«Se puoi, scrivimi, d'accordo?» lo prega Arsène.
«Ci proverò. Spero di non mettere nei guai nessuno» ragiona Cat.
Con sua sorpresa, Arsène sogghigna. «Ti ho messo una piccola sorpresa, nel quaderno con il galletto. È un codice. Se per te va bene, puoi usarlo per farmi sapere come va laggiù in Toscana.»
Sgrana gli occhi e sospira felice. «Tu sei assolutamente incredibile. Una volta ci ho provato a creare un codice per Hutch e Maloney… Ma quei due non ci hanno mai capito un cavolo, così ho rinunciato. Troppa fatica!»
«Ma ora ne hai uno nuovo da imparare. E io lo conosco già. Quindi nessun problema, giusto?»
Annuisce. «Lo farò. A patto che anche tu mi faccia avere tue notizie.»
«Questo è ovvio. Pensi davvero che mi lascerei scappare la possibilità di vantare le mie nuove avventure?»
Sbuffa una mezza risata e scuote la testa. «No di certo.» La locomotiva manda il suo fischio di avvertimento. Cat rinserra le labbra e posa una mano sulla spalla dell'amico. «Fa' attenzione, d'accordo? Il mondo è un gran casino, e non ho voglia di scoprire che ti è capitato qualcosa di brutto mentre sono lontano.»
Arsène annuisce. «Presterò attenzione, promesso. Cercherò di usare la testa per schivare i guai.»
«Bravo. Ben detto. Ora… Io devo andare, Arsène.»
«Lo so. Sono pronto… credo. Non farti ammazzare da nessuno, va bene?»
«Ehi, io ci provo, sai» tenta di scherzare.
Un momento dopo si ritrova stritolato dalle braccia ossute di Arsène ed è costretto a smettere di pensare per qualche istante.
«Addio, amico mio.»
«Arrivederci, Cat» soffia, regalandogli un piccolo sorriso dei suoi, di quelli un po' misteriosi.
«Stai bene?» mormora la voce di Hutch poco distante dalla sua tempia.
Prova a distogliere lo sguardo dal mondo che scorre fuori dal finestrino per dare attenzione al suo Hutch, ma scopre che è più complicato del previsto.
«Credo di sì» soffia, con l'acuta e opprimente sensazione di aver lasciato una buona parte delle sue certezze sulla banchina di Parigi.
«Andrà meglio, vedrai» tenta di consolarlo il compagno.
«Spero che sia così. Solo, qualche volta ho quasi l'impressione che non mi rimarrà nulla di quello a cui tenevo.»
«Pessimista come sempre, eh? Ma io non ho intenzione di sparire nel nulla, mi dispiace deluderti.»
Finalmente Cat posa lo sguardo su Hutch e, piano, sorride. «So che se esiste al mondo qualcuno che non mi deluderà, quello sarai proprio tu.»
Il viaggio per giungere a destinazione è stato tremendamente lungo, faticoso e forse giusto un pizzico noioso. Ma Cat non si può lamentare più di tanto, perché tutto sommato lo ha trovato decisamente più rilassante di tutti i precedenti spostamenti fatti da quando ha lasciato il New Mexico: niente ossa rotte, né mare, né buio senza fine. Le notti le ha trascorse sonnecchiando avvinghiato a Hutch nella loro cuccetta, tra un dondolio, uno scambio e una stridente frenata al giungere in una stazione. Si sente un po' impensierito perché sa di non avere la padronanza della lingua del luogo che andranno a raggiungere, ma è abbastanza persuaso di potersi spiegare in qualche maniera. Inoltre Pearce ha fatto recapitare un telegramma ai custodi, quindi alla proprietà sanno del loro arrivo e li stanno attendendo. Non è come se stessero per far loro un'improvvisata, no?
«Lo sai, Hutch: ho questa strana sensazione…» mormora Cat, una notte dondolante fra le molte.
Neppure Hutch pare in grado di dormire granché bene in quelle condizioni, e infatti lo ha ascoltato e ora ha la fronte aggrottata.
«Quale sarebbe questa sensazione?» si impensierisce suo malgrado.
«Che in questi ultimi mesi il mio grado di pessimismo sia in ribasso. Ho appena avuto un pensiero positivo e non riesco a spiegarmene il motivo.»
Hutch sbuffa una lieve risata. «Che tu stia diventando ottimista mi stupirebbe, ma al tempo stesso ne sarei molto felice. Ho sempre la tremarella quando ascolto una delle tue previsioni più nere. Devo sempre ricordarmi di non toccarmi le palle per scaramanzia.»
Cat ridacchia piano e gli rifila un piccolo buffetto sul petto. «Scemo» mormora delicato. «Se così fosse, negli ultimi anni avresti dovuto consumarle, visto che ero sempre nei paraggi, pronto a rifilarti una delle mie previsioni catastrofiche.»
«Per fortuna, mia ma anche tua, sono ancora intatte. Scherzi a parte, posso chiederti qual era questo tuo pensiero positivo?»
«Immagino di sì. Mi sono fatto l'idea che il nostro arrivo alla proprietà dei Dussac sarà ben accolto, dato che è stato preparato tutto in modo minuzioso.»
