Itachi non ha mai davvero odiato niente e nessuno nella sua vita, lo ritiene un sentimento troppo estremo. Evita con facilità la tentazione di un punto di vista che, difficilmente, ha ragione di esistere anche nelle altre persone. Insomma, un cavillo, qualche scappatoia per non finire su quella linea di confine considerata erroneamente reale da Sasuke, si concretizzano sempre molto prima di finirci invischiati fino al collo. Eppure, Itachi è talmente prosciugato da avversare la notte, la solitudine e la pioggia, condizioni che, di solito, gli infondono pace e desiderio di goderne.
Impantanato in una tale sofferenza da poter lanciarsi tra le braccia della morte senza rimpianti, è ormai stanco di dover pagare la sempre più scarsa felicità a così caro prezzo.
Mai Itachi si è sentito così simile a Sasuke come stanotte, vede solo il proprio cratere di tormento senza considerare chi resta. Talmente amareggiato da ritenersi senza speranza, nervoso a tal punto da non sopportane il leggero ma persistente tamburellare della pioggia su cappuccio e spalle del bomber verde scuro. Arrabbiato con se stesso per non riuscire a essere di sostegno a Sasuke in una situazione tanto drammatica, angustiato dal non sapere prevedere una possibile soluzione.
Esala un sospiro tormentoso, schiacciato dalla consapevolezza di trovarsi sull'orlo dell'estirpazione di ogni suo fragile affetto. Distrutto da quella giornata infernale non ancora conclusa.
Il senso di atroce sconfitta lo porta a nascondersi per non angustiare ulteriormente chi ha intorno; Itachi non è sicuro, stavolta, di riuscire a ingabbiare il dolore tra i denti. Ma non è il caso di instillare a Sasuke la propria sfiducia, meglio non trasmettergli, adesso, lo smarrimento dinnanzi al futuro che gli appare demolito.
La vera oscurità è dentro di lui, non nel fazzoletto di terra avvolto dal buio pesto nel cortile dell'ospedale. Itachi realizza quanto siano inutili le emozioni, generano nient'altro che sofferenza fine a se stessa, per questo avverte la necessità di smorzarle prima di tornare da Sasuke, rimasto al capezzale di Madara. È accartocciato su una panchina non sa più nemmeno da quanto, è difficile distinguere l'ambiente circostante, lo spesso strato di nubi gravide d'acqua cela qualsiasi flebile fonte luminosa della notte. Una sferzata di vento gelido gli morde la pelle, rabbrividisce, si fa più piccolo all'interno del bomber rendendo la sua figura ancora più esile. Il cappotto regalatogli due anni fa da Sasuke sarebbe stato più caldo, comodo e bello, Itachi non se ne separa mai, ma purtroppo non è adatto a una nottata come quella, finirebbe inzuppato di pioggia. Si commuove al ricordo dell'inaspettata sorpresa fattagli dal suo Otouto quando ancora abitava nel tugurio freddo e umido in cui si sono conosciuti.
Quando ancora non si amavano da fratelli.
Rigira tra le dita la bottiglia di scandente birra raggranellata, in solitudine, al bar accanto alla portineria, ne preleva il primo sorso stretto nella morsa dell'oppressione. Il gusto discutibile e l'eccesso di bollicine instillate nella bevanda per mimetizzarne la pochezza, gli fanno storcere le labbra in una smorfia di disgusto. Itachi sbuffa una piccola risata decisamente fuori luogo, con l'unghia gratta via l'etichetta avvalendosi di un inconsapevole gesto stereotipato pilotato dal nervoso, realizza che, in realtà, è schifato da se stesso e dalla sua frivolezza.
Chissenefrega. Qualunque tasso alcolico, prima o poi, fa effetto indipendentemente dal sapore più o meno ricercato. Eccolo, già sta arrivando a spazzare via i sentimenti che adesso sono una mera zavorra. Malgrado le sue unghie proseguano a grattare e spingere per regolare lo stato emotivo non gradito, Itachi rivolge al cielo una seconda manifestazione di inopportuna ironia più intensa della precedente.
"Tieni" un piccolo ombrello richiudibile si posa sulle cosce di Itachi. È nuovo, con l'etichetta ancora attaccata, probabilmente un recente acquisto all'emporio accanto al bar fatto esclusivamente per lui. Impossibile discernerne, di preciso, il colore alla fioca luce degli sporadici lampioni ovattata dall'umidità.
