Capitolo 14: pensieri, desideri, sogni
Pov. Tom
Tom si sdraiò sul letto. Era visibilmente stanco, ma felice di sapere che la signora Andrews lo avrebbe appoggiato per conquistare il cuore di Eliza.
Ripensò alla notte passata con la ragazza: da sogno. Lei era così eterea e lui aveva paura che Eliza scomparisse come per incanto.
-La mia dea incantatrice-
Sorrise a quel pensiero. I problema era farla diventare la sua fidanzata. I suoi genitori non sarebbero stati un problema. La signora Elroy avrebbe provveduto a questo.
-Prima un fidanzamento combinato, poi il corteggiamento per arrivare al suo cuore. Credo sia la mossa più giusta da fare. Non ho mai voluto una relazione basata sulla convenienza, ma non posso aspettare. Ci sono altri pretendenti alla sua mano. Devo agire in fretta. Domani parlerò con la zia… zia- Sorrise a quel pensiero.
Erano sempre stati lui e i suoi genitori… e naturalmente Candy, che il ragazzo considerava come una sorella. Ma ora aveva una zia, e dei fratelli. Acquisiti certo, ma pur sempre fratelli a cui lui voleva bene. Sentimento ricambiato.
Ripensò alla prima volta che aveva visto Eliza, al collegio Sant'Mary. Avevano entrambi 6 anni. Lei era buffa. Cercava di darsi un certo decoro, ma si vedeva che era spaventata. L'espressione che aveva quel giorno, imbronciata e corrucciata, non le si addiceva proprio.
A quel tempo era pienotta, ma non in modo esagerato. Aveva guance di un rosa acceso, una bocca a cuore. I capelli ricci con bellissime sfumature tizianesche, erano tenuti in ordine da un fiocco dello stesso colore dell'abito.
Ricordò il suo profumo: fiori d'arancio. Un profumo lieve, ma buonissimo e adatto alla sua giovanissima età.
E gli occhi, quei bellissimi occhi castani con le stesse sfumature rosse dei capelli e una punta di verde scuro.
Ricordò che la prima volta che la vide fu lui ad arrossire, quando i loro sguardi si incrociarono.
Tom sorrise ancora di più e capì che era da quel giorno che lei lo aveva colpito al cuore. Era solo un bambino allora, non ancora conscio del sentimento che provava per lei.
Il sorriso del ragazzo si allargò ancora ripensando alla prima volta che aveva fatto arrossire Eliza. Era arrabbiato per come lei e il fratello trattavano Candy, ma non riuscì a non sentirsi lusingato da quel rossore. Da quel momento ogni volta che la incontrava cercava sempre di farla arrossire. Si sentiva compiaciuto dalla sua reazione, e gli piaceva.
Ripensò al loro primo bacio quando entrambi avevano quattordici anni, e alla frase detta dopo: le ferite dell'amore, si curano con l'amore stesso. Le avrebbe dato amore. Un amore diverso da quello genitoriale, ma pur sempre amore.
Sia alzò e uscì fuori a prendere una boccata d'aria. Anche se era stanco, era troppo emozionato per prendere sonno.
Fuori c'era una leggera brezza, la stessa della sera precedente. Inspirò profondamente e sentì l'odore dei fiori d'arancio mischiato a quello del gelsomino.
-Il suo primo profumo… il suo ultimo profumo- pensò.
Si incamminò verso il lago così simile a quello di villa Leagan. Si addormentò sull'erba cullato dal rumore dell'acqua, dalla brezza, dal profumo, ma soprattutto dal pensiero di lei, dai baci e dalle carezze di quella sera.
-Angelo mio- sussurrò.
Pov. Eliza
Eliza non riusciva a dormire. La guancia e la parte sinistra del corpo le facevano male. Aveva chiesto una camomilla, poi del latte caldo, ma queste bevande non avevano fatto effetto. Sapeva che sua madre prendeva delle pillole e chiese alla sua cameriera personale di portargliele.
Non riusciva a scrollarsi di dosso la sera precedente e la mattina dopo.
Eliza prese la prima pillola.
-Ti odio Tom, come ti sei permesso di invitarmi a ballare con te… come-
Prese una seconda pillola.
-Perché mi hai baciata quel giorno, perché hai cercato di baciarmi questa mattina… perché-
Eliza cominciò a piangere. Prese una terza pillola.
La ragazza ricordò la prima volta che aveva notato Tom. Aveva detto una cattiveria all'orfana e lui era intervenuto in difesa della sua amica. Lei era arrossita per quello che lui le aveva detto. Da allora arrossiva sempre ogni volta che lo vedeva, ogni volta che lui la guardava con interesse.
Prese una quarta pillola.
