Si sono appena accomodati attorno a un tavolaccio in una taverna sovraffollata, una delle tante che si possono trovare a Santarém. Al pilota in sua compagnia non sembra tuttavia importare troppo di essere circondato da così tanta gente, voci, luci, musica e odori spesso discordanti o incomprensibili. Sorride, invece, appoggiando la schiena contro il muro alle sue spalle, lo sguardo che vaga sfarfallando per il locale.
Salud approfitta della sua distrazione per studiarlo con più cura. È così orribilmente giovane. Il piccoletto ha il suo bel da proclamare di essere ormai quasi maggiorenne: sembra un ragazzino anche guardandolo da così vicino e in piena luce. Chissà da dove diavolo è saltato fuori quel folletto biondo con le sue piccole ali rosse e bianche. Forse glielo chiederà, dopo tutto. Anzi, che diavolo: sicuramente glielo chiederà. È troppo vergognosamente curioso di saperne di più per potersi permettere di essere discreto, di avere la pazienza di aspettare che si decida a sbottonarsi spontaneamente.
Ma intanto sarà il caso di fare, finalmente, le dovute presentazioni, perché ancora non ha la più pallida idea di come dovrebbe chiamarlo. «Ehi, io sono Salud, a proposito» annuncia, tendendogli una mano e sfoggiando un gran sorriso per provare a invogliarlo.
Il pilota non sembra troppo impressionato dai suoi maldestri tentativi. Reclina appena un poco il capo di lato e lo sogguarda pensieroso, spostando i suoi occhi blu dal largo viso bonario alla grossa mano tesa di Salud e viceversa. Sembrerebbe indeciso sul da farsi. Eppure infine si risolve a offrirgli una qualche replica, anche se forse non era quel che il meccanico si attendeva.
«Penso tu possa chiamarmi Plata» proferisce in un bizzarro tono pensieroso.
Salud sfarfalla le ciglia, perplesso. «Vuol dire cosa: che non sei sicuro di come ti chiami? O che non lo sei riguardo al dirlo a me?»
Ora il pilota torna a sorridergli. Così è molto meglio, deve ammettere Salud. «Nessuna delle due. Conosco il mio nome, ma non lo uso da un po', da quando sono partito per questo viaggio. Quindi, se non ti dispiace, continuerò a fingere che non esista.»
È un po' sorpreso. Parecchio, in verità. E non sa se ha capito nel modo corretto quel che gli sta dicendo il ragazzo. Quel che invece sa è che le domande che si accumulano nella sua testa su di lui stanno inesorabilmente aumentando invece di diminuire, così come del resto accade con la sua curiosità.
«Beh, d'accordo. Un nome è pur sempre meglio che nessun nome. Non è come se potessi chiamarti Ehi all'infinito, no?»
Plata ride. Salud si sente decisamente soddisfatto per quel risultato.
«Sei buffo» gli butta lì il ragazzo, in un ansito mezzo soffocato dal divertimento.
Le guance di Salud si gonfiano. «Come sarebbe, buffo?» replica un po' indispettito.
«Sarebbe che sei divertente e mi fai star bene.»
«Oh…» affanna impreparato, avvertendo il volto surriscaldarsi (di nuovo, accidenti!).
Qualche momento dopo giunge finalmente la loro sospirata cena, e i minuti seguenti vengono occupati nel farle i dovuti onori in un silenzio disteso, accompagnato dalla musica che riempie il locale quasi quanto fanno gli avventori.
Di tanto in tanto Salud si attarda con lo sguardo sul suo compagno di tavolo. Sembra un cucciolo di lupo. Si sta abbuffando come se dovesse fare rifornimento, o come se temesse di lasciare indietro qualcosa e doversene pentire in seguito. Di certo non è il tipo che fa complimenti. Si sofferma a riflettere, ancora una volta, sulla comparsa di questo pilota nel loro cielo, del suo modo di apparire quasi dal nulla e irrompere di prepotenza in quel loro mondo. Cruccia la fronte, perplesso: chissà dove diavolo lo mette tutto quel cibo? È sottile come un giunco, eppure sembra senza fondo. Può darsi che abbia trovato difficoltà e procurarsi dei pasti regolari, in quel suo stravagante viaggio? Non ha modo alcuno per saperlo. O meglio, uno ci sarebbe, ma non è sicuro che il ragazzo vorrebbe offrire di buon grado la sua collaborazione per chiarire i dubbi di Salud.
«E, senti, posso chiederti da dove sei arrivato con quel tuo aeroplano?» arrischia Salud, con la pazienza di attendere ormai agli sgoccioli.
Plata lo valuta nuovamente con lo sguardo. I suoi occhi sembrano ora terribilmente seri, e poco rimane della luce allegra di qualche istante prima. Può darsi non sia stata la domanda giusta da porre, dopo tutto.
«Dal nord» è infine la succinta replica che ottiene.
Salud batte le palpebre, incerto. La sua risposta è stata un poco vaga. Cosa può significare "dal nord"? Dalla Colombia? Forse dal Messico? Quanto a nord, poi? Di certo non dall'Alaska, giusto? Non che Salud ne possa sapere granché di quel che è giusto. Magari viene davvero dall'Alaska. I colori sono quelli giusti, dopo tutto. È abbronzato, certo, ma magari dipende dal fatto che è in giro per il sud da un po' di tempo.
Il pilota lo sta ancora osservando, ora con uno sguardo incuriosito. Salud ha l'impressione di scorgere una sorta di aspettativa nei suoi occhi. Decide di tentare, mal che vada lo manderà affanculo intimandogli di farsi i cazzi suoi. Non sarebbe la prima volta che gli capita. Può sopravvivere benissimo a questo.
«Quanto a nord intendi?»
Le labbra di Plata si arricciano in un piccolo sorriso. «Sai dov'è il Michigan?» lancia pacifico.
«Euh… No…» dubita.
«Beh, vediamo. Il Canada lo sai dove sta?»
«Oh, quello sì!» esulta.
«Ecco. Hai presente che a sud-est ci sono i Grandi Laghi, giusto?»
«Mhh…» mugola, riflettendo sulle sue scarse conoscenze geografiche. «Credo di sì» tenta, visibilmente incerto. «Sono qualcosa come quattro o cinque e confinano con gli Stati Uniti.»
«Proprio così! Uno degli stati federati è appunto il Michigan, che a sud confina con il Canada e tre dei suoi cinque laghi.»
«Brrr!» esclama Salud, tremando alla sola idea di tutto il freddo che farà in quel posto.
E Plata ride di nuovo, sembrando sinceramente rallegrato dalla reazione di Salud, così quest'ultimo non prende troppo sul serio quel che immagina essere una delle sue innumerevoli figuracce.
«Sì, in effetti fa piuttosto freschetto lassù» ammette, stringendosi nelle spalle.
«Ed è per questo che sei venuto quaggiù?» si informa Salud.
«Non proprio.»
Lo osserva. Non ha l'aria di uno che abbia intenzione di dilungarsi oltre sui suoi motivi. Forse non portano a ricordi piacevoli, chissà. Magari Salud dovrebbe semplicemente lasciar perdere le sue indagini non troppo velate e permettere al ragazzo di tirare il fiato dopo quel che immagina essere stata una serata piuttosto movimentata.
