Capitolo 12: non sciupare il mio nome
I Leagan salutarono i loro ospiti. Molti di loro preferirono abbandonare la villa la mattina stessa, scioccati da quel furioso litigio. I più anziani invece, avevano trovato quella piccola baruffa, come l'avevano battezzata loro, molto divertente e un diversivo dalle solite cerimonie.
"La prossima volta mia cara Sarah organizzerai le nostre feste. Vogliamo lo stesso divertimento".
Sarah arrossì e annuì leggermente con il capo.
Verso mezzogiorno scesero i pochi ospiti rimasti: i ragazzi Andrews, i loro amici e i figli dei Leagan. Eliza aveva un livido che partiva dalla tempia sinistra fino ad arrivare a metà guancia. Parte dell'occhio era cerchiata di viola. Anche il braccio e parte della gamba doleva. Tom, Neal e tutti gli altri erano pieni di lividi ed escoriazioni. Il povero Terence aveva anche una medicazione sulla parte superiore della testa. Il ragazzo guardava con rancore Eliza.
Candy era vicina ai suoi fratelli e in compagnia di Annie e Patty.
Sarah invitò tutti per un semplice brunch.
Durante il pranzo Albert si scusò con Tom per averlo aggredito, Tom si scusò con Terence per averlo picchiato, i ragazzi Andrews si scusarono con i ragazzi Granchester…
"E tu Neal, non fai le tue scuse a Tom", lo canzonò Archie.
"Neal stava difendendo l'onore di sua sorella", rispose Tom.
"Quale onore", dissero divertiti Archie e Stear.
Sia Daniel che il giovane Stevens sbatterono un pugno sul tavolo. I ragazzi Andrews guardarono esterrefatti quella scena.
"Non è educato parlare in questo modo della giovane figlia della famiglia che ci sta ospitando", disse Anthony nel tentativo di distrarre i suoi fratelli.
Eliza si alzò, chiese il permesso ai genitori di ritornare in camera sua. Il padre non acconsentì e lei si rimise a sedere delusa.
"Signor Leagan", disse Tom.
"Si ragazzo", rispose l'uomo.
"Credo che sua figlia non si senta molto bene", fece un sospiro: "È stata una brutta caduta. Con il vostro permesso vorrei accompagnare vostra figlia nelle sue stanze".
"No", disse secco Neal.
"Daniel Leagan", disse con tono autoritario suo padre: "Tom hai il mio permesso".
"No, padre, lui in realtà è il figlio di un…"
Neal non finì la frase perché si beccò in pieno viso una torta. Archie scoppiò a ridere. Stear faceva l'innocentino. Candy cercava di trattenersi, ma l'aspetto di Neal era troppo divertente. Ricordava uno dei clown del circo di Boston. Scoppiò anche lei in una risata cristallina. Questo fece infuriare ancora di più il ragazzo.
"Non ridere di me dannata orfana". Rosso in viso si avvicinò minaccioso a Candy. I suoi fratelli e i loro amici si alzarono pronti a difendere la ragazza.
"Daniel Leagan, vai in camera tua. Non so che cosa ti sia preso. Francamente ragazzi mi avete deluso tutti. Non mi aspettavo un comportamento simile da parte vostra. Dovrò informare vostra zia". L'ultima frase era velata di ironia cattiva. I ragazzi però notarono lo stesso questa cosa.
"Nostra zia ci ha educato così", rispose ironicamente Archie.
"Questa è buona", rispose divertito Stear.
Il patriarca dei Leagan detestava l'altro ramo della famiglia. Quello più ricco, quello di nobili origini. La famiglia più importante di Boston. I ragazzi sapevano di quest'odio e si divertivano ad irritare l'uomo e tutto il suo clan. Fece un sospiro e congedò tutti. Tom prese la mano di Eliza. La ragazza la ritirò subito, ma il giovane insistette. Quando arrivarono Tom la ringraziò per aver mentito. Prese la mano della giovane e chinò il capo verso di essa. Eliza arrossì. Tom sorrise e inclinò la testa verso il suo volto.
"Mi piace l'effetto che ho su di voi signorina Leagan", sussurrò suadente.
Eliza era troppo vicina, troppo invitante. Tom cominciò ad accarezzare delicatamente la guancia illesa. Stava per baciarla quando sentì dei passi venire nella loro direzione. Non voleva compromettere Eliza. Tom sapeva che in quell'ambiente, bastava anche un semplice bacio per rovinare la reputazione di una ragazza. A malincuore si allontanò da lei.
"Spero di rivederla presto signorina Leagan", disse.
oOo
"Hei cugino, hai intrapreso un nuovo lavoro? Fai il clown ora, e in quale circo?".
I ragazzi non smettevano di prendere in giro Neal.
"Adesso basta, state esagerando", disse Anthony.
"Ci stiamo solo divertendo un po' fratellino", disse Stear.
"Solo un po'", li fece eco Archie.
Anthony sospirò. Voleva molto bene ai suoi fratelli, ma alcune volte esageravano. Soprattutto Stear. Era lui il capobranco della famiglia, lui l'istigatore. Archie, nonostante litigasse costantemente con il fratello maggiore, era il suo braccio destro.
Neal si ritirò nelle sue stanze. Sapeva che i suoi cugini sarebbero tornati a casa oggi stesso. Voleva vendicarsi dell'affronto subito e doveva vendicarsi anche su di lei.
-Non dovevi ridere di me orfanella. Ora la pagherai cara- pensava.
-Si, ma come posso vendicarmi di lei… come-
-Pensa Neal, pensa. Cosa potrebbe darle fastidio, cosa potrebbe ferirla-
Chiuse gli occhi, ma le uniche immagini che vedeva erano legate a lei. Le sue gote di un rosa acceso perché stava ridendo di lui, i suoi occhi spalancati perché aveva paura di lui. La setosità della sua pelle, la morbidezza delle sue labbra. E ancora gli occhi, quegli occhi così radiosi quando rideva. Così profondi che potevi vedere la luce della sua anima. Un'anima pura, gentile, sensibile, innocente, vulnerabile… così piena d'amore verso il prossimo, così bella.
-La mia Candy- pensò.
-La mia Candy… ho davvero pensato a questo. No è ridicolo. È un'orfana, non è nessuno, non ha nessuno. No, no, no… maledizione Neal scaccia questi pensieri-
"Candy ti aiuto con le valige?", chiese Terence.
"No fratello, aiuto io la ragazza con i suo bagagli", fece eco Albert.
Neal fu nuovamente preso dalla gelosia. Si avviò lungo il corridoio guidato solo dalle voci.
"Siete tutti così gentili, ma posso fare da sola…"
"No, non puoi, hai sei valige da portare", disse Terence.
Cominciarono a discutere tra loro su chi dovesse aiutare Candy, quando intervenne Neal che prese due dei bagagli della ragazza.
"Voi due portate gli altri", disse secco Daniel.
"Neal", disse Candy: "Neal", ripeté.
"Non sciupare il mio nome orfanella".
