«Dobbiamo procurarti un paio di scarpe decenti» si impensierisce Hutch, mentre riflette sulla direzione da prendere una volta evasi dalla casa di Sandra e Lucas. «Credo che Sandra le abbia gettate, quelle che avevi prima. Erano messe proprio male.»
«Certo, invece andare in giro scalzi è molto meglio» commenta sprezzante.
Per l'ennesima volta a Hutch sfugge un sorriso. Ci dev'essere qualcosa che fa contatto nella sua testa, quando il ragazzino apre bocca, altrimenti non si spiega quella sua reazione idiota. Si inginocchia poco distante da lui, che è ancora raggomitolato in un angolo; si direbbe che abbia volutamente scelto quello più in ombra che sia riuscito a scovare.
«Ho un piano, sai» fa presente. Il ragazzino leva gli occhi al cielo e sbuffa piano. Hutch ridacchia del suo evidente scetticismo. «Ce l'ho, giuro! Ne saresti sorpreso.»
«Lo sono già. Sai cos'è un piano: è strabiliante» lancia sarcastico.
«Che linguaccia impertinente» borbotta, provando a essere seccato. Invece gli è uscito un curioso tono dolce che nulla ha a che fare con le parole pronunciate. «Ascolta, c'è questo tizio, Pedro, che è un amico di Lucas. Da giovane vendeva cianfrusaglie e robe usate… Beh, giovane per modo di dire; diciamo fino a che non è rimasto zoppo e non ha più potuto andarsene a spasso per i villaggi a smerciare la sua mercanzia. Poi ha accumulato tutto nel suo magazzino, che altro non è che uno scantinato polveroso. Da mangiare non ne ha, ci ho già provato, ma penso che potrei avere maggior fortuna se gli domandassi per quel paio di scarpe che ti servono.»
Gli occhi chiari del piccoletto lo fissano per parecchi istanti, innervosendolo suo malgrado. «Questo Pedro sarebbe il tizio secco come un ramo di ulivo e con la pelle che ne sembra la corteccia, giusto?»
«Quello, sì!» esclama Hutch, divertito dalla descrizione che ha appena fatto del povero Pedro.
«La prima volta che mi è capitato di vederlo l'ho preso per una mummia. Non capisco come respiri ancora: sembra avere più d'un centinaio d'anni.»
«In effetti… Ne ha sicuramente parecchi di anni, ma non ho mai saputo quanti fossero veramente. Io l'ho sempre visto vecchio, ma qualcuno racconta che è stato giovane, ai suoi tempi. Sa il cielo che tempi erano!»
«Sarà stato a bordo di una delle tre caravelle quando Cristoforo Colombo ha scoperto le Americhe» suppone mezzo divertito.
Hutch ridacchia, immaginandosi Pedro in abiti quattrocenteschi, poi trae un profondo respiro e prova. «Concedimi mezz'ora. Ti prometto che mi darò da fare per recuperare quel che serve.»
Il suo sguardo si perde un momento nel vuoto. Lentamente, concede un lieve cenno di assenso. «Immagino di non avere troppe alternative» conviene, non sembrandone particolarmente felice. «Avevo pensato di fregarne un paio qui, ma ho il presentimento che finirei nei guai, vero?»
Annuisce. «Sandra sa essere spaventosa certe volte» conferma, rabbrividendo al ricordo di un paio di episodi poco piacevoli che la riguardano.
«Va bene. Solo… non startene a spasso troppo» soffia piano.
«Parola d'onore!» esclama felice.
«Nh» è il commento scettico del ragazzino.
