La prima cosa che Dean sentì quando stava per riavvicinarsi alla coscienza fu l'odore del whisky e storse il naso: Bobby doveva aver chiesto la compagnia di qualche bicchierino per restare sveglio e forse, se non fosse crollato come una pera cotta, avrebbe seguito il suo esempio.
Si mosse sulla branda, ma non aprì gli occhi desiderando mantenere ancora lontana la realtà di un fratello nelle mani di un demone, un padre disperso e lui in panchina.
Tutta la situazione gli sembrava assurda e si disse ancora una volta che, se fosse successo qualcosa alla sua famiglia, non se lo sarebbe mai perdonato e avrebbe dato la caccia ad Abyzou per il resto della sua vita.
Non volendo ancora far vedere a Bobby di essere sveglio, restò disteso, ma si mise in ascolto e dopo un po', pur essendoci il costante rumore della ventola di aereazione, riconobbe il regolare respiro di Sammy.
Era confortante sentirlo e far finta che il suo geek stava solo dormendo, ma il maggiore dei ragazzi Winchester sapeva che non era così e dopo essere rimasto immobile ancora per qualche minuto, decise di rimettersi in piedi.
Bobby lo vide alzarsi in mezzo al letto, gli lanciò un veloce sguardo, poi tornò a leggere il suo tomo perché sapeva da anni che Dean non amava parlare appena sveglio. Contrariamente a Sam, infatti, era una specie di orso quando ritornava nel mondo dei viventi e per carburare, aveva bisogno di sedersi, prendere un caffè e riempirsi lo stomaco.
Quella sarebbe stata la routine di un normale risveglio di Dean al Singer Salvage, ma erano nel bel mezzo di un casino enorme, così, qualche manciata di secondi dopo essere ritornato in posizione orizzontale, il giovane era operativo e si avvicinò prima al letto di suo padre, poi a quello di suo fratello per controllarli.
Provò a farli reagire chiamandoli e stringendo loro la mano, ma, quando non ebbe nessun riscontro, sospirò e si andò a sedere di fronte al suo amico. Guardò la bottiglia sul tavolo e pensò che una calda scossa alle sue viscere fosse una grande idea, così allungò la mano e si servì.
Non era mai stato un puritano come il suo fratellino riguardo al bere, anzi lo aveva spesso preso in giro per le sue manie da salutista, ma, dopo snervanti discussioni sull'argomento, ognuno era rimasto legato alle proprie convinzioni.
Anche se Dean faceva spesso lo spaccone sullo stomaco delicato di Sam, in cuor suo era consapevole che alzare il gomito nel momento sbagliato poteva portare un sacco di guai. Non si era mai veramente perdonato quel casino a Inverness Park e ogni volta che ripensava al rischio che aveva fatto correre a Sam, si sentiva ancora un idiota. Quando lo aveva riavuto sano e salvo accanto a sé, avrebbe voluto abbracciarlo e accertarsi che stesse bene, ma lui gli aveva ordinato di partire a razzo. Non aveva avuto la forza di discutere e aveva tenuto il piede a tavoletta finché non lo aveva sentito tossire e si era fermato al lato della strada per controllarlo.
Su quell'anonima statale, insieme avevano deciso che non avrebbero mai raccontato a papà come era andata veramente quella notte tra la cortissima gonna di Maggie e il bosco che bruciava, per poter mantenere al sicuro i rispettivi fondoschiena, e Dean non potè impedirsi di sorridere.
"Stai bene, ragazzo?"
"Sì, Bobby, stavo solo pensando ad una cosa"
"Deve essere una cosa divertente"
"Un patto fra me e Sammy"
"Un patto che il vostro vecchio ignora, suppongo"
Dean mandò giù un altro sorso, poi chiese:
"Sì, roba da Winchester brothers! E' successo qualcosa mentre dormivo?"
"Niente che non avevamo già visto"
"Che vuoi dire?"
