«A questo punto direi che possiamo discutere del motivo della vostra presenza» esordisce Pearce, sembrando tuttavia piuttosto indeciso su cosa fare del fardello che trattiene ancora fra le braccia. Infine si risolve a stenderlo sul divano che originariamente avrebbe dovuto usare per sé e a rimanere in piedi.
Cat stira le labbra, non eccessivamente persuaso dell'idea, pertanto rilancia «Purché il mio giovane amico rimanga al sicuro indipendentemente dall'esito di questo… colloquio.»
«Naturalmente» conviene Pearce, momentaneamente appollaiandosi sul bracciolo del sofà e infilando non nonchalance le mani nelle tasche del soprabito. Fa scorrere un'occhiata valutativa e indagatrice sugli astanti. «Avete qualche idea sulla ragione della vostra convocazione?»
«Qualcosa riguardo a Bill Sant'Antonio e a certe… confidenze che potrebbe averci riservato, più o meno coscientemente.»
«Ben detto! Sono lieto che ci si capisca al volo. Perderemo di certo meno tempo in futili spiegazioni.»
«Qualcuna, in verità, sarebbe gradita» lo corregge Cat.
«Dopo! Ora, parliamo del signor Sant'Antonio. Mi è stato riferito che avevate un qualche genere di relazione, diciamo di collaborazione, con questo gentiluomo.»
«Avevamo, per l'appunto, e unicamente per sua volontà. In ogni caso Bill era tutto fuorché un gentiluomo, perché voi lo sappiate e vi regoliate di conseguenza» lo corregge.
«Ne prendo atto. Voi e il vostro compagno siete stati, diciamo, in affari con lui per un certo periodo. Vi ha forse parlato di altri suoi affari al di fuori della vostra mutua collaborazione e in che cosa consistevano?»
Hutch aggrotta le sopracciglia, abbastanza perplesso dal discorso dell'oculista. In verità non ci sta capendo molto di quel che sembra voler far intendere loro, ma gli basta dare un'occhiata al compagno per sapere che, al contrario, Cat deve avere ben presente il soggetto del discorso di Pearce. Allora, non per la prima volta, avverte tangibile l'impressione di essere stato volutamente escluso da qualcosa che, a giudicare dal comportamento degli altri, sembra piuttosto importante.
«Non mi hai mai detto un bel niente!» protesta offeso.
«Taci» gli ringhia contro Cat, facendolo sussultare impreparato.
Vorrebbe scuoterlo e urlargli contro, perché se lì c'è qualcuno che ha motivo di indignazione, beh, quel qualcuno è proprio Hutch, invece sembra che sia Cat quello arrabbiato. Ma che cazzo!
«Non è affatto corretto escludermi sempre in questa maniera» ritenta testardo.
A quel punto Cat si volta verso di lui, con una delle sue famigerate occhiate inceneritrici. «Ti ho appena detto di chiudere il becco» gli sibila addosso.
E a essere proprio sinceri, se Hutch fosse un po' meno sconsiderato e temerario, se la starebbe già facendo sotto. Ma dato che è invece quel che è sempre stato, si limita a imbronciarsi e a tornare in silenzio in fondo alla sua poltrona, a braccia incrociate, ben intenzionato a far presente quanto si senta offeso e ingiustamente estromesso ma senza più emettere fiato.
«Mi pare di capire che voi siate l'unico a conoscenza di determinati accordi del signor Sant'Antonio» torna a indagare Pearce, rivolto al solo Cat.
«Si è risolto a darmi qualche indizio solo perché lo stavo ricattando. Di certo non era sua intenzione dividere i profitti, a meno che non ne avesse in cambio un qualche vantaggio. In quel determinato caso, il vantaggio era continuare a vivere» spiega Cat con inquietante pacatezza.
«Capisco» annuisce Pearce, apparendo pensieroso. Sospira e torna a fissare lo sguardo su di lui. «Vi starete chiedendo, immagino, quale sia la mia parte in tutto questo.»
