La mia permanenza a Volterra nei giorni successivi trascorre piuttosto serenamente.

Alle prime ero ancora paranoica rispetto a ciò che avrei dovuto vivere con i Volturi, la fatidica 'storia d'amore', ma poi, più ho passato tempo approfondendo la conoscenza dei leader, e più mi sono resa conto che non erano poi così male.

Ho capito che con Caius il rapporto fisico è strumento di comprensione e dialogo: deve sentire per capire, per scambiare sensazioni e pensieri che verbalmente sarebbero come incompleti.

Lui cerca spesso il contatto, anche in corridoio, ma è molto meno invasivo e decisamente moderato con carezze, baci, tocchi delicati...

Vuole comunque vedermi e parlarmi spesso, insieme al toccarmi. Non mi dà così fastidio, a volte lo ricambio, è molto meno intenso e frenetico. Perciò più gestibile.

Aro ha condiviso con me la sua passione per il collezionismo di armi, gioielli, abiti, set da tavola... insomma, molti arnesi costosi.

Mi ha affidato le chiavi del suo studio per entrare liberamente quando mi pare, e una carta di credito che è più un fondo fiduciario...

Non intendo spendere neanche un centesimo di quella fortuna, perciò l'ho chiusa in un luogo segreto circondata da incantesimi, per evitare anche solo di vederla. Se mi servirà, ci penserò.

Ho ancora i miei risparmi alla Gringott, che dovrò visitare presto. Infatti, ci vado spesso in estate per i soliti controlli, abitudine consolidata nel corso degli anni.

Marcus è sempre più sereno e dolce. Mi porta fiori freschi ogni giorno, nonostante io insista nel dire che non so dove metterli...

Lui, quindi, porta fiori e vaso.

Furbo, il ragazzo.

Ci parliamo spesso a colazione e mi ha chiesto più volte di passeggiare insieme per Volterra, ma non ho ancora accettato. Troppe attenzioni mi agitano.

E poi ho i miei problemi da risolvere...

Ho una questione in sospeso che non mi concede pace.

Lucia.

E' stata trasformata con successo e sta bene, però fatica a controllare la sete, quindi è rinchiusa nella camera che le hanno dato in quanto guardia minore ed è nutrita piuttosto raramente.

Vogliono che si concentri e che sconfigga la necessità di continuare a nutrirsi, quando in realtà le basterebbe un pasto ogni due settimane.

Sono stata a visitarla, però lei ha accettato di vedermi solo dalla finestra che dà in giardino, di vetro infrangibile e protetta da incanti da me evocati.

Non voleva rischiare di assalirmi, anche se il sangue di una strega è spesso meno attraente per un vampiro.

(Nel mio periodo di convivenza con i volturi... ho capito che c'è un limite anche a questa teoria.)

Sappiamo che Lucia ha sviluppato un'abilità piuttosto comune, la supervelocità, superiore a quella degli altri vampiri, ma non così accentuata. Se imparerà a controllarsi, potrà migliorarla, forse.

Spero che si riprenda il prima possibile per condurre un'esistenza serena, magari con amici nuovi...

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P.O.V onnisciente

I tre leader dei Volturi sono seduti ai loro troni nella sala di rappresentanza inferiore, quando qualcuno bussa alla porta.

E' la segretaria della reception, l'umana che Aro ha assunto temporaneamente con la promessa di donarle l'immortalità. Ovviamente, non ha la minima intenzione di renderla una vampira, ma non glielo dirà finché la ucciderà.

E succederà presto.

Valentina, questo il nome della segretaria, sgambetta ostentando il fondoschiena sui tacchi vertiginosi che indossa.

Marcus e Caius non le prestano mai attenzione, la odiano ciascuno per i suoi motivi, ma specialmente perchè lei segretamente invidia la loro compagna per la sua posizione, e si chiedono quando Aro la farà uccidere.

Non vedono l'ora.

"Cara Valentina... Cosa ci hai portato, oggi?" Chiede Aro, l'unico 'amichevole' con la donna, che si staglia nel suo vestito minuscolo e profondamente scollato rosso sangue sullo sfondo scuro e tetro del palazzo.

"Mio signore" si inchina lei, mostrando il fondoschiena alle guardie, Felix e Demetri, di ronda davanti alla sala del trono.

Anche quei due vampiri non vedono l'ora di staccare la testa alla ragazza, più una prostituta che una segretaria, che odia la loro rispettabile futura regina...

"Vi ho portato una lettera da un certo Carlisle Cullen. Giunge dall'America.."

Valentina non fa in tempo a concludere la frase con il suo tono seduttore che Aro le prende la lettera dal vassoio che tiene in mano, senza rivolgerle uno sguardo.

"Carlisle Cullen... quanto tempo.

Pensavo ci avesse dimenticati, dopo che ci siamo visti per discutere della sua cara nipotina ibrida..." Aro vagheggia, mentre torna a sedersi.

Prima di mettersi comodo dice, in greco, annoiatamente "Felix, Demetri sbarazzatevi dell'umana. Sono stanco delle sue continue interruzioni..."

I due vampiri catturano immediatamente Valentina, che urla a pieni polmoni.

In un secondo è messa a tacere per sempre con un morso ben piazzato, che le trafora la trachea.

Poi, le guardie portano via il cadavere dalla sala e lo bruciano sulla pira insieme agli altri del pasto comune del giorno prima.

"Che cosa dice, Aro?" Chiede Caius, tutt'oggi arrabbiato con Carlisle e la sua congrega per quello che ritiene essere stato un imbroglio e una perdita di tempo.