"C'è stato un po' di movimento, ma…'"
"E perché diavolo non mi hai chiamato? Avevi promesso"
"Cosa avresti potuto fare?"
"Non lo so, ma ci sarei stato"
"Dean"
"Stavano soffrendo?"
Bobby si morse un labbro e il gesto di disagio non sfuggì agli occhi del giovane Winchester.
"E' così? Stavano soffrendo?"
"Sono comparse ferite su tutti e tre, ma poi sono sparite come prima"
"Ferite? Anche Sammy? Quella puttana gli sta facendo del male e mi hai lasciato dormire?"
"Dean, Lenora è stata chiara, non possiamo richiamarli prima che il tempo sia scaduto e tuo padre ha accettato di correre il rischio. Se ti avessi svegliato, tu…"
"Lenora? Non me ne frega un cazzo di quello che ha detto, sono la mia famiglia"
"So che non ti fidi di lei dall'inizio, ma, mentre dormivi, ho continuato ad indagare fra i miei contatti e più di uno mi ha detto che è dannatamente brava. Ormai stiamo ballando, non puoi cambiare le carte in tavola.
Che cosa faresti se, richiamandoli ora, rimanessero intrappolati per sempre con Abyzou? E se tuo padre non avesse ancora preso Sam?"
"Bobby, io…"
"Se non vuoi ascoltare me, fai quello che ti ha chiesto tuo padre. A memoria non mi ricordo che tu abbia mai disatteso un suo ordine"
"Invece l'ho deluso tante volte"
"Dean"
"Non conosci la storia dello shtriga"
"Fort Douglas, Wisconsin"
"Papà te l'ha raccontato?"
"Sì, lo ha fatto quando siete venuti qui per Natale pochi mesi dopo e mi confessò che ti aveva fatto nero dopo essersi accertato che tuo fratello stesse bene"
"Mi ricordo perfettamente quella notte, ma credevo davvero che Sammy fosse al sicuro e poi non mi ero accorto che fosse passato tutto quel tempo. Quando sono tornato nella stanza e ho visto quella fottuta strega su di lui, mi sono congelato, non sono riuscito a spararle"
"Beh, per fortuna tuo padre è arrivato in tempo e ci ha pensato lui a metterla in fuga"
"Sì, le ha scaricato addosso tutto il caricatore, poi ha afferrato Sam e lo ha svegliato. Era così confuso, guardò papà come se fosse impazzito"
"Era troppo piccolo per rendersi conto di quello che era successo"
"Credo che invece qualcosa lo avesse registrato perché nei giorni successivi si lamentò spesso di avere mal di gola e per molte notti ha voluto dormire con papà, perché diceva che la sua gola si stringeva e non riusciva a respirare. Volevo sparire dalla faccia della terra, non mi sono mai sentito peggio in vita mia"
"Eri solo un ragazzino e se ne rese conto anche tuo padre. Mi disse che sapeva che aveva calcato troppo la mano e che ti aveva perdonato praticamente il giorno dopo"
"Se lo ha fatto, non me l'ha detto"
"Non te l'ha detto, ma so che poi vi ha portato ad un raduno di auto d'epoca"
"Sì, cercava un pezzo di ricambio per l'Impala"
"No, Dean, l'Impala era a posto, lo ha fatto per te"
Dean sorrise e si rese conto che effettivamente non avevano preso nulla al motor show, ma comunque ci avevano passato la giornata e l'esperienza si era conclusa davanti ad hamburger e patatine.
Il pensiero del gesto affettuoso di suo padre gli fece bene al cuore e iniziò a calmarsi.
"Quanto ancora?"
"Tre ore"
"Ho dormito cinque ore?"
"Sì, fortunatamente, almeno non hai più un completo aspetto di merda"
"Bobby"
"Ne avevi bisogno, ragazzo, e comunque manca veramente poco ormai"
Dean si voltò a guardare la sua famiglia e annuì.
