L'aroma del tè saliva dalla ceramica scivolando nell'aria e deliziando, con il suo inconfondibile aroma, le narici che aspiravano lentamente l'odore intenso della miscela. Forte e robusta. L'ideale per risvegliare la mente dopo una notte di meritato riposo.

Mu aprì gli occhi, riconnettendosi al mondo dopo aver pregustato ciò che le sue papille si apprestavano a saggiare per l'ennesima volta, fissandoli davanti a sé, in un'immagine ancora più piacevole del gusto. Il meraviglioso panorama che aveva la fortuna di ammirare da un punto ben preciso della sua casa.

In un gesto del tutto naturale, aggiunse una goccia di latte al tè, mentre la sua fantasia divagava pensando di aver scelto quella casa in cui vivere proprio per questa ragione... la spettacolare vista sul giardino nazionale di Atene. E da quando l'estate, ormai da un pezzo, aveva ceduto il passo alla sua stagione preferita, non c'era scusa che non usasse per sedersi di fronte alla grande finestra della cucina e godere di quel panorama incredibile. Autunno... non esisteva una stagione ugualmente magica... la natura si vestiva dei caldi colori abbandonati su vecchie tavolozze da tutti i pittori del mondo, per dare loro una nuova vita ed omaggiarne la bellezza.

O almeno era così che Mu la vedeva.

Il liquido intenso e corposo punse sulla lingua prima di scivolare in gola e riscaldare il petto. English breakfast... non c'era niente di meglio per cominciare la giornata, sebbene Mu non avesse difficoltà a trovare scuse per berlo anche in altri momenti. Scostò i suoi lunghi capelli lilla portandoli di lato sopra una spalla, mentre un sospiro di piacere salì dallo stomaco per uscire in un gemito sommesso e deliziosamente profumato. Non aveva voluto tagliarli. Sebbene fosse piuttosto raro trovare in Occidente uomini con i capelli lunghi quanto i suoi, non aveva mai neanche voluto accorciarli... in fin dei conti rappresentavano una delle poche tradizioni che ancora lo legavano alla sua terra natale, e non vi avrebbe rinunciato, o almeno non per il momento.

Sorrise, mentre un pensiero gli attraversò la mente. Il fatto che fosse sabato aveva indubbiamente dei vantaggi, e uno di questi era di poter disporre del proprio tempo senza doverne rendere conto a nessuno, dunque... perché non approfittarne? Dopo essersi preparato con minuzia come d'abitudine, come le sue origini orientali gli imponevano, ed essersi avvolto nella sua grande sciarpa di lana, prese un volume dalla libreria del salotto per metterlo sotto al braccio, diretto verso una meta ben precisa. Lo splendido quadro che non si stancava mai di ammirare, e che, con il foliage tipico della stagione autunnale, rasentava la magia.


- Stai scherzando vero Saga? Vai ancora in giro con quel ferro vecchio? -.

Kanon guardò suo fratello prendere la solita macchina fotografica, metterla a tracolla su una spalla, e dirigersi verso la porta sorridendo.

- Se lo zio Aspros ti sentisse si rivolterebbe nella tomba - gli fece notare Saga alzando un sopracciglio.

- No, direbbe che ho ragione - rispose Kanon con una smorfia ironica - sei un dinosauro Saga... perché non compri una macchina digitale? Una di quelle con tante funzioni, di quelle che usano tutti... -.

Saga si avvicinò a suo fratello, rubandogli dalle mani la fetta di pane tostato e imburrato che stava per mettersi in bocca, guardandolo con una punta di malizia.

- Perché io, al contrario di tutti, so fotografare... - disse prima di dare un morso deciso al pane, avviandosi verso l'uscita e alzando una mano in segno di saluto.

- Dinosauro - disse nuovamente Kanon quando suo fratello fu uscito. Mentre scuoteva la sua chioma ribelle sorridendo divertito.


Mu alzò lo sguardo, prendendo momentaneamente una pausa dal suo libro, per guardarsi intorno. Per quanto potesse sembrare strano, la vita intorno a lui non gli impediva di concentrarsi nella lettura, tutt'altro... sentire i passi sul selciato, o il sottofondo delle voci e degli schiamazzi divertiti dei bambini lo aiutava ad immergersi ancora di più nella fantasia che fluiva davanti ai suoi occhi, e che animava la sua immaginazione.

Sorrise, vedendo una coppia di anziani avanzare a piccoli passi a pochi metri da lui. La donna, un po' più giovane del marito, lo teneva sottobraccio, mentre l'uomo si aiutava dall'altro lato con un bastone. Sospirando, pensò alla bellezza di quell'immagine, a quanto potesse essere dolce il sapore di una vita vissuta insieme con amore, anche quando si apprestava a volgere al tramonto, e a quanto gli sarebbe piaciuto poter vivere un sentimento così intenso...