A Volterra non si parla più di quell'affare con gli Olimpici da quando è avvenuto, due anni prima, per paura delle punizioni di Caius.

Aro non risponde subito e ciò desta la curiosità degli altri due leader.

Entrambi aspettano che alzi la testa dal foglio per tempestarlo di domande.

Aro li precede facendo un riassunto del contenuto della missiva.

"Carlisle Cullen richiede la nostra presenza al meeting delle congreghe nei suoi territori, fuori da Forks, Washington.

Dice che ha organizzato lo spazio di cui dispone per permetterci di alloggiare comodamente e che inviterà anche la congrega egiziana, i Denali e la congrega brasiliana.

Dice che è molto tempo che non ci troviamo assieme a discutere.

Se ne accorto solo ora..." Aro sospira, annoiato.

"Beh, abbiamo tempo di organizzarci... è tra tre giorni.

E poi dobbiamo ancora parlare a Madeleine del quarto legame... Chissà se sboccerà con qualche partecipante al meeting. Cosa ne dici, fratello?"

Aro si volta verso Marcus, che sta ripercorrendo i fili invisibili del legame che li lega a Madeleine e scruta a fondo il quarto, pronto a essere agganciato. Non riesce a capire chi possa essere il o la fortunato/a...

I tre leader non sanno come dirlo alla loro compagna: c'è un quarto posto da riempire, un seggio vacante.

Non fa parte della loro congrega, hanno già verificato, perciò sarà un vampiro esterno, forse persino sconosciuto.

Sono sicuri che lei non la prenderà bene, però devono parlarle, avvisarla. Non va tenuta all'oscuro, è una persona fidata e capace di sostenere certe rivelazioni.

Hanno giurato di dirle sempre la verità, tutta la verità, senza esonerarla da decisioni importanti, specialmente se riguardano la sua persona.

Aro decide di farla chiamare e di discutere con lei faccia a faccia il viaggio in America e le sue conseguenze possibili.

I leader si avviano in giardino.

L'aria fresca attutirà il colpo... forse.

Lo sperano.

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P.O.V. di Madeleine

Quando Alec bussa alla porta della biblioteca per avvisarmi che i Volturi vogliono parlarmi e che ci incontreremo in giardino, mi tengo stretto il libro che sto leggendo, 'L'idiota' di Dostoevskij, e mi avvio seguendolo.

Ho trascorso il pomeriggio a discutere con Ernesto e a crogiolarmi vicino alla finestra al fresco, studiando il codice dei Volturi e leggendo a intermittenza.

La vita al castello ha preso un ritmo regolare, specialmente perché, ringraziando per i miei nervi, vedo poco qualsiasi essere vampirico che non siano Alec, Jane o I Volturi (meno frequentemente).

Mentre cammino, un presentimento poco lusinghiero mi si fa strada sotto pelle.

Non mi preoccupa troppo la convocazione, poiché è capitato spesso negli ultimi giorni che ci trovassimo per discorrere, per raccontarci le nostre giornate, per commentare i processi... ma piuttosto la sensazione che questa in particolare mi provoca. Sono solita non dare peso all'istinto, ma con le sensazioni negative faccio eccezione.

Chissà cosa mi aspetta.

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Il sole mi brucia la pelle esposta dalla t-shirt che indosso; per fortuna porto gli occhiali da sole.

I Volturi sono sotto ad uno dei molteplici gazebo del giardino principale.

Tutti e tre indossano completi estivi, chiari e leggeri. Inoltre portano gli occhiali da sole... sembrano soci di quei club inglesi che giocano a polo...

"Buon pomeriggio" Saluto con un sorriso quando arrivo. I vampiri si alzano alla mia presenza, rispondono al saluto e si siedono.

Caius muove indietro una sedia per farmi accomodare, poi la spinge verso il tavolo. Sono molto galanti ed educati, secondo tutte le norme del codice che seguono... come se fossero dei reali.

Mi hanno più volte ribadito che non pretendono che io impari nulla subito, ma con il tempo e la pratica mi renderanno una regina impeccabile.

O almeno così dicono.

Ma già ammettono che sono decisamente portata per lo stampo regale. I modi e la postura non sono perfetti, ma certamente c'è qualcosa su cui lavorare.

Spero sia così.

"Mia cara" esordisce Aro, dopo che ho posato il mio libro e una guardia mi ha versato della limonata fresca in un bicchiere, "Vorremmo parlare con te di un invito che ci è stato fatto da un nostro amico e alleato di vecchia data.

Ci ha chiesto di andare a trovarlo in America, dove vive con la sua congrega, per un meeting tra le congreghe principali al mondo: noi, gli egiziani, i Denali dell'Alaska, i brasiliani e la sua congrega, la congrega Olimpica.

Abbiamo avvisato che ci presenteremo con qualche giorno di anticipo, per sistemarci adeguatamente.

Ripartiremo dopo una settimana per Volterra. Lasceremo delle guardie qui a sorvegliare."

Non so cosa rispondere... sinceramente mi sembra un impegno importante e non vorrei essere d'intralcio. Sono una strega... cosa diavolo ci farei ad una riunione di vampiri importanti?

"Molto bene... beh, ci vedremo dopo una settimana...

immagino che sia una cosa tra vampiri e che io non c'entri nulla... perciò, grazie di avermi avvisata. Spero sia un incontro costruttivo." Non li guardo mentre parlo, fissando le pagine del mio libro con cui giocherello.

Ammetto che la loro presenza mi mancherà...

Sarò sola, ma in compenso potrò rilassarmi...