"Non un secondo di più"
"Neanche mezzo, te lo prometto, ma, anche se non vuoi sentirlo, tieni a mente che le cose potrebbero concludersi come non vuoi"
"Stai zitto"
"Ragazzo-fece Bobby alzando la voce- non ti impallino solo perché capisco che sei sconvolto, ma tieni a freno la lingua"
"Non puoi capire"
"Capisco bene, invece, so quanto sia terrorizzante l'idea di restare da soli. Quando ho perso Karen, la mia vita si è fermata"
Il giovane Winchester fissò il suo amico e si sentì una merda. Smise di inveire e si scusò di nuovo.
"Mi dispiace davvero, io…"
"Non continuare, siamo a posto così"
"Forse ho bisogno di uscire un po'"
"Credo che sia una buona idea"
"Okay, ma se…"
"Se muovono anche un'unghia, ti chiamo"
Il giovane annuì, poi si avviò per le scale e tornò al piano di sopra. Si guardò intorno e la casa gli sembrò troppo silenziosa, così decise di uscire a prendere una boccata d'aria.
Era l'alba e il sole stava facendo capolino all'orizzonte, ma era dicembre ed era il South Dakota, quindi poche speranze di vedere il termometro poco sopra lo zero.
Il freddo raggiunse Dean immediatamente anche perché aveva addosso solo una felpa leggera, ma non se ne curò e scese i gradini d'ingresso. Aveva voglia di camminare, ma allo stesso tempo non voleva allontanarsi troppo dalla casa e si fermò indeciso sul da farsi.
Vide l'Impala parcheggiata e gli sembrò che fosse passato un secolo da quando erano arrivati. Sentì il bisogno di entrare in macchina e lontano da occhi indiscreti, lasciò che le sue emozioni venissero fuori e pianse con la testa appoggiata sullo sterzo.
Bobby lo aveva discretamente seguito temendo un crollo, poi, quando lo vide cedere alle lacrime, si fece indietro e tornò al suo posto nella panic room dicendosi che sarebbe andato a recuperarlo se non si fosse fatto vedere dopo un lasso di tempo ragionevole.
Si sedette accanto a John e pensò che il suo amico avrebbe approvato la sua scelta di addolcire un po' la pillola a Dean a proposito delle ferite che erano comparse sulle tre persone incoscienti davanti a lui. Non era vero che le cose erano andate così lisce, anzi ad un certo punto era andato nel panico quando aveva visto entrambi i Winchester soffrire palesemente.
Aveva guardato Dean ed era stato più volte sul punto di svegliarlo, ma poi aveva scelto di aspettare e la fortuna aveva deciso di sorridergli.
"Ehi, John, vedi di riportare qui il tuo culo insieme a quello di Sam perché il tuo ragazzo là fuori andrebbe letteralmente in pezzi senza di voi"
Dopo circa un'ora, comprensiva di doccia e cambio di vestiti, Dean ricomparve all'ingresso della panic room con in mano del caffè per sé e per Bobby e chiese:
"Solo due ore, vero?"
"Solo due"
"Sono stati tranquilli?"
"Sì, tuo padre e Sam sembrano stare bene, Lenora un po' meno"
Nonostante gli scontri avvenuti con la donna e la grande antipatia che provava nei suoi confronti, il giovane Winchester si avvicinò alla sua branda e la osservò.
"Che vuoi dire?"
"Non sono comparse nuove ferite su John e Sam, mentre su di lei sì. Credo che non se la stia passando per niente bene"Se ne avesse avuto la forza, Lenora avrebbe probabilmente chiesto pietà, ma sapeva che Abyzou non l'avrebbe ascoltata e poi era stata nelle mani dei bambini senza occhi per così tanto tempo da non riuscire a proferire parola.
Quando era stata separata da John, era stata trascinata sul pavimento e a nulla erano valsi i suoi sforzi di aggrapparsi alle cose che incontravano lungo il percorso verso la sua prigione.
I bambini l'avevano torturata senza tregua, ma il peggio era arrivato quando Abyzou aveva fatto la sua comparsa. Aveva mandato via tutti ed ora era davanti a lei sfiorando il pavimento su cui giaceva.
