Per un lungo, interminabile istante, tutti i presenti rimangono congelati sul posto, per lo più increduli. Poi Hutch impallidisce mortalmente, il suo respiro si inceppa nel petto e lancia un grido spezzato.
«Noo!» rantola disperato.
Balza fuori dalla poltrona, fa il giro oltre quella di Cat e si getta su di lui, che nel frattempo è finito lungo disteso sul lucido pavimento in marmo, giusto accanto al mobile. Sta per urlare di nuovo, sgomento, quando le palpebre di Cat si schiudono furtive sui suoi occhi azzurri e le sue labbra si arricciano in un lieve sorriso. Batte le palpebre, confuso e ancora sconvolto, il cuore che galoppa furioso nel suo ampio petto.
«Continua a gridare» sussurra appena il suo Cat.
Rimane interdetto per un lungo istante, poi smette semplicemente di rimuginare sull'accaduto ed esegue l'ordine impartito con strenua devozione, rompendo i timpani di tutti i presenti con le sue grida da demone vendicatore.
«D'accordo» commenta Pearce, alzandosi e stiracchiandosi. «Ritengo di aver assolto in maniera più che egregia il compito affidatomi da Ethaniel.»
«Ma…» tentenna Simonson, il portavoce della combriccola, socchiudendo di tanto in tanto gli occhi per il fastidio dovuto a tutto quel fracasso. «L'altro tizio?» indaga, indicando l'ovvio disturbatore di piani quasi perfetti.
Pearce sbuffa, scocciato. «Certo è che non siete proprio mai contenti, voi altri. Anche quel poveraccio all'appartamento di questi due: che bisogno c'era di macellarlo in quel modo. Per quanto mi riguarda siete proprio degli animali. Comunque sia, mio fratello è stato chiaro: togli di mezzo chiunque sappia dei miei affari. Ebbene, è esattamente ciò che ho fatto, del resto non sono affatto interessato. E in quanto a voi vi suggerisco di non indagare troppo a fondo, o finirò per dover togliere di mezzo anche voi, un giorno di questi» minaccia senza mezzi termini.
Gli uomini sparsi per la stanza sbiancano e si allontanano di un paio di passi per prudenza. «No, no! Va bene così, non siamo affatto curiosi» assicura Simonson, pensando fra sé che i due fratelli, tutto sommato, non sono poi troppo diversi, a voler ben vedere, quindi meglio usare prudenza per evitare di restarci secchi senza avvertimento.
«Fantastico» bercia stizzito. «E allora ce ne possiamo anche andare, a questo punto. Ho proprio bisogno di un bel bagno caldo.»
«Ma… e il ragazzino?» bisbiglia guardigo.
Come premio si vede affibbiare un'occhiataccia da manuale. «Siete irritante» fa presente con freddezza. Gli altri uomini hanno già iniziato a cercare la via di fuga più rapida. «In questo preciso momento non ho nessuna intenzione di portarmelo appresso. Forse più tardi, dopo che mi sarò dato una ripulita. Ma se avete qualcosa in contrario, ne possiamo discutere» suggerisce, sembrando tutto fuorché intenzionato a discutere civilmente delle loro opportunità di sopravvivenza.
«N-non c'è problema! Qua-quale ragazzino, poi?» balbetta, mentre fissa la canna della pistola di Pearce dal lato sbagliato.
«Vedo che ci capiamo, infine. Andiamo, non ho voglia di perdere altro tempo» borbotta Pearce, sbadigliando e rimettendosi in tasca l'arma, prima di uscire dall'appartamento seguito dai pochi uomini ancora rimasti indietro.
«Cazzo, era ora. Stavo per perdere la voce» soffia Hutch, a corto di fiato per il troppo urlare.
«Sei stato davvero perfetto» lo rincuora la voce morbida del suo Cat.
Piano, posa una mano sulla spalla sinistra del suo ragazzo. «Ti ha ferito, però» protesta flebile, mentre scosta i lembi di giacca per dare un'occhiata al danno.
«Sembra peggio di quel che è. Non fa troppo male» assicura, anche se la lieve smorfia quando cerca di risollevarsi non rassicura molto Hutch.
«C-Cat?» giunge da poco distante una voce fievole.
L'interpellato solleva di scatto la testa e sibila per il bruciore. «Sono qui. Va tutto bene» prova, nonostante lo sguardo dubbioso del suo uomo. «Hutch, smetti di fare quella faccia e aiutami ad alzarmi da questo dannato pavimento. È pure freddo come il ghiaccio» protesta.
«Subito» pigola Hutch, incassando la testa fra le spalle.
Con cautela lo solleva da terra, stringendoselo contro e ringraziando chiunque gli abbia permesso di averlo ancora con sé. Siccome il divano è già occupato dal piccoletto, lo adagia con il maggior garbo possibile sulla poltrona. Cat sospira, più rilassato e posa uno sguardo rassicurante in quello abbastanza spaventato di Arsène.
«Stai tranquillo. Sistemeremo la faccenda.»
«Sì, certo. Sempre che Maloney non se la sia fatta addosso e poi se la sia data a gambe levate già mezz'ora fa» brontola Hutch, ben poco persuaso dell'affidabilità del loro dottore depravato.
Cat, malgrado tutto, lo sogguarda divertito. «Hutch, sbaglio o stai cercando di soffiarmi il ruolo del menagramo?»
Il compagno arrossisce, colpevole. «Scusa. Sono… un po' scosso, credo» mugugna pentito. Ma il suo micetto arruffato gli sorride, ed è come se fosse già tutto sistemato. Beh, d'accordo: quasi.
Cat allunga un braccio (quello senza piombo dentro), si aggrappa con le dita alla sua giacca e lo trae a sé, reclamando un bacio, e poi sibila di nuovo. «Ahi» soffia, un po' frastornato.
«Quel maledetto non poteva evitare di colpirti?» protesta Hutch.
«Non sarebbe stato realistico a sufficienza» fa presente.
«Realistico un paio di palle!» sbotta inviperito. «Quando lo rivedo, giuro, lo prendo a calci fino a fare il giro dell'isolato e ritorno» minaccia con tutta la serietà del mondo.
Cat leva gli occhi al cielo, esasperato, ma poi torna a sorridere lievemente e ad appoggiarsi al fianco del suo Hutch, nell'attesa che Maloney si faccia passare la tremarella e si decida a raggiungerli.
Per la verità Maloney è abbastanza lontano dallo smettere di tremare, ma sa che deve assolutamente darsi una mossa: è lì proprio per quello! Il fatto è che vedere tutta quella gente armata uscire dall'edificio senza un solo graffio e, apparentemente, senza un solo pensiero per la testa, non ha giovato per nulla alla sua sanità mentale. E se fossero già tutti morti? E se il loro supposto piano fosse andato storto? E se avessero travisato tutta quanta quella faccenda e lo scopo di quella visita fosse proprio farli sparire dalla circolazione? E se in quel medesimo momento quegli uomini fossero in viaggio per venire a stanare anche lui e spedirlo al creatore come già hanno fatto con gli altri? Oddio! No, troppi se. Non va bene, non va affatto bene. Al diavolo! È ora di darsi da fare!
