Capitolo 9: Port Angeles

Esme e Carlisle tornarono a sera inoltrata. Erano andati nella ex tipografia con la speranza di trovare Sabrina e il piccolo Jake. Ma non c'era più nessuno, nemmeno il cane. La signora Cullen nutriva ancora una debole speranza. Diceva tra se e se: -torneranno, hanno lasciato ogni cosa, non hanno preso niente, torneranno-. Ripeteva questo come un mantra dentro di se.

Edward percepì i suoi pensieri. Si sentiva in colpa. Sapeva che in parte era colpa sua e dei suoi fratelli. Non dovevano seguire di nascosto il padre, non dovevano entrare come delle furie a casa loro, non dovevano attaccarli. Ora poteva essere tutto perduto e la loro madre non avrebbe mai più abbracciato i figli. Stava per chiedere scusa quando intervenne Eleazar.

"Carlisle, Esme, abbiamo continuato a leggere il diario di quel mostro. Gli ha torturati nel tentativo di domarli, addomesticarli. Riteneva la loro bontà d'animo, la loro sensibilità, la loro umanità un problema per se stesso. Quel mostro ha fatto cose orribili a quei ragazzi. Nemmeno i Volturi sono così crudeli… nemmeno loro".

Esme fremette e si aggrappò al braccio del marito.

"Devo trovarli. Renesmee tesoro tu li conosci meglio di noi, ti prego dimmi dove sono andati. Ti scongiuro". La signora Cullen ricominciò a piangere.

"Non so dove sono nonna. Posso dire solo una cosa, dottore cattivo è il modo in cui Jake chiama il dottor Frankenstein. Tuo figlio percepisce la sua presenza. Quel mostro è vicino e loro sono andati a caccia".

Esme vide gli sguardi di terrore dei suoi figli e dei Denali. Gli occhi della donna si spostarono verso il diario di quell'orribile vampiro.

"No, no, no! Se li prende cosa farà ai nostri figli. Dobbiamo cercarli, dobbiamo cercare aiuto. Richiamiamo i testimoni, anche i Volturi se è necessario…".

Carlisle abbraccio sua moglie nel tentativo di calmarla. Cosa piuttosto difficile in quel frangente.

"Va tutto bene amore mio…"

"NOOO! NON VA BENE", gridò la donna.

Tanya e Kate intervennero per aiutare Carlisle a calmare Esme.

"Andremo noi". disse Garrett. Cercheremo una traccia, qualcosa che ci riconduca a loro.

"Veniamo anche noi", dissero in coro i ragazzi e le ragazze Cullen.

"Io vado alla riserva. Devo avvertire tutti del pericolo", disse Jake.

"Porta anche Rensmee con te", disse Bella.

"No, voglio venire con voi", rispose Nessie.

"No ragazzina, tu vai con Jacob e non voglio sentire alcun lamento", la rimproverò la madre.

La bambina sbuffò.

"Bene direi di cominciare le ricerche partendo da casa loro. Forse troveremo qualche traccia".

"Ho visto una mappa sul tavolo. Port Angeles era segnata con un cerchio rosso", disse Carlisle.

"Allora andiamo subito là", disse Garrett.

Verso mezzanotte arrivarono a Port Angeles. Provarono a fiutare l'aria. Cerano diversi profumi. Continuarono a spostarsi a velocità vampiro finché non percepirono un profumo particolare. Più si avvicinavano e più il sentore diventava forte. Evan, la figlia di Caius, aveva quell'odore: il profumo dei fiori di gelsomino. Raggiunsero la Port Angeles School.

"Siamo fortunati ora sento anche altri profumi simili a quelli descritti nel diario", disse Eleazar.

Le persone che stavano cercando si erano rifugiate in un area abbandonata dell'edificio. Quando entrarono trovarono Evan in preda a una forte crisi epilettica. Accanto a lei Didyme, Jake, Bree e un'altra ragazzina, la figlia di Amon. Quest'ultima si parò di fronte alla sua famiglia pronta a difenderla. Stava per colpirli con il suo potere quando fu richiamata dalla madre. La donna si alzò e andò loro incontro.

"Buonasera, mi chiamo Carlisle, Carlisle Cullen".

"So chi è lei signore. I miei figli mi hanno parlato di lei e della sua famiglia".

"Non abbiamo intenzioni ostili, non vogliamo farvi del male".

"Bugiardo", disse la figlia di Amon.

"Tesoro", la richiamò sua madre.

