L'attacco di Abyzou era stato feroce e John ad un certo punto aveva pensato che né lui, né Sammy sarebbero tornati a casa, ma lo aveva consolato il pensiero che il demone alla fine si era allontanato e che per il momento il suo ragazzo era salvo. Certo, era ancora privo di conoscenza, ma l'uomo volle vedere il lato positivo:non aveva assistito al suo pestaggio.
Da buon cacciatore John cominciò a fare un'analisi della sua condizione fisica: non riusciva a tenere aperto l'occhio destro e il suo labbro superiore aveva le dimensioni di un canotto, ma tutto sommato pensava che la maggior parte delle sue ossa era ancora sana. Gli faceva male lo stomaco e anche il fianco sinistro era abbastanza dolorante, ma era cosciente e non stava sanguinando troppo, quindi succhialo, Winchester.
Guardò le corde che lo trattenevano e notò che in qualche punto erano più logore, probabilmente a causa degli artigli di Abyzou. Ricordava che ad un certo punto li aveva appoggiati sulle sue braccia e aveva cominciato a tagliarlo. Probabilmente nella foga non si era accorta del danno che aveva fatto ai legami dell'uomo e questa era un'altra buona notizia in un mare di merda.
Diede qualche strattone e vide che le corde cominciavano a cedere. Valutò che con un po' di impegno avrebbe potuto liberarsi e iniziò a tirare forte scansionando ogni tanto la stanza per intercettare un eventuale ritorno del suo carceriere.
Ad un certo punto un lamento gli fece interrompere i tentativi e alzò gli occhi su suo figlio, che stava riprendendo conoscenza.
"Sammy"
"Dad"
"Sono qui, ragazzo"
Il giovane Winchester a fatica alzò la testa e quando poggiò lo sguardo su suo padre, rimase scioccato.
"Dad, che ti è successo? Chi ti ha picchiato?"
"Abyzou non ha gradito i miei commenti sulla sua vita personale"
John sorrise e disse:
"Ci sono andato pesante, si è proprio incazzata"
"Stai bene?"
"Sì, niente di grave"
"Perché l'hai provocata?"
"Ha iniziato lei, ho solo risposto alle sue accuse a tua madre"
"Mamma? Che cosa c'entra lei?"
"Non preoccuparti, l'importante è aver guadagnato ancora tempo. Si è stancata parecchio e credo che per un po' non si farà viva"
"Perché non l'hai bandita invece di farti picchiare?"
"E tu perché devi essere così intelligente? Una volta tanto potresti essere superficiale e non analizzare tutte le questioni al microscopio?"-pensò John cercando di formulare una risposta convincente il più velocemente possibile.
"Papà?"
Sam avrebbe insistito con le sue domande se il dolore alle spalle non lo avesse distratto e nuove lacrime gli riempirono gli occhi.
"Papà, non ce la faccio più"
"Le corde stanno cedendo, resisti"
"Papà, io…"
Il giovane non riuscì a completare la frase, abbassò la testa in avanti e vomitò.
"Sammy"
John tirò ancora desiderando raggiungere suo figlio per aiutarlo, ma Abyzou era stata meticolosa quando lo aveva bloccato sulla sedia e si sentì molto frustrato perché sapeva che il suo ragazzo non aveva mai vissuto bene momenti come questi.
Sam detestava vomitare e ancor di più detestava le iniezioni che puntualmente arrivavano perché, quando lui e l'influenza decidevano di frequentarsi, non c'era altro modo per impedirgli di interpretare Regan Mac Neill, ma l'aspetto positivo era che Dean o papà erano sempre nei paraggi. Stavolta però né l'uno, né l'altro potevano confortarlo e il giovane Winchester, sopraffatto dal dolore, non poté fare a meno di svenire di nuovo.