"Oh, ma cosa vai a pensare!" mi risponde Marcus, gioviale "verrai con noi... se ti fa piacere, ovviamente.

Saremmo più che felici di presentarti alle altre congreghe come nostra regina.

E poi il meeting serve anche a questo... vorrebbero conoscerti, le congreghe dico.

Sei piuttosto famosa, adesso.

Sanno che sei una strega potente e giovane... sarai il gioiello della corona con cui ci mostreremo."

Non riesco a fare a meno di arrossire al pensiero di essere al centro dell'attenzione di chissà quanti sconosciuti.

Magari con i Volturi che mi sbandierano come il più prezioso dei loro tesori...

"Vengo, ma solo se mi promettete e giurate che non diventerò il centro della conversazione... detesto troppe attenzioni.

Soprattutto da gente sconosciuta, vampiri per giunta.

Senza offesa." aggiungo verso di loro, che fanno spallucce come a dire che non si sono offesi minimamente, ma ridacchiando delle mie paure.

"Certamente. Faremo di tutto per farti sentire a tuo agio.

Ti presenteremo alle persone ma non pretendiamo nulla se non il rispetto che certamente riserverai loro.

Sei la loro regina, nessuno oserà disturbarti o infastidirti. Noi saremo sempre al tuo fianco." Mi assicura Caius, stringendomi la mano sopra il tavolo.

Restiamo un attimo a fissarci, tutti e quattro, sorridendo, loro più apertamente, io timidamente. Il legame è intenso, ora, siamo decisamente più vicini.

A volte mi chiedo se questa intensità necessiti di una valvola di sfogo... per me, ad esempio, qualche contatto ogni tanto è sufficiente. Ero abituata a molto meno.

Ma loro?

Per cambiare discorso, propongo un tema che mi assilla da un po'.

"Anche io dovrei dirvi una cosa... Mi è arrivata una comunicazione dalla banca dei maghi, la Gringott, da Londra.

Faccio sempre dei controlli e delle visite di persona in questo periodo dell'anno e la lettera mi invita anche a visitare la camera blindata dei Black...

Sapete, mio cugino Sirius è morto poche settimane fa durante uno scontro contro i Mangiamorte, i seguaci di Voldemort... il mago oscuro di cui vi ha parlato Silente.

Devo passare alla Gringott perchè mi è stato comunicato che Sirius ha lasciato dei beni in eredità per me e che devo acquisirli...

Non sarà una bella esperienza, visto che lo conosco ben poco e l'unica cosa che ho fatto per lui è stata aiutarlo a scappare da Hogwarts prima che lo giustiziassero, nonostante fosse innocente...

E' un mio parente ma tengo a lui perchè ci teneva Silente ed Harry Potter con lui." Giocherello com le mie dita, i miei pensieri fissati sulle persone di cui parlo... e la nostalgia mi coglie.

"Andrò a Londra domattina e sbrigherò le commissioni necessarie. Volevo che lo sapeste.

A quando la partenza per l'America?" Domando per assicurarmi di non rallentarli con il loro viaggio.

"Tra due giorni, supponiamo. Abbiamo prenotato il jet privato per farlo preparare, ma volevamo essere sicuri che i nostri ospiti ci accogliessero a dovere.

Perciò manderemo le nostre guardie domani a controllare e a monitorare la sicurezza del luogo. Solo dopo partiremo." Mi informa Aro.

"Vuoi compagnia per andare alla Gringott?" Chiede Caius, premuroso. Ho scoperto che sa essere davvero dolce, specialmente quando siamo soli o se ho bisogno d'aiuto.

"Se volete venire... Ma se faccio tardi, mi fermo al Paiolo Magico a dormire, quindi ci vedremmo dopodomani, prima di partire... non mi perderei in giro... conosco il posto.

Spero di non dilungarmi, ma non so nulla..." Rifletto ad alta voce e Caius ringhia sdegnato.

"Non ti lascio dormire in qualche posto sperduto senza di noi. Vengo con te." Mi assicura ancora furioso per il fatto che io intendessi veramente dormire sola in un posto che conosco da anni...

Seriamente...

Necessita di un discorsetto.

Marcus e Aro si scusano ma sono trattenuti a Volterra da due impegni diversi, perciò non potranno venire. Li tranquillizzo dicendo che li chiamerò da Londra e che ci sarà Caius con me.

Ci separiamo e io e il biondo ci diamo appuntamento per domani... Si viaggia con la Metropolvere...

Il vampiro avrà filo da torcere.

--

Quando sbuco dal camino di Diagon Alley il mattino successivo, mi sento subito a casa.

Londra mi ricorda Hogwarts per tutto il fermento e la percentuale di maghi e streghe in un posto così... magico.

È perfino nell'odore, la magia.

Caius è stato diligente nel seguire le mie istruzioni sulla Metropolvere, perciò si è materializzato correttamente nel camino adiacente al mio qualche secondo fa. Si sta pulendo la cenere dal soprabito grigio antracite, mentre io esco dal mio camino.

"Tutto ok?" Gli chiedo, mentre con cautela lo aiuto a ripulirsi.

Mi sorride quando vede che lo sto aiutando e mi osserva da vicino.

"Sto bene.

Un po' confuso... che trasporti strani avete...

Comunque, dove è questa banca?" mi domanda guardando in giro.

Mi volto verso la fine della strada principale e indico un'edificio grigio e un po' sbilenco, antico e ben tenuto.

La banca Gringott è storica ed è un posto sicuro per tenere i propri risparmi e tesori... a meno che non siano bramati da maghi oscuri potenti. Ma questa è un'eccezione.

Ci incamminiamo verso la banca e io mi guardo attorno: tutti questi negozi mi ricordano qualche episodio della mia vita, uno sguardo, un pensiero... è tutto più che mai vivo e pulsante. E' meraviglioso tornare qui dopo che mi sono lasciata alle spalle l'esistenza da strega per due settimane...

"Poi facciamo un giro e sperperiamo un bel po' di soldi... Sono stufo di avere le tasche piene di cose che tintinnano..." Si lamenta il mio compagno e io scoppio a ridere silenziosamente.

Ha convertito circa diecimila euro in monete spendibili nel mondo magico...

Mi fa morire quando si lamenta di essere troppo ricco...

"Perchè ridi? Posso comprarti tutta questa strada, se vuoi, come mezza Londra. Tu chiedi e ti sarà dato ogni cosa." Mi guarda come se volesse davvero fare ciò che dice.

E potrebbe. Attende solo un mio cenno, come un esercito il grido del suo generale per attaccare.

"Credo che faremmo meglio ad andare in banca, controllare i conti, comprare qualche oggetto che serve sempre, tipo qualche penna di qualità, e poi andare via.

Non abbiamo tanto tempo buttare via..." Gli rispondo ma lui malizioso si avvicina.

All'orecchio mi sussurra che non gli costa niente fingere di aver fatto tardi, prenotare un albergo di lusso e passare la notte lì con me.

E non a dormire.

È tornato quindi.

Il vero Caius. Quello malizioso e sexy come il diavolo.

Mi era un po' mancato, lo ammetto.

Non lo rimprovero neanche, lo supero e mi dirigo dritta alla Gringott. Lui ridacchia, soddisfatto dalla mia reazione, e mi segue.

Appena entriamo un goblin libero ci fa cenno di avvicinarci al suo bancone.

"Signorina Black... quale onore rivederla" Grugnisce il goblin.

I goblin mi rispettano seriamente. Forse sono l'unico mago sulla terra ad avere tale privilegio.

Io rispetto loro, loro fanno altrettanto con me.

Una bomba.

E c'è un motivo.

Una volta sono arrivata alla Gringott con un regalo, una piccolezza di riconoscenza, per un goblin che era stato particolarmente gentile con me.

Aveva pazientato molto mentre gli avevo spiegato la mia situazione...

Solo dopo ho scoperto che era un dirigente stimato della banca e che il mio regalo era stato apprezzatissimo.

Da quel momento sono accolta stranamente bene qui.

"E' qui per il testamento immagino... e questo vampiro che la accompagna sarebbe...?" Mi domanda il goblin.

Sono tenuta a dirglielo, non può far entrare nessuno con me se non lo accetto di mia volontà.

"Lui è con me. E' il capo della congrega dei Volturi." Lo presento e il goblin annuisce. Tutti, chi più chi meno, sono al corrente dell'esistenza dei Volturi. Sono famosi. E non per le opere di beneficenza...

Mi chiede la documentazione che mi hanno inviato e gliela consegno. Le dà un'occhiata e la sistema in un cassetto.

"Mi segua, signorina." Mi dice.

Si sa che tra vampiri e goblin non scorre sempre buon sangue, specialmente ora che siamo sull'orlo della guerra magica. Perciò ignora completamente Caius, che fa praticamente lo stesso con lui.

"Molto bene." Ci troviamo in una stanzetta, un ufficio, dove il goblin si mette a sedere e ci offre dei posti su un comodo divanetto scuro.

Inizia la lettura del testamento di Sirius, elencando i beni in suo possesso e a chi li ha destinati.

"A lei, signorina, Sirius Black ha lasciato la camera blindata ereditata dalla famiglia, che nonostante lo avesse diseredato, non ha potuto evitare che questa parte di beni andasse nelle sue mani.

Le ha lasciato due appartamenti a Londra, i cui indirizzi sono segnati sulle carte che le darò. Anche quelli sono di proprietà della famiglia, ritirati da Regulus Black, fratello di Sirius, e poi ereditati da Sirius alla morte del fratello.

Sono uno in centro città e l'altro vicino a Diagon Alley.

Inoltre... Beh, lei ha il diritto alla discendenza diretta della dinastia, perciò i suoi eventuali figli riceveranno i titoli della famiglia.

Infine, il signor Black le ha lasciato una busta... non dice cosa sia ma pare importante che lei la legga quando può... gliela do subito" Dice alzandosi. Torna indietro con una busta, tre chiavi, dei documenti e il blasone della famiglia Black, in un pacco.

La busta contiene una copia del testamento e di un altro documento. Si tratta di un foglio di giornale, esattamente del giorno dell'arresto di Sirius. L'articolo è quello della sua incarcerazione, ma una nota è stata aggiunta in fondo pagina: 'Nessuno sa la verità. Se leggerai questo, significa che la conosci. Spero che altri mi perdonino per quello che non ho fatto. Mi manca essere normale. Felpato.'

Rabbrividisco ripiegando il foglio e rimettendolo nella busta. So che Sirius ha avuto la sua consolazione in Harry prima di morire... ma non mi capacito della sofferenza ingiustificata di quest'uomo.

Reperisco il resto degli oggetti mentre il goblin ci chiede di seguirlo verso le camere blindate.

Io ripongo gli oggetti nella borsa dotata di Estensione Irriconoscibile.

Caius mi segue senza una parola, la mano allacciata alla mia. Saliamo sul carrello da miniera che ci trasporterà fino alle camere blindate.

"La sua signorina è la 732. Quella dei Black è molto più in profondità, è la numero 13-14. E' una delle poche doppie ancora in funzione...

Procediamo con ordine. Prima la sua, poi l'altra." Ci informa il goblin diligentemente accomodato in postazione di guida.

Se chiamiamo guidare il trasportare gente su dei binari pericolanti in discese precipitose con solo un freno a disposizione.

Giungiamo alla mia camera blindata dopo due minuti di corsa a folle velocità. Il goblin ci apre la porta e io e il vampiro accanto a me entriamo.

Ci viene dato il tempo di cui abbiamo bisogno, alla Gringott. Nessun goblin fa domande.

Perciò la porta della camera viene chiusa per darci privacy. Ci guardiamo intorno alla luce del mio 'Lumos Maxima'.

Il mio mucchio d'oro e monete varie è considerevole.

La mia famiglia è piuttosto ricca, data l'ascendenza, però mia madre ha scelto di lasciare tutto a me da gestire.

Lei e la magia sono divenuti acerrimi nemici dopo al sua separazione da mio padre, e il solo pensare al denaro che ha qui, la rende furiosa e ansiosa.

Ha scelto di mantenersi con un lavoro tra i babbani e di non mettere mai piede qui.

Uno dei motivi per cui la vedo raramente: detesta che io abbia abbracciato il mio destino da strega.

"Beh, qualche soldo ce l'hai anche tu, amore." Commenta Caius. Rabbrividisco leggermente al nomignolo mai usato da lui fino ad ora, senza riuscire a trattenermi.

"Qualcosina... siamo piuttosto benestanti in famiglia e io non spendo molto a scuola... Mia madre si mantiene nel mondo babbano, mio padre non ha alcun ascendente su questi soldi, io sono figlia unica...

Sono miei, alla fine." Faccio spallucce.

"E' per questo che non voglio che spendiate soldi per me... Ho già abbastanza denaro per vivere discretamente." Gli ricordo, nonostante ne abbiamo già discusso altre volte.

Hanno sempre rifiutato di 'non viziarmi', come dicono, perché hanno molti più soldi di quanti chiunque possa sognare. E vogliono sperperarli.

"Non mi permetterai di smettere di viziarti. Non lo farò nemmeno quando scoppierai per le ricchezze e i lussi di cui ti avrò colmata.

Quando ci sposeremo potrai spendere tutti i soldi che vorrai... non baderemo a spese... abbiamo guadagnato troppo negli anni. Voglio scialacquare un po', tu no?" Quello sguardo tentatore si ripresenta e io mi volto per riordinare i mucchi di monete e di pietre preziose sul pavimento, cercando di ignorare il discorso 'matrimonio e conseguenze'.

Non abbiamo nemmeno approfondito completamente il legame... non che sia tempo di farlo. Per la cronaca, tempus fugit.

Non mi accorgo subito di ciò che accade: Caius mi si avvicina da dietro, a ritmo lento, da predatore.

Poi lo percepisco, ma non gli do troppa attenzione, volendo calibrare la mia tensione in sua presenza.

Voglio rilassarmi, almeno provarci.

'Non vogliono farmi del male, dopotutto.'

Continuo a ripetermelo. Quasi ci credo.

Facendomi voltare di scatto, mi cattura la guancia e mi bacia con fervore, la lingua che mi fa fare il giro del mondo in 80 millesimi di secondo.

Erano giorni che non si spingeva così oltre...

pensavo avesse esaurito la scarica passionale...

'Lo ho pensato seriamente?'

Mi costringe al muro contro di lui e gemo al contatto con il suo corpo duro, teso, eccitato.

Devo in tutti i modi fare meno rumore possibile... siamo in banca.

La sua bocca non smette di muoversi sulla mia e temo che stavolta perderò il contatto con la realtà.

Non posso. Non voglio. Non succederà.

Caius orende la mia mano e la soinge contro al suo corpo, accarezzandosi.

In un moto di curiosità assurda, forse per l'eccitazione, forse perché è tutto troppo surreale, passo la mano sul cavallo dei suoi pantaloni, per tastare quella durezza sporgente e non famigliare che mi preme addosso.

E' gonfia e piuttosto grossa.

Se è quello che penso, e penso che lo sia per il novantanove percento, non entrerà da nessuna parte...

Mi rimprovero mentalmente per i miei pensieri mentre la accarezzo lentamente e lui sibila di rimando, senza ritrarsi però, gli occhi neri che mi percorrono da capo a piedi.

Potrei sciogliermi sotto lo sguardo di quei carboni ardenti.

All'improvviso, mi stringe i polsi per impedirmi di andare via, ma fermando la mia esplorazione.

Stavolta non mi libero più... magari gli ho fatto del male lì e vuole farmela pagare.

"Scusa.. non volevo farti male" Tento di sviare, scusandomi.

Faccio per voltarmi ma la sua stretta me lo impedisce.

Seppellisce il naso nell'incavo del mio collo e inspira profondamente.

"Non scusarti... Se ti lasciassi fare probabilmente non usciresti da qui integra... Ti immagino da troppo tempo mentre ti... do soddisfazione.

Ma non sei pronta per le conseguenze... Se mi tocchi lì, ho voglia di ricambiare e forte.

Non ti reggeresti in piedi se ci dessi così dentro con te... Meglio farlo in un luogo più discreto, no?

E magari senza possibili ascoltatori nascosti..." Le sue labbra discendono il mio collo, assaporando la mia pelle.

"Oppure vuoi provare il brivido della novità lasciandoti travolgere da me?" Mi provoca, sapendo che farei di tutto pur di evitare di cadere vittima del suo impeto passionale, specialmente in un luogo pubblico.

