ohn entrò e uscì dalla coscienza più volte mentre Abyzou aizzava suo figlio contro di lui e nei momenti di lucidità si guardò intorno per trovare eventuali vie di fuga. Era prigioniero in una sala enorme dal pavimento grigio e nero, con due finestre alte su ognuna delle pareti e una sola porta, quella da cui era entrato.
Dalla scomoda posizione in cui era costretto, non riusciva a vedere se c'era un camino alle sue spalle, ma di certo c'era una fonte di calore e riusciva a sentire un rumore d'acqua, come se da qualche parte ci fosse una fontana.
La sua attenzione fu attirata dalle pareti in roccia della stanza su cui c'erano decine e decine di rientranze chiuse da dei vetrini trasparenti.
John pensò che gli sembravano simili a delle edicole votive che aveva visto nel monastero di Saint Vincent, a Latrobe, ma dubitava che avessero lo stesso scopo. Era andato in Pennsylvania per fare un favore a Padre Jim ed era rimasto colpito dalla devozione dei fedeli dell'abbazia. Ai piedi delle edicole aveva visto decine di ringraziamenti per grazie ricevute e all'epoca si era domandato come poteva la gente ignorare tutto il male che strisciava sulla Terra e venerare un Dio invisibile e indifferente.
Il suo buon amico aveva cercato di convincerlo più volte ad affidarsi al Signore per lenire il suo dolore e trovare la forza per crescere i suoi figli, ma John lo aveva respinto con forza. Non era mai stato un uomo di chiesa, e dopo la morte di Mary lo era ancora meno, ma si era sempre fidato di Jim per quanto riguardava Sammy. Ricordava perfettamente la prima volta in cui glielo aveva messo tra le braccia e l'angoscia che aveva provato quando il suo bambino aveva iniziato a piangere al momento del distacco. Istintivamente avrebbe voluto riprenderlo, ma Padre Jim lo aveva convinto ad andare a fondo ed era sparito in chiesa con suo figlio minore. Aveva atteso per circa un'ora con Dean addormentato accanto a lui sul divano dello studio del prete e quando lo aveva visto rientrare nella stanza con uno sguardo rassicurante, era tornato veramente a respirare. Si era alzato e si era avvicinato per riprendere suo figlio, che dormiva succhiando ogni tanto il ciuccio.
Forse in quel momento avrebbe anche lui lasciato un ringraziamento, ma non lo fece allora e nemmeno le altre volte in cui era tornato per controllare che Sam non si stesse trasformando in qualcosa di malvagio.
"Ti stai domandando che cosa sono?"
"Sì"
"Sono i miei bambini, Winchester, amo le famiglie numerose! Tengo un souvenir quando ho preso tutta la loro energia, così mi ricorderò per sempre dei miei piccoli"
L'uomo guardò sprezzante il demone, poi i suoi occhi tornarono sulla parete e si chiese se avesse previsto un posto anche per suo figlio. Scosse la testa per allontanare il terribile pensiero e gli venne spontaneo riprovare a chiamarlo.
Il ragazzo non solo non rispose, ma appoggiò il capo sul braccio di Abyzou e il gesto inquietò molto suo padre. Sam era sempre stato un bambino amante del contatto fisico e anche adesso, che era un adolescente, non disdegnava di cercarlo, soprattutto quando era stanco o malato. Certo, il suo punto di riferimento principale era Dean, ma anche John poteva vantare una bella collezione di nottate a combattere i violenti attacchi di febbre di suo figlio minore, o di serate davanti alla tv dopo una caccia particolarmente dura in attesa che riuscisse a prendere sonno. Vederlo cercare conforto da un demone gli fece pensare ad Azazel e alle parole di Lenora sul suo appartenere alle tenebre.
La donna aveva ragione? Sam era fedele ad Abyzou perché la sua natura oscura stava emergendo?
John si impose di mantenere la calma e riprovò:
"Sammy, mi senti, sono papà"
"Ancora non ti arrendi, Winchester?"
"No"
"Non sei come quella tossica, lei ci ha messo due secondi per decidere di abbandonare Vincent"
"No, non sono Lenora e se andrò mai via da qui, sarà con Sam"
"Sei ostinato e mi diverti, quindi facciamo un altro gioco"
Il demone fece sparire il tavolo su cui il cacciatore era tenuto prigioniero facendolo piombare a terra, ma l'uomo si rimise subito in piedi e la fissò con rabbia.
"Di che cosa stai parlando?"