Itachi ha già sentito quella voce, l'esigua resistenza all'alcol gli garantisce, già dopo pochi sorsi, una disinibizione tale da velargli l'impaccio. Alza il viso trovandosi davanti i singolari occhi all'insù di Shisui, lui si fa scudo di un ombrello di grandezza normale.
"Ho bisogno di stare solo, ti spiace?" Itachi cerca di raggranellare un contegno, pondera la maschera di freddezza come l'opzione migliore per dissimulare lo schifo che ha dentro, il rischio che possa manifestarsi a causa della birra è alto. Meglio non trasformarsi in un irritante ingombro per chi già sta male.
"Non pensavo di essere una tale seccatura." Shisui mantiene il sorriso, non smette di guardarlo. Itachi si chiede cosa il cugino trovi di tanto interessante in lui.
Ingolla un altro sorso della mediocre birra constatando come la bottiglia sia ancora lontana dalla metà. Poi accetta il dono, rimuove l'etichetta e se lo apre sulla testa. Chiude gli occhi capitolando alla vertigine dell'ebbrezza, resta in ascolto del picchiettare dell'acqua, analizza il pungente odore sintetico dell'ombrello trovandolo gradevole.
"È stata appurata una videochiamata tra Izuna e Madara, proprio in quel momento." Itachi ritiene opportuno riportare il discorso sul binario principale, meglio sventare eventuali imprevisti "È plausibile che Madara abbia visto il fratello morire in diretta costretto all'impotenza. Mentre io e Sasuke eravamo a casa dei nostri genitori, ha insabbiato la disgrazia per non turbarci e distoglierci dai nostri obiettivi. Si è recato in ufficio col solo scopo di morirci."
Shisui sospira, Itachi percepisce la sua mano posarglisi su una gamba e la bottiglia sgusciargli via dalle dita. Mentre ascolta il cugino tracannare la birra molto più lesto di lui, Itachi si riscopre ad apprezzare la sua comunicazione non verbale malgrado l'indole estroversa. Stima quel sostegno che Shisui vuole trasmettergli ascoltandolo e proclamandosi suo compagno di sofferenza. Shisui ha il potere di farlo sentire meno solo; di colmare, tramite pochi gesti, lo sconfinato vuoto che lo avviluppa.
Itachi temporeggia prolungando l'inspirazione, libera un sospiro amaro. Non importa se il prosieguo del resoconto potrebbe suonare come giustificazione a favore della nullità in cui si è trasformato nelle ultime ore, ha bisogno di liberarsi, visto quanto ormai si è esposto. Shisui lo ascolterà. "Madara aveva intenzioni serie, si è inflitto tagli verticali e precisi sulla vena," Itachi si interrompe alla nuova ondata di emozioni, le sente infrangersi violente sul suo meccanismo di sopravvivenza ormai inceppato. Il tremito della voce, stavolta, è impossibile da dissimulare, inizia a sentirsi la bocca pericolosamente impastata di materiale vischioso e salato "si è avvalso dell'alcol non solo per racimolare il coraggio, ma anche con l'intento di sfruttarne le proprietà vasodilatatrici in modo da accelerare il processo."
"Sasuke lo ha trovato in tempo," a Shisui basta un pigro movimento della mano per centrare, con la bottiglia sottratta a Itachi ormai vuota, un cestino distante oltre un metro "i medici sono ottimisti."
"Madara si riprenderà fisicamente," Itachi borbotta apatico, il distacco dimostrato dal cugino lo aiuta a ricomporsi "ma emotivamente sarà così dilaniato da risultare un vegetale, nutrirà l'unico desiderio di raggiungere presto il fratello."
"Vorrei che tu mi chiarissi alcuni aspetti, Itachi." l'inaspettato tono impertinente di Shisui fa trasalire il più giovane, i suoi occhi, però, restano taglienti e in ascolto "Cosa rappresentano per te Madara, Izuna e i tuoi genitori biologici? Due anni fa li hai solo sentiti menzionare, la vostra effettiva conoscenza risale a una manciata di giorni fa."
"Lo stesso vale per te, Shisui." Malgrado l'affermazione impassibile, Itachi appare oscurato in volto, i suoi muscoli facciali mutano le proporzioni senza farsi notale.