È una follia. Lo sa bene. Come può anche solo immaginare di potersi fidare di un tipo del genere? A guardarlo in faccia non gli daresti un soldo. Ma che diamine! Come ha potuto permettersi di finire in una situazione simile? E perché si ostina a rimanere, ad attendere ogni volta che faccia ritorno con… con qualcosa per lui? Eppure la volta precedente è esattamente quel che ha fatto: è tornato, e con quanto promesso per di più. E non gli ha neppure mai chiesto di sbarazzarsi dei suoi coltelli, nonostante sia ben conscio che sa come usarli e che non ci penserebbe due volte a servirsene. Solo che non ci ha pensato affatto; non lo può colpire senza un buon motivo, e quel motivo non glielo ha ancora dato. Di più: sembra si stia impegnando ad allontanare qualsiasi seme del sospetto dalla sua mente. Sta funzionando? Cazzo, pare proprio di sì. Non può lasciarsi fregare in quel modo, maledizione. Non di nuovo!
Mentre si affretta verso il magazzino di Pedro non fa che chiedersi cosa potrebbe pensare di lui il ragazzino. A volte ha l'impressione che lo sopporti a stento. In altri momenti la sensazione è opposta, come se desiderasse inconsciamente rimanergli accanto ma qualche cosa lo frenasse. Di cosa potrebbe trattarsi? Hutch se lo chiede, ma non ha modo di saperlo, né può permettersi di chiederglielo. Tanto non gli risponderebbe comunque. Figurarsi, non gli ha mai detto neppure come si chiama, né quanti anni ha. Può ipotizzare un'età, ma di certo non un nome. Accidentaccio!
«Sei ancora qui, Hutch» lo accoglie Pedro con una smorfia scontenta.
«Sì. Ecco, io non intendevo disturbarti, ma mi chiedevo se forse potresti essermi di aiuto» prova.
«Di nuovo?!» esclama costernato. «Guarda che non faccio beneficenza nel mio tempo libero» rimarca seccato.
«Ah no? E invece nel tempo non libero che fai?» lo pungola Hutch.
«Ma tu guarda che soggetto! Non ti vergogni a importunare un povero vecchio?»
«Non molto, in realtà. E non ti sto importunando.»
Pedro sospira, già esausto di quella visita sgradita. «Che meraviglia. Quindi che vuoi?» taglia corto, in modo da toglierselo di torno nel più breve tempo possibile.
«Scarpe ne hai?»
Rimane muto per un lungo istante, rigirandosi la richiesta in testa. «Può darsi» azzarda cauto. «È da un po' che non ne vedo in giro. Ma potrei dare un'occhiata, per il giusto compenso.»
Hutch sbuffa. «Hai la memoria corta. Lo sai che non ho nulla, neppure vestiti di ricambio. È andato tutto in fumo, hai presente?»
Il modo in cui lo fissa Pedro sarebbe piuttosto divertente, ma Hutch non ha molta voglia di ridere. «Cioè, tutto tutto?»
«Sì. Tranne me» conferma secco.
«Che scalogna!» esclama contrariato. E Hutch non ha idea se si riferisca a quel che è perduto, oppure se si rammarichi che non sia andato in fumo anche Hutch.
«Possiamo tornare alla questione delle scarpe? Ho un po' di fretta» si innervosisce, pensando al ragazzino che lo aspetta da solo.
«Voi giovani avete sempre una fretta del diavolo. Come se fra un'ora dovesse finire il mondo.»
«Il mondo magari no, ma ci sono questioni meno grosse che hanno ugualmente una certa importanza. C'è un ragazzino che è rimasto senza scarpe e che vorrebbe uscire a prendere aria. Lo stesso per cui mi sono fatto tutta quella strada fino al convento per procurarmi qualche cosa da mangiare. T'è tornata la memoria?»
«Eh, mi sa di sì. Pensavo che quella questione fosse sistemata.»
«Ma come accidenti faccio a sistemarla se non so da che parte girarmi?» si altera a quel punto Hutch. «E tu stai qui a parlare del niente, mentre io ti ho chiesto un favore!»
«Oh, d'accordo! Ma cerca di calmarti» esclama piccato.
«Calmarmi, come no. Tu perdi tempo in chiacchiere e io sono quello che si deve calmare. Le scarpe!» sbotta irritato e sfinito.
Pedro leva le braccia al cielo, esasperato, e fa segno a Hutch di seguirlo giù nello scantinