La giornata seguente era stata un delirio, tanto che la signora Patmore dovette prendersi una pausa con Daisy, solo per finire a Crawley House a dare una mano alla signora Bird, mettendosi d'accordo su come aiutare i poveri soldati senza gravare sulle finanze dell'amica cuoca.
Fortunatamente al the delle cinque, il maggiordomo e la governante riuscirono a passare qualche minuto insieme in tranquillità nel salotto di lei.
"Finalmente in pace per cinque minuti"
"Già, non mi sembra vero... Grazie" disse prendendo la bevanda ofertale.
"Prego "
"A proposito non ho più avuto modo di chiedervelo, com'è andata con Thomas e Lord Grantham ieri sera?"
"Potete immaginare ... ha detto che non sapeva di doverci informare... che siccome il signor Bates si è allontanato di sua spontanea volontà non pensava ci interessasse e che non era tenuto a dirmi nulla visto che non lavora più sotto di me"
"Cafone e saccente come al solito"
"È un peccato. Cioè che un ragazzo con le sue capacità abbia un carattere simile comunque sarà un bel problema"
"Cosa sarà un bel problema?"
"La questione del signor Bates"
"Perché dovrebbe essere un problema?"
"Perché Lord Grantham pensa di andare a chiedere scusa e dire al signor Bates che se vuole può tornare. Inoltre mi ha informato a colazione che Anna è al corrente di tutto"
"Non mi sarei mai aspettata questo silenzio da parte di Anna. Pensavo ce lo avrebbe detto" disse sorpresa.
"Pare che il signor Bates si vergogni per il modo in cui se n'è andato"
"Capisco ma ancora non vedo quale possa essere il problema"
"Il problema signora Hughes sta nel fatto che ieri il signor Molsley era venuto da me abbastanza disperato chiedendomi quasi un ginocchio di dargli un lavoro"
"E voi lo avete fatto" annuì lei sorridendo, sempre più innamorata dell'uomo dal grande cuore d'oro.
"La povera anima mi faceva pena. Inoltre da un po' di tempo a questa parte pare io debba darmi una regolata e pensavo fosse la mia occasione, invece ora chissà..."
Venne interrotto dal bussare alla porta.
"Avanti"
"Signora Hughes posso... oh scusate non credevo..."
"Tranquilla Signora Patmore si accomodi. I miei 5 minuti sono passati"
'Purtroppo' pensarono all'unisono i due innamorati.
"Vi lascio" disse il maggiordomo chiudendo la porta dietro si sé.
"Allora Signora Patmore in cosa posso esservi utile?"
"Ebbene..."
Quella sera a cena mentre a Sybil veniva un colpo, pensando che Mary avesse parlato con la nonna di lei e Branson, Robert informava che sarebbe andato al Red Lion per parlare con Bates.
Cora, ancora sensibile all'argomento da quando l'uomo era entrato a Downton la prima volta, gli chiese perché volesse vederlo e che certo la colpa di essersi lasciati male era del ex valletto.
Carson era sorpreso che Lord Grantham parlasse liberamente di Bates davanti ad Anna perché Sua Signoria non si era preso la briga di informarlo che la giovane sapeva già tutto.
Venne distratto dal telefono squillante nel corridoio e dovette lasciare la ragazza a servire a tavola, proprio mentre i coniugi Grantham parlavano del servo. Era poco dire che in una zona d'ombra Anna gongolava alle risposte sensate e accorate di Lord Crawley senza comprendere come la moglie potesse essere cosí insensibile.
Intanto, grazie all'intervento di Daisy e all'interesse di Lady Edith, Robert scoprì dalla telefonata che William e Matthew erano scomparsi.
Al piano di sotto la signorina O'Brian parlava della 'dispensa speciale' della signora Patmore con la signora Hughes.
"Non l'accuso di nulla ma mi chiedevo se voi foste al corrente ..."
"Quel che so è che la signora Patmore ha i suoi sistemi come chiunque di noi" disse la governante senza far capire che sapeva tutto da quel pomeriggio (orgogliosa della sua amica che appoggiava in tutto e per tutto) e scocciata dal fatto che la cameriera di Sua Signoria volesse mettere in cattiva luce la cuoca.
"Infatti... allora buona notte" disse l'arpia andandosene.
"Buona notte"
Si voltò e vide il signor Molsley.