"Sammy"
Il cacciatore capì che le cose si stavano mettendo male per suo figlio e cercò ancora inutilmente di liberarsi, ma dopo un po' dovette arrendersi e urlò per la frustrazione. Passò quelle che gli sembrarono ore a fissare il suo ragazzo e man mano che il tempo passava, il timore di perderlo aumentò.
Tirò ancora verso l'alto i polsi fino a farseli sanguinare, poi qualcosa si mosse nella stanza e urlò:
"No, non farlo!"
Il ritorno alla coscienza fu molto brusco per Sam e si ritrovò ad ansimare a causa dello shock provocato dal potente getto di acqua gelida, che gli era arrivato addosso. All'inizio non riuscì a capire dove si trovava e che cosa gli stava succedendo, poi sentì delle risate e mise a fuoco la figura di suo padre, che inveiva contro qualcuno.
Era arrabbiato con lui? Aveva combinato un altro casino e stava subendo una punizione memorabile? Proprio mentre si poneva queste domande, il dolore alle spalle tornò prepotentemente e si disse che c'era qualcosa di molto sbagliato.
Papà non era mai stato tenero nel dare una lezione ai suoi ragazzi quando non eseguivano gli ordini, ma non era mai stato crudele e non lo avrebbe mai appeso con delle catene.
Che diavolo stava succedendo allora?
Cercò di mettere più a fuoco e si rese conto che il padre era legato ad una sedia e stava urlando contro qualcuno alle sue spalle. Lo stava minacciando di farlo a pezzi se avesse fatto del male al suo ragazzo e merda, il ragazzo in questione era lui.
Sam sbarrò gli occhi quando si sentì tirare i capelli e tutto gli tornò in mente, ma non fece in tempo a reagire perché Abyzou gli mise un artiglio vicino alla giugulare.
"Se non la smetti, John, lo faccio morire dissanguato in pochi secondi"
L'uomo sussultò e si morse nervosamente un labbro restando in silenzio.
"Bene, vedo che ci siamo intesi. Non voglio sentire una parola, questa è una questione tra me e mio figlio"
Il demone sorrise e chiese prima di dargli una forte spinta:
"Ti piace l'altalena, Sammy?"
Il ragazzo urlò e John con lui irritando Abyzou, che gli serrò le labbra con un incantesimo.
"Se sento solo un fiato, spingerò ancora fin quando le braccia non gli si staccheranno"
Il cacciatore cominciò a respirare velocemente attraverso il naso e cercò di non ascoltare i lamenti di suo figlio, che incosciente continuava ad oscillare avanti e indietro.
"Sai, John, ho sempre amato andare a spiare i bambini al parco, è un ottimo terreno di caccia. Immagineresti che, avendoli portati all'aperto, i genitori fossero partecipi dei giochi dei loro figli, o almeno li seguissero con attenzione e invece sai che cosa ho visto? Casalinghe annoiate che spettegolano tra di loro, o mamma e papà in carriera troppo impegnati a leggere documenti e a parlare al telefono. A volte non si accorgono nemmeno che i loro preziosi bambini mi ascoltano, o se se ne accorgono, li sgridano e gli intimano di crescere pensando ad un amico immaginario.
Tu non hai portato spesso Sam al parco, vero?"
John guardò torvo il demone e lui rise:
"Oh, giusto, sei un pesciolino muto in questo momento!"
Abyzou gli riaprì le labbra e ripeté la domanda.