"Tu credi ancora di potermelo strappare, quindi voglio fare un test: ti lascerò con lui e se il mio bambino ti riconoscerà e vorrà stare con te, sarai libero"
"Dov'è l'inganno?"
"Nessun inganno perché sono sicura che ti rifiuterà e a quel punto ti strapperò il cuore"
"Non ti credo, i demoni non danno mai niente per niente"
"Ucciderti è già un gran premio, credimi! Vuoi giocare o no?"
"Non ho scelta"
Abyzou accarezzò Sam, gli diede un bacio sulla testa, poi sparì e con lei la stanza, che fino a qualche istante prima li circondava.
John si ritrovò in una cella e all'inizio pensò di essere solo, ma poi sentì un piagnucolio provenire dal lato opposto della prigione. Si avvicinò con cautela e in un angolo riconobbe suo figlio, che, schiacciato nelle sbarre, tendeva le braccia verso l'esterno.
"Sammy"
Il ragazzo si voltò di scatto e il cacciatore fu di nuovo sconvolto dal vedere il fondo bianco al posto degli espressivi occhi nocciola di suo figlio, ma si fece forza e provò a stabilire un contatto.
"Sam, sono papà! Va tutto bene, non aver paura"
Iniziò a camminare lentamente verso di lui e quando arrivò a qualche passo dalla sua meta, avrebbe voluto coprire in pochi secondi il resto della distanza, ma poi lo vide scivolare a terra e prendersi la testa fra le mani. Fu un attimo e Sam iniziò a sbatterla all'indietro contro le sbarre.
"No, fermati, ti farai male"
Si lanciò verso il suo ragazzo e cercò di bloccarlo, ma la sua isteria aumentò. Cominciò a strapparsi i capelli e ad urlare e John tentò di calmarlo, ma si rese conto che la sua vicinanza stava sortendo l'effetto contrario.
"Va bene, non ti tocco"
La ritirata sembrò funzionare e il ragazzo si voltò di nuovo verso l'esterno della gabbia in lacrime cercando probabilmente Abyzou.
"Sammy, sai chi sono?"
John non ebbe risposta e rimase in piedi impotente di fronte a suo figlio, che continuava a dargli le spalle.
"Se Dean fosse qui, saprebbe come farti rispondere! Almeno ti ricordi di Dean, ti ricordi di tuo fratello?"
Sam lo fissò di nuovo terrorizzato e l'uomo temette che ricominciasse a farsi del male, quindi si tirò ancora più dietro fino ad appoggiarsi alle sbarre alle sue spalle. Si sedette sul pavimento e chiese:
"Ha ragione? Non mi riconoscerai e non ce ne andremo da qui?"
Il giovane Winchester continuò a piangere rivolgendo lo sguardo verso l'esterno e John sorrise amaramente giocherellando con la fede.
"Sai che cosa mi ricorda questa situazione? Il primo giorno di scuola di Dean!
Per te è stato un vero trauma vederlo andare via con la sua maestra e non poterlo seguire. Hai pianto per tutta la strada di ritorno al motel e qualsiasi tentativo io abbia fatto per spiegarti che tuo fratello sarebbe tornato è stato un fallimento. Ho provato anche a corromperti, sai? Ti ho comprato i Lucky Charms, ma non li hai toccati, volevi Dean e ti sei calmato solo quando siamo andati a riprenderlo. Ci sono voluti giorni per convincerti che andava via per poche ore, non riuscivi proprio ad accettarlo. Se ci fosse stata la mamma, non avresti versato neanche una lacrima perché lei avrebbe trovato il modo per non farti soffrire per la separazione."
L'ex marine sospirò, poi notò il silenzio e alzò gli occhi sul suo ragazzo.
Sam aveva smesso di piangere e lo fissava come se fosse in attesa che continuasse a parlare.
"Eri un tipo sveglio anche da piccolo e associasti la scuola di Dean alla sveglia e all'Impala, così pensasti bene di prendere le chiavi e nasconderle. Mi facesti impazzire e neanche la minaccia di una sonora sculacciata ti fece spifferare dove le avevi messe.
Quella mattina Dean non andò a scuola e tu già stavi pregustando di giocare con lui con i soldatini, ma le cose non andarono come ti eri immaginato.
Ti ho messo in punizione e ti ho detto che ci saresti rimasto fin quando non mi avessi restituito le chiavi della macchina.