"Ah signor Molsley è molto tardi"
"Stavo facendo un rammento invisibile sul cappotto di Sua Signoria e il tempo è volato, però sono molto soddisfatto del risultato modestamente"
"Non vedo perché non possiate vestirlo voi, finché è senza valletto. Sarebbe una manna per il signor Carson"
'Potresti essere più evidente Elsie Hughes! Il signor Molsley è un buon diavolo ma se continui così persino lui si accorgerà dei tuoi occhi a cuore per il maggiordomo. Contegno ragazza!'
"Sarei felice di rendermi utile"
"Continuate così e non potremo più fare a meno di voi" disse sinceramente.
"E perché mai dovreste.. potrei sbagliarmi ma ho intravisto uno degli ufficiali vicino alla scala delle cameriere"
L'espressione della signora Hughes cambiò drasticamente. Mentre il signor Molsley continuava a blaterare la mente della governante correva un miglio al minuto.
Ethel. Il maggiore Bryant.
'Dio dammi la pazienza e la calma perché se mi dai la forza ...'pregò.
Attese che il cameriere andasse via e si diresse a passo svelto di sopra sperando per tutto il tempo di sbagliarsi.
Prima volle darle una chance, dirigendosi nella camera che Ethel divideva con Anna.
Il letto era vuoto e questo le fece vedere rosso.
Sentì dei rumori dalla stanza accanto. Era appena passata davanti a quella dannata porta.
Tese l'orecchio per capire cosa era in atto, quanto era avanti e chi fosse coinvolto.
Riconobbe subito lo squisito di Ethel e la risatina melliflua del maggiore Bryant le fece venire il bruciore allo stomaco dandole la forza di aprire brutalmente la porta.
Grazie a dio per la luce elettrica...
L'espressione dei tre era impagabile.
Il maggiore scocciato di essere interrotto, Ethel come un cerbiatto preso dai fari e la signora Hughes come un tuono.
"Ethel!"
Le ci volle tutta la sua carità cristiana per non apostrofare la ragazza con nomi che le sarebbero caduti a pennello in quel momento.
"Stavamo solo.." cercò di dire il giovane coprendosi ma la governante lo interruppe con furia contenuta.
Il dolore le trafisse a il cuore. Aveva sognato per anni di essere nella stessa situazione con il signor Carson ma l'ambientazione sarebbe stata diversa.
Una camera da letto finemente decorata, modesta ma con il gusto di entrambi, in un cottage con l'edera rampicante e le rose.
Una fascia d'oro al dito, di entrambi se possibile, anche se fosse leggermente ossidato a causa della seconda mano dai loro genitori sarebbe andato bene.
Un paio di bimbi che dormivano nella camera accanto, un terzo in viaggio e il quarto sognato in cantiere.
E poi magari qualche sveltina nei rispettivi dispensa e salotto se fossero stati lì a lavorare, ma sempre guidati dall'amore prima di tutto.
Non in una squallida stanza piena di spifferi, senza un vero letto, ammassati tra le tende e la biancheria usurata e da sistemare.
Quel pensiero la fece sentire ipocrita mentre sentenziava:
"So perfettamente che cosa stavate facendo maggiore. Io non sarò una donna di mondo ma non ho certo la testa nel sacco. Per cortesia prendete la vostra roba e uscite di qui" disse deviando lo sguardo dell'uomo nudo.
Appena sole, con il cuore che si spezzava, disse:
"Ethel, sei licenziata, senza preavviso né lettera di referenze. Ti voglio fuori di qui prima di colazione"
"Non pensavo..."
Era stata dura, troppo dura forse, ma il pensiero di quella giovane stupida a rovinarsi la vita dopo tutto quello che aveva fatto, non poteva sopportare la vista.
E non poteva permettere che lei traviasse la mente delle giovani o rimanesse impunita.
Era così arrabbiata che disse sgradevolmente:
"Certo... è questo il problema... tu non pensi"
Le fece venire alla mente diversi ricordi mentre si allontanava, girandosi appena prima che le lacrime apparissero nei suoi occhi.
Ricordo di una giovane innocente ragazza, troppo stupidella per il suo bene, circuita dal belloccio di turno per essere sedotta e abbandonata. Troppo presto, troppo giovane. Quanti problemi aveva portato quell'atto, quanta tristezza, ancora oggi.