"Ehi, tossica, non hai una bella cera"
Con un gesto della mano il demone la tirò su come una marionetta legata ai suoi fili e le afferrò il viso.
"Perché sei tornata? Ti avevo detto di non farlo! E per quel cacciatore?"
Lenora la guardò di traverso, poi scosse la testa.
"No? Sei sicura? John è uno sporco bastardo, ma devo ammettere che è un bel bocconcino"
"Sono venuta con lui, ma non per il motivo che credi tu"
"Illuminami, sono curiosa"
"Sono tornata per espiare"
"Pensi che Vincent sia ancora qui?"
"Il mio bambino è morto"
"Abbastanza vero"
"Che vuol dire?"
"Nel tuo mondo lo è sicuramente, ma, come spiegavo al tuo bel marine, la famiglia è per sempre"
La donna spalancò gli occhi e sentì che le mancava il fiato.
"Che cosa gli hai fatto?"
Abyzou sorrise beffarda e rispose:
"Una vera mamma non accetterebbe mai di separarsi dai suoi figli, morirebbe piuttosto"
"Ti prego, dimmi che cosa hai fatto a Vincent"
"Non hai il diritto di chiedermi di lui, sei scappata senza nemmeno voltarti indietro"
"So di aver sbagliato, so che non dovevo lasciartelo"
"Ma sentila…E'senso di colpa quello che annuso? Non mi è sembrato di percepirlo qualche anno fa!"
"Ero solo una ragazzina, adesso sarebbe diverso"
"Perché stai facendo la crocerossina dei cacciatori? Pensi che lavorare per quei bastardi ti renda migliore di quello che sei? Mi dispiace infrangere i tuoi sogni, ma non è così ed è stato un bene che quel cucciolo sia rimasto con me"
"Abyzou, ti supplico, dimmi che stai mentendo! Lo hai lasciato andare e ora Vincent è in pace, vero? Mi sono aggrappata a questo in tutto questo tempo"
Il demone rise ancora e la fissò senza darle una risposta. Provava un piacere perverso nel vedere la donna sgretolarsi davanti a lei e non voleva precludersi il divertimento, quindi tornò all'attacco:
"Povera tossica, ti si sta spezzando il cuore? Oh, scusa, non è possibile visto che non ne hai uno"
Lenora sentì le lacrime scorrerle sul viso e per la prima volta pensò che le cose si stavano mettendo veramente male. Forse non valeva più la pena combattere, non dopo aver ascoltato le parole del demone su suo figlio, ma aveva preso un impegno con John e avrebbe provato a rispettarlo.
Cercò di percepire i due Winchester, ma non riuscì a raggiungerli e abbassò il capo sconfitta.
Nel frattempo Abyzou continuò a inveire contro di lei, poi improvvisamente cambiò registro. Era evidente che aveva voglia di tormentarla, ma le parole che uscirono dalla sua bocca sconcertarono la sensitiva.
"Sono una pessima padrona di casa, mia cara, devi perdonarmi. Avrei dovuto farti fare un giro della mia umile dimora, ma ero troppo presa dal tuo accompagnatore. Seguimi, iniziamo il tour"
Lenora si ritrovò a muoversi contro la sua volontà e a seguire il demone, che in una brutta copia di un agente immobiliare descrisse gli ambienti che visitavano. Non si sentiva più padrona del suo corpo e si rese conto che non non era più in grado di parlare. Guardò verso il basso e vide che i suoi piedi non toccavano terra, ma la cosa peggiore era che Abyzou la costringeva a sorridere come se fossero grandi amiche.
Ad un certo punto si fermarono davanti ad una grande porta a due ante e il demone le aprì in maniera teatrale come se stesse introducendo una principessa in una sala da ballo.