I suoi gusti non erano un mistero. Mu non aveva mai desiderato una donna al suo fianco, ma questo non rappresentava un problema per lui, e sebbene avesse sempre aspettato invano un amore come quello che continuava a seguire con lo sguardo, mai una volta lo scoramento aveva offuscato quel desiderio forte e l'attesa. Forse vana, forse no. Solo il tempo avrebbe potuto dirlo.

Quando la coppia scomparve dalla sua vista, portò lo sguardo in alto, affascinato dai colori giallo e rosso che gli si paravano innanzi, come una morbida coperta di foglie pronta ad avvolgerlo. Chiuse gli occhi per fissare quell'immagine nella sua mente, assaporando l'immaginario tepore baciare la sua pelle e riscaldare le sue membra, e quando li riaprì spaziando leggermente, ebbe un sussulto. Una piccola scossa che minacciò di far cadere il libro aperto sulle sue gambe.

Ad una certa distanza da dove era seduto, qualcuno stava cogliendo la bellezza del parco in modo diverso dal suo, non fissandolo nella sua mente con lo sguardo, bensì impressionandolo sulla pellicola di una macchina fotografica.

Una vecchia macchina fotografica, a dire il vero, e per Mu non fu difficile riconoscerla. Nel suo paese d'origine qualcuno la usava ancora, mentre qui in Grecia era ormai abituato a vedere solo telefonini e, più di rado, qualche camera digitale. Tuttavia, non era stata tanto la macchina fotografica ad attirare la sua attenzione, quanto il suo proprietario.

Mu avrebbe potuto definirlo come l'uomo più bello che avesse mai visto, e lo era davvero. Alto, slanciato, con una chioma color mare un po' più corta della sua, un viso perfetto e bellissimi occhi verde giada che riuscì a vedere solo quando allontanò la macchina dal viso per guardarsi intorno. Nello stesso momento in cui sentì un nodo formarsi all'altezza dello stomaco.

E perse un battito. Non l'unico a dire il vero.

Per un momento fu tentato di prendere il telefono e fotografarlo, per poterlo immortalare nella sua memoria, tuttavia... non fece niente, rimuovendo quel pensiero che liquidò come sciocco. Nessuna foto avrebbe mai potuto rendere giustizia a quell'uomo, e soprattutto all'emozione che gli stava inconsapevolmente facendo provare. E così dedicò gli ultimi istanti, prima che si muovesse per andare altrove, per guardarlo con i suoi occhi ed imprimerlo nella sua memoria come un fugace e bellissimo ricordo. Il ricordo di un incontro mancato, ma pur sempre meraviglioso. Dunque immortale.


La luce rossa della camera oscura illuminava debolmente il volto di Saga. La concentrazione del giovane era assoluta e il silenzio che regnava nella stanza gli permetteva di dedicarsi completamente a ciò che stava facendo. Dopo aver sviluppato le foto che aveva scattato quella mattina, le dispose meticolosamente su un filo per farle asciugare, dopodiché uscì dalla stanza. Ci sarebbero volute almeno otto ore per vedere il risultato finito del suo lavoro.

La macchina del caffè cominciò a gorgogliare, annunciando che, di lì a poco, avrebbe potuto gustare il suo intruglio preferito. Il pasto era stato piuttosto frugale, Saga non aveva molta fame, e, curiosamente, sebbene non sapesse spiegarsene la ragione, non vedeva l'ora di ammirare le sue foto.

Il tempo restante lo passò mettendo in ordine l'appartamento e dedicandosi al bucato. Era sabato, non sarebbe dovuto passare al giornale, e poté dedicare il resto della giornata alle faccende domestiche, anche perché, se avesse aspettato Kanon per farle, prima o poi sarebbe stata la casa stessa a cacciarli...

Alle nove di sera dette l'ultima occhiata all'orologio del soggiorno, mentre Kanon finiva di spazzolare la cena con discreto entusiasmo.

- Qualcuno ha fame... - disse mostrando una smorfia ironica.

- Non ne hai idea - Kanon fece roteare gli occhi - sebbene sia sabato ho lavorato come un matto, dopodomani abbiamo una causa importante e abbiamo dovuto rivedere le stesse cose mille volte... non ne posso più! - aggiunse lasciandosi cadere stancamente sullo schienale della sedia.

- Allora va' a dormire - gli disse Saga comprensivo - ci penso io a sparecchiare -.

Kanon non se lo fece ripetere due volte. Nonostante fosse suo il turno di lavare i piatti, sparì in un nanosecondo, nel timore che suo fratello potesse cambiare idea e per buttarsi finalmente sul suo morbido letto. Come aveva sognato durante tutto il giorno.