Hai tenuto duro per ore, non ti sei scomposto neanche davanti al divieto di vedere i cartoni animati e ho seriamente pensato che non avresti mai confessato. Alla fine sai che cosa è successo? Dean ti ha raggiunto nell'angolo e ti ha chiesto di dargli le chiavi perché sapevi che non dovevi prendere le cose non tue.
Beh, dopo cinque minuti ero di nuovo padrone di usare la mia auto e anche se ero ancora arrabbiato con te, allo stesso tempo mi facevi tanta tenerezza.
Avevi capito di aver fatto una cosa sbagliata e avevi gli occhi pieni di lacrime, ma nella tua logica avevi solo voluto che tuo fratello rimanesse con te.
Ti ho preso in braccio e ho provato di nuovo a spiegarti che cos'era la scuola e perché Dean doveva andarci.
Non è stato facile convincerti che tuo fratello sarebbe tornato tutti i giorni, ma alla fine ti sei rassegnato e ti ho chiesto se volevi fare la pace. Mi hai detto di sì e anche se sei rimasto in castigo per il resto della giornata, la sera ti ho fatto scegliere la pizza e ti ho promesso che il giorno dopo saremmo andati al parco a dar da mangiare alle oche.
Era così facile fare la pace all'epoca, Sammy, era tutto così semplice tra noi"
John tacque di nuovo e fissò suo figlio chiedendosi che cosa stesse pensando in quel momento e se le sue parole lo avessero in qualche modo scosso.
Il suo secondogenito si era appoggiato con le spalle alle sbarre e aveva steso le gambe davanti a sé senza interrompere il contatto visivo.
L'uomo pensò di provare ancora a riportarlo alla coscienza e chiese:
"Ti ricordi quando siamo stati al mare la prima volta? Avevi paura dell'acqua e non ne volevi sapere di fare il bagno nonostante Dean fosse già a mollo.
Ti sei ancorato all'asta dell'ombrellone e continuavi a scuotere la testa quando ti assicuravo che sarebbe stato divertente.
Mi sono seduto accanto a te e ti ho chiesto se avresti avuto lo stesso paura se fossimo entrati insieme. A quel punto ci hai pensato su, anche perché Dean continuava a chiamarti e alla fine, quando ho allargato le braccia, ti sei arrampicato su di me. Quando mi sono avvicinato alla riva, hai nascosto la testa sulla mia spalla, non volevi nemmeno vedere che stavamo entrando e ci è voluto un bel po' per convincerti a rilassare le gambe e a toccare l'acqua con i piedi, ma poi ci hai preso gusto e non volevi più uscire"
L'uomo restò in silenzio, poi allargò le braccia e chiese:
"Vuoi fidarti di nuovo? Hai paura come allora, ma poi sei venuto da me e insieme ce l'abbiamo fatta"
Sam guardò il padre e si morse il labbro, ma non si mosse.
John non si fece smontare dalla sua diffidenza e continuò ad insistere riportando a galla vecchi ricordi.
"Quella settimana al mare è stata bellissima, ma penso che il giorno in cui vi ho portati alle cascate del Niagara sia stato il massimo.
Era il decimo compleanno di Dean e ho pensato di fare qualcosa di speciale. Ho preso una stanza in un albergo e prima di uscire, vi ho coperti con tutto quello che avevo a disposizione perché faceva un freddo cane.
Quando siamo arrivati alle cascate, siete rimasti a bocca aperta e mi hai detto che era la cosa più bella che avessi mai visto. Abbiamo passeggiato a lungo e per tutto il tempo hai provato a lasciarmi la mano. Mi imploravi di poter raggiungere Dean, che ci precedeva di qualche passo, e io continuavo a dirti di no perché eri troppo piccolo. Ovviamente hai sfoderato il tuo sguardo da cucciolo per farmi cedere, ma quella volta non hai vinto tu e ti sei rassegnato a camminare accanto a me con un muso che ti arrivava alle scarpe. Tuo fratello lo ha notato, è tornato indietro e ti ha preso la mano libera. Hai sfoderato uno dei sorrisi più belli che tu abbia mai fatto e non hai più cercato di divincolarti, anzi eri davvero euforico di trovarti tra me e Dean. Continuavi a saltellare e a spostare lo sguardo tra me e tuo fratello e in quel momento eri così felice.
Dopo un po' avevate il viso arrossato e siamo entrati in un diner per una cioccolata. Hai avuto sempre un talento particolare per i baffi al cacao e Dean non la smetteva di ridere.
