«Pesa» lamenta piano Salud, mentre trainano il piccolo velivolo al sicuro verso uno degli hangar del campo volo.
«Probabilmente meno di te» rimbecca il pilota, non meno affannato di lui.
«Non sono così pesante. Solo un poco» protesta appena.
Lo sente sospirare. «Forse avrei dovuto provare ad avviarlo e farlo rullare fino al coperto.»
«Scordatelo. Non ci si vede a un palmo dal naso. Poi domattina avremmo dovuto raccattare la carcassa del tuo aereo disseminata lungo il prato.»
«Questo sì che si chiama ottimismo! Probabilmente dovrei offendermi per il fatto che mi ritieni una simile frana nel condurre un velivolo.»
«Non è quel che ho detto» ribatte testardo. Non sa neppure perché sta discutendo con il ragazzino invece di risparmiare fiato e forze per arrivare agli hangar.
«Manca ancora molto, secondo te?»
Ha una vocetta che gli arriva piccola e incerta. Sembra abbastanza scoraggiato. Salud prova a orientarsi nel buio, ma non è per niente facile. Se almeno ci fosse stata la luna avrebbe avuto un'idea abbastanza certa della strada ancora da percorrere, ma quella sera ci sono unicamente le stelle, e lui non è un marinaio e non saprebbe in che modo sfruttarle, quindi sbuffa e scuote la testa.
«Non saprei dire» borbotta.
〜
«È stata una brutta idea, eh?» lo riscuote dai propri pensieri nebulosi la voce abbastanza stremata del fottuto pilota.
«Stai zitto» ringhia piano.
«Oh? Altrimenti?»
«Altrimenti mollo questo trabiccolo, ti prendo a pugni e poi ti carico nella cabina e vi porto entrambi fino all'hangar.»
Doveva essere una sorta di promessa minacciosa. Un lungo silenzio le fa seguito, poi il silenzio viene spezzato da una lieve risatina.
«Sai che forse mi conviene? Almeno la fatica la faresti solo tu.»
Salud grugnisce indispettito. «Non esserne troppo entusiasta. Di solito ci impiegano un bel po' per tornare coscienti.»
«Bah! Questo è tutto da vedere» ribatte a tono.
Pare proprio che non gli riesca di farlo stare al suo posto. Ma dopo tutto è pur sempre un pilota: brutta razza, son di quelli che dell'essere seccanti e tronfi hanno fatto un vanto, se non addirittura la loro ragion di vita.
«Come ti si spegne, a te? Non ce l'hai, da qualche parte, un interruttore per mandarti a nanna?»
«Guarda, io ci andrei volentieri anche da solo, se sapessi dove sta il tuo magazzino. Ma siamo in mezzo al nulla e… Ahi! Cazzo» mugola, dopo aver prodotto un tonfo attutito.
Salud si è fermato, perché è rimasto il solo a tirarsi appresso l'aereo e perché vorrebbe capire che ne è stato di quell'impiastro di pilota.
«Qual è il problema, a questo giro?»
«Che la tua pista ha pure delle buche, oltre a non essere affatto illuminata, e io ci sono finito dentro con tutte le scarpe» sbotta.
«A parte che la pista non è mia ma di un mio amico, sono piuttosto sicuro che non abbia affatto buche. Quindi direi che non siamo più sulla pista.»
«Ci siamo persi? È questo che cerchi di dirmi?»
«Credo di no» replica Salud, pensieroso. «Aspettami qui un momento.»
«Cosa? Non starai cercando di mollarmi in questo… buco, vero?» si altera il piccoletto.
«No, sto cercando di controllare se siamo arrivati dove penso. Adesso, per favore, puoi restartene zitto e buono un maledetto momento? Sai, non vorrei ritrovare la strada per poi scoprire che sei scomparso tu. Sarebbe una gran rottura di palle.»
«Fai come ti pare» ringhia, sembrando tutto fuorché lieto dell'ultima trovata di Salud.
Sospira e scuote la testa. Che razza di grana si è ritrovato per le mani. Come se non ne avesse già a sufficienza ogni santo giorno.
〜
La buona notizia (l'unica di quella dannata giornata che volge finalmente al termine) è che ha ritrovato uno dei loro magazzini. Come sospettava, sono arrivati alla fine della pista e si sono inoltrati appena un poco nella zona sterrata. Avrebbe preferito evitarlo, ma è anche colpa sua, dato che non ha pensato di passare prima dal magazzino per appropriarsi di una torcia e poi tornare a recuperare il monomotore. Ora, dato che se lo può permettere, oltre alla luce si frega anche uno dei loro rimorchiatori, così non dovranno più spaccarsi la schiena per trainare il velivolo del pilota al coperto. Ha pure i fari, il trattore; ha una mezza idea di vantarsi con il ragazzino indisponente e sfotterlo un po'... Magari la mattina seguente, perché a quel punto sono entrambi abbastanza stanchi e preferirebbe di gran lunga concedersi una lunga dormita, prima di attaccar briga, forse anche una bella colazione.
Presto ritrova l'aereo, tutto rosso fiammante e bianco neve nel mezzo dello sterrato polveroso. Il pilota, ovviamente, non è in vista. Sbuffa esasperato. Fottuti piloti! Dove accidenti sarà andato a cacciarsi quell'impiastro volante? Smonta dal suo veicolo, fa il giro dell'aereo ed eccolo, stravaccato accanto al timone di coda.
«Che fai, dormi?» sbotta, raggiungendolo.
«No, anche se mi sarebbe piaciuto. È solo che ci hai impiegato un'eternità!» lamenta piagnucoloso.
Salud leva gli occhi al cielo. «Sei sempre così fastidioso, oppure oggi è un'occasione speciale?»
Il ragazzino schiude le labbra, trae un respiro, tentenna, ci riprova, infine sospira e imbastisce un piccolo broncio che scatena una risatina divertita da parte del meccanico.
«A meno che tu non voglia passare la notte appoggiato al tuo aeroplano, muovi il culo e aiutami ad agganciarlo al rimorchiatore.»
I suoi occhi lo fissano un attimo di troppo, in un modo che, come sempre, non riesce a interpretare, ma infine annuisce. «D'accordo» accetta, rimboccandosi le maniche e aiutando Salud a fissare le ruote del velivolo al gancio del trattore.
Il breve viaggio fino alla rimessa trascorre in silenzio. Sistemano con cura il velivolo in uno spazio libero all'interno dell'hangar più vicino, il pilota si attarda in un ultimo controllo del suo mezzo. Salud si limita a osservarlo a braccia conserte e attendere che abbia terminato la sua ispezione che, in verità, somiglia molto a un commiato fra due amici di lunga data. Per un momento Salud ha l'impressione di averlo perfino veduto passare un palmo sulla fusoliera rossa in una sorta di carezza. Potrebbe essersi sbagliato, considerato che casca dal sonno, e non è certo se preferire un'ipotesi piuttosto che l'altra, ma infine fa spallucce e fa strada al ragazzo, accompagnandolo al suo magazzino mentre rischiara il loro cammino con la torcia recuperata in precedenza. Alle stranezze di quell'incontro tornerà a pensare l'indomani mattina; ora, francamente, è troppo stanco anche solo per mettere in fila un ragionamento sensato.
