Tornando dalla festa di compleanno di un amico, Izuna è uscito di strada. Si trovavano in un casolare di campagna affittato per l'occasione, isolato il più possibile in modo da soddisfare la voglia di baldoria del gruppo. Qualche bicchiere di troppo, una curva imboccata con eccessiva velocità e, forse, Izuna se ne è andato col sorriso sulle labbra, intriso dei bei ricordi appena trascorsi. Avrebbe dovuto attendere, magari dormire a casa del suddetto amico per partire l'indomani. Sasuke spera che queste congetture non tormentino Madara fino alla fine dei suoi giorni per non averle imposte al fratello minore, e che non gli baleni mai la teoria che Izuna non sia morto sul colpo agonizzando per ore su quella banchina dimenticata da tutti. Nessuno avrà mai la certezza dell'effettiva dinamica.
La sciagura è accaduta lungo una strada provinciale scarsamente trafficata, il corpo di Izuna, sebbene si trovasse lì dalla tarda notte precedente, più plausibilmente dalle prime ore del mattino, è stato rinvenuto solo quasi ventiquattr'ore dopo. Il rimpallo di supposizioni è presto realizzato: gli amici appena lasciati erano convinti che Izuna fosse a casa a smaltire gli stravizi, Madara pensava che il fratello si fosse trattenuto in loro compagnia.
Durante le ore trascorse da Sasuke e Itachi in casa dei genitori, l'incidente era già successo.
Nei due giorni precedenti sono giunte all'orecchio di Sasuke poche parole proferite da Madara al telefono, rideva domandando a Izuna se avesse bisogno di cibo o bevande da portare all'evento. Altri sorrisi, poi un divertiti ha chiuso la conversazione. Un fratello maggiore avvezzo a trattenere il proprio dolore per proteggere il più piccolo, dinamica che Sasuke conosce perfettamente e che lo ha inchiodato, con gli occhi lucidi, nascosto dietro la finestra attraverso cui trapelava la chiacchierata proveniente dal giardino. Dopo aver scosso la testa per disconoscere eventuali rigurgiti di coscienza, Sasuke ha proseguito i suoi programmi giornalieri finendola lì. Lui e Itachi non necessitano di agganci esterni, si sono sempre bastati a vicenda, l'intromissione altrui potrebbe solo guastare le cose.
E così, Sasuke non ha più cercato la compagnia di Madara dopo l'imprevisto intercorso nel suo bagno, un incidente imputabile alla stramaledetta debolezza da gettare nel tritacarne dell'oblio. Solo sesso abilmente manovrato da Madara, nulla più.
"In casi come questi, per quanto possa essere lecito avvalersene in altre occasioni, la fissazione sull'amor proprio sfocia nella crudeltà."
Ecco perché adesso Sasuke ha talmente tanta urgenza da non aver pensato a chiedere un eventuale passaggio allo staff di Madara, corre a perdifiato con la faccia sferzata da gocce di pioggia talmente gelide e potenziate dal vento da diventare dolorose; mosso dalle parole del suo Nii – san. Sasuke non ricorda un'occasione in cui Itachi non abbia avuto ragione, o non sia riuscito a prevedere i risvolti conseguenti a quelle, considerare da tutti, trascurabili minuzie. Nessuno deve assere abbandonato a se stesso, soprattutto se colpito da una disgrazia simile. Che poi, stare vicino al cugino durante il violento lutto appena subito non equivale ad andarci a letto o, peggio ancora, innamorarsene e finire col trascurare Itachi, no?
Malgrado siano ormai le dieci di sera, Madara è al lavoro, barricato alla direzione della Doors condivisa, fino a poche ore fa, con Izuna; il fratello più giovane si era accollato anche le mansioni un tempo svolte da Obito. Quel mondo di cui anche Sasuke faceva parte e che ha dovuto imparare a giostrarsi ancora avvolto nella comoda coltre dell'ignoranza. Auspica che nessuno sia stato così villano da comunicare la nefasta notizia a Madara lì, in un posto asettico lontano dalla sua casa.
