Il campanello d'entrata trilla allegro per l'ennesima volta. Quel dannato campanello! Hutch sta ponderando di sostituirlo, o estirparlo direttamente. Per di più quel cavolo di suono fastidioso ha appena ridestato il suo Cat, che mugola desolato contro la sua spalla.
«Sarà quel rompiscatole di Pearce, ci scommetto» bercia in risposta.
Sospira. «Già, beh, stavolta ce la siamo anche cercata, immagino» considera Cat in tono mesto. Si stiracchia con cautela e, lentamente, si risolleva, tentando senza troppo successo di snebbiarsi la mente. «Mi sarebbe piaciuta un'altra giornata di sonno» ammette, sbadigliando silenziosamente.
Hutch storce le labbra in una smorfia afflitta e posa un piccolo bacio sulla punta del naso del suo ragazzo senza replicare. Sanno entrambi che ben difficilmente riusciranno a procurarsi un intero giorno da dedicare esclusivamente al riposo, non nel prossimo futuro per lo meno.
«Proviamo a renderci presentabili, che ne dici?» propone offrendo un tenue sorriso.
Le labbra di Cat si arricciano compiaciute a quella prospettiva e Hutch avverte una bolla di calore espandersi nel ventre e raggiungere il suo cuore.
«Gentile da parte vostra unirvi a noi» li apostrofa la voce sarcastica di Maloney alla loro attesa comparsa nel salotto.
«Doc, se voi non avete una vita privata e preferite impicciarvi di quella degli altri, noi non ne abbiamo colpa» replica Cat.
Hutch ridacchia beato. Perfino Pearce, dopo aver sgranato gli occhi per la sorpresa, si maschera la bocca per tentare di coprire un sorriso divertito.
Maloney arriccia il naso, scontento. «Sempre amabilissimo» protesta offeso.
Cat si stringe nelle spalle, poco toccato dal disagio del loro dottore. «Le vecchie abitudini» si giustifica con leggerezza. Poi si guarda attorno, registrando la presenza di Eddie, oltre a quella del suo ex-oculista, e annuisce mentre gli ingranaggi nel suo cervello tornano operativi. «Arsène?» si informa con una certa apprensione.
«Riposa. È ancora piuttosto debole, ma in via di ripresa. Non prevedo ulteriori complicazioni, sempre ammesso che non sopraggiungano altri guai esterni» precisa, ormai avvezzo alla caotica e imprevedibile esistenza accanto ai due soggetti con i quali si trova a dover dividere i propri spazi oltre a un considerevole lasso del suo tempo.
«Ottimo. Ogni tanto qualche buona notizia» esulta Cat con una minuscola smorfia che dovrebbe rappresentare un sorriso lieto ma che è ben lontano dal raggiungere l'obiettivo.
«Per conto mio ne avrei un'altra» interviene Pearce.
Tutti i presenti lo fissano, sorpresi e impazienti, ognuno nella speranza che le sue parole si rivelino veritiere e diano loro un qualche reale appiglio. Tutti tranne Eddie a ben vedere, il quale al contrario sfoggia un'espressione abbastanza angosciata, quasi spaurita. L'ennesima stranezza che fin troppo presto gli toccherà esaminare.
«Dite, dunque» lo sollecita Cat.
«Ebbene, il vostro giovane amico, tempo fa, mi aveva accennato alla possibilità che la situazione potesse volgere al peggio, in un imprecisato momento. Il vostro telegramma ne è stata solo la conferma, pertanto mi ero già messo all'opera per prepararmici.» Per qualche lungo momento rimane in silenzio, riflettendo. «Nel 1871, per un paio di mesi, Parigi fu retta da una sorta di forma di autogoverno, denominata Comune di Parigi. Ma prima, durante l'assedio della città nel 1870, ci furono numerosi cittadini, per lo più molto poveri, ma alcuni di essi… diciamo dall'operato non proprio trasparente, che trovarono rifugio in certuni edifici, alcuni dei quali storici, altri disabitati per via dell'invasione prussiana. Insomma, una parte di questi luoghi è nel tempo stata abbandonata, altri sono tornati operativi per scopi differenti.» Sogghigna, sorprendendo i presenti. «Il vostro amico sembra conoscere gran parte dei luoghi che sono ufficialmente ritenuti abbandonati ma che, a quanto pare, non lo sono realmente.»