"Ti stai annientando per degli estranei che, oltretutto, hanno provato a disfarsi di te" Shisui fissa il cugino saldo, ma vibrante di sentimento.
"Si tratta comunque della mia famiglia, Shisui." Itachi si barrica di nuovo nell'impenetrabilità, lo scavare del cugino nelle crepe della sua anima spezzata, anche se appena baluginate, lo irrita e terrorizza al contempo.
"Sciocchezze. La famiglia non sono coloro con cui si condividono i cromosomi, piuttosto chi ti ha cresciuto con amore."
Itachi soffoca il trasalimento, ma non può niente contro il deglutire a vuoto. Squadra Shisui, il suo discorso non lo convince appieno, è anomalo vederlo partorire teorie così ciniche, almeno secondo lo scarso bagaglio conoscitivo di cui dispone al momento: "A Sasuke non resta nessun altro. E poi, come deduci che io non possa affezionarmi ancora?"
Shisui inclina la testa, il suo sguardo ritorna sereno e struggente: "Ti ostini a non accorgerti di me, Itachi." Shisui gli abbassa il cappuccio, esamina il suo viso diafano. L'elastico rosso scivola via dalla coda bassa di Itachi, le dita di Shisui si tendono di scatto per spargerli i capelli sulle spalle con un leggero schiaffo "Sembri una ragazza."
"Non è divertente, Shisui." Il commento indolente accompagna l'imperturbabile riappropriarsi di Itachi dell'elastico, abbassa l'ombrello e rimette in ordine la chioma.
"Non ti offendere, intendevo che disponi di ineffabile bellezza," la diffidenza di Itachi non scoraggia Shisui, anzi, ogni volta sembra accenderlo di più "e che vorrei offrirti una birra, di quelle vere."
Il freddo gli trapassa il sottile maglione nero, smorzato dagli innumerevoli bicchieri di cui ha perso il conto. Niente di ciò che indossa è adeguato per una serata di evasione in un pub, i basilari jeans skinny e gli scarponcini fanno parte di quanto raccattato per fare visita a un reduce di tentato suicidio. Lo scopo dell'uscita avrebbe dovuto essere distrarsi, non intestardirsi a calcolare ogni grado ingurgitato e a valutarne il conseguente effetto mirato ad affievolire il dolore. L'ingenuo bisogno di mitigare lo strazio si è tramutato in inaccettabile perdita di controllo.
Itachi si maledice per aver accettato quella pazzia, non ha il diritto di essere lì a strafogarsi di pattatine fritte e hamburger quando Sasuke, risoluto a passare la notte con Madara, lo ha lasciato andare grondante di tanta fiducia condita col suggerimento di riposarsi.
Se solo sapessero. Madara è ancora in coma e lui lì a spassarsela.
Il guazzabuglio di emozioni e sensi di colpa gli scorre copioso sul viso, la pioggia è cessata e ora le guance si bagnano esclusivamente della sua manchevolezza. Rannicchiato sul marciapiede all'esterno del pub, Itachi si abbraccia le ginocchia in attesa che il vortice torpore causato dall'alcol si decida a trascinarselo via. Ha accampato la scusa di avere bisogno del bagno per recarsi lì, tornerà da Shisui appena il dolore smetterà di pulsargli nell'anima.
Il bomber che aveva lasciato appeso alla sedia gli si posa, morbido e caldo, sulle spalle. Shisui gli si siede accanto, Itachi vorrebbe dispensare qualche scusa, ma la lingua non gli si schioda dal palato. Avverte su di sé lo sguardo del cugino, non è invadente, rispetta il suo silenzio, ma Itachi capta l'attesa della spiegazione. Itachi si gingilla infilando, apatico, le braccia delle maniche della giacca.
"Sei umano anche tu, Itachi. Hai il diritto di cedere e chiedere aiuto." Shisui parla sommesso e comprensivo, ogni traccia di severità dissolta "Anche Madara ha commesso l'errore di pretendere la gestione del dolore in solitudine, situazione che porta chiunque a soccombere."
Itachi sospira affranto, alza la testa e guarda Shisui attraverso il velo di capelli senza riuscire a parlare, il suo cervello sembra essere diventato troppo rudimentale per generare parole.