"Non era mia intenzione provocarti, davvero...

Non qui né ora.

Ci conosciamo da poco tempo, non sono pronta ad essere... trattata così... la mia è stata curiosità pura e malsana. Nulla di più."

Deglutisco con un brivido, il suo bacino che si frega contro il mio.

Sto davvero parlando di sesso con lui?? Adesso?

"Pensavo che lo avessi capito... la nostra relazione è più intensa e duratura di qualunque altra.

Il sesso è un cardine di essa. E la curiosità è d'obbligo.

Mi fa piacere che io ti interessi... non farei mai nulla per dispiacerti... So essere un amante più che apprezzabile. Potresti scoprirlo presto..." un fremito mi attraversa e lui cattura brevemente le mie labbra, in un gesto che sa di rassicurazione.

"Ma se non ti senti pronta, so attendere. Ti lascerò il tuo tempo." Mi sussurra infine, mollando la sua presa d'acciaio ma non dolorosa.

Il mio cervello sta ancora metabolizzando il suo discorso, ma mi obbligo a muovermi.

Raccolgo qualche moneta, riconto brevemente i miei averi e usciamo dalla mia camera blindata per risalire sul carrello, dopo che il goblin mi ha restituito la mia chiave.

Con la testa che mi gira, riprendiamo la folle corsa.

Scendiamo in profondità per un totale di circa quindici minuti di viaggio, due cascate del ladro attraversate e un drago sputa fuoco sorpassato alla velocità della luce.

Quando ci fermiamo, siamo a trecento metri e più sotto terra.

Ci incamminiamo lungo un corridoio che sbuca in un piazzale con pavimentazione di marmo e colonne di pietra grigia. Due camere blindate adiacenti, la 13 a sinistra e la 14 sulla destra, poco distante si stagliano sull'oscurità della parete dinanzi a noi. Le porte delle camere sono in ossidiana e oro massiccio.

"Nessun essere magico può avvicinarsi a queste camere blindate senza che un goblin della Gringott lo accompagni e gli apra la porta con un suo tocco, poiché sono protette da incantesimi antichi e sconosciuti anche ai maghi più portentosi." Ci spiega il goblin.

"Le due camere sono comunicanti, perciò sarà sufficiente che io vi apra la prima e che disinneschi le protezioni alla seconda perchè possiate muovervi liberamente tra le due.

Badate bene... gli oggetti che custodiscono sono in buona parte maledetti e pericolosi per coloro che non sono i veri padroni... Potrebbero attaccare se non disinnescati adeguatamente." E wui una buona occhiata al vampiro, il wuale ricambia con disgusto.

"Fatemi sapere quando avete concluso la visita..." Conclude il goblin con un leggero inchino nella mia direzione.

Lo ringrazio e mi addentro nella stanza, la cui porta è stata aperta tramite il tocco del goblin.

Caius mi segue, i suoi passi silenziosi dietro ai miei appena scricchiolanti.

Appena mettiamo un piede all'interno, delle lampade a olio si accendono da sole e illuminano completamente l'ambiente.

Scaffali enormi e alti fino al soffitto sono stipati di oggetti di ogni genere: bottigliette in vetro decorate finemente con ingredienti e sostanze etichettate, teschi di animali conosciuti e altri strani, corone antiche e scintillanti di pietre preziose, libri rilegati con copertine pregiate, sgualcite e scollate, teche che contengono oggetti in movimento o esseri che spiano all'esterno...

Poi valanghe di oro, argento, zellini, armi antiche e nuove, abiti di tessuti preziosissimi di epoche diverse ma ben conservati, scatole di bacchette di Ollivander e di Gregorovich piene e vuote, e ancora libri e taccuini impilati, argenteria di ogni tipo...

Ci avventuriamo senza toccare nulla tra la quantità inimmaginabile di oggetti preziosi e antichi che contiene la stanza.

Lo stendardo dei Black pende da una parete: il motto 'toujours pure' brilla in argento sotto lo stemma.

Ci trasferiamo dopo una breve ispezione nella stanza accanto, decisamente più spaziosa, nonostante sembrasse impossibile avere più spazio di quello già presente nella precedente.

Sulle pareti di pietra grezza sono appese spade, lance, elmi e corazze dei più fini metalli e decorati con pietre preziose di grosse dimensioni.

Tavoli lunghi, scaffali, vetrine chiuse da ante, armadi... ogni contenitore è stracolmo di oggetti preziosi per materiale, originalità e composizione.

Molte pozioni e manufatti magici sono contenuti qui, ma anche macabre e orripilanti mutilazioni di creature, come le teste degli elfi domestici, e di esseri non classificabili, probabili frutti di trasfigurazioni e magia oscura.

Caius più volte indica che vari oggetti, vasellame e altro, odorano di sangue. Spesso umano.

E' ricchezza e potenza, la casata Black, ma anche segreti e intrighi, sangue e veleno.

È noto che essere uno di loro significa anche prendersi in spalla le responsabilità e gli scheletri negli armadi che hanno accumulato nei secoli.

E non è facile.

Ci affrettiamo all'esterno, entrambi strabiliati e senza parole dalla impressionante magnificenza e abbondanza di una parte della mia eredità da un cugino che nemmeno conoscevo così bene.

Mi chiedo che cosa mi aspetterà con il resto dell'acquisizione.

Usciamo dalla Gringott che è mezzogiorno passato, perciò decidiamo di fare qualche compera e poi di dirigerci verso l'appartamento non distante da Diagon Alley che ho ottenuto da Sirius per fare un sopralluogo.

