«Questo posto fa sempre più schifo» grugnisce Hutch mentre iniziano la discesa per solo il cielo sa dove.
«È un po' buio» conviene Cat, non sembrando comunque troppo preoccupato della cosa. «Per contro non c'è traccia di umidità. Non lo trovi bizzarro?»
Il compagno sbuffa. A parte i loro respiri, può sentire solo lo scricchiolio dei loro passi sui gradini. Aveva pensato sarebbero stati di legno, invece sono di pietra. Si, è decisamente qualcosa di strano, ma ha il presentimento che la curiosità di Cat si sia improvvisamente risvegliata tutta quanta in quegli ultimi minuti. Se ci fosse stato con loro il marmocchio francese, a quest'ora sarebbero sicuramente entrambi intenti a speculare su cosa troveranno alla fine della discesa. Per fortuna invece c'è Hutch con il ragazzo, almeno può tenerlo a freno… più o meno.
«Qui finisce che ci spezziamo qualche osso» ringhia Hutch, sempre più nervoso.
«Ehi, piantala. Poi sarei io quello pessimista» protesta un poco offeso.
«Lo sei. E di solito sei anche circospetto e prudente. Tranne quando qualcosa ti intriga. Quindi vedi di tenere la testa sulle spalle» lo avverte, di nuovo dandole l'intonazione di una minaccia.
Hutch non lo può notare, perché si è fatto ancora più scuro, ma Cat ha levato gli occhi al cielo e scosso la testa.
«Se scivoli giù come una valanga prometto di venirti a raccogliere in fondo alle scale.»
Nelle sue intenzioni doveva essere una rassicurazione. Hutch lo capisce dal modo in cui l'ha pronunciata. Invece ha acquisito tutta l'apparenza di una presa in giro mista a sarcasmo pesante, come di norma.
«Incoraggiante come sempre» bercia, senza poter comunque offendersi. Ormai ci vuole ben altro che una misera punzecchiatura per fargli saltare la mosca al naso.
«Sshhtt!» soffia Cat all'improvviso, mentre i suoi passi si arrestano.
«Che c'è?» bisbiglia Hutch a un soffio dalle sue spalle.
«Da qualche parte siamo arrivati» mormora, indeciso. Un fruscio strano invade lo stretto passaggio. «Sembra una porta» considera scettico, «ma è sicuramente in metallo… E non riesco a trovare la serratura.»
«Perché non si vede nulla» ipotizza Hutch.
«Sciocco bestione» lagna scontento. «Dimentichi che fino al mese scorso non ci vedevo? Credi seriamente che non sia in grado di trovare la toppa di una porta al buio?»
«Oh… Giusto. Scusa» si pente. «Allora che facciamo?» indaga prudente.
«Dev'esserci un altro modo per aprirla. Una porta è inservibile se non può far entrare nessuno. Quindi ora serve trovare come aprire questa.»
«Magari serve una parola d'ordine. "Apriti sesamo!"» scherza.
«Hutch» sibila, facendo tendere il compagno. «Sta' zitto e lasciami lavorare» intima secco.
«D'accordo. Scusa» ripete, nella speranza di placare il suo malumore.
«Dev'esserci qualcosa… Ma cosa può essere?» riflette come fra sé Cat.
«Servirebbe davvero un poco di luce in più» arrischia Hutch quasi in un soffio appena, sperando di non disturbarlo troppo.
«Nh! Aspetta…» mormora sovrappensiero, frugando fra la stoffa del suo paletot mentre ancora riflette sul rebus dato dalla porta che hanno di fronte. «Ecco» esulta a bassa voce, recuperando da una tasca interna una piccola scatola di cartone.
Qualche momento dopo un secco rumore di sfregamento rompe lo strano silenzio fatto di lievi respiri e il buio del sotterraneo si ritrae un poco di fronte alla fiammella di un cerino fra le dita di un Cat abbastanza soddisfatto. O quanto meno… lo era, prima di rendersi conto dell'ennesimo errore. Ha a stento il tempo di registrare di sfuggita un brusco movimento appena dentro il suo campo visivo, e un singulto allarmato. Quando infine si volta verso il compagno ormai il danno è fatto e non gli resta altra scelta che tentare di correre ai ripari, magari prima che Hutch si sfasci lungo la scalinata mentre prova a tagliare la corda. Innanzitutto porta la mano vuota davanti a sé nella speranza di placarlo, dopo di che soffia sul suo misero cerino, facendo ripiombare lo scantinato nel buio pesto di prima, anzi, peggio di prima, considerando che ora gli tocca riadattare gli occhi all'assenza di fonti di luce. 'Fanculo.
