Il suo pilota…
Sgrana gli occhi, sbalordito.
Ora, vediamo, perché diavolo lo ha appena chiamato suo pilota nella propria testa? Per esperienza, Salud sa bene che i piloti non sono mai di nessuno. Al massimo possono prestarsi momentaneamente per qualche lavoretto, dietro compenso si intende; come ad esempio spostare un aereo da qui a lì, o da su a giù (per quest'ultimo caso in particolare, dietro un compenso più oneroso, in quanto i rischi sono maggiori).
Sta vaneggiando. Dev'essere più stanco di quanto pensasse. Quel che cercava di dire prima di perdere la bussola è che il pilota (che non è suo, proprio per niente!) ha tutta l'aria di uno che sta per crollare dal sonno. Allora Salud decide di prendersi un ulteriore rischio. Gli è chiaro che, essendo letteralmente piovuto giù dal cielo quella sera, non può evidentemente avere a disposizione un posto sicuro dove dormire. Pertanto tenta la sorte.
«Pensavo, potrei scovarti un posticino in cui puoi stare per stanotte.»
Il ragazzo leva gli occhi dalla superficie del tavolo che stava contemplando distrattamente fino a un momento prima e li posa in quelli di Salud, poi offre uno striminzito sorriso.
«L'idea ha un che di allettante, ammetto. Mi risparmieresti l'ennesimo, misero tentativo di infilarmi sotto la carlinga del mio aeroplano per ripararmi dall'eventuale pioggia» commenta imbarazzato.
Salud spalanca la bocca, impreparato. «Non ci staresti» protesta flebile.
«Eh, no che non ci starei. Ci ho provato, sai. Sono sottile, ma non abbastanza, soprattutto considerando che intendo avvolgermi attorno un sacco a pelo» replica divertito.
«E quindi come facevi?»
«Mi ci mettevo a fianco, nel lato riparato dall'aria.»
Salud storce il naso, per niente allettato da quell'idea. «Non mi piace.»
Si stringe nelle spalle, dubbioso. «A me non piace molto più che a te, ma in mancanza d'altro… Comunque non ho molto denaro con me, quindi non potrei concedermi il lusso di spenderlo per affittare una camera. Se stavi pensando a qualche locanda, devo avvisarti che non credo di potermelo permettere… A meno di non proporre un pagamento in natura» scherza.
Salud arrossisce di nuovo. Sta diventando una pessima abitudine, quella sera. È assurdo, se pensa che in realtà dovrebbe essere il ragazzino quello imbarazzato fra i due.
«Quante sciocchezze dici» borbotta, scuotendo la testa contrariato. «Se le locande sono da scartare, beh, posso vedere se c'è rimasto dello spazio nel magazzino in cui sto io. Almeno avresti un tetto sopra la testa. Può darsi che si riesca a rimediare anche un letto.»
Non sa bene come interpretare l'ennesima occhiata che gli sta lanciando il pilota. Forse trova la sua idea un'idiozia. In effetti non è particolarmente allettante ma, considerate le alternative, suppone che ci si potrebbe adattare; per lo meno, Salud lo farebbe, ma non è certo che lo stesso discorso valga per il ragazzo.
«Non so bene per quale motivo ti importi di dove dormirò questa notte» commenta con un tono confuso e incerto. Salud sta per protestare, ma a quanto sembra l'altro non ha ancora terminato il suo pensiero. «Sarebbe però folle da parte mia non approfittarne. Quindi…» per l'ennesima volta si stringe nelle spalle «Considera accettata la tua proposta. Starò alla grande anche sul pavimento. Alla peggio mi porterò appresso il sacco a pelo.»
〜
Stanno ripercorrendo in silenzio la strada dell'andata. Salud è pensieroso, e fra le varie idee che gli frullano in testa una riguarda quel che invece potrebbe avere in testa il ragazzino, che prima o poi smetterà di chiamare in quel modo. In fondo un nome glielo ha dato, anche se non è quello di battesimo, quindi potrebbe anche usarlo… forse.
Hanno appena superato la recinzione del campo volo, quando il pilota prende la parola.
«Dovrei recuperare il mio aereo. L'ho praticamente abbandonato lungo la pista. Se non lo levo di mezzo, domani mattina finisce che qualche altro pilota ci si schianta contro mentre prova a lasciare questo posto.»
«D'accordo, ti aiuto» annuncia Salud, dopo averci riflettuto per quasi due interi secondi.
Un lungo silenzio risponde alla sua offerta, una mancanza di suoni che non avrebbe idea di come interpretare ma che ha la capacità di innervosirlo.
«Va bene» soffia appena la voce incerta del ragazzo. «Grazie.»
Arriccia le sopracciglia, perplesso. Era un tono ben strano quello con cui lo ha ringraziato. Salud non capisce. Da quando è sceso a terra, il ragazzino che gli è comparso di fronte ha mostrato modi e toni che lo confondono. A momenti sembra felice e spensierato, qualche istante dopo invece è come se fosse immerso in pensieri sgradevoli. Lo stesso genere di dubbio glielo offrono i suoi occhi, quando decidono di posarsi su Salud. Può darsi che serva approfondire la conoscenza per capirci qualcosa in più, ma è un'eventualità inusuale per lui e sta faticando un poco per accettarla.
E sta faticando un bel po' anche per ritrovare l'aeroplano del pilota. Avrebbe dovuto procurarsi una torcia, magari anche due. Che idea assurda brancolare sulla pista buia sperando di imbattersi per caso in quel trabiccolo volante. Uh! Meglio tenere quel pensiero per sé, o potrebbe finire per offendere di nuovo il pilota, oltre che l'aereo.
«Eccolo!» annuncia la voce ora vibrante del ragazzo. «L'ho trovato.»
«Grazie al cielo!» esulta Salud, che già immaginava di vagare per il campo volo una notte intera nella vana ricerca di quella specie di colibrì di metallo.
Il pilota ridacchia, chiaramente divertito a causa della voce esasperata di Salud. «Mi pareva ti fossi offerto tu di darmi una mano» fa notare con ironia.
«E intendo ancora farlo, non dubitarne. Sono solo seccato perché non ho pensato prima di portarmi dietro qualcosa per poterci vedere.»
«Ci penserai alla prossima occasione» ribatte di buon grado.
"Perché supponi di atterrare di nuovo oltre il crepuscolo per farmi venire la tachicardia?" avrebbe una gran voglia di rinfacciargli. Si astiene perché è stata una giornata lunga e faticosa, seguita da una serata abbastanza pesante, e non ha modo di sapere se quella del pilota sia stata migliore, ma ha una mezza idea che la risposta sarebbe assolutamente negativa.
