Quando fanno ritorno in salotto trovano Arsène tutto intento a tenere banco. Non che si aspettassero nulla di meno, ben inteso. Iniziano a conoscerlo piuttosto bene e sanno quanto ami essere al centro dell'attenzione. Cat non può trattenere un sorriso che è quasi di tenerezza. Come diavolo è possibile? Solo un anno prima non si sarebbe mai permesso il lusso di far avvicinare tanto qualcuno; ora ha un compagno che (più o meno segretamente) spera sia per la vita, un buon amico del quale sa di potersi fidare (nonostante sia perfettamente cosciente che non è assolutamente affidabile, di norma), e persino un dottore di fiducia che sì, si occupa di loro pur sapendo che non ci sono reali speranze di recupero. La vita è ben strana!

Nel tempo che hanno passato lontani, Maloney è riuscito a rimettere più o meno in sesto la mano di Eddie, che ora è accuratamente ripulita e fasciata, e il giovane Lupin si sta esibendo nel resoconto dettagliato e infiorettato di una delle sue mirabolanti avventure nella capitale francese.

«Non so veramente come possano non essersi suicidati dopo meno di cinque minuti dall'inizio della sceneggiata della seccante scimmietta» borbotta Hutch contrariato.

Cat sogghigna all'indirizzo di Hutch, prima di staccarsi dal suo fianco e tornare a prendere posto sulla sua sedia di fronte al loro prigioniero che, se le cose andranno nel modo in cui spera, non lo rimarrà ancora a lungo. Arsène, ormai giunto al clou della sua appassionante narrazione, gli lancia un'occhiata indagatrice nell'intento di accertarsi se proseguire il suo spettacolo oppure lasciare la ribalta all'amico. Cat gli offre un piccolo cenno, confermandogli che può continuare ma al tempo stesso che dovrà stringere i tempi, perché ci sono novità.

Hutch, non troppo discosto dalle spalle del suo ragazzo, si sta domandando come riescano, quei due, a far scorrere fra loro interi discorsi con pochi gesti e qualche occhiata che ad altri rimarranno ignoti. Probabilmente succede perché si somigliano e tendono a inanellare ragionamenti in modo analogo. Hutch riesce a intuire qualche dettaglio solo in virtù del fatto che conosce Cat approfonditamente, in caso contrario rimarrebbe un bel mistero, un mistero intrigante ed estremamente affascinante. Scuote la testa, per l'ennesima volta, ma in quel caso per scacciare idee inopportune prima che trovino il tempo di attecchire e complicargli oltre la giornata già piuttosto ingombra di grane.

Eddie è abbastanza stremato, e spaventato, e piuttosto disperato, e il ragazzino che si agita e declama in giro per la sala non aiuta i suoi nervi a distendersi, proprio per nulla. Ma il suddetto ragazzino non sembra solo un semplice marmocchio chiacchierone, dopo tutto. Lo ha visto scambiarsi sguardi strani con il più giovane del gruppo. Non ha idea di quel che possano significare, ma lo rendono ancor più nervoso e trepidante. Ha pensato che avrebbe avuto un attacco cardiaco, quando i due uomini si sono assentati, per giunta lasciandolo in balia del marmocchio svitato e del dottore impiccione per un tempo assurdamente lungo. E ora che sono tornati il loro atteggiamento riesce a impensierirlo ancora di più. Il più giovane ha lasciato che il ragazzino proseguisse la sua esibizione e non ha idea del perché, sa solo che tra non molto si metterà a urlare come un malato di mente, con il probabile esito di venire ammazzato sul posto, ancora legato a quella stupida sedia. E se la sarebbe cercata, perché è uno stupido che ha visto come unica via d'uscita al suo guaio più grande l'andarsi a infilare in un altro guaio, del tutto ignoto stavolta.

Un lieve, quasi inavvertibile gesto di quello che suppone sia una specie di capo della combriccola, mette fine (alla buonora) al cicaleccio del marmocchio. Eddie si tende, preparandosi al peggio.

«Allora, signor Eddie, io e il mio socio abbiamo discusso della tua situazione» esordisce il giovane.