"No, non l'ho fatto"
"Ma lui lo desiderava, lo sai? Voleva giocare con gli altri bambini, andare sullo scivolo, ma la tua risposta era sempre no e lo hai fatto piangere tante volte per questo"
"Non avevo scelta"
"Perché dovevi andare a caccia? Diciamo le cose come stanno, era più facile chiudere i tuoi bambini nelle pidocchiose stanze di motel piuttosto che essere un padre responsabile e interessato al loro benessere"
"Li ho tenuti al sicuro"
"Sì, come no. Ho girato nella testolina di Sam e mi risulta che si sono fatti male mentre non c'eri"
"E' successo, ma mai niente di grave"
"Solo perché il soldato Dean è un cane da presa"
"E' un bravo fratello maggiore"
"Da chi avrà imparato a prendersi cura di Sam? Di certo non da te"
"Amo i miei figli, ho fatto tutto quello che potevo"
Abyzou rise ancora e rispose:
"Ma che tenero! Scommetto che anche i papà di questi altri pargoletti pensano di essere stati dei bravi genitori"
La stanza si illuminò all'improvviso e con orrore John vide penzolare davanti a suoi occhi decine di ragazzini di età variabile. Gli sembrò di trovarsi di nuovo nella cella frigorifera di Burt, che gli aveva offerto un lavoro per arrotondare lo stipendio e mettere qualcosa da parte in vista dell'arrivo del suo secondogenito.
Non gli era piaciuto particolarmente trasportare i pezzi di carne dai camion al retro della macelleria del suo capo, soprattutto dopo aver passato una giornata al garage, ma lo pagava bene e questa era la sola cosa che gli importava allora.
Quando tornava a casa, Mary gli faceva trovare sempre il necessario per un lungo bagno, poi lo aspettava sveglia a letto e nonostante il pancione, gli massaggiava la schiena fin quando non lo sentiva rilassarsi.
Più di una volta sua moglie gli aveva detto che avrebbe provato a cercarsi un impiego per dare una mano, ma aveva rifiutato dicendole che lei aveva già il lavoro più pesante: era la mamma di Dean e portava in grembo il suo secondo figlio, quindi il resto spettava a lui.
Il ricordo gli fece pensare a quanto la sua vita era cambiata da allora e avrebbe voluto attaccarsi ad altri pensieri felici, ma poi vide Abyzou schiaffeggiare Sam per fargli riprendere conoscenza. Non voleva che suo figlio si guardasse intorno, non voleva che vedesse gli altri ragazzi e diede un altro strattone alle corde approfittando della distrazione del demone, ma rimase ancorato alla sedia.
"Sammy, svegliati, mamma vuole giocare con te"
Il ragazzo si lamentò, poi pian piano riprese conoscenza e cercò subito suo padre.
"Sono qui, figliolo"
"Aiutami"
Era la prima volta che Sam implorava e la cosa rese Abyzou euforica.
"Papà non può aiutarti, sei tutto mio"
Si mise fra i due Winchester impedendo a John di vedere che cosa stava facendo, poi le urla del suo ragazzo riempirono la stanza.
"No, Sammy"
L'uomo cercò ancora di liberarsi e gridò disperato quando vide del sangue scorrere lungo le cosce di suo figlio.
"Smettila, fermati"
Abyzou si voltò furiosa verso il cacciatore e urlò richiudendogli la bocca:
"Non hai capito che devi tacere? Non voglio essere disturbata mentre punisco il mio bambino!"
Gli voltò di nuovo le spalle e con il passare dei minuti le urla di Sam aumentarono, così come il numero delle ferite sul suo corpo.
John non riusciva a vedere che cosa stesse materialmente facendo, ma la pozza rossa ai piedi del suo ragazzo continuava ad aumentare e cosa ancora più spaventosa, ad un certo punto non lo sentì più. Spalancò gli occhi e si tese sulla sedia cercando di scorgerlo, ma nonostante gli sforzi non riuscì ad intercettare il suo viso.
"Lo vedi, bambino mio, vedi che ti volevi fidare di nuovo della persona sbagliata? Non sta alzando un dito, si sta solo godendo lo spettacolo perché John Winchester è un gran bastardo e non gliene importa niente se vivi o muori.
Ti avevo offerto un'alternativa, saresti stato lontano da lui e dalle sue stronzate e invece mi hai voltato le spalle"
Sam tentò di guardare suo padre nel disperato tentativo di ricevere da lui il coraggio di tenerle testa, ma Abyzou continuava a frapporsi fra loro e si sentì perso. Cominciò a piangere e ad un certo punto la sua mente andò a Dean. Gli disse mentalmente addio e cercò di trovare in sé la forza per salutare suo padre, ma era esausto. Restò così con la testa china incapace di reagire al dolore e pregò di morire in fretta.