Stronzate, alla Doors nessuno ha mai sfoggiato cotanta sensibilità. E poi Madara ha sempre intrattenuto più legami lì piuttosto che in quella villa vuota e deprimente.
Prima di scendere in strada per lanciarsi nella folle scarpinata, Sasuke ha provato a chiamare Madara su ogni telefono possibile, privato, dell'ufficio; ha contattato addirittura la portineria richiedendo di essere informato qualora Madara tornasse reperibile. Telefonata che, comunque, non riuscirebbe mai a scovare uno spiraglio per insinuarsi nel telefono di Sasuke. Egli insiste nello spasmodico tentativo di contatto, alterna i due recapiti di Madara ogniqualvolta la linea s'interrompe a causa della mancata risposta. Schiva le macchine ormai fradicio di pioggia, gli squilli che continuano ad andare inesorabilmente a vuoto gli perforano l'orecchio. Gli viene da piangere, Itachi non è lì per consigliargli come fare, la decisione più logica è stata lasciarlo a casa nel caso Madara rientrasse all'improvviso. E poi, forse, non è consigliabile strisciare fuori dalla fasulla tomba in due.
"Buonasera, signor Izuna."
Sasuke inchioda davanti al colossale cancello in alluminio della Doors, la meta gli si è parata davanti senza che si fosse reso conto della strada percorsa. Giusto, l'ex dipendente – e omicida – Sasuke è stato inghiottito dal fiume Naka insieme al fratello Itachi, e i loro corpi mai più ripescati.
Annaspa, si massaggia il viso zuppo di pioggia, non ha elaborato uno straccio di scusa da buttare lì per ottenere il permesso di passare. Perché diavolo non si è fatto suggerire una balla qualunque da Itachi?
"Suo fratello è ancora in ufficio." Il guardiano sblocca il cancello, il giaccone con cappuccio su cui rimbalza l'acqua lo riduce a una sagoma scura senza volto.
Sasuke esala un sospiro di fallace sollievo, i dipendenti della Doors non sanno niente. La verità sembra non aver scalfito la vaghezza regnante dietro quell'ingresso, una bolla a parte che rifugge la realtà racchiusa fuori. Almeno finché nessuno esce.
Sasuke deglutisce per riprendersi e calmare il respiro, infila in tasca il cellulare che continua a squillare invano. Sfruttare la straordinaria somiglianza col defunto cugino è l'unica possibilità.
Il parcheggio della Doors, a quell'ora deserto a parte le sporadiche macchine dello staff ridotto al minimo, sembra ancora più immenso, corrisponde a un'intera piazza, e Sasuke non lo aveva mai notato; le strisciate di pioggia assumono l'aspetto di chiodi incandescenti mentre precipitano trasversali e illuminate dai lampioni giallognoli. Gli squilli continuano a infrangersi, ripetitivi e inefficaci, contro l'orecchio di Sasuke. Vuoto, che penetra in ogni pertugio, ancora più prepotente di quello che accompagna ogni molecola di Sasuke da tutta la vita.
"Buonasera, signor Izuna. Se cerca suo fratello non è ancora sceso." La donna in portineria si sporge dall'elegante bancone ligneo percorso da tubi dorati, fa capolino tra le grosse piante da interni. Appesi alle sue spalle, tre quadri che testimoniano, in altrettante fotografie, l'evoluzione dell'edificio nel tempo "Complimenti, il nuovo taglio le calza a pennello."
Sasuke le risponde con un cenno del capo e un sorriso storto, non ha tempo per elaborare menzogne plausibili su che fine abbia fatto il codino. E poi non sa fino a che punto possa spingersi la similitudine con Izuna, francamente non ricorda l'eventuale corrispondenza della voce.
Imbocca le scale, anch'esse di legno, talmente tirate a lucido da risultare scivolose, proprio come le ricordava. Però stavolta non fa caso al lieve e gradevole scricchiolio del parquet, sebbene manchino pochi metri all'ufficio di Madara, i futili squilli della chiamata in uscita monopolizzano ancora l'attenzione di Sasuke.