"Mamma sono cattivi, non devi credere alle parole di questo imbonitore".

La bambina serrò i pugni. Carlisle sorrise nel vedere quella ragazzina così protettiva nei confronti della sua famiglia.

"Nessuno di noi vuole fare del male alla tua famiglia". Il dottor Cullen cercò di rassicurare la ragazzina.

"Davvero e come mai uno dei suoi guarda con disappunto mia sorella Bree?"

Carlisle si voltò e vide Jasper che osservava la bambina immortale.

"Jasper, no. Siamo venuti in pace".

"Conosci la legge papà. I bambini immortali sono pericolosi".

"Lei non è pericolosa. Noi le stiamo vicino e l'aiutiamo sempre. Non è colpa sua se fa fatica a contenere la sua sete di sangue. Lei ucciderebbe una persona obesa perché non riesce a smettere di mangiare? E poi noi siamo molto più bravi di voi. So che Jasper voleva mangiarsi Bella quando si era ferita con la carta regalo il giorno del suo compleanno e Rosalie voleva mangiarsi sempre Bella quando stava morendo dissanguata dopo aver partorito. Noi non lo avremo mai fatto". Il tono della ragazzina era saccente.

Carlisle guardava con curiosità quella bambina.

"Volevano mangiarsi la vostra preziosa Bella e come mai sono ancora vivi. Fate sempre due pesi e due misure Cullen", sputò la piccola.

"Perché mi odi così tanto", chiese Bella.

"Davvero! Te lo stai chiedendo", disse irritata.

"Tesoro ti prego", implorò Didyme.

"No mamma. Basta proteggere questa stronza anche dalla verità".

"Jenna", la rimprovero Didyme per il linguaggio.

Edward si avvicinò alla ragazzina e lei lo scaravento in una stanza adiacente con la sua onda sonora. La forza fu tale che sfondò il muro. Bella cercò di fermare l'ibrido, ma Jake si parò di fronte alla sorella.

"FERMATI BELLA", gridò Esme.

Bella sospese l'attacco e corse da suo marito.

"Il bambino ha dei poteri", disse Eleazar.

"Cosa?", fece eco Esme.

"Ha un dono, no più di uno. Ha un potere simile al tuo Kate e ha anche un potere che non riesco a comprendere bene. Vedo dei numeri…". Eleazar era sbalordito. Guardo gli altri e poi Didyme.

"Mio figlio…"

"È MIO FIGLIO, NON TUO FIGLIO, LUI È MIO", gridò Esme.

Kate e Tanya cercarono di calmare Esme. Il dottor Cullen nel frattempo si era avvicinato a Evan.

"Da quanto tempo è in quelle condizioni", chiese.

"Circa 40 minuti", rispese Didyme.

"Cosa?", disse allarmato Carlisle.

Evan cominciò ad assopirsi. Aveva ancora qualche lieve spasmo.

"Ha nutrito sua sorella Bree?", chiese.

"Si", rispose Didyme.

"Come nutrito", chiese incuriosito Garrett.

"Donano il loro sangue. Anche se è velenoso, non nuoce ai vampiri e sembra che sia molto nutriente. Queste cose me le ha dette Renesmee".

"Donate il vostro sangue?". Garrett guardò sorpreso la bambina che aveva messo Ko Edward.

"Si, perché hai qualche problema a riguardo?"

"No, trovo solo che sia incredibile e straordinario. Io vorrei conoscervi meglio", disse Garrett.

"Perché?", rispose diffidente la ragazzina.

Il vampiro sorrise e tese la mano alla bambina. La ragazzina sputò nel palmo della mano del vampiro.

"Jenna, non è così che ti ho educata!"

La piccola si morse le labbra. Tornò accanto a sua sorella Evan. Scabbia leccava il viso della bambina nel tentativo di darle un po' di conforto e lenire il dolore. Jake si posizionò vicino a Bree. La sua mano cominciò a caricarsi di elettricità. Esme tentò di avvicinarsi a suo figlio, ma Didyme le si parò d'avanti.

"Non ora, Jake deve fidarsi prima".

Esme era risentita per la risposta della donna. Didyme si avvicinò alla donna.

"Mi perdoni signora Cullen, non volevo offenderla, ne sminuirla". Didyme fece voltare la donna verso Jake, "Guardi la mano di Jake. Il bambino è pronto ad attaccare tutti quelli che si avvicinano ai suoi famigliari. Le avrebbe fatto molto male. Deve conquistare la fiducia di suo figlio. Lui deve capire che non siete un pericolo per suo fratello, le sue sorelle e per me. Jake è autistico, si avvicini lentamente e tocchi leggermente la sua guancia. Niente abbracci per ora. Deve essere lui a chiederli".