Dopo aver rassettato, Saga si preparò ad entrare finalmente nella camera oscura. Era emozionato. Rimosse con cura le foto stese ad asciugare e, dopo aver dato loro una rapida occhiata e aver rimesso tutto al suo posto, tornò in soggiorno, con l'intenzione di ammirare il lavoro della mattinata.

Si accomodò sul divano, prendendo la prima foto e mettendola sotto ad una fonte di luce soffusa, perfetta per cogliere le sfumature.

Sorrise. Il cielo leggermente coperto della mattina regalava all'immagine una luce ideale, facendo risaltare ancora di più il magnifico foliage del parco. L'autunno era davvero una stagione magica e i suoi colori avevano lo straordinario potere di infondere serenità e bellezza...

Prese un altro paio di foto, complimentandosi con se stesso per essere riuscito a catturare scene così naturali che, nella loro semplicità, trasmettevano una pace difficilmente replicabile altrove. L'armonia dell'interazione tra i gesti quotidiani e la magnificenza della natura.

Rivide famiglie stese sulle coperte pronte per i loro spuntini, giovani fidanzati che camminavano mano nella mano, una coppia di anziani che si sosteneva a vicenda e...

Si fermò. Sentendo il suo cuore perdere un colpo, e poi un altro, prima di ricominciare il suo regolare battito. Non più tanto regolare...

Era lì, quasi al limite dell'ultima foto, entrato nell'obiettivo della macchina fotografica per caso. E per fortuna.

Lunghi capelli lilla, un viso dai tratti delicatissimi, grandi occhi verdi leggermente a mandorla che sembravano... no, non sembravano, stavano guardando dritto nell'obiettivo. Saga osservò avidamente quella figura, facendola scorrere nei suoi occhi da capo a piedi e viceversa. Avrebbe potuto essere un angelo? Sì, certo. Anzi, era la spiegazione più plausibile alla pace che infondeva la sua sola vista.

Saga si dette uno schiaffo mentale. Che accidenti stava pensando? Non era un angelo, anche se era la cosa più vicina ad una creatura celeste che avesse mai visto. Era un uomo, un giovane uomo, e, al di là della serenità che trasmetteva, era indubbiamente un bellissimo uomo.

Si alzò di scatto, avvicinandosi alla porta e infilando rapidamente la sua giacca prima di rendersi conto di ciò che stava facendo. Che diavolo credeva di fare? Nessuno, sano di mente, in autunno inoltrato, sarebbe al parco a quell'ora. Portò le mani al viso, facendole scorrere lentamente mentre la sua mente realizzava che avrebbe dovuto attendere il giorno dopo per provare a cercare quel ragazzo. Nella speranza che, anche di domenica, sentisse il bisogno di tornare al parco.

Doveva trovarlo. Ne aveva dannatamente bisogno. Non sapeva perché ma aveva bisogno di parlargli il prima possibile.


Mu sospirò soddisfatto. Si guardò intorno prima di aprire il suo libro e ricominciare la lettura da dove l'aveva interrotta il giorno prima. Si leccò le labbra, catturando con la lingua il residuo sapore del tè, e inconsciamente si strinse nella sua sciarpa grande e morbida, socchiudendo gli occhi e sentendo l'aria pungente del mattino solleticargli la pelle ed entrare nelle narici. Lasciò che il leggero tepore del sole che faceva timidamente capolino tra i rami degli alberi scaldasse un po' il suo viso, mentre godeva del silenzio che il parco regalava a quell'ora a lui e ai pochi avventori. La mattinata era splendida.

- Buongiorno -.

Aprì gli occhi, ma il raggio di sole che attraversava il fogliame lo colpì all'istante, impedendogli di vedere chi lo stesse salutando. Portò una mano alla fronte, e quando poté vedere il suo inatteso visitatore rimase di sasso, sentendo la bocca aprirsi e asciugarsi all'istante, e il suo sguardo sgranarsi senza poterlo controllare.

- B-buongiorno... -.

Era lui. L'inatteso visitatore era colui che, dal giorno prima, occupava con prepotenza ogni suo pensiero, senza dargli tregua. Neanche di notte, impedendogli di riposare come avrebbe dovuto e portandolo a fantasticare come non avrebbe dovuto.

Per un tempo inquantificabile si guardarono negli occhi, cercando di leggere nelle rispettive iridi ciò che avrebbero voluto dirsi, e che non riusciva ad uscire dalle loro labbra. Per paura, vergogna, o per il timore reciproco che l'altro potesse spaventarsi davanti alla forza inaspettata di ciò che avevano provato quando si erano scoperti l'un l'altro.