«Va bene. Non è nulla» mormora con voce pacata, avanzando a tentoni per raggiungere il compagno e nel contempo evitare di fracassarsi qualche osso. Sfiora con la punta delle dita quello che intuisce essere un ginocchio di Hutch, risale rapidamente con la mano scovando il suo fianco e stringe le dita fra la stoffa ruvida della sua giacca. «Ehi, sono qui. È tutto a posto» assicura, sperando in cuor suo che lo sia davvero. «Ora calmati. Non è successo nulla.»
«Ma il… il f-fuoco…»
«Niente fuoco. Guarda. Non si vede assolutamente nulla» lo blandisce con pazienza, mentre l'altra mano ha raggiunto la sua spalla e sta cercando senza troppo successo di avvicinarlo a sé e convincerlo a rimettersi in piedi. Cristo, quanto pesa quell'uomo! «Hutch, andiamo, non ce la faccio da solo. Muovi il culo, su» lo sollecita, nella voce una bizzarra sfumatura rassegnata e insieme dolce e divertita.
Hutch sta respirando un po' troppo velocemente e deglutisce, dandogli l'idea di essere parecchio nervoso. La buona notizia è che a quanto pare lo scantinato, o qualunque cosa sia quella in cui sono finiti, è effettivamente vuoto, altrimenti a quel punto si sarebbero trovati al centro di attenzioni sicuramente sgradite. Non gli resta che convincere Hutch a tornare in sé, e poi riprovare ad aprire il dannato uscio. Che ci vuole?!
«Hutch? Ehi, sei con me?»
«Io… N-non…» balbetta confuso. Trae un profondo respiro. «C-credo di sì» conferma, abbastanza incerto.
«Bene. Allora forza, tirati su. Devono essere ben fredde quelle scale.»
«Mh» mugola, appoggiandosi al bordo di uno scalino per rimettersi in piedi. «Un po' sì» ammette. «Scusa» pigola desolato, dopo essersi reso conto di aver dato un attimino di matto.
«Lascia stare. È tutto a posto. Ora pensiamo a questa cavolo di porta, così poi ce ne possiamo tornare al nostro appartamento e decidere quel che c'è da fare.»
«Sì» mormora, ancora abbastanza scosso e mortificato per aver inutilmente creato confusione.
Cat ha deciso che la porta deve avere un qualche ingranaggio non direttamente collegato all'uscio, magari nelle vicinanze, e sta setacciando le sezioni di parete a fianco per trovare questa fantomatica soluzione.
«Magari ha un saliscendi» prova Hutch.
«Se così fosse dovrebbe esserci qualcuno dentro che lo tiene chiuso, ma a questo punto dubito che ci sia gente qui sotto, oltre a noi due. Quindi la porta come fa a essere chiusa? Non ha un chiavistello, qui fuori. No, credo ci sia qualche blocco da qualche parte che lo apre da fuori.»
«Ma è così importante? Magari possiamo dare un'occhiata all'altro rifugio e poi decidere quale è meglio fra questi due.»
«Come dovremmo decidere, senza sapere che diavolo tengono dietro questa cavolo di porta? Se poi si decide per questo e scopriamo in ritardo che dall'altra parte c'è qualcosa di poco piacevole?»
«Oh…» mugola, afflitto. «D'accordo» soffia piano, iniziando a sentirsi abbastanza inadeguato (di nuovo).
Sospira. «Hutch…»
«Scusa» affanna dispiaciuto.
«Smetti di scusarti, Hutch. Ho bisogno di concentrarmi su questo problema. Capisci cosa intendo?»
«Mi siedo laggiù sugli scalini e sto zitto?» prova mogio.
«Stupido bestione» ringhia frustrato. «Dove diamine sei? Vieni qui» ordina perentorio. Un istante dopo un palmo di Hutch si posa sul suo petto. «Ecco, bravo» soffia, aggrappandosi alla stoffa spessa che ricopre le sue spalle. «Meglio» conferma, poggiando una tempia sul suo collo tiepido.
«Sono un vero disastro» si rammarica Hutch, in un mormorio sfiduciato che si perde fra i suoi capelli scompigliati.
«Allora siamo proprio perfetti l'uno per l'altro, dato che lo sono anche io» ribatte Cat, ridacchiando.
«Tu dici?» si informa con una sottile nota di divertimento nella voce.
«Altroché. Com'è che mi avevi chiamato, tempo fa?»
«Disgrazia» ribatte sogghignando.
«Quale definizione migliore!» conviene, posando un lieve bacio appena sotto il suo orecchio e guadagnandosi un mugolio soddisfatto.
