«Hai idea di cosa faremo, ora?» si informa Hutch dopo un adeguato lasso di tempo trascorso a far rilassare il suo gattaccio.

«Nh! Non credo. Vorrei dormire» borbotta Cat, che in effetti ha tutta l'aria di essere esausto.

«Oh… Io… l'ho dimenticato» tentenna la voce poco distante di Arsène. Mentre tutti lo osservano con diversi gradi di curiosità, si fruga con impaccio nelle tasche del paletot. «Accidenti, ma dov'è?» mugola, affannando. «Ah! Le voilà! Ahu, ahu, ahu…» lamenta debolmente, con il respiro corto in seguito alle contorsioni che ha dovuto intraprendere per scovare tutte le tasche disponibili (che a quanto pare sono molte di più di quante dovrebbero).

«Arsène?» si impensierisce Cat.

«Eh, sì, scusa. Il tuo oculista mi ha lasciato una cosa per te, ma con tutto quel che è accaduto io… Oh, me l'ero scordato. Pardon» si pente.

Prova a sollevarsi, stringendo qualcosa di piccolo fra le mani, ma non sembra averne ancora la forza, dopo tutto.

«Hutch» bisbiglia Cat, lanciandogli un'occhiata significativa.

«Sì, d'accordo, vado» brontola stizzito. «Tu vedi di non muoverti, però» avvisa perentorio.

Cat sbuffa e scuote piano la testa. «Come se potessi davvero andarmene sulle mie gambe» lamenta piano.

Hutch si china sul giovane Lupin, che gli sta tendendo un piccolo triangolo color crema. Lo raccoglie incuriosito e se lo rigira fra le dita. «Uhm… Sembra un pezzetto di carta, un po' malandato a dir la verità» commenta perplesso.

«Oh, quello è perché l'ho tenuto nelle tasche per tutto questo tempo» spiega Arsène, con una lieve nota di imbarazzo. Hutch rotea gli occhi, un pizzico esasperato, ma prima che si allontani per tornare dal suo Cat, Arsène allunga una mano e afferra debolmente le sue dita. Hutch si ferma e lo sogguarda con perplessità. «Io… Grazie. Per… ecco… essere venuti» mormora esitante.

Hutch sgrana gli occhi, deglutisce e, piano, poggia un ginocchio a terra e una mano sul suo braccio ancora teso. «Questo… Tutto questo maledetto pasticcio non è dipeso in alcun modo da te. Non avremmo mai potuto lasciarti da solo in mezzo a quegli animali, sai. E comunque Cat non me lo avrebbe mai permesso.» Sogghigna, sorprendendo Arsène. «Credo avesse tutta l'intenzione di sbudellare Pearce e appendere la sua carcassa alla finestra, prima di scoprire che in realtà stava ancora dalla nostra parte. Ma ho il sospetto che troverà ugualmente il modo di fargliela scontare senza attentare alla sua vita» sussurra cospiratorio, e prima di allontanarsi ammicca al suo indirizzo, facendolo sorridere davvero per la prima volta da che se lo è ritrovato svenuto fra le braccia.

Quando finalmente torna al suo fianco, Cat lo sta osservando con curiosità e un lieve sorriso sulle labbra. Gesù, quelle labbra; se solo potesse, gli resterebbe appiccicato tutto il giorno, e il giorno successivo, e quello dopo ancora… Prima o poi lo faranno ammattire.

«Allora, che cos'è?» indaga il ragazzo.

«Bah, sarà qualche altro rebus di quel pazzo del tuo ex-oculista» bercia, levando gli occhi al cielo. «To', è tutto tuo» annuncia, lasciandolo cadere fra le sue mani.

Cat arriccia il naso, divertito, e si rigira il pezzetto di carta ripiegato fra le dita come aveva fatto poco prima Hutch, poi indirizza un'occhiata interessata ad Arsène, il quale si stringe cautamente nelle spalle. Inarca un sopracciglio, perplesso, e Hutch lì accanto sbuffa.

«Potreste anche usare le parole, di tanto in tanto!» protesta.

Arsène ridacchia piano. «Ho provato a dargli un'occhiata, ma non sono riuscito a capire cosa voleva intendere. Credo sia qualcosa di indirizzato a te in particolare» spiega di buon grado.

«Nh!» commenta Cat, intrigato.