«Dite bene» conferma Cat in tono asciutto.
«Certamente. Si tratta di… come posso definirlo… una bizzarra quanto notevole coincidenza, suppongo. Vedete, vi parlai, tempo fa, di quando volli trasferirmi qui in Francia, lasciando la natia Inghilterra. Non vi dissi, tuttavia, che una parte della mia famiglia ancora esisteva, soltanto aveva lasciato la nostra patria prima del sottoscritto, per stabilirsi in America. Sapete, quel qualcuno è mio fratello.»
Hutch sbuffa, irritato e annoiato. Cat, al contrario, impallidisce, perché ha collegato le informazioni in suo possesso e ha appena tratto le sue conclusioni. E, per la cronaca, non sono per nulla incoraggianti.
«Vostro fratello è il capo di questa gente» soffia piano. La sua non è una domanda, ma direttamente un'affermazione.
Pearce sogghigna, facendolo rabbrividire. «Molto bene. Sapevo che avreste capito. Le mie congratulazioni.»
«Risparmiatevele» sibila costernato, rivalutando mentalmente tutto quel che supponeva di aver appreso, più che disposto a insultarsi per la propria leggerezza. «Perché adesso?» pretende a quel punto di sapere.
«Ebbene, fino a non molto tempo fa non ero informato dei problemi di Ethaniel (è il nome di mio fratello… sì, come potete constatare ce l'ha un nome). Mi ha scritto il mese scorso, ma ho paura che i corrieri non siano così efficienti come speravamo e mi è giunta notizia solo da qualche giorno. Capite che, nel mio piccolo, ho dovuto imbastire questo incontro in un brevissimo lasso di tempo. E per giunta con gente che mi è tutt'altro che d'aiuto» bercia, all'indirizzo degli uomini sparsi per l'appartamento, i quali a loro volta sospirano spazientiti.
«E a questo punto avete la vostra risposta» considera Cat. «O meglio, la sua risposta» rettifica. Si guarda attorno, valutando la loro situazione, e storce la bocca in una smorfia contrita. «Immagino non ci sia altro di cui parlare.»
Pearce offre uno strano sorriso. «Capirete che l'intento di Ethaniel è quello di proteggere gli interessi dei suoi… soci.»
«Già» sibila incupito.
«Determinate informazioni possono essere pericolose, se libere di circolare senza controllo.»
«Immagino che sia così.»
«Ma poiché abbiamo infine stabilito che, messo a parte voi, nessun altro è effettivamente a conoscenza di queste scomode verità, è ovvio che non c'è di che preoccuparsi. Sono fiducioso nel fatto che Ethaniel sarà perfettamente soddisfatto di questo accomodamento e non avrà ulteriori recriminazioni al riguardo, non lo credete anche voi?» si informa, osservandolo in una maniera abbastanza inquietante e arricciando le labbra in quel suo sorriso irritante e un poco spaventoso.
Cat sfarfalla le ciglia, non completamente certo del significato di quanto ha di fronte, ma ben conscio di non avere la possibilità di indagare più a fondo. Espira, lentamente, e distende con cautela le dita che aveva contratto sui braccioli della poltrona. Piano, annuisce, e altrettanto piano si rimette in piedi, lanciando un fugace sguardo al suo Hutch, che lì accanto ha ancora un'espressione rabbuiata e incerta. «Non c'è altro da fare, suppongo» riflette, quasi fra sé, mentre fa un esitante passo in avanti e si sposta impercettibilmente di lato.
«Temo di no, mi rincresce» conviene Pearce.
Il suo sogghigno sfuma in un sorriso vago e pensieroso, trae una lenta boccata d'aria, batte le ciglia una volta, estrae dalle tasche una mano, fra le sue dita stringe il calcio di una pistola, la punta su Cat e fa fuoco.