Siamo rimasti al calduccio per un bel po' e ti sei spalmato sulla vetrata a guardare il salto dell'acqua. Dalla pausa cioccolata siamo passati al pranzo e all'epoca non mancavi mai un pisolino dopo aver mangiato. Ti sei addormentato con la testa attaccata al vetro e a quel punto ho deciso che era ora di ritornare in albergo.
Ti ho preso in braccio e in automatico hai afferrato le mie piastrine, la tua coperta di Linus"
John sorrise ricordando la sensazione di pace che provava quando uno dei suoi figli si addormentava appoggiato al suo petto e chiuse gli occhi per qualche secondo. Per questo non si accorse che Sam aveva abbandonato il suo angolo e si era silenziosamente avvicinato a lui. Se ne rese conto quando sentì un leggero peso all'altezza del petto e abbassando lo sguardo, se lo ritrovò davanti mentre sfiorava le sue piastrine. Rimase immobile e gli permise di continuare a toccarle.
Ad un certo punto Sam le afferrò più forte e guardò negli occhi suo padre, che rimase senza fiato. Il bianco stava lentamente sparendo e il colore stava tornando di nuovo a riempire le pupille del suo ragazzo.
John si impose di non fare movimenti bruschi e di aspettare che fosse suo figlio a fare una mossa.
L'adolescente rimase a fissarlo, poi abbassò lentamente il capo sul petto del genitore e si fece accogliere e stringere forte.
"Sammy, bambino mio"
John gli baciò il capo e si sciolse in lacrime quando sentì suo figlio chiamarlo.
"Tranquillo, andrà tutto bene, ti porterò via di qui"
Sam cominciò a singhiozzare e tra un sussulto e l'altro il padre gli sentì mormorare che aveva avuto paura che lo avesse abbandonato. Le parole gli fecero male dentro e gli sussurrò che non sarebbe mai successo e che per quanto potesse arrabbiarsi con lui, niente avrebbe mai cambiato il fatto che era suo figlio e gli voleva bene.
Il suono di un lento applauso fece alzare gli occhi all'uomo, che istintivamente strinse di più a sé il suo ragazzo, e si voltò verso la fonte del rumore.
"Davvero commovente! Mamma è molto delusa, Sammy, lo preferisci a me. Sei un bambino molto cattivo e meriti di essere punito"
John sentì suo figlio irrigidirsi e temette che il demone avrebbe di nuovo esercitato il suo potere su di lui. Lo afferrò disperatamente e pensò di nuovo di pronunciare l'esorcismo, ma erano troppo vicini ad Abyzou.
"Rispetta il tuo patto"
"Il patto…Ah sì, ti avevo promesso che ti avrei lasciato libero se lui ti avesse riconosciuto"
"E' quello che hai detto"
"E' vero, ma non ho specificato che cosa saresti stato libero di fare"
La gabbia scomparve e l'uomo si mise velocemente in piedi facendo scudo a Sam con il suo corpo.
"Puttana bugiarda"
"Non ho mentito, tu sei libero di tornare a casa, ma per quanto riguarda te, bambino mio…"
"Non chiamarlo così"
"Lo chiamo come voglio e si pentirà di aver deluso la sua mamma"
"Ti ho già detto che Mary Winchester era sua madre e lei non avrebbe mai messo le mani addosso ai nostri figli"
"Ci pensi tu a quello, vero?"
"Non ho mai punito i miei figli senza una ragione e comunque non accetto lezioni da te!"
"Mentre Sam di lezioni ne ha prese tante, vero?"
(Inizio flashback)
Dean sapeva che era una pessima idea sin dall'inizio, ma il suo fratellino lo aveva martellato per avere una risposta positiva per una settimana intera e alla fine aveva ceduto.
Sam era impazzito di gioia e lo aveva abbracciato forte quando gli aveva detto che sarebbe potuto andare al Colonial Williamsburg con la sua classe.
Ovviamente Dean aveva acconsentito dopo aver fatto indagini su tutti gli accompagnatori e aver imposto a suo fratello di chiamarlo ogni due ore per fargli sapere che stava bene, ma, guardandolo mentre felice preparava lo zaino con quello che gli sarebbe servito, pensò di aver fatto la scelta giusta.
"Te lo prometto, Dee, non mi allontanerò mai dal gruppo e risponderò sempre alle tue telefonate o ai tuoi messaggi. Metterò delle linee di sale alle finestre e alla porta della stanza sperando che non mi diano del matto e porterò con me il coltello e l'acqua santa"
"E se succede qualcosa, qualsiasi cosa, ti metti al sicuro e mi chiami"
"Cosa vuoi che succeda?"