Sorride, Hutch, perché anche lui ha espresso a mente più o meno lo stesso pensiero. Posa un lieve bacio sulla fronte del suo ragazzo e sospira rilassato.
«Credo proprio che andrà così. E spero sia un posto carino e accogliente. Se in aggiunta ci potremo trascorrere qualche tempo sarebbe anche meglio, così avremo l'opportunità di stare un po' tranquilli» mormora, quasi sognante a tale prospettiva.
«Sarebbe meraviglioso» concorda Cat, poggiando il capo sulla spalla di Hutch e mugolando deliziato.
Il convoglio locale che sta giungendo in stazione è l'ultimo che avranno a disposizione. Per il prossimo spostamento dovranno affidarsi a un qualche genere di veicolo trainato da equini, sperabilmente cavalli, ma non sono mai stati troppo schizzinosi al riguardo (Hutch e Cat, per lo meno, per quanto concerne Maloney non potrebbero mettere la mano sul fuoco). Per loro fortuna, prima di salire sul treno che a breve lasceranno, Cat e Maloney si sono fermati al primo ufficio telegrafico disponibile e hanno inviato un breve telegramma alla coppia di custodi. In questo modo, sperabilmente, saranno raggiunti da una qualche vettura. Trascinarsi appresso tutti i loro bagagli a mano, nella ricerca disperata di una proprietà dispersa fra le colline toscane non è certo una prospettiva allettante. Ma non è il caso che si faccia prendere di nuovo da istinti pessimistici; hanno lavorato bene e i loro sforzi daranno sicuramente i loro frutti (quasi sicuramente).
«Cosa c'è scritto?» domanda Hutch, perplesso.
«Non ne sono sicuro. Sembra il nome di una località» replica Cat, incerto.
«Ah, come quelle che ci sono sfilate a fianco mentre arrivavamo qui. Ma questa qui sarà quella giusta?»
Cat consulta gli appunti di Arsène sul quaderno del galletto (come lo ha soprannominato lui nell'ultima settimana), si scompiglia un poco i capelli e finalmente trova quel che stava cercando. «Sì, uhm… Querc- Quirca- Quercia- Nh! Comunque sia, la stessa parola che c'è scritta su quel cavolo di cartello» si spazientisce.
Hutch ridacchia ma evita di commentare. «Ottimo. E allora non ci resta che scaricare di nuovo tutti i nostri bagagli e aspettare che qualche anima buona ci venga a raccattare.»
«D'accordo» conviene Cat. «Speriamo che sia l'ultima volta che li tiriamo giù» lamenta.
«Già. Chi diavolo si era reso conto che avevamo accumulato tutta quella cianfrusaglia negli ultimi tempi?» bercia Hutch, guardando storto Maloney che invece finge con perizia di essere ammaliato dal paesaggio.
Che sia sorpreso è la pura verità. Prima di intraprendere quel viaggio dall'America, quando dovevano traslocare, quel che si portavano dietro erano giusto un paio di valige (se erano molto fortunati e c'era rimasta roba ancora integra a sufficienza da poterne riempire due, altrimenti nemmeno quelle).
Meno di mezz'ora dopo avvistano un piccolo calesse trainato da un cavallo da tiro che così, a prima vista, sembra più massiccio del veicolo che si porta a spasso. Cat sorride divertito a quella vista, mentre Hutch sbuffa stizzito.
«Tanto valeva caricare tutto sul cavallo» borbotta contrariato.
«Certo, ma poi noi avremmo dovuto farcela a piedi. E dagli appunti di Arsène sembra che manchi ancora una buona quantità di strada.»
«Bah!» taglia corto Hutch, caricandosi in spalla un paio di valige per abbreviare i tempi e gli eventuali convenevoli.
A cassetta del carretto c'è un uomo piccolo, magro e abbastanza anziano. Cat gli darebbe non meno di settant'anni. Eppure dal modo in cui smonta dal veicolo ha il dubbio di doversi ricredere: sembra una lepre.
«Buongiorno!» esclama l'omino - lepre. «Bessy?»
Cat sorride di nuovo. Sembra proprio una buona giornata. «Lui» indica, mostrando il suo bestione carico come un mulo.
Gli occhi dell'omino - lepre si spalancano sbalorditi, facendolo somigliare a un gufo. «Oh… Buongiorno!»
«Eh, sì… buonanotte» bercia Hutch. «Glielo dici tu che le valigie pesano e le vorrei caricare sul suo carretto prima che faccia notte?» sbotta, rivolgendosi a Cat.
Ma Cat ormai si sta divertendo un mondo e guardare l'omino - lepre che fissa attonito Hutch e Hutch che cerca di incenerire l'omino - lepre con lo sguardo.
Alla fine, impietosito, prova a spiegare, un po' a parole e un po' a gesti, quel che vogliono fare, e miracolosamente nel giro di dieci minuti o poco più i loro bagagli sono caricati sul carretto e loro tre si stringono assieme nel poco spazio rimasto e si guardano attorno incuriositi mentre l'omino - lepre conduce il suo enorme equino lungo le campagne toscane.