Infine si decide a dispiegare il messaggio così da appurare cos'altro si sia inventato Pearce. Sono solo poche parole. Sfarfalla le ciglia, dopo aver scorso rapidamente il messaggio una prima volta. Lo ripercorre una seconda, più lentamente, concentrandosi. E d'un tratto i suoi occhi si spalancano e scoppia a ridere, sorprendendo Hutch e per buona misura anche gli altri presenti.

«Ehm… Cat?» indaga il compagno, perplesso.

L'interpellato sventola il biglietto sotto il naso di Hutch, il divertimento ancora impresso nel suo sguardo limpido. «Direi che abbiamo le istruzioni su quel che c'è da fare adesso» annuncia, mostrando il messaggio agli altri.

"La luce nei recessi oscuri vi apparterrà fintanto che ne vorrete attingere"

«Per me è arabo» decreta Hutch, dopo essere faticosamente riuscito a decifrare le parole vergate da Pearce per Cat.

«Per me è una specie di messaggio cifrato, o qualcosa di simile» lo corregge Arsène. «Però tu sai quel che ha inteso dirti» afferma, rivolgendosi all'amico.

«Direi proprio di sì. Ma ammetto che non è stato troppo chiaro neppure per me, all'inizio. Di certo nessun altro saprebbe che diamine intendeva comunicarmi» conviene Cat.

«Il che è un bene, considerata la gente che gli stava attorno mentre lo affidava ad Arsène» fa notare Maloney.

Tutti annuiscono, e Hutch fissa il suo compagno con insistenza, attendendo chiarimenti.

«Beh» capitola il ragazzo, «hai presente quando abbiamo litigato con quell'accidenti di porta giù al buio, quella che poi si è aperta proprio mentre le cose si facevano interessanti?»

«Già» borbotta asciutto, rammentando quanto si è sentito indispettito e frustrato in quel momento, perché il suo Cat era stato distratto da lui nel momento meno opportuno. «E quindi?»

«A quanto sembra il luogo non è affatto infestato da sovversivi dell'ultima ora o da sfollati possessivi e vendicativi. Pearce ci ha spediti proprio lì perché potessimo trovare il posto, dargli una buona occhiata e considerarlo come probabile rifugio in caso di necessità.»

Annuisce, comprendendo. «E questa è proprio una di quelle necessità a cui pensava quando ci ha suggerito il sopralluogo» conviene.

«Così pare» concorda Cat.

«Scusate se interrompo il vostro romantico rivangare i bei tempi andati, ma di cosa state parlando per l'esattezza, dato che al vostro ritorno non c'è stato il tempo di un ragguaglio, vista la situazione?» si stizzisce Maloney, rimasto abbastanza perplesso da quella che avrebbe dovuto rappresentare una spiegazione all'enigma lasciato da Pearce, ma non ci è arrivata nemmeno lontanamente vicino.

«Doc, qualche volta siete decisamente seccante» gli fa notare Cat in tono asciutto e con un'occhiata gelida tipica del suo repertorio.

Hutch grugnisce, non meno irritato del compagno, ma crede corretto fornire qualche spiegazione aggiuntiva, non sapendo se Cat ne sia intenzionato. «Uno dei due indirizzi che ci ha lasciato Pearce prima che andasse tutto alla malora ha una specie di scantinato segreto sotto lo scantinato. E mentre il piano interrato è abbastanza squallido, il locale che gli sta sotto sembra essere stato arredato proprio per essere abitato a tempo indefinito, e di più, l'hanno pure tenuto pulito ed efficiente: c'è la luce, un impianto idraulico e tutto il resto. Ha perfino una piccola dispensa.»

Quest'ultimo dettaglio sembra esaltare in modo particolare Hutch. Cat sorride al suo entusiasmo e scuote la testa, anche se in cuor suo si sente soddisfatto. Lo stesso non si può dire di Maloney, che alla descrizione fornita da Hutch ha storto il naso, visibilmente contrariato.

«Due piani sotto il livello del suolo? È di questo che state parlando?» si allarma infatti.

«Esattamente di questo, Doc. E lo sappiamo che non è il luogo ideale per voi: mancano le finestre. Ma come vi dicevo questa mattina, è molto meglio trascorrere qualche giorno senza vedere il colore del cielo, piuttosto che trascorrere l'eternità in una fossa al camposanto» commenta Cat con tutto il sarcasmo che riesce a metterci considerata la stanchezza mentale e fisica che al momento lo affligge.

«A me piacerebbe un sacco vederlo. I posti nascosti sono una delle mie grandi passioni» interviene Arsène in tono sognante, già pregustando l'affascinante novità.