"Benvenuta nel cuore della mia casa"
Lenora fu fatta entrare nella stessa stanza in cui inizialmente era stato tenuto prigioniero John, ma il suo aspetto era diverso da quello che aveva visto l'uomo. Non c'era traccia del tavolo usato per torturare il cacciatore e nemmeno della seduta su cui Abyzou lo aveva accolto tenendo Sam ai suoi piedi. L'ambiente infatti era arredato in stile barocco con un enorme lampadario al centro del soffitto e circondato da pareti bianche con decorazioni floreali e un tappeto con figure geometriche bianche su fondo grigio. Lo spazio era poi parzialmente occupato da un salotto composto da un divanetto a tre posti con imbottitura bordeaux e spalliera dorata, a cui lati c'erano due lampade abbinate. Completavano l'arredamento un tavolinetto basso con un piano nero in marmo e i piedi a zampa di leone e due poltrone sui lati corti, gemelle della seduta più grande.
Di fronte al salotto c'era un camino dalle fiamme verdi e azzurre, mentre sulla parete di fronte alla porta faceva mostra di sé una fontana da interno con una larga vasca ovale sormontata dalla testa di un essere raccapricciante.
Lenora lo riconobbe come uno yokai e le sembrò abbastanza difficile trovare invitante bere l'acqua che usciva dalla sua bocca nonostante fosse assetata.
Abyzou continuò nella sua descrizione maniacale della casa e affermò:
"Questa è la stanza che preferisco perché qui mi sento vicina ai miei figli, li sento dentro di me"
La donna la fissò cercando di capire che cosa intendesse, ma, quando si rese conto di poter parlare di nuovo, tornò sull'argomento precedente.
"Non hai risposto alla mia domanda"
"Cosa mi avevi chiesto?"
"Vincent, ti avevo chiesto se…"
"Ah sì, Vincent"
"Ti prego, dimmi che lo hai lasciato libero, che non è uno dei bambini che ho visto"
"No, non è uno di loro"
"Allora la sua anima è in pace?"-insistè la donna.
"Mi sembri accaldata. Vuoi bere qualcosa?"
Lenora fissò di nuovo la fontana e si ricordò di aver studiato le caratteristiche dello yokai su un libro di demonologia. Scosse la testa perché sapeva che attaccava soprattutto le donne e i bambini e non voleva rischiare, ma Abyzou aveva idee del tutto diverse. Si avvicinò alla fontana e riempì una tazza. Tornò dalla sua ospite che era stata costretta su una delle due poltrone e gliela spinse fra le mani intimandole di mandarne giù il contenuto.
All'inizio la donna non si mosse, poi le sue braccia si sollevarono da sole e la tazza arrivò alla sua bocca. Le labbra si schiusero e il liquido andò giù per la sua gola accompagnata da una risata grottesca del demone.
"Volevi sapere di Vincent, vero? Ho deciso di accontentarti"
Abyzou si accomodò di fronte al camino e fissò la sua ospite, che si irrigidì inarcandosi all'indietro e sbarrò gli occhi.
"So che puoi ancora sentirmi e che hai riconosciuto lo yokai. Immagino che tu sappia che è un cattivone con uno strano senso dell'umorismo e che ama colpire donne e bambini. L'ho reso mio schiavo secoli fa, ma ogni tanto lo lascio libero di andare per specchi d'acqua a patto che mi consegni parte delle vittime che annega. Quando torna, riprende il suo posto nella fontana e custodisce le essenze di tutti i miei bambini.
Se ti stai domandando che cosa ti ho fatto bere, potrei risponderti che ti sto facendo un regalo, ho riportato Vincent dentro di te per un po' per farti vedere che cosa gli è successo quando lo hai abbandonato per l'ultima volta".
Gli occhi di Lenora si riempirono le lacrime e schiacciata dal dolore per quello che le stava passando per la mente, strillò con tutto il fiato che aveva in corpo. Lo fece talmente forte che le sue urla attraversarono le pareti e raggiunsero le orecchie di John, che chiuse gli occhi e strinse a sé Sam pregando che non si svegliasse.
