambula.
Eliza cominciò lievemente a dondolare.
"Eliza!", chiese preoccupato Tom.
Gli occhi della ragazza si chiusero e Tom la prese in braccio. La ragazza si era profondamente addormentata. Tornò dentro e si sistemò su uno dei tanti divani. Si addormentò con lei tra le braccia, ma non prima di averle detto: "Sei il mio paradiso personale Eliza".
… Inferno
Candy non riusciva a dormire. Nonostante si trovava nella villa dei Leagan decise di fare la sua solita passeggiata notturna. In collegio era pressoché impossibile uscire dalle proprie camere dopo il coprifuoco. Le mancava quel piccolo momento di tranquillità in mezzo al verde. Nella sua ingenuità la ragazza sperava di respirare la stessa quiete che emanava villa Andrews.
Uscì in giardino coperta da una vestaglia leggera, ma non trasparente. Indossava un pigiama da uomo comprato il giorno stesso della partenza da Londra. Non sia accorse che qualcuno la stava osservando. Il ragazzo sorrideva strafottente.
"Ciao orfanella", disse Neal.
Candy si girò di scatto. Un brivido di paura percorse il suo corpo. Credeva che tutti erano addormentati nelle loro stanze.
Si avvicinò alla ragazza con la sua solita arroganza.
"Che cosa fai a quest'ora della notte fuori dalle tue stanze?"
"E tu cugino?", domandò lei.
"Non chiamarmi cugino e non darmi del tu. Per te sono il signorino Leagan".
"Le chiedo scusa signorino Leagan". Candy fece un inchino ironico.
Stava per andarsene quando lui afferrò il suo braccio.
"Mi sta facendo male signorino Leagan".
Neal fece un mezzo sorriso strafottente. Trascinò la ragazza di fronte alla grande vetrata. La teneva ben salda. Il giovane non era più poco più alto di Candy, ora era un metro e ottantacinque e sovrastava non poco Candy. Sorrideva ancora. Gli occhi avevano uno strano luccichio.
"Hai bevuto cugino?"
"Non imparerai mai a trattare con persone di alto lignaggio come me, vero orfanella? E si, ho bevuto, ma non fino a stordirmi. Sono solo un po' brillo orfanella".
"Lasciami andare Neal".
"Devi dire, per favore signorino Leagan mi lasci andare".
"Neal smettila". Candy cominciò a tremare.
Il ragazzo allargò il sorriso ancora di più.
"Hai paura orfanella? Sii?"
Il ragazzo si ricordò del loro ultimo incontro. Un sorriso sinistro fece capolino sulle sue labbra.
Candy aveva paura. Era la seconda volta che si trovava in una situazione simile con lui. Ma non voleva cedere.
"Lasciami andare Neal", disse con un tono minaccioso.
"Oh, che paura".
Si avvicinò ancora di più.
"Hai un buon profumo orfanella… fiori d'arancio… chi erano gli idioti con cui hai ballato tutta la sera, a parte i tuoi fratelli?"
"L'orfanella ha un nome e un cognome".
"Solo il nome, orfanella. Allora chi erano quegli imbecilli?"
"Amici", rispose con rabbia.
"Oh! Solo amici, sei sicura orfanella? Non c'era qualcosa di più tra voi". L'ultima frase la sputò con rabbia.
Candy cercò di liberarsi, ma la stretta di Neal era poderosa. Gli occhi del del ragazzo si posarono sul quello che lei stava indossando.
"Perché un pigiama da uomo?", chiese con un tono sorpreso, ma con un velo di ironia Daniel.
"Sono comodi", rispose goffamente Candy mentre tentava di liberarsi dalla presa del ragazzo.
Al ragazzo scappò una sonora risata.
"Sei davvero particolare Candy".
La ragazza si morse il labbro inferiore per il nervosismo fino a farlo diventare tumido e di un bel rosso acceso.
Lo sguardo di Daniel si addolcì un poco.
"Sei molto bella Candy", disse sinceramente il ragazzo.
Candice guardò stupita Neal. Gli occhi dilatati e l'espressione di sorpresa della giovane fecero sorridere Neal. Non c'era più astio nello sguardo del ragazzo. Solo curiosità misto a qualcos'altro. Qualcosa che Neal non era ancora in grado di comprendere.
"Che cosa mi hai fatto orfanella".
Prese ad accarezzarli la guancia con il pollice, per poi passare alle labbra. Un sorriso dolce si stampò sul viso di Neal. Si chinò leggermente e sfiorò la bocca della ragazza con la sua. Fece un sorriso a fior di labbra.
Candy riuscì a spingerlo via e corse all'interno della villa. Neal rise di gusto e si precipitò anche lui all'interno della sua abitazione. Riprese quasi subito la ragazza e la sollevò tenendola per i fianchi.
"Ti piace giocare orfanella? Anche a me piace giocare".
Il viso e gli occhi di Neal sembravano brillare di luce propria. Lei non apparteneva all'alta borghesia di Boston, non era di nobili origini, ma ora al ragazzo non importava. Desiderava quella ragazza. Ricominciò a baciarla e a stuzzicare le labbra di lei con la punta della lingua. Si fermò solo quando si rese conto che Candy stava piangendo. La lasciò andare e lei scappò nella camera degli ospiti che la ragazza occupava.
Neal la seguì con lo sguardo finché non la vide più. Aveva sedotto molte ragazze, era andato a letto con tutte loro, ma nessuna di quelle giovani donne era riuscito a farlo fremere così. Aveva paura di quello che provava per lei, del desiderio che nutriva. Ogni cosa di Candy lo attraeva, ma sentiva che c'era qualcosa di più profondo… ed era cominciato tutto il giorno dell'adozione della ragazza.
-Sei il mio inferno personale, dolce Candy- pensava.