Si ricordò di aver sentito che alla fine della loro vita le persone vedono un loro caro che va a prenderli, e sperò che nel suo caso arrivasse la mamma per perdersi tra le sue braccia e non soffrire più. Prima di andare, però, avrebbe voluto dire tante cose a John, in primis che gli voleva bene nonostante tutto quello che era andato storto tra di loro in tante occasioni, ma la sua mente era sempre più vuota e l'idea di raggiungere Mary era così confortante.
I suoi respiri divennero lenti e gli occhi erano minuto dopo minuto meno disposti a rimanere aperti, ma volle fare un ultimo tentativo.
Alzò la testa e guardò in direzione del padre non rendendosi subito conto che Abyzou aveva smesso di torturarlo e si era spostata al suo fianco per ammirare il suo lavoro.
Quando incrociò gli occhi dell'uomo, cercò di fargli capire che aveva resistito fino a quando aveva potuto, ma le forze lo stavano abbandonando velocemente e il capo andò di nuovo giù.
"Non così in fretta, Sammy boy"
Il demone lo afferrò di nuovo per i capelli e ridiede a John la possibilità di parlare.
"Sveglia il tuo ragazzo, la festa è appena cominciata. Ti lascio il necessario per rimetterlo insieme, marine, così sarà più divertente spezzarlo di nuovo"
Il demone lasciò la stanza e i due Winchester si ritrovarono insieme nella cella, che li aveva ospitati in precedenza.
John si lanciò subito verso il figlio, che era a terra in posizione fetale, e lo prese tra le braccia. Notò subito l'estremo pallore del suo volto e il respiro lento e irregolare. Cominciò a scuoterlo implorandolo di non lasciarsi andare, ma il giovane Winchester non diede alcun cenno di averlo sentito.
"Sammy, sono qui, guardami"
I suoi richiami caddero a lungo nel vuoto e il cacciatore temette di star perdendo il suo secondogenito. Quando la parola "mamma" uscì come un sussurro dalla bocca di Sam, John andò totalmente nel panico tanto da urlare ancora più forte, questa volta con il tono del sergente istruttore.
"Samuel, anteriore e centrale, ora"
In quel momento il ragazzo non avrebbe saputo spiegare dove avesse trovato la forza, ma ubbidì sbarrando gli occhi e suo padre lo incoraggiò a non mollare.
"Bravo, resta con me, ce la puoi fare"
Lo strinse al petto e registrò con sollievo che il respiro del figlio stava diventando più regolare man mano che passavano i minuti. Lo prese come un segnale positivo e gli concesse un po' di tregua. Lo lasciò riposare accarezzandogli i capelli, poi si accorse che Sam stava diventando più pesante tra le sue braccia. Lo mise in posizione verticale davanti a lui e lo scosse incoraggiandolo a restare lucido, ma la testa del suo ragazzo continuava a ciondolare e a crollare in avanti.
"Sammy, forza"
Il cacciatore afferrò il capo del figlio, poi gli diede qualche buffetto per tenerlo sveglio.
"Andiamo, ragazzino, non devi addormentarti"
"Non ce la faccio"
"Sì, invece"
John continuò a scuotere e a parlare con Sam e dopo un po' il ragazzo iniziò a reagire più coerentemente ai suoi richiami e riuscì a tener su la testa.
"Papà, il demone"
"Se n'è andata, siamo soli"
"Dad, sono stanco"
"Lo so, ma devi tener duro! Sei con me?"
"Sì"
"Fammi vedere che cosa ti ha fatto"
"Ho freddo"
"Cercherò di scaldarti, ma prima devo dare un'occhiata alle ferite, stai sanguinando"
"Fa male"
"Cosa fa male?"
