Prompt n. 53 Holding the other's jaw

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Malgrado Naruto abbia frequentato diversi ristoranti negli ultimi mesi, sia da solo con Itachi che con gli amici, non ha mai assaggiato un ramen così squisito.

Che Itachi sia un cuoco provetto ormai si sa, lo hanno scoperto durante lo scorso Capodanno. Nel corso della festa a casa di Sasuke, Itachi ha preparato il piatto preferito di tutti senza sbagliarne uno. Naruto sorride tra sé ogni volta che ricorda i bisticci tra i due fratelli culminato con l'espulsione di Sasuke dalla cucina.

Nonostante Itachi si sia servito dell'ottimo sushi, sempre fatto con le sue mani, ne ha davanti solo quattro pezzi e sta impiegando una vita per finirli. Ne sbocconcella uno, poi lo posa; parla, sorride, si concede un altro piccolo morso dopo un'eternità.

Naruto socchiude gli occhi, gesto che fa spesso quando vuole vederci chiaro in qualcosa che sospetta da un po'. Convivono da dieci giorni e Itachi gli sembra dimagrito; ha sempre avuto le clavicole sporgenti, Naruto le adora, ma adesso sembrano pezzi di legno infilati sotto la pelle. Itachi spesso rabbrividisce, ha freddo anche a letto sotto due piumoni e altre coperte; non che a Naruto dispiaccia quando gli si accoccola addosso, ma il benessere di Itachi prima di tutto.

La cena dura due ore. Momento splendido con mani che si intrecciano sul tavolo, occhi luccicanti e racconti delle rispettive giornate. Però, mentre Naruto si fa fuori ben due ciotole di ramen, Itachi fatica a finire il suo piatto. A pranzo, tra lavoro e studio, si incontrano raramente e Naruto non è certo che Itachi faccia pasti decenti.

Il moro si alza, mentre ritira i piatti sporchi bacia Naruto sulla testa, poi si avvia a lavarli. Naruto lo osserva da dietro, sebbene sia sempre bellissimo, sì, Itachi ha perso peso.

"Ti aiuto."

"Non importa, Naruto" Itachi gli dedica uno dei suoi irresistibili sguardi "Torno subito."

Naruto inclina la testa di lato senza staccargli gli occhi di dosso, resiste a malapena alla tentazione di incrociare i piedi sul tavolo, gesto che faceva spesso finché solo.

"Sei sicuro di stare bene, Itachi? Ultimamente non fai pasti, fingi di mangiare" Naruto lotta anche contro la crescente voglia di fumare. Si concentra sulle reazioni di Itachi che ora, lavando i piatti, gli dà le spalle. A Naruto sembra di vederlo sospirare "Studi, lavori, tieni la casa. Tre giorni a settimana andiamo ad allenarci da Juugo, ti sembra il caso di fare una dieta così drastica?"

"Non sono a dieta, Naruto" Itachi non si gira, la sua voce è più suadente che mai "Ho lo stomaco chiuso, sarà l'affaticamento."

Ecco, qualcosa non torna e Itachi minimizza. Un'anima costretta a forgiarsi pensando di non valere niente, senza sicurezza, e convinta di non poter funzionate senza appoggiarsi a un'altra persona, resta con quella forma per sempre. Itachi ha paura di perdere Naruto confessando dubbi o problemi, pensa che la sua sofferenza valga meno di quella degli altri e che non venga compresa. Ancora.

"Ehi" Naruto si alza per avvicinarglisi alle spalle, sa che Itachi afferra al volo l'affettuosità della piccola parola.

La mente di Naruto lavora duro, cerca meticolosa le parole da esibire per spiegarsi al meglio senza ferire Itachi. Racimola veloce informazioni, poi si ferma un istante mordicchiandosi il labbro inferiore, non può permettersi di cedere alla fretta.

Agguanta le braccia di Itachi, gli scrolla i piatti dalle mani, poi gliele asciuga. Naruto ammira quelle dita bianche e affusolate, una stretta lo coglie dietro lo sterno scorgendo lo smalto scheggiato dagli impegni senza sosta. Naruto libera Itachi dal grembiule, poi gli afferra la mascella per costringerlo a guardarlo e per sgombrargli il viso dalle ciocche di capelli: "Itachi, secondo te perché ho fatto di tutto per portarti a casa mia?"

"Che domande, Naruto."

Itachi non accenna movimenti. Naruto si ritrova gli occhi di ossidiana piantati nei suoi, Itachi non fa nulla a parte guardarlo con le braccia abbandonate lungo i fianchi.

"No, rispondi" Naruto stringe piano la mano sul mento di Itachi e si avvicina fino a far sfiorare i loro respiri.

"Per stare con me."

Sebbene Itachi sia ancora immobile e la sua voce non subisca inflessioni, Naruto nota che sincronizza il respiro con il suo.

"Sbagliato" Naruto stringe gli occhi, scruta Itachi fingendosi in collera "Perché ti amo. Perciò ora sii sincero con la persona più importante della tua vita e dimmi cosa non va."

"Niente, Naruto…"

Niente. Naruto ha previsto un esordio simile.

"… è solo che non vedo più Sasuke come prima. Dormivamo nella stessa stanza, avevamo bisogno l'uno dell'altro. Tutto lì."

Tutto lì.

"Ti manca?" la stretta di Naruto sulla mascella di Itachi si trasforma in una carezza "Non c'è niente di male ad avere nostalgia del proprio fratello."

Non è tutto lì, per niente, Naruto lo sa. Itachi e Sasuke hanno vissuto in simbiosi proteggendosi l'un l'altro. Itachi ha fatto scudo al più piccolo dalle violenze del padre, si è tenuto dentro per anni la responsabilità di Shisui nella morte dei genitori. Sasuke è finito nelle grinfie di Orochimaru, un terribile narcotrafficante, pur di essere forte abbastanza per salvare Itachi dagli uomini violenti a cui si legava. Infine, Sasuke gli ha salvato la vita dopo averlo trovato appeso al soffitto.

Naruto, portando Itachi a casa, ha strappato le sue radici. È un fiore trapiantato bisognoso di adattarsi alla nuova vita.

Naruto deglutisce a fatica, lotta contro gli occhi lucidi. Si siede, afferra Itachi per le mani e se lo posiziona in grembo: "Io sono figlio unico. Però, credimi, nessuno sa meglio di me cosa significhi separarsi dalle persone care."

"Naruto, non è che io non stia bene con te…"

"Lo sai cosa facciamo?" Naruto afferra di nuovo la mascella di Itachi per alzargli il viso, ma stavolta sorride "Chiamiamo Sasuke e organizziamo una bella uscita insieme. Ora. Subito. Dai, prendi il telefono."

Nonostante Itachi si alzi con calma e si muova con la solita flemma, Naruto sa che dentro di sé sta facendo i salti mortali. È accattivante Itachi, con tutte quelle parole che nasconde. Solo Naruto sa scoprirle e si sente lusingato che siano solo per lui.