L'ultima rampa di scale, e i segnali acustici adesso si sdoppiano, quello proveniente dalla scrivania di Madara, ovattato dalla porta, si alterna con quello all'orecchio di Sasuke.
"Madara?"
Sasuke spera che Madara non sia in ufficio, l'unica opzione in cui la mancata risposta non rappresenterebbe qualcosa di grave o insolito.
"Madara?" Sasuke deve sapere, non resiste all'impulso di chiamarlo prima di raggiungerlo.
La seconda porta che Sasuke demolisce a distanza di poche ore. Madara non è lì, anche se l'ufficio sembra vacante solo da poco. PC e luci sono operativi, la stampante è in standby in attesa di eventuali comandi, una penna abbandonata accanto a una cartellina rompe il meticoloso ordine della scrivania rappresentando l'ulteriore conferma dell'assenza solo momentanea.
Potrebbe essere una mancanza più lunga dati gli almeno quaranta minuti di tentato contatto andati a farsi friggere, magari Madara è in riunione.
Squillo sul tavolo. Squillo di rimando nella mano, ormai arresa, lungo il fianco di Sasuke.
Eppure, la nota di disturbo puntualmente respinta dal cervello di Sasuke, impedisce alle sue gambe di muoversi e gli paralizza la ragione.
Squillo sul tavolo. Squillo di rimando.
Sasuke si crogiola nel rimbalzo di segnali, ci si annida per nascondersi da quella macchia bianca che spinge, scalpita per farsi notare.
Il loop di squilli completa ancora il suo giro. Se Sasuke decidesse di interromperlo premendo il tasto rosso del cellulare, la follia gli precipiterebbe nella mente come una violenta cascata.
C'è un pezzo di carne flaccida sotto la scrivania, l'aria è carica di olezzo alcolico, Sasuke è costretto a premersi una mano sulla bocca per impedirsi di vomitare. Il conato lo desta, tronca l'infinito giro di squilli prima che si interrompa da solo per l'ennesima mancata risposa. Il gesto scaramantico gli infonde un fallace piedistallo, abbastanza per fargli muovere il braccio e depositarsi il telefono in tasca.
Le dita delle mani si accartocciano spontaneamente se non stimolate, è normale, si tratta del rilassamento dei muscoli. Per questo adesso Sasuke ne scorge solo il dorso.
Qualcosa scricchiola sotto il suo primo passo, il pavimento cosparso di schegge di vetro verde si palesa solo ora. Resti di una lampada che era lì anche due anni fa, Sasuke l'ha vista decine di volte durante la sua carriera alla Doors, al suo posto adesso campeggiano un bicchiere e una bottiglia di superalcolico completamente saccheggiata del contenuto, eppure Sasuke è stato talmente stolto da non aver registrato la differenza.
"Madara?" Il richiamo è ridotto a un flebile sibilo che Sasuke rivolge, più che altro, a se stesso con l'unico scopo di confortarsi, il proprietario di quella mano tanto non può sentirlo. La massa nera sparsa sul pavimento non sono i suoi capelli? La sedia ergonomica non è forse storta a causa del corpo frappostosi tra essa e la scrivania?
"Madara!"
Sasuke ora grida, slitta sull'ampia pozza rossa non ancora rappresa del tutto. Scaraventa la sedia sullo scaffale di faldoni, distante un paio di metri, per guadagnare spazio ed estrarre il corpo del cugino dall'incavo del tavolo in cui è andato a infilarsi dopo la caduta. Madara è gelido, chissà da quanto giace sul pavimento, i polsi slabbrati continuano a rigurgitare la sua vita senza sosta.
Sasuke lo volta supino rivelando il viso bianco deturpato da sfumature bluastre, gli occhi gonfi e ostinatamente serrati. Quando gli alza il busto, la testa crolla indietro come un fantoccio dal collo imbottito di esigui fili di paglia.
"Che cazzo hai fatto, Madara?"
