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Erano passati mesi e la signora Hughes non dormiva bene ma la gestione della casa non ne risentì.

La coscienza le rimordeva. Aveva fatto bene a cacciare Ethel all'epoca della scoperta?

Come potrebbe aiutarla ora?

Farla abortire era fuori questione ma poteva offrirle nuovamente un lavoro?

Il signor Carson di certo non avrebbe approvato, e a ragione.

La sera della festa l'aveva mandata via dicendole che avrebbe pensato a qualcosa, ma ora, col bambino nato, fortunatamente sano, le cose avevano preso una piega inaspettata.

Era nel suo salotto quando al piano di sopra Carson dovette ripulire una tazzina rotta da Lady Mary.

La povera ragazza asseriva di aver sentito freddo improvvisamente ed era divemtata molto pallida.

Gli venne in mente l'espressione 'mi è sembrato che qualcuno calpestasse la mia tomba'.

Era una sensazione strana da spiegare a chi non l'aveva provata ma era come se il cuore fosse in una morsa, soffocato. Lui stesso aveva sentito quella stretta quando la signora Hughes parlava di Joe Burns.

Che l'amore che Lady Mary provava per il cugino le avesse fatto sentire che qualcosa non andava?

La risposta purtroppo non tardò ad arrivare.

Infatti quella notte, il signor Molsley si presentò con un telegramma dove veniva detto che il capitano Crawley era rimasto ferito.

La famiglia era in biblioteca mentre lo staff aspettava fuori dalla porta.

Era la seconda volta che il maggiordomo e la governante si trovavano in giro per casa in vestaglia a tarda notte.

Non era il momento di pensieri impropri ma la luce al piano di sotto era più forte, anche se meno romantica di quella a disposizione per l'incubo del signor Lang, e a nessuno dei due sfuggirono dettagli che la volta precedente non avevano carpito dell'altro.

Il buon cuore di Daisy le fece venire il coraggio di chiedere di William e trovò un compagno in quello di Lady Edith che si offrì di saperne di più il giorno seguente andando direttamente dal padre.

La famiglia Crawley si adoperò tutta e nel miglior modo possibile per entrambi i feriti e tutti fecero la loro parte, tanto che William venne ospitato direttamente a Downton.

Purtroppo Sarah O'Brian esagerò e, a causa di una sua lettera, Vera Bates tornò a Downton.

Nuovamente la governante offrì il suo salottino e origliò dalla grata.Non fu scoperta solo perché la via di comunicazione era accanto agli appendi abiti e, dovendo uscire, potè fingere di prepararsi dopo che la donna rabbiosa uscì velocemente dalla stanza.

La cameriera di Sua Signoria era arrabbiata con la donna e con sé stessa, litigò perfino con Thomas che aveva iniziato a rimproverarla, ma per quanto fosse acida era decisa a non fare del male alla sua padrona, non dopo l'incidente del sapone.

All'insaputa di tutti, tanto erano distratti, la signora Hughes riuscì ad scappare.

Aveva approfittato dell'assenza della signora Patmore per riempire due cesti che aveva nascosto nel suo salotto. Si era chiusa a chiave cambiandosi lì di abito, poi era uscita richiudendo la porta ermeticamente dietro di sé.

La casa di Ethel distava 10 minuti a piedi dalla fermata più vicina dopo un viaggio in bus di 15 minuti.

"Salve signora Hughes. Prego entrate" disse la ragazza aprendo la porta.

Ogni volta era sorpresa di vedere la sua ex capo alla porta, sempre con qualcosa per il piccolo e per lei. Pensava che ogni visita fosse l'ultima.

"Come sta?" chiese la governante indicando il bambino.

Era in imbarazzo. Prima l'aveva cacciata in modo intransigente e ora se ne occupava nuovamente.

"Bene, cresce sempre di più"

"Hai avuto notizie da.."

"No" disse guardando nelle ceste.

"Se solo potesse vedere il bambino..."

"Non lo farà. Gli ho scritto e riscritto, mi sono offerta di portarglielo ovunque volesse"

"Non avevo intenzione di dirtelo ma.. verrà a Downton questa settimana. Per vedere i suoi vecchi compagni"

Ed ecco di nuovo quelle parole.

"Aiutatemi signora Hughes! Lasciate che venga e gli mostri il bambino" disse la giovane prendendole le mani.

La donna era sconcertata pensando 'Quando potevi chiedermi aiuto non lo hai fatto e ora continui a chiedere favori'

"Assolutamente no! Non posso permetterlo"

'Cosa direbbe il signor Carson?!'

"Allora chiedetegli di incontrarmi. So che a voi darà ascolto. Vi darò una lettera, una in più non nuocerà così la leggera davanti a voi"

'Ma per chi mi ha preso!'

"Io non farò mai una cosa simile"

"Vi prego!"

Stava iniziando a cedere, non davanti all'insistenza ma davanti alla disperazione alimentata da un pizzico di speranza e fede nei suoi confronti.

"Direbbe che non sono cose che mi riguardano e avrebbe ragione, oltretutto non credere che io approvi ciò che hai fatto perché non è così"

La prossima frase fu uno schiaffo in faccia.

"Voi non avete mai commesso un errore!?" chiese spavalda Ethel.

"Non di questa portata, no, non direi proprio mi dispiace deluderti!"

"Quindi non farete nulla?"

'Nulla?! Nulla?!' urlò il suo cervello.

"Già ti porto le provviste del Conte e non dovrei farlo per inciso. Stavo quasi pensando di smettere" si voltò quando l'occhio le cadde sul bambino.

"Adesso si mi deludete" mormorò la ragazza.

'La uccido! Come si permette? Io...'

La guardò e disse sospirando:

"Va bene.."

"Oh... davvero?"

"Ma solo per questa volta" disse andandosene il più presto possibile.