«Buon giorno, Pedro» esordisce, pensando che un poco di cortesia potrebbe tornare utile.
«Ecco, è giunta ormai la fine del mondo, e io non mi sono preparato a dovere!» esclama l'ometto rinsecchito che ha di fronte agli occhi.
Hutch si imbroncia, mortificato per non essere stato preso sul serio. «Volevo solo essere gentile» borbotta stizzito. «Non penso arriverà l'apocalisse solo perché ti ho salutato.»
«Mi hai augurato un buon giorno, Hutch. Non era un saluto, era portare iella, cosa che tu sai fare in maniera esemplare. Cosa sei venuto qui a fare? Sai che non ho soldi» gracida Pedro, puntandogli contro un indice ossuto.
«Non ti porto né sfortuna né debiti. E lo so benissimo che non hai denaro, non è quel che sono venuto a chiederti.»
«Ah-Ahh! Ecco, lo vedi: vuoi chiedermi qualche cosa! Che cos'è? Un favore? Un…»
«No, non è nessun favore. Cioè, non proprio. Sandra ha detto che forse potevi essere di aiuto. E allora ci ho provato.»
«Così, fammi capire, ti ci ha spedito Sandra da me? È accaduta qualche disgrazia?»
Hutch sgrana gli occhi e si tasta i gioielli di famiglia. Poi sarebbe lui a portare sfortuna. Ma tu guarda questo! «Euh… No. O meglio, problemi ce ne sono, ma al momento nessuna disgrazia. Sono tutti ancora vivi e in buona salute. Cioè… quasi tutti… Voglio dire: in buona salute. Vivi lo sono tutti, per ora.»
L'occhiataccia che gli rifila Pedro è tra le peggiori che gli siano mai state affibbiate. «Non sei per nulla rassicurante, ragazzo mio. Hai ricevuto qualche minaccia di morte, per caso?»
«Ehm…» "No, solo fatte" gli verrebbe d'istinto da replicare, ma non crede sia una buona idea in quel frangente. Probabilmente lo spedirebbe via a calci in culo e corredato da insulti tra i più coloriti. Hutch si sta deprimendo, e il suo piano per non deludere nessuno fa acqua da tutte le parti. Si risolve a raccontare per sommi capiti quel che ha fra le mani. Magari in quel modo potrebbe riuscire se non a convincerlo per lo meno a impietosirlo a sufficienza da tendergli una mano (sperando che non sia uno scappellotto).
«Questo, ragazzo mio, è un bel guaio, lasciatelo dire da uno che di guai ne ha veduti a palate» commenta Pedro dopo aver ascoltato da cima a fondo il racconto di Hutch e delle sue ultime disavventure.
Hutch dal canto suo è abbastanza stremato e non sa ancora se tutti i suoi sforzi siano serviti a qualcosa di concreto. «Quindi, pensi ci sia qualche speranza di avere almeno un poco di cibo per il ragazzino?» si informa irrequieto.
Pedro storce le labbra, dando un altro colpo di scure alle sue labili speranze. «Sai che non possiedo molto e di denaro non ce n'è.»
Stringe le dita, serrandole a pugno, e si trattiene a stento dall'urlare a squarciagola quel «Lo so» che invece mormora in un soffio sconfitto.
«Beh, potremmo chiedere a Paquito» suppone pensieroso.
«A chi?» sbotta Hutch, non comprendendo.
«Il frate, sai, quello che sta al convento dei domenicani. Padre Luis Juanito. Hai presente, no?»
Hutch non ha presente affatto. Ma in quel caso si limita a scuotere la testa in un chiaro segno di diniego.
Pedro, per tutta risposta, sbuffa seccato. «Tu non sai mai nulla, vero? Tolto riempirti lo stomaco, il resto è fuori dalla tua giurisdizione» lo redarguisce il vecchietto.
Si imbroncia, sta per protestare, ma si ferma prima e annuisce. In fondo è vero: fino a due giorni prima tutto quel che lo interessava era avere dispensa e piatto pieni. Poi gli è capitato in mezzo ai piedi un ragazzino dagli occhi affilati e la sua preoccupazione maggiore è diventata quella di proteggerlo. La vita è ben strana e cambia le carte in tavola senza neppure avvisare.