Stringe i denti e spera, con tutto sé stesso, di non aver commesso l'ultimo errore della sua vita.

«Abbiamo pensato che vale la pena di concederti una possibilità. Chiaramente ci saranno delle limitazioni; diciamo che sei in prova. Che ne dici?»

Eddie lo sta fissando, sbalordito, senza riuscire a respirare né a pensare chiaramente. «Volete dire che non intendete farmi fuori né consegnarmi ai suoi uomini?» balbetta costernato.

«Un ottimo riassunto. Sì, voglio dire esattamente questo. Ma…» Eddie torna a tendersi, angosciato. «Ecco, diciamo che sono una persona curiosa, e che vorrei da te una piccola offerta di pace.»

«Che cosa sarebbe?» domanda, inorridito.

Cat sogghigna, di nuovo, spedendo un brivido gelato su per la schiena di Eddie. «Oh, tranquillo, nulla di personale. Vorrei semplicemente qualche informazione.»

Eddie aggrotta la fronte, crucciato. «Informazione? Su cosa?»

Il ragazzo scuote un indice di fronte al suo volto esterrefatto e arriccia un angolo della bocca in un evidente gesto di scherno.

«Non cosa, ma chi. Vorrei sapere qualcosa in più riguardo alla gente che verrà a farci visita. Ma, soprattutto, mi parlerai di lui, il tuo ineffabile ed evanescente capo di cui nessuno, a quanto sembra, conosce le reali intenzioni.»

Arsène sorride, eccitato. Oh, lo sapeva! O meglio, lo sperava ardentemente. E ora, a quanto pare, la situazione sta per farsi ancor più intrigante. Naturalmente Cat gli ha parlato, anche se non nel dettaglio, di quanto è accaduto in America e del motivo per cui, sembra, Eddie e Joey li hanno seguiti fino in Europa. Denaro. Inizialmente si è ritrovato a essere un poco deluso dalla semplice constatazione di quel fatto, poi lui e Cat hanno approfondito il discorso, convenendo che l'oro che è, apparentemente, al centro della ricerca, non è in realtà il fine ultimo del misterioso mandante dei due uomini, ma un mezzo per qualcosa di più complesso. Forse potere, ma nessuno dei due ne ha la certezza. Ora, però, c'è la possibilità che possano ricevere qualche chiarimento, e Cat a quanto sembra è ansioso almeno quanto lui e sta lavorando per trarne i suoi profitti. Arsène ridacchia, pensando che al suo posto avrebbe agito più o meno allo stesso modo. La conoscenza è il vero potere, non il denaro in sé, né il controllo di un esercito, piccolo o grande che sia. E la conoscenza è esattamente ciò che stanno cercando, proprio in quel momento. Non vede l'ora!

Altri intrighi. Avrebbe dovuto saperlo, o almeno sentirlo arrivare. Invece, di nuovo, si è fatto fregare dagli eventi che lo hanno travolto contro il suo parere. Ma in fondo chi diamine si è mai preso la briga di ascoltare il suo parere? Maloney scuote il capo e si appoggia pesantemente contro lo schienale della sua poltrona. Le cose non si stanno mettendo meglio, assolutamente. Prima avevano due cacciatori alle costole, che in tutta franchezza sperava fossero riusciti a seminare. Ora, a quanto sembra, avranno un'intera squadra di cacciatori! E tutto per il maledetto oro, che luccica invitante e che è riuscito a distogliere la sua attenzione dalla realtà dei fatti il tempo necessario a perderlo completamente. Non sa se avrà il tempo né il modo per tentare di ritrovarsi, e non sa se, dopo tutto, ci sia ancora qualche cosa di tangibile da ritrovare. Forse, a ben vedere, si era già perso da molto tempo, e ora sta semplicemente brancolando in un buio più fitto di quello che intrappolava Cat Stevens fino a un paio di settimane prima. Non c'è via d'uscita a quell'oscurità, perché è un pozzo profondo dentro la sua testa e in fondo al suo petto, e non ha idea di come uscirne.