Esme riuscì a dire un semplice grazie. Si avvicinò a suo figlio, ma il desiderio di tenerlo tra le braccia era troppo forte. Jake urlò per primo seguito subito dopo da Esme. Il bambino aveva colpito la madre con una forte scarica elettrica. Carlisle si avvicinò a sua moglie. I Cullen e i Denali erano sorpresi e allarmati. Kate provò ad avvicinarsi, ma il piccolo Jake trasformò il bagliore elettrico contenuto nel palmo della mano in una frusta elettrica. Decapitò di netto la vampira. Jasper era sul punto di attaccare, ma fu fermato da Eleazar e la sua compagna Carmen.

"Non è così che risolveremo la cosa". Eleazar guardò allarmato il figlio di Esme. Urlava e si colpiva la testa con il palmo della mano.

Jenna e Didyme si erano avvicinate al piccolo ibrido. La sorella tiro fuori dei piccoli contenitori cilindrici. Cominciò a giocare a scacchi con Jake. Il bambino si calmò all'istante.

"Vi chiedo scusa per…", la compagna di Marcus non riuscì a finire la frase.

"Non è colpa di Jake mamma, è colpa loro. Li avevi avvertiti", disse con rabbia Jenna.

Esme comincio a stare meglio. Tanya nel frattempo aveva aiutato la sorella a rimettersi in sesto.

"Straordinario, non solo può emanare elettricità dalla sua mano, ma riesce a trasformare tale energia in un'arma fisica", disse Eleazar. Persino Kate era sorpresa. Si chiedeva se sarebbe riuscita a fare altrettanto con un po' di allenamento.

Didyme si avvicinò a Esme e aiutò la donna a rialzarsi.

"Jake non ama essere toccato da persone estranee. Deve conquistare la sua fiducia".

"E anche la nostra", fece eco Jenna: "Ma non credo che ci riuscirete, siete cattivi".

"Ancora con questa storia. Noi non siamo cattivi, il dottore che vi ha creato e un mostro, così come i Volturi". Il tono di Bella era alterato.

"I Volturi sono cattivi, cosi come il Dottor Frankenstein. Ma loro non fanno finta di essere buoni", rispose la ragazzina.

"Calmiamoci tutti ora", disse Carlisle. Poi rivolse un messaggio mentale all'unico vampiro presente che poteva leggere la mente.

-Edward. Mike ha detto la stessa cosa. Da quello che ho capito abbiamo fatto del male a qualcuno… anzi qualcuna, ma non so a chi si riferiscono. Prova a leggere nei loro pensieri. L'unica cosa che so è che questa persona piace molto a Renesmee-

Edward provò a leggere la mente di Jake. Ma era come essere dentro a un buco nero. Provò con Evan, ma la bambina aveva come una nebbia nella sua testa. Lesse la mente di Didyme, ma vide solo angoscia verso i suoi figli. Cercò di leggere la mente di Bree, ma vedeva solo paura. Alla fine rivolse la sua attenzione a Jenna. Quest'ultima aveva capito che cosa stava facendo il leggi mente della famiglia Cullen. Edward rimase sorpreso e divertito nel vedere la mente della bambina.

Si avvicinò a suo padre.

"Papà non ho visto nulla. Jenna ha capito che stavo leggendo le loro menti e mi ha mostrato un immagine davvero divertente. Io dentro un calderone bollente e lei vestita da strega che preparava uno stufato di vampiro con il mio corpo smembrato". A Edward scappò una risatina: "È una bambina alla fine".

Carlise guardò sorpreso il figlio. I suoi occhi osservarono Jenna e Jake che giocavano a una loro versione degli scacchi. Sembrava molto complessa. Esme si avvicinò a loro.

"Non posso neanche toccarlo". Esme ricominciò a piangere.

Didyme si avvicinò alla donna e sussurrò: "Lo potrà fare, ma deve dare tempo al tempo".

"Grazie", rispose la donna.

Carlisle osservò la scena. Didyme non sembrava sconvolta nel vedere Esme piangere. Capì che anche lei aveva versato lacrime per i suoi figli. All'improvviso si rese conto che avevano perso troppo tempo all'interno dell'edificio. C'erano solo i più piccoli della famiglia, ma non i grandi. Loro erano la fuori, erano a caccia... erano in pericolo.