Passiamo davanti al negozio di Ollivander e io lo saluto con un cenno della mano, a cui lui risponde allegramente, senza notare l'uomo al mio fianco.

O forse sì.

Ollivander è un mago dalle molte capacità. E un tipo decisamente strano.

Gironzoliamo per vari negozi tra cui il Ghirigoro, stranamente quasi vuoto, una cartoleria, dove compro pergamene, inchiostro invisibile, penne autoscriventi e un paio di taccuini, il serraglio Stregato, dove Caius insiste per comprarmi qualche animale, nonostante io abbia già due gufi molto ubbidienti.

Quando infine cedo, mi prendo uno Kneazle, una specie di gatto ma molto più intelligente e fedele al suo padrone.

Alla cassa una donna formosa e inquietante attende che saldiamo il conto, ma un verso gracchiante e triste mi fa voltare.

Un augurey mi fa gli occhi dolci da una gabbia, ma io non vorrei spendere più di quando abbia già fatto.

Caius nota il mio sguardo e contratta con la proprietaria per pagare il povero uccello nefasto la metà del suo prezzo. Lei ne è più che felice e ce lo lascia portare via quasi a gratis.

È risaputo che certi animali portano il malocchio.

Una delle tante credenze sceme della gente.

Non riuscirò mai a capire perchè piaccio agli animali strani.

Ad esempio, sono la passione di vari tipi di uccelli magici, come gli augurey, ma anche di Thestral, unicorni, demiguise, occamy, draghi... e chi più ne ha più ne metta. Tutti più o meno pericolosi, antipatici alla gente o sfuggenti... Perfino agli orgogliosi cavalli alati sto simpatica. Per Hagrid si tratta di una specie di caratteristica dei miei poteri da strega, come se avessi una vena magica per le creature.

L'oscurità in generale è una importante caratteristica della mia propensione magica.

Usciti dal negozio, ci incamminiamo per la via e seguiamo le indicazioni della mia bacchetta verso l'appartamento, gabbie e acquisti alla mano.

Passeggiamo in viottole per un paio di minuti, finché la punta della bacchetta indica un'edificio piuttosto datato alla nostra destra.

L'indirizzo è corretto, perciò ci avviciniamo alla porta della struttura a tre piani e inserisco la chiave.

Prima di entrare uso 'revelio' e altri incanti di identificazione di incantesimi, maledizioni o trappole, perfino di persone, per controllare la sicurezza del luogo, sapendo che i Black sono molto protettivi verso i loro beni.

Potrei essere il loro erede più diretto e beccarmi una maledizione 'Densaugeo' solo sfiorando la maniglia.

Non notando nulla di insolito, ci chiudiamo la porta alle spalle e percorriamo la casa da cima a fondo.

E' una villetta a schiera più che un appartamento, con 3 piani più la soffitta con tanto di due balconcini sulla strada.

E' un luogo finemente arredato e riccamente decorato con lampadari, carta da parati, tappeti di colori scuri e tenebrosi.

È molto diversa dalla casa a Grimmauld Place, dove sono stata un paio di anni fa per un sopralluogo con Silente, però si respira aria di nobiltà di sangue e di magia oscura.

Due elfi domestici, maschi entrambi, fanno capolino da una stanzetta e si inchinano con il naso che tocca terra alla nostra presenza.

"Padrona... siamo onorati di conoscerla... attendevamo la sua visita con trepidazione. Frick e Quick la serviranno senza riserve, ultima erede dei Black." Ulteriore inchino e poi attendono ordini. Gli stracci che indossano li fanno sembrare due mucchietti di spazzatura con le orecchie.

Caius mi fissa stranito, forse non abituato a tali trattamenti da parte di un servitore al suo padrone. Credo che sarebbe il tipo da adorare tirapiedi come gli elfi domestici. Quasi quasi faccio un tentativo...

Questi esseri sono stati trattati così fin dalla nascita, perciò vanno rispettati senza daglielo a vedere. Altrimenti potrebbero uccidersi o peggio.

"Sinceramente non so quanto mi vedrete qui...

Vedrò di procurarvi il cibo che vi serve, ma non avrete molta compagnia.

Piuttosto, quando sono via badate di tenere linda e perfettamente in ordine la biblioteca al piano di sopra e lo studio. Sono luoghi importanti, quelli." Ordino loro e la risposta è subito pronta.

Annuiscono lieti di avere un compito da portare a termine. Sono grandi lavoratori se trattati come si deve.

Non so quanto possa interessarmene della biblioteca di mogano di sopra... però almeno tiene colla testa apposto i due elfi, già pronti a precipitarsi di sopra e a lavorare come matti.

Vedendo la loro impazienza, li congedo e torno alla mia esplorazione della cucina.

In tutto, la casa è composta da venti locali. Due cucine, una finemente arredata, l'altra più piccola e stretta, tre salotti e quattro camere da letto, un paio dotate di bagno, uno studio con accanto un locale vuoto, forse prima un salottino attiguo, una biblioteca piuttosto fornita, due sale da pranzo incredibilmente distanti dalle cucine, la soffitta e tre balconi, due davanti sulla strada e uno dietro.

Nel pomeriggio faccio uno squillo, durante il programma 'rassettiamo e andiamo a caccia di trucchetti che ci mangeranno il naso', ad Aro dal salotto al piano terra e comunico che è andato tutto bene.

I dettagli li fornirò di persona, riferisco, ma è stato meno faticoso e lungo del previsto.