"Tutto"
"Che mi dici delle spalle?"
L'adolescente rispose con un gemito e tentò di nuovo di rifugiarsi nell'incoscienza, ma suo padre glielo impedì.
"No, andiamo, parla con me"
"Non ce la faccio"
"Sono sicuro di sì, sei stato molto coraggioso e so che non mollerai adesso"
"Ti prego, papà"
"Ti giuro che ti lascerò riposare non appena avrò medicato le ferite e avrò controllato le spalle. Sammy, se sono uscite, devo rimetterle a posto"
"No"
"Devo ridurre la lussazione"
"No, non farlo"
"E' necessario, sai che non c'è scelta. Coraggio, togliamoci il pensiero"
L'uomo si accertò che suo figlio riuscisse a restare seduto prima di lasciarlo, poi gli sfilò la maglietta per vedere meglio i danni e purtroppo i suoi sospetti erano fondati per la spalla destra. Alzò gli occhi e il ragazzo si agitò immediatamente temendo ciò che lo aspettava.
Cercò di allontanarsi, ma John lo afferrò forte per i gomiti e non riuscì a muoversi. In altre circostanze l'uomo avrebbe chiesto a Dean di tenere suo fratello e il tutto sarebbe stato abbastanza veloce, ma stavolta erano solo loro due e doveva convincere Sam a collaborare.
"Ragazzino, devi lasciarmelo fare"
"No, non mi fa più male"
"Non è vero e lo sai"
"Posso resistere"
"La spalla è lussata e più tempo passa e peggio sarà"
"No, ti prego"
John capì che purtroppo non poteva far prevalere i suoi sentimenti in quel momento e abbaiò un altro ordine.
"Samuel, in posizione e sta fermo!"
Il ragazzo non replicò, ma a suo padre non sfuggì il leggero tremore che scuoteva il suo corpo e inspirò profondamente prima di iniziare la manovra di riduzione.
"Farò in fretta, te lo prometto. Al mio tre! Uno…"
Sam urlò per il dolore intenso che si propagò dalla sua spalla quando suo padre la spinse nella sua posizione naturale e si accasciò tra le braccia di John.
"Fatto, tutto finito"
Il giovane Winchester cominciò a singhiozzare e l'uomo cercò di tranquillizzarlo, ma sapeva fin troppo bene quanto male facesse rimettere a posto una spalla in quel modo, soprattutto quando poi non potevi metterci del ghiaccio o un tutore.
"Sei stato bravo, va tutto bene"
"Papà"
"Sono qui"
"Voglio Dee"
"Anche io voglio tornare da tuo fratello e vedrai che ce la faremo"
"Papà, fa male"
"Lo so, ma adesso passa"
L'uomo riprese ad accarezzare il suo ragazzo continuando a ripetergli che era stato molto coraggioso e presto la spalla non avrebbe fatto più male. All'inizio le sue parole non sembrarono sortire l'effetto di distrarre Sam dal dolore, poi l'adolescente mormorò:
"Dee mi ucciderà"
"Perché dovrebbe farlo?"
"La sua maglietta è rovinata! Mi aveva avvertito che, se l'avessi toccata ancora, mi avrebbe fatto a pezzi"
"Scommetto che tuo fratello non ne farà una tragedia, ormai la indossi più di lui"
"Papà?"
"Che c'è?"
"Non hai detto tre, hai barato"
John sorrise e lo strinse più forte.
"Hai ragione"
"Lo fai sempre, non arrivi mai a tre"
"Abbiamo fatto prima così"
"Ho freddo"
"Sei fradicio, maledizione"
L'uomo si guardò intorno e vide in un angolo della cella qualcosa che la prima volta non c'era. Un tavolo rettangolare era accostato alle sbarre e sopra c'erano tutta una serie di oggetti, che dalla sua posizione non riusciva a distinguere chiaramente, così pensò di alzarsi e andare a dare un'occhiata, ma Sam si aggrappò a lui.