"Beh, sapere che stai fuori due giorni e vai a fare un Ghost Tour non mi fa stare proprio tranquillo"
"E' una roba da turisti, lo hai detto anche tu e poi scommetto che hai già qualche idea su come passare il tempo mentre non ci sono"
"Sammy, non sviare il discorso, mi sei debitore a vita per questa storia"
"Lo so e puoi chiedermi quello che vuoi"
"Attento, è una frase pericolosa! Comunque sai che sto rischiando grosso, se papà fosse qui…"
"Ma non c'è e dovevi decidere tu"
"Sì, ho deciso io, ma solo perché non ha risposto alle mie chiamate"
"Che sfortuna"
"Sei un piccolo bastardo, lo sai?"
"Lo so, ma dovevo partecipare, quest'uscita mi darà dei crediti extra"
"Io proprio non capisco questa tua ossessione per i voti, non ti serve a nulla una media alta"
"Certo che mi serve, posso fare domanda per delle borse di studio"
"Sam, io voglio farti felice, ma sai che dopo il diploma papà vuole che…"
"E quello che voglio io non conta?"
"Certo che conta, ma…"
"La caccia conta di più"
"Non so quante volte abbiamo avuto questa discussione"
"Tante, ma io…"
"Stop, Sammy, okay? Vai alla tua gita da nerd e non litighiamo"
"Okay"
La mattina dopo Dean accompagnò suo fratello al pullman e quando lo vide partire, si sentì un po' agitato, ma poi si disse che non potevano controllarlo per sempre e che doveva lasciare che Sam avesse quello che voleva una volta tanto.
Passò la giornata in un dolce far niente chiamando a rapporto il ragazzino molto più spesso delle due ore concordate e solo quando lo seppe a Williamsburg in albergo, si placò. Prese le chiavi dell'Impala e decise di passare la serata fuori, magari in compagnia di Rebecca e della sua quarta abbondante. Rimorchiarla fu facile perché anche lei aveva notato quello nuovo in città e i due finirono per passare una bollente notte di sesso a casa di lei.
Il primo pensiero di Dean appena sveglio fu quello di contattare il fratello, ma, guardando il cellulare, vide che l'aveva preceduto. Sam gli aveva mandato una serie di messaggi praticamente all'alba in cui gli raccontava della magia di uno dei luoghi simbolo della storia americana e lo avvertiva che da lì a poco avrebbe spento il telefono perché stavano entrando in un museo o una cosa del genere.
"Sei proprio un nerd"
Il maggiore dei ragazzi Winchester lasciò casa di Rebecca e si diresse verso il motel dopo aver fatto una sosta per recuperare caffè e torta d'ordinanza per colazione. Una volta arrivato, parcheggiò l'Impala fuori dalla loro stanza ed entrò sbadigliando. Appoggiò la busta sul tavolo e ripensò sorridendo alla sua recente avventura. Aveva una fame da lupi, ma la decenza imponeva che facesse prima una doccia e fu solo quando si diresse verso l'armadio per prendere un cambio che notò la figura rigida di suo padre, che lo stava osservando con le braccia incrociate sul petto.
"Si direbbe che qualcuno abbia passato una nottata memorabile"
"Papà"
"Sì, Dean, papà"
"Quando sei arrivato? Non ho visto il tuo pick up"
"Non da molto e comunque non sono io a dover dare delle risposte! Dove sei stato tu è abbastanza evidente, ma la vera domanda è dove diavolo è tuo fratello. Manca parte dei suoi vestiti e se è fuggito di nuovo mentre tu eri a divertirti…"
"Sam non è fuggito"
"E allora dov'è? Ho provato a chiamarlo, ma parte la segreteria"
"E' andato a Williamsburg con la scuola, sono partiti ieri mattina sul presto"
"Williamsburg? E' a molte miglia da qui"
"Lo so, ma sta bene e prima ci siamo sentiti"
"Hai lasciato che tuo fratello andasse in un altro stato da solo e che passasse anche la notte fuori? Ma sei impazzito?"