"Cosa ne vuoi fare della tua eredità immobile?" chiede Marcus, che a quanto pare era di fianco ad Aro quando ho chiamato.

"Non penso di vendere né affittare nulla finché è pulito e sicuro.

La mia famiglia non ha lasciato certo tutto perfetto in attesa che qualche mezzosangue ricco potesse comprare la casa...

Ci sarà qualche mostriciattolo in attesa di fare baldoria.

Non accade finché io sono qui, ma se ci fosse qualcun altro... Vanno stanati, i trucchetti e i pericoli, e messi apposto.

Sarà un'impresa..." Ammetto sbuffando mentre tutti e tre ridono divertiti dalle scelte più che originali della mia famiglia. E per fortuna che ridono.

"Tornerete stasera?" domanda Aro, evidentemente impaziente di avermi lì con loro. Mancano anche a me, seppur poco. Il legame non è così forte dalla mia parte.

"Non so. Tu cosa dici, Caius?" Provoco il biondo, quando so che è tutto il giorno che non pensa a nient'altro che a passare la notte con me... a fare cose poco ortodosse.

È davvero il più impaziente in materia, o così pare.

Sorride di sottecchi e si avvicina.

"Io approfitterei di questa dimora per passare una serata soli soletti, al lume di candela, qualche bicchiere di vino... Insomma, potrebbe portarci ovunque." Mormora malizioso accanto alla cornetta del telefono, certo dell'invidia che sta divorando i suoi fratelli.

E infatti due ringhi sincronizzati si fanno sentire dall'altro capo della linea. E Aro, in veste di perfetto sindacalista, cerca di portare acqua al loro mulino, per sè e Marcus.

"Caius non hai alcun diritto di monopolizzare la nostra compagna... è lei a dover scegliere con chi stare... e comunque oggi non era nemmeno il tuo turno!" Sbotta un irritato, in risposta alle provocazioni del fratello.

"Tranquillo, Lancillotto. Ti riporto indietro la nostra principessa tutta intera, volevo solo divertirmi e farla distrarre un po'..." Scoppiamo a ridere al nuovo ringhio in risposta. Sono come dei cagnolini a cui hanno tolto l'osso.

"Io non riderei tanto se fossi in te, tesoro.

La pagherete cara per esservela svignata così, per avere più spazio e privacy per delle attività che dovrebbero essere condivise..." E qui una buona frecciatina in mia direzione. Non ho intenzione di privarli di nulla... però ho bisogno di agio. Arrossisco violentemente e Caius sorride, stringendomi la mano per rassicurarmi.

Aro sa, come gli altri due, che non mi lascerò andare così facilmente alle loro avance, perfino alle seduzioni più ardite.

Devo conoscerli meglio e innamorarmi seriamente per permettere che anche solo sfiorino il mio corpo senza viverla con ansia e paure fuor di misura. Ormai, sono partita per la tangente...

Devo distoglierli tutti dall'argomento.

"Comunque rientriamo tra un'oretta. Tempo di riprendere gli acquisti che abbiamo fatto, di chiudere la casa e di smaterializzarci via Metropolvere.

Ci vediamo dopo, ragazzi." Li rassicuro, un sospiro appena percettibile da parte loro. Caius mi guarda ancora malevolo, ma si dimostra pronto a seguire le mie istruzioni.

Metto giù la telefonata e scoppio a ridere una seconda volta ripensando alla reazione dei mie compagni.

Sono proprio gelosi e protettivi... ma dentro di me so che non vorrei nulla di diverso.

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Tre quarti d'ora dopo siamo a Volterra, sporchi della fuliggine del camino collegato alla Metropolvere, installato apposta per comunicare con le principali città al mondo.

Un regalo di Silente per il mio trasferimento in Italia.

Il caldo della cittadina italiana mi sorprende, dopo una giornata passata in una ben più fresca e umida Londra.

Aro e Marcus mi abbracciano e baciano a turno, appena mettiamo piede nella sala dei troni, dicendomi che tutti i preparativi per la partenza di domani sono ultimati e che alle sette del mattino l'aereo privato lascerà l'aeroporto verso Seattle.

Annuisco distrattamente, una strana sensazione mi pervade: questo viaggio non è come gli altri. C'è qualcosa di diverso... ma non so cosa.

A questo punto vado a cenare lasciandoli a confabulare e litigare sul tentativo di seduzione di Caius nei miei confronti, più che lecito dato il fatto che è uno dei miei tre compagni.

Ma a quanto pare sembra che non interessi a nessuno ciò che è lecito...

Spero solo che resti un litigio civile...

Mi corico solo dopo aver sistemato il Kneazle e l'Augurey l'uno in una cuccia, l'altro in una gabbia molto grande per dargli libertà di movimento.

Normalmente questa razza di uccello è molto timida e riservata, spaventata dal contatto umano. Questo qui, però, mi si è avvicinato subito e mi ha studiato con interesse mentre preparavo la sua nuova dimora.

Inoltre non ha opposto resistenza quando gli ho chiesto di entrarci. Ha due occhi scuri e profondi, il piumaggio verde petrolio, blu notte e nero. È davvero bellissimo.

Mi metto a letto con il mugolio estremamente dolce e leggero dell'augurey addormentato che concilia il sonno, accompagnato dalle fusa sommesse del Kneazle, entrambi sorvegliati dai miei due gufi notturni, ad occhi aperti, dal loro trespolo sopra l'armadio.

Quei due... le mie guardie del corpo.

Il pensiero della giornata di domani, così impegnativa e lunga, diviene un sottofondo solo leggermente fastidioso grazie alla tranquillità dell'ambiente in cui dormo.