"No"
"Tranquillo, voglio solo vedere se c'è qualcosa di utile lì sopra"
Il ragazzo alzò la testa e sbirciò senza lasciare il sicuro rifugio delle braccia di suo padre.
"Che cos'è?"
"Fammi andare a vedere"
"No"
"Sammy, magari c'è qualcosa che può servirci, vedo dei vestiti"
"No"
John capì che in quel momento il suo ragazzo non aveva la forza di staccarsi da lui nemmeno per qualche istante e decise di assecondarlo. Si tolse la camicia di flanella che indossava sopra la maglietta e la sistemò sulle spalle del figlio, che continuava a tremare. L'indumento era grande per la sua taglia, ma non era sufficiente a garantirgli il calore necessario, così prese a sfregargli le braccia e le gambe per aiutarlo un po'. Sentiva che Sam si era completamente abbandonato e si domandò se non stesse per addormentarsi, cosa che avrebbe anche potuto essere positiva se i numerosi tagli sull'addome non stessero ancora sanguinando. Cercò di rimetterlo seduto un paio di volte e in entrambi i tentativi, i piagnucolii del suo secondogenito lo avevano fermato, ma sapeva di non poter aspettare ancora per molto. Lo tenne stretto a sé accarezzandogli la schiena e Sam ritornò Sammy aggrappandosi alle sue piastrine.
Rimasero l'uno incollato all'altro, poi il sangue tornò a solcare le cosce del ragazzo e John decise che era ora di agire. Allontanò da sé il figlio e lo guardò:
"Stai perdendo troppo sangue, devo occuparmi delle tue ferite. Appoggiati alle sbarre e cerca di restare il più fermo possibile"
"No, non mi lasciare"
Sam tentò di riagganciarsi al padre, ma l'uomo tenne duro e disse:
"Devo vedere se là sopra c'è qualcosa di utile, fammi alzare. Puoi vedermi da qui, sono solo pochi passi"
Il cacciatore si mise in piedi e si avvicinò al tavolo osservandolo con attenzione. Non si era sbagliato, sopra c'erano i jeans e la felpa di Sam più tutto l'occorrente per medicarlo. Sapeva che Abyzou non era tipo di carinerie ed era stata molto chiara sul perché voleva che rimettesse in piedi il suo prigioniero, ma in quel momento quelle cose gli servivano e le afferrò.
Tornò da suo figlio e lo fece stendere per potergli meglio controllare l'addome.
"Devo pulire le ferite, stringi i denti"
Le operazioni di disinfezione dei tagli durò a lungo e Sam non poté fare a meno di contorcersi quando suo padre cominciò ad applicare dei punti su quelli più profondi.
"Ci siamo quasi, resisti ancora un po'"
John si ricordò che Dean dava sempre a parlare a suo fratello quando era necessario ricucirlo e pensò di fare un tentativo.
"Sammy, ti ricordi quando siamo stati dal pastore Jim per il Ringraziamento?"
"Sì"- mormorò
"Come si chiamava quel film con il papà imbranato che aveva rimpicciolito i figli? Ti ha fatto ridere tanto e volevi che anche io inventassi una macchina come quella del film"
" Honey, I Shrunk the Kids"
"Quanti anni avevi?"
"Sei"
"Ti eri fissato che volevi diventare piccolo come i bambini del film e abbiamo dovuto fingere di non vederti mentre schizzavi per casa, o ti nascondevi nello studio"
"Dean ha giocato con me per giorni"
"Mi ricordo che correva da me dicendomi che eri sparito e che dovevamo cercarti. A volte ci fermavano proprio davanti a te e continuavano a discutere come se non ci fossi, ma puntualmente ti mettevi a ridere e ti "trovavamo". Dean faceva anche finta di sgridarti, ma tu lo sapevi che scherzava e gli riempivi la faccia di baci per farti perdonare"
"E mangiavamo la Pecan Pie"
"Jim la faceva preparare a miss Roman solo per te con le nocciole e le mandorle"
Un punto fece male molto più degli altri e Sam si irrigidì lamentandosi.