"Non è da solo"
"Dean, non mi provocare, sei già in un mare di guai! Prepara la tua roba e quella di Sam, andiamo a prenderlo"
"Che cosa? Papà non puoi farlo"
"Credo che tu abbia ancora la testa annebbiata dal sesso e non ricordi che non sei tu che dici a me che cosa posso o non posso fare"
"Sì, scusa, ma Sammy torna stasera e non ha senso precipitarsi a Williamsburg. Rischiamo di arrivare lì e mancarli"
John riconobbe la logicità dell'osservazione del figlio maggiore, ma era davvero arrabbiato e tornò ad urlare:
"Non dovevi lasciarlo andare senza nemmeno chiedermelo"
"Ti ho chiamato, ma non hai risposto"
"Questo non fa differenza, sai bene che non devi lasciarlo solo se non quando è strettamente necessario!"
"Lo so, ma ci teneva tanto, andava tutta la sua classe"
"Poteva andarci anche tutta la sua scuola, non mi interessa"
"Papà, è solo una gita"
"Senza protezione"
"Credi che l'abbia lasciato andare senza aver controllato tutti gli accompagnatori? So anche che numero di scarpe ha l'autista del bus, se ti interessa"
"E che cosa sai di tutte le persone che sta incrociando a Williamsburg?"
"Non possiamo avere il controllo su tutto, lo hai detto anche tu, e comunque Sam non è uno stupido"
John sembrò placarsi e tornò a sedersi.
"Papà, so che non vuoi che si allontani, ma anche noi lo lasciamo da solo"
"Solo quando non ho un'alternativa, altrimenti lo mando dal Pastore Jim o da Bobby. E in ogni caso non dovresti incoraggiare la sua passione per la scuola, non ci sono libri e esami di fine anno nel suo futuro"
"Ne abbiamo parlato prima che andasse via, gli ho detto che vuoi che sia totalmente coinvolto nella caccia non appena avrà preso il diploma"
"Scommetto che era d'accordo"
"No, non lo era, ma togliergli già da adesso ciò che ama, potrebbe farlo allontanare"
"Hai preso una laurea in psicologia e non ne sono informato?"
"Ho la laurea in fratello maggiore e conosco Sam meglio di chiunque altro"
L'ex marine incassò il colpo e non replicò perché sapeva che Dean aveva perfettamente ragione, ma sentiva ancora una stretta allo stomaco.
"Papà, ho preteso che partisse coperto e mi chiama, o mi messaggia continuamente"
"Non è abbastanza! A che ora è previsto il rientro?"
"Massimo le 23"
Dopo quell'informazione John non chiese altro, ma intimò a Dean di non far cenno della sua presenza nei successivi contatti con il fratello. Si fece consegnare le chiavi dell'Impala rimproverando il figlio maggiore per la sua mancanza di polso fermo e si ritirò nella stanza al piano di sopra della casa, che aveva affittato per un mese a Charlotte. Evitò di scendere per tutto il giorno, poi tornò al piano inferiore per sapere se il bus stava rispettando la tabella di marcia. Alla risposta affermativa di Dean tirò fuori dalla tasca le chiavi dell'Impala e andò a prendere suo figlio minore.
Non appena Sam individuò la macchina, vi si precipitò e vi entrò senza fare inizialmente caso che alla guida non c'era il fratello. Stava già iniziando a raccontare quanto fosse stato interessante il Public Hospital Museum quando si accorse della presenza di suo padre. Le parole gli si fermarono in gola e improvvisamente si sentì un po' claustrofobico.
Tornati a casa, entrambi i ragazzi ricevettero un promemoria su quanto fosse sbagliato sfidare John Winchester, che fu particolarmente severo con suo figlio minore colpevole di aver fatto leva sui sentimenti del fratello per ottenere quello che voleva.
(fine flashback)
"Lo hai fatto sentire una merda, per giorni non è riuscito a guardare negli occhi suo fratello, per non parlare di quanto avesse paura di aprire bocca in tua presenza"
"Non hai il diritto di dirmi come dovevo crescere i miei figli"
"Adesso mi stai davvero stancando e voglio subito la tua risposta: vai via o no? Ti concedo di portarti dietro anche la tossica, ma lui resta con me"
John sentì suo figlio cingergli la vita con le braccia e appoggiò una mano sulle sue.
"Non vado da nessuna parte senza Sam"
"Molto bene, hai appena firmato la tua condanna a morte, ma non ti farò uscire di scena così facilmente. Il mio bambino deve essere punito per la sua disobbedienza e ho deciso di riservarti un posto in prima fila"
Abyzou fissò i Winchester con aria stizzita, poi rinchiuse di nuovo John in gabbia promettendo che sarebbe tornata presto e trascinò via Sam tra le urla di suo padre.