«Quindi pensi che questo frate possa avere qualcosa di utile per noi?» prova a quel punto ad accertarsi.
«Di solito lo tengono da parte per i poveretti del circondario quel che avanza loro. Sai, coltivano, al convento. Una parte di quel che producono lo scambiano per procurarsi farina, uova, latte e altre provviste di base. Alla fine di tutto ci rimane sempre dell'avanzo che non consumano e che offrono alla povera gente. Ora, il tuo ragazzino non lo conosco, ma da come me l'hai descritto mi pare che possa rientrare senza troppi problemi nella lista di quelli che non si possono permettere nemmeno l'aria che respirano. Dico bene?»
«Più o meno» conferma Hutch, rimuginando sulle informazioni che gli ha appena offerto il vecchio Pedro.
Chiaramente non aveva mai sentito parlare né del frate né del convento in cui stanno perché non rientrava nei suoi interessi né in quelli del suo capo. Si gratta la testa, pensieroso, augurandosi che la sua intromissione non finisca col mettere tutti nei guai. Niente di più facile, conoscendo le cattive abitudini di Sant'Antonio. Ma poiché ha ben poche scelte immagina di doversi risolvere a chiedere aiuto a questo frate vattelapesca (sì, ha già scordato come diamine si chiami).
«Sono desolato per la vostra disavventura e le recenti perdite. Come potete ben immaginare, questi luoghi sono tutt'altro che esenti dalla piaga dell'inedia. Forse potreste condurre presso di noi questo giovanotto al fine di potergli essere di supporto» propone il frate con un evidente moto di speranza nello sguardo scuro.
Hutch deglutisce, nervoso e imbarazzato. Francamente dubita che il ragazzino apprezzerebbe l'idea di essere rinchiuso nella cella di un convento, fosse anche per il suo bene. Sembra già irrequieto ai limiti del paranoico per essere stato costretto nella camera di una casa in paese. Se ci riflette bene, Hutch ha l'impressione di aver a che fare con un animale selvatico smarritosi in un centro abitato umano. A volte i suoi occhi mostrano distintamente quella luce un po' disperata di una fiera in gabbia.
«Non credo apprezzerebbe la ristrettezza degli alloggi che avete qui, Padre. Preferisce avere lo spazio aperto a disposizione» spiega, provando a essere diplomatico.
Il frate annuisce, pensieroso. «Capisco quel che intendete. Se mai dovesse decidere diversamente, informatelo che saremmo lieti di ospitarlo, anche solo per breve tempo. Per ora ritengo che si possa per lo meno provvedere al suo sostentamento. È triste sapere che i più giovani e i più piccoli sono costretti a patire gli stenti. Venite, seguitemi: vi darò una piccola parte di quel che conserviamo per questi casi speciali» offre, con un sorriso che sorprende Hutch, il quale non ha mancato di chiedersi come sopravvivere degnamente in un luogo così austero e chiuso in sé stesso.
«Vedete, mio giovane uomo? Ci diamo da fare per essere utili alla comunità che ospita la nostra casa, in modo da offrire il nostro umile contributo e rendere la vita dei paesani meno dura.»
Hutch lo occhieggia malcelando i propri dubbi, e il frate, che ha intercettato il suo sguardo perplesso e forse anche parte dei suoi pensieri, gli regala un altro sorriso pacifico e indulgente.
«Prendete, signor Bessy. Spero che il nostro intervento, anche se povero, serva ad alleviare una parte del vostro dolore. Riferite al giovanotto che noi tutti gli auguriamo tutto il bene possibile. Ogni volta che sarete nella necessità e sentirete di non avere altre risorse, ricordate che noi saremo comunque qui, disponibili a tendervi una mano. E ora andate. A presto.»
Un po' frastornato, Hutch porta via con sé il piccolo fagotto di provviste che è miracolosamente riuscito a ottenere in quel suo strampalato tentativo nel primo convento mai visitato in tutta la sua esistenza (e probabilmente anche l'unico e ultimo).