Quel che fa seguito alle sue parole è un pesante, prolungato silenzio attonito. Poi una risatina lo infrange.
«Cat?» si stranisce Hutch, guardandolo sghignazzare divertito.
Fa spallucce. «Non è poi così inaspettato» spiega convinto. «Quando ha offerto il suo aiuto, evidentemente sapeva quel che diceva.»
«Mh…» borbotta Hutch, scuotendo la testa. «Lui magari sì, ma noi non ne sapevamo un accidenti» lagna scontento.
«Segreti del mestiere, suppongo» replica Cat.
Pearce annuisce e si unisce all'inappropriato moto di ilarità del ragazzo.
«Dunque, sentiamo, quale suggerite?»
L'oculista riflette qualche momento, prima di offrire un proprio parere. «Nel decimo arrondissement ci sarebbero due possibili soluzioni: una si trova nel quartier de l'Hôpital-Saint-Louis, in effetti giusto sotto l'ospedale; l'altra è nel quartier de la Porte-Saint-Martin, Quai de Valmy, anche in questo caso sotto un edificio, al numero 45.»
Maloney ha un'espressione agghiacciata che è tutto un programma e che riesce a far sghignazzare anche Hutch che fino a quel momento era stato particolarmente contrariato.
«Ma vivere sottoterra come le talpe è crudele e disumano!» protesta infatti il dottore.
«Doc» interviene Cat in tono quasi mite, «prima di tutto si tratta di una soluzione temporanea, e in secondo luogo sono certo vi rendiate conto che l'alternativa è ben peggiore.»
«Mh» mugola, poco convinto ma abbastanza in apprensione per il loro prossimo futuro (sempre ammesso che ce ne sia effettivamente uno in vista).
Cat leva gli occhi al cielo ma evita di commentare oltre. «Queste sistemazioni che ipotizzate, supponete siano libere e praticabili?» si informa, già in modalità pianificativa.
«In verità ho poco da supporre. Infatti ho inviato un paio di ragazzi a controllare e confermo che sono entrambi a vostra disposizione» lo sorprende Pearce, per una volta in modo piacevole.
Reclina appena il capo, incuriosito suo malgrado. «Siete piuttosto efficiente, e in più d'un contesto» riflette quasi fra sé, iniziando a comprendere con maggior chiarezza il motivo per cui Arsène si è risolto ad appoggiarsi a quell'uomo.
Nonostante tutto, qualcosa, dentro la sua testa, lo punzecchia, mettendolo in guardia. Sospira, chiedendosi se non sia un grosso difetto quel suo diffidare di tutto e di tutti. Alla fine lo ha condotto ad accusare ingiustamente il suo Hutch. Storce le labbra a quel pensiero. Ma Hutch è differente; dentro di sé è consapevole di potersi fidare di lui nonostante tutto. Gli altri sono un'incognita che deve tenere sotto controllo. Per il momento, tuttavia, suppone di poter considerare il suggerimento del suo oculista, anche perché non hanno certo l'imbarazzo della scelta.
«Va bene. Diamo un'occhiata a questi posti e cerchiamo di capire se possono fare al caso nostro» si risolve a decidere, gettando uno sguardo al compagno e scoprendolo non molto più rassicurato di lui di fronte a quel nuovo progetto.
C'è anche da valutare la questione di come trasferire Arsène, se uno dei rifugi suggeriti si rivelerà idoneo a ospitarli per i prossimi giorni. Indubbiamente un bel problema. Ma è meglio procedere con ordine e cautela, un passo per volta, onde evitare di finire in guai peggiori per aver agito spinti dall'ansia.