"Nessuno ti giudicherà un fallito vedendoti accettare un po' di conforto o piangere." Subito dopo, Itachi si sente agguantare dalle ascelle e tirare su di peso "Vieni, bere per sofferenza produce un effetto più devastante rispetto a farlo per diletto."
Itachi non riesce a riesumare dalla memoria un'occasione analoga a quella, un solo momento in cui non si sia sentito d'ingombro o impacciato affidandosi completamente a qualcun altro. Non è mai accaduto neanche con Sasuke o con la famiglia adottiva, compresa la nonna a cui era tanto legato. Durante gli occasionali momenti in cui ha dovuto arrendersi a ricevere sostegno, limitati più che altro all'infanzia, non si è mai lasciato andare completamente lasciando in allerta, il più possibile, corpo e cervello.
Adesso è sorpreso di riscoprirsi pienamente a suo agio caricato in groppa a Shisui, insolitamente rilassato e libero di essere se stesso. Con gli occhi ridotti a fessure, Itachi si lascia cullare dal passo cadenzato di Shisui senza porsi troppe domande su dove lo stia portando, le mani del cugino che gli sostengono salde le cosce mantenendosele aderenti ai fianchi non lo disturbano, così come si compiace della forte pressione di addome e petto contro la schiena calda di Shisui. Serra l'abbraccio sulle spalle del cugino, gli posa la guancia sulla nuca e chiude definitivamente gli occhi abbandonandosi al gorgo di alcol e sfinimento.
"Sveglia, polentone, siamo arrivati." Shisui lo interpella col respiro leggermente affannoso.
Itachi alza la testa, si trovano davanti all'ingresso della villa di Madara, Shisui lo ha riportato a casa mentre lui gli giaceva addormentato in groppa.
Itachi scioglie la bocca impastata manovrando la lingua, riesce a scivolare a terra solo perché Shisui glielo consente allentando la presa.
"Sei pesante per essere così magro." Shisui finge di lagnarsi mentre Itachi apre, in silenzio, il cancello.
"Ehi, scherzavo. Non ti sarai mica offeso" il maggiore torna, giocoso, alla carica una volta imboccato il vialetto, ghermisce deciso la vita di Itachi e si abbassa per agguantargli le cosce nell'atto di prenderlo ancora in braccio.
"So camminare da solo." Itachi si divincola spingendo via Shisui "Una doccia mi rimetterà a nuovo."
Per fortuna l'appartamento offerto da Madara è completamente indipendente e lo staff si fa vivo solo se espressamente richiesto.
Già barricato in bagno, Itachi chiama Sasuke, il fratello gli comunica l'intento di vegliare Madara finché non si sarà ripreso.
"La disperazione lo investirà come un treno appena aprirà gli occhi, Nii – san. Da ora in poi non dovrà mai restare solo."
L'avvolgente getto della doccia, caldo al limite della sopportazione, dissipa tutto tranne le parole di Sasuke. La pace di Madara è solo illusoria, un sottile velo destinato a lacerarsi appena scoprirà di essere, suo malgrado, ancora vivo. Arriverà a maledire Sasuke per averlo salvato, e se stesso per non aver impedito a Izuna di recarsi a quella festa.
Itachi rivolge la faccia alla potente pressione dell'acqua, da quando è lì non ha mai usufruito dell'immensa vasca, tuttavia il bagno rilassante poco si confa al suo modo di essere, finirebbe per ingigantirgli i fantasmi invece di attutirli. Si massaggia indolente il corpo con la spugna, ripassa i medesimi punti finché il bagnoschiuma alla lavanda non si esaurisce. La serata è stata una momentanea digressione dalla realtà era necessaria per fargliela affrontare meglio adesso che i giorni difficili stanno per travolgerli.
Un lieve movimento esterno al box lo fa sobbalzare, quasi si strozza con l'acqua a causa della violenta inspirazione. Chiude il rubinetto e la figura ondeggia un'altra volta, quasi volesse sbirciare attraverso lo spiraglio delle paratie trasparenti ma opache. Shisui. Itachi libera un rumoroso sospiro, il cugino si è trattenuto nonostante lo abbia salutato con l'intenzione di congedarsene. E ora è lì che lo spia sotto la doccia.