Saga si passò una mano tra i capelli, sospirando teso e facendo scoppiare la bolla di silenzio nella quale si erano chiusi, consapevole che non potesse durare in eterno.

- Mi prenderai per matto... -.

- No - lo interruppe Mu scuotendo dolcemente il capo - non lo sei -.

- È che... - di nuovo la mano tra i capelli, chiudendo gli occhi e prendendo un respiro profondo - è che muoio dalla voglia di dirti che mi piaci... mi piaci proprio tanto - avrebbe voluto dire altro, qualcosa di ben più intenso, ma temeva che quel bellissimo giovane, quell'angelo catapultato miracolosamente nella sua realtà, lo prendesse per pazzo. E forse lo era. O forse no, a giudicare dalla reazione che vide di fronte a sé, e che lo conquistò definitivamente.

Mu sorrise ipnotizzando completamente il bellissimo giovane di fronte a lui; un sorriso bello e sincero, di quelli che si fanno quando ci rendiamo conto di essere talmente felici da sentire la felicità stessa scorrere nelle nostre vene per raggiungere ogni singolo nervo.

- Allora siamo due matti -.

Tante cose avrebbero voluto dirsi e ancora di più ce n'erano da scoprire, ma per quello ci sarebbe stato tempo. Tutto il tempo del mondo, perché Mu e Saga non si stavano incontrando... si stavano ritrovando, e quando finalmente l'anima trova il posto al quale è sempre appartenuta, non c'è modo che se ne vada. Per la sua stessa sopravvivenza.


- Cosa guardi con tanta attenzione amore mio? -.

Mu stava come al solito guardando il parco, tra le sue mani una tazza di tè lo scaldava stuzzicandolo con il suo inconfondibile aroma. Sorrise, sentendo le braccia forti di Saga circondarlo e portarlo al suo petto. Adorava fare colazione in questo modo, in un metro quadrato sentiva di avere tutto... la vista del meraviglioso giardino di Atene vestito dei colori autunnali, una fumante tazza di tè english breakfast con quella goccia di latte che lo ammorbidiva al punto giusto, e soprattutto il suo amore. L'uomo che, ormai da due anni, lo rendeva felice, non facendogli rimpiangere nulla della sua vecchia vita... l'uomo che lui stesso aveva stregato con uno sguardo catturato da una vecchia macchina fotografica.

Si voltò senza sciogliere l'abbraccio, rivolgendo a Saga quell'espressione che tanto lo faceva impazzire, e non si stupì quando lo vide allontanarsi un momento per prendere la sua macchina fotografica e immortalare l'ennesimo sorriso che salì spontaneamente alle sue labbra.

- Non ti sei stancato? Mi hai fatto migliaia di foto... - gli fece notare Mu ridendo.

Saga ripose la macchina nella sua custodia, e dopo essere tornato al fianco di Mu si accovacciò davanti a lui, portando una mano al suo viso e accarezzandolo con dolcezza. Perdendosi come sempre nei suoi bellissimi occhi verdi.

- Se potessi vedere quello che vedo io, anche tu non ti stancheresti mai... -.

- Posso chiederti una cosa? - domandò Mu arrossendo. Saga gli dedicava spesso parole molto belle e lui non si stancava mai di sentirle, né di arrossire per ciò che gli provocavano.

- Quello che vuoi - rispose Saga continuando la sua carezza.

- Perché io? -.

Saga rifletté un momento, dopodiché si alzò per andare in cucina per tornare poco dopo con il bollitore dell'acqua ancora calda in una mano e un barattolo nell'altra. Un barattolo che Mu riconobbe subito, dato che era lì che conservava le sue preziose foglie di tè. Tuttavia non disse nulla, in attesa di capire di più.

Saga si portò di nuovo dietro ad Mu, avvolgendolo tra le sue braccia e aprendo con calma il barattolo davanti ai suoi occhi.

- Vedi... - prese una manciata di foglie in mano sfregandole delicatamente tra le dita - prima di incontrarti ero così - sussurrò sfiorando la guancia di Mu, facendo scivolare le foglie nella sua tazza ormai vuota.

- Dopo averti incontrato sono diventato così - l'acqua calda che scendeva lentamente dai bordi di ceramica lambiva le foglie facendole rivivere gradualmente, rendendole via via piene e floride.

Mu si voltò sorridendo e vedendo Saga fare altrettanto.

- Vuoi dire che sono come l'acqua per il tè? - domandò divertito. Saga non avrebbe mai smesso di stupirlo.

- Come l'acqua per il tè - annuì Saga, prima di prenderlo in un dolcissimo bacio.

Al gusto di tè. Con un goccio di latte.