"Lo so, hai ragione, questi saranno brutti"
John tentò ancora di distrarre suo figlio, ma non ci riuscì e ad un certo punto scelse di tacere e di finire il prima possibile il suo lavoro. Fece leva sul suo sangue freddo per ignorare le lacrime di Sam e per non sentire quanto forte gli stringesse la coscia in certi momenti. Non appena terminò, gli diede un po' di tempo per fare i conti con il dolore e tornò al tavolo per prendere una bottiglia d'acqua. La stappò e si domandò se potesse fidarsi. Non avendo altro modo per accertarsi di non dare niente di cattivo a suo figlio, fece un piccolo sorso e aspettò, ma non accadde nulla.
"Dad"
"Sono qui, arrivo"
Portò con sé anche i jeans, i calzini e le scarpe di Sam e si inginocchiò accanto a lui. Gli porse la bottiglia e lo invitò a bere.
Il ragazzo tese il braccio, ma la sua mano tremava e il padre intervenne per aiutarlo avvicinandogli l'acqua direttamente alle labbra.
"Manda giù qualche sorso, ti stai disidratando"
"Grazie"
John vigilò sul fatto che il figlio bevesse lentamente visto che aveva vomitato da poco, poi gli mostrò i pantaloni e chiese:
"Posso provare a metterteli? Non serve che ti sposti, faccio tutto io"
Il ragazzo annuì e cercò di non lamentarsi per i movimenti che suo padre fu costretto a fargli fare, ma alla fine della semplice operazione era sfinito.
"Papà"
"Che c'è?"
"Senti questo rumore?"
John sbarrò gli occhi e guardò di nuovo i ragazzi appesi fuori dalla cella, poi prese i calzini e le scarpe di suo figlio e glieli infilò.
"Che cos'è?"
"Niente"
"Ma qualcosa cigola"
Sam tentò di alzarsi e di guardarsi alle spalle, ma il padre glielo impedì.
"Sam, ascoltami, devi guardare solo me. Non girarti, guarda solo me"
"Perché?"
"Ti fidi di me?"
"Sì"
"Allora fai come ti dico"
"Che cosa non vuoi farmi vedere?"
"Sam, per favore, ascoltami"
"Ma io…"
"Fa' quello che ti dico, ragazzino! Devi dormire e recuperare un po' le forze, sei esausto. Dovresti anche mangiare qualcosa, maledizione"
"Non importa, non riuscirei a mandare giù nulla"
"Potresti provare se quella puttana ci avesse lasciato del cibo"
"Faremo una brutta recensione ai servizi dell'hotel"
"Neanche una stella"
"Papà, sei sicuro che Dean ci riporterà indietro?"
"Sì, non manca molto, ma non sarà una passeggiata, quindi devi dormire un po'"
"Papà?"
"Vuoi smetterla di parlare?"
"C'è una cosa che voglio dirti ora perché poi non so se ne avrò la possibilità"
"Sammy"
"Per favore"
"Okay, ma poi chiudi gli occhi e cerchi di riposare"
Il giovane Winchester inspirò, poi iniziò:
"So di aver detto che ti odio, ma non è vero, non l'ho mai fatto"
John sorrise e lo accarezzò.
"Lo so"
"E…"
"Avevi detto una cosa"
L'uomo si appoggiò con la schiena alle sbarre e attirò il figlio al suo petto impedendogli di vedere cosa c'era alle loro spalle. Gli cinse la vita con le braccia e gli appoggiò il mento sulla testa.
"Riposati, Sammy, ne hai bisogno"
"Okay, ma tu non lasciarmi"
"Non lo farò"
Confortato dalla presenza e dalle parole di suo padre, Sam cedette alla stanchezza e in breve si addormentò.