Itachi allunga un braccio all'esterno, si impadronisce del primo asciugamano raggiunto e non esce prima di esserselo assicurato in vita.
Shisui sogghigna, la testa inclinata e lo sguardo maliziosamente sbilenco. "Dovrei fare pipì."
"Sei nudo, Shisui." Itachi soffia l'osservazione esaminandolo con lo sguardo affilato; gli occhi gli cadono sul membro, già eretto, del cugino, salvo poi sgusciare via al primo accenno di calore sulle gote.
"Volevo farmi una doccia anch'io" paonazzo in viso, Shisui è poi costretto ad ammettere il suo impiccio "Beh, hai un fisico perfetto, non essendo cieco lo vedo."
Itachi abbassa gli occhi, una mano convulsamente stretta sul nodo dell'asciugamano, le gocce che stillano dai suoi capelli sono ormai gelide. I passi di Shisui si avvicinano con circospezione, Itachi non riesce a fare altro a parte tremare.
Le dita di Shisui gli si posano sul collo, gli rastrellano indietro i capelli ancora zuppi. Le carezze si diramano sulle spalle di Itachi, scendono sul costato esaminandone ogni forma, si immergono tra le gocce che gli grondano al centro della schiena tracciandone la discesa fino in fondo.
Itachi è leggermente infastidito con se stesso, confuso, non si raccapezza del perché quell'uomo, conosciuto da poco, abbia il potere di farlo sentire comodo in qualunque circostanza. Persino in una intima come quella.
Itachi non prova alcun moto di ribellione mentre le dita di Shisui sciolgono, agili, l'asciugamano. L'unico indumento di Itachi scivola a terra, lui alza la testa, non può esimersi dallo smarrirsi in quegli occhi neri, simili ai suoi e carichi di fascino. Percepisce le mani di Shisui avvolgergli le natiche, i polpastrelli tastano, poi tirano finché i due corpi non entrano in contatto.
Le labbra di Itachi si schiudono per facilitare l'accelerazione del respiro, la smania prorompe inaspettata, trasuda anche dalla tirannica mano di Shisui che gli accalappia una gamba e la alza fino a posarsela sul fianco. I polpastrelli di Shisui risalgono la coscia di Itachi, si serrano forte sul gluteo corrispondente, palpano, poi si fermano ancora "Io volevo solo farmi una una doccia, te l'ho detto."
Itachi non spiccica parola, non sa fare altro a parte ansimare e seguire l'istinto ormai trasformatosi in un prepotente treno in corsa a cui sembra essere legato. Ruota leggermente il bacino per strofinare l'intimità eccitata sulla pelle bollente del cugino.
"D'accordo, dovrò portarti con me." Shisui si finge seccato mentre accarezza la gamba di Itachi che si è appiccicato al fianco, ne segue ogni forma dei muscoli strappando un lieve rantolo al più giovane.
A un tratto la presa di Shisui sulla coscia diventa ferrea, si china, con l'altra mano arpiona la gamba ancora a terra e la alza finché Itachi si ritrova sollevato con entrambe le gambe avvinghiate alla vita di Shisui.
Il cugino lo fissa assorto, le mani solide sorreggono Itachi dalle natiche. Gli occhi di Shisui scoccano un'occhiata allusiva verso la doccia, poi tornano a posarsi sul viso di Itachi, Shisui attende ancora fingendo il calcolo di una decisione.
Itachi sospira di manifesta impazienza; guarda in giù, con gli occhi lucidi, il viso di Shisui rimasto all'altezza del suo petto, inarca la schiena, strizza le mani sulle spalle del maggiore e divarica le gambe. Shisui gli sfiora la zona dello stomaco con le labbra, Itachi resta immobile col fremito che gli serpeggia nelle viscere.
Shisui inizia a camminare verso la doccia senza lasciarlo scendere, lo sguardo scintillante di allegro scherno. L'acqua bollente arriva all'improvviso insieme a una nuvola di denso vapore, unita alle volute di desiderio provoca a Itachi una violenta vertigine, i baci di Shisui che gli piovono sul petto giungono ottenebrati alla coscienza del giovane tra un flebile gemito e l'altro.