Eliza pensò al loro primo bacio. Stava tentando di trattenere le lacrime dopo essersi separata da suo fratello. Ma quel dolcissimo bacio l'aveva disorientata. E la frase sussurrata da Tom al suo orecchio: le ferite dell'amore si curano con l'amore stesso, l'avevano confusa ancora di più.
Prese una quinta pillola.
La ragazza cominciò a piangere.
-Perché mi hai fatto questo Tom. Perché sei entrato nella mia vita… perché Tom-
La sesta pillola.
-Ti odio Tom. Ti odio con tutto il cuore-
La settima pillola.
Sia alzò barcollando. Aveva bisogno d'aria. Stava per scendere le scale quando il demone del sonno prese il sopravvento.
"Ti amo Tom", sussurrò appena.
"ELIZA", gridò Neal.
Pov Neal.
Neal era nella biblioteca. Provò a leggere alcuni libri, ma non riusciva a concentrarsi. La sua mente era occupata da un solo pensiero: Candy.
Provò a ricordare le ragazze che aveva sedotto nel corso degli anni per scacciare quella ragazza dalla sua mente. Ma ora che le ricordava si era reso conto che ognuna di loro aveva una caratteristica della cugina acquisita: a volte le labbra, a volte i capelli, a volte gli occhi…
-Dannata orfana- pensava.
Sbuffò. Si affacciò all'enorme vetrata della sala lettura. Guardò fuori. Ripensò alla notte precedente e a quello che aveva fatto con lei. Il desiderio per lei ritornò ancora più forte.
-Che cosa mi hai fatto, orfanella-
Chiuse gli occhi. Aveva bisogno di vedere il suo volto nella sua mente. Ricordò quando l'aveva vista scendere dalla carrozza. Non l'aveva riconosciuta subito. Nella sua mente i lineamenti di lei erano bellissimi, ma ancora acerbi. L'aveva trovata irresistibile in quel frangente, così diversa dalle altre. Era sbocciata come l'orchidea più rara. Sentì il bisogno di ricordare i baci che lui le aveva dato e quello che stava per darle sei anni fa. Da allora nulla era cambiato. Lei era sempre nella sua testa. Dal giorno della sua adozione.
Sorrise pensando al gioco che aveva fatto alla fine della festa organizzata da sua madre. Si era divertito a recitare la parte del lupo con lei. Perché era così che si era sentito quando l'aveva messa alle strette e dopo quando l'aveva catturata e baciata con più passione. Voleva vedere il suo bellissimo viso impaurito. Lo faceva sentire forte.
Allargò ancora di più il sorriso pensando al prossimo incontro con lei. A quello che avrebbe fatto con lei. Baci, carezze e qualcosa di più. Si inumidì le labbra con la punta della lingua.
-Sei mia orfanella-
Questa consapevolezza lo fece ridere di gusto. Si sarebbe vendicato di lei. L'avrebbe sedotta e poi abbandonata.
Uscì dalla stanza ancora sorridente. Sorriso che si cancellò subito dopo vedendo Eliza barcollante che scendeva le scale.
"ELIZA", gridò.
Pov. Candy
Candy dormiva profondamente. Ogni tanto inclinava gli angoli della bocca in un dolcissimo sorriso. Sognava stralci della sua infanzia. Il suo arrivo al collegio Saint. Mary quando aveva 6 anni. La dolcezza di suor Claretta, l'amicizia con Tom e la quasi amicizia con un bambino della sua stessa età.
Lei era dall'altra parte della rete che separava le bambine di bassa estrazione sociale rimaste orfane, dalle bambine di alta estrazione sociale.
Lui era insieme a un altra bambina leggermente paffuta e a quelli che dovevano essere i genitori. Teneva stretta la mano della bambina, le diede un veloce bacio sulla guancia e si congedò da lei. Mentre si stava allontanando con la sua famiglia, una folata di vento aveva fatto volare via il berretto del bambino e lui prese a rincorrerlo, mentre la madre gridava di lasciare stare, perché ne avrebbero comprato un altro.
Il copricapo fini proprio accanto alla rete.
"Ciao", disse Candy.
"Ciao", rispose il bambino sorridente: "Come ti chiami" chiese.
"Candy, e tu?"
"Daniel, Daniel Leagan, vieni subito qua", disse ad alta voce sua madre.
Il bambino si voltò verso sua madre: "Arrivo", grido. Poi guardò Candy, "Studi in questo collegio?", chiese.
"No, vivo qua dentro. Non ho più i genitori", disse Candy.
"Sei un orfana allora?"
"Si", rispose la piccola.
"Mi dispiace tanto". Neal era sincero.
"Daniel Leagan", ripeté sua madre.
"Ora devo andare. Avvicina il viso per favore", chiese il bambino.
Candy avvicinò il volto e Neal le diede un leggero bacio a fior di labbra.
"Sei molto carina, spero di vederti ancora. Ciao"
viriG, Mia Brower Graham de Andrew, mcvarela… grazie per il supporto