Itachi scaccia il malsano dubbio di una ipotetica mancanza di rispetto verso Sasuke e si lascia incenerire dall'incendio del desiderio senza considerarlo una pericolosa debolezza. Il cazzo di Shisui gli lambisce le natiche ancora sospese tra le sue braccia, Itachi brama quell'unione, la perdita del controllo non è una minaccia, l'estremo piacere qualcosa a cui ha diritto. Pianta lo sguardo risoluto in faccia a Shisui, arcua la schiena e lascia cadere le natiche con l'intento di calarle sull'erezione del cugino.
"No" Shisui gli ansima sull'orecchio, poi gli bacia il collo, Itachi si sente riassestato tra le sue braccia e sollevato con decisione fino al livello del suo stomaco "Dimentichi un passaggio fondamentale."
Itachi lo fissa velato d'impazienza, esplora fremente il viso del cugino per carpirne le intenzioni e sbrogliare presto l'interrogativo. La risposta arriva insieme alle labbra di Shisui sulle sue.
Itachi chiude gli occhi, capitola al bacio dapprima lieve e delicato, quasi a voler sondare il terreno, poi progressivamente più audace. Accoglie la lingua di Shisui nella sua bocca e si arroga il diritto di compiere altrettante incursioni. Le palpebre serrate, l'acqua che scorre copiosa sui loro visi attaccati. Shisui inizia a ondeggiare lentamente mimando i passi di un lento, gira pigro portandosi appresso il corpo di Itachi ancora abbarbicato al suo. Completata la rotazione, Shisui si stacca, contempla Itachi con gli occhi ardenti, i boccoli intrisi d'acqua gli invadono la fronte e si allungano fino a rasentargli le clavicole, una smorfia beffarda gli risalta sul viso.
Itachi si ritrova con la schiena attaccata alle piastrelle, il bacino di Shisui che preme contro il proprio e le ginocchia entrambe spinte contro la parete. Senza distogliere gli occhi dai suoi, Shisui lo penetra con una energica frustata di bacino, Itachi sobbalza e gli ricade addosso liberando la breve esclamazione permessa dal respiro strozzato. Restano immobili a fissarsi per interminabili secondi, gli unici suoni sono il loro ritmico rantolare fuso con lo scrosciare dell'acqua. Itachi distingue il proprio corpo rilassarsi e adattarsi a quello di Shisui, il cugino capta il cambiamento, gli avvolge la vita scivolosa d'acqua e inizia a spingersi in profondità dentro la sua carne.
Itachi boccheggia, ondeggia impercettibilmente i fianchi ubriaco di piacere. Preme la sua parte intima più sensibile sull'addome di Shisui, cavalca sinuoso quei fianchi che gli cozzano addosso a ogni affondo. Cerca le spalle di Shisui, le abbraccia, morde la sua bocca focosa con avidità senza timore di prendere, di risultare egoista.
Itachi registra vago i graffi che infligge a Shisui con le unghie conficcate nelle sue scapole, il cugino gli morde i capezzoli, le brevi e cadenzate scariche di dolore dilatano il godimento facendogli allargare le cosce in una posa lasciva. Immobile, senza fiato, col viso rivolto al fiotto avvolgente dell'acqua, Itachi accenna un debole movimento concentrato sui fianchi.
Percepisce Shisui accogliere e accompagnare la violenta scossa del suo orgasmo preceduta da un fioco lamento, le membra di Itachi tremano mentre inzacchera di piacere il ventre del cugino, esala un sospiro tremulo e si affloscia, sfinito, sul petto di Shisui. Il più grande intensifica la presa sulle natiche di Itachi, si inarca per riversarsi in lui con un verso gutturale, poi, esausto, molla le cosce di Itachi.
Il giovane scivola lungo il corpo di Shisui, segue l'andamento dell'acqua abbacinato da un immaginario movimento ondulatorio fino ad accoccolarsi sulla piattaforma. Abbraccia le gambe del cugino, gli occhi chiusi, la guancia poggiata sul suo ventre.
"Conta sempre su di me, Itachi." le parole di Shisui gli arrivano offuscate da un fitto groviglio di spossatezza, distingue le sue mani posarsi, con delicatezza, sulla testa. Itachi sospira lieve, ascolta Shisui cullato dall'imperioso languore "So che il mio crudo discorso sulla nostra famiglia ti è suonato bizzarro, ma l'ho fatto per spiegarti che, qualche volta, dovresti innamorarti anche di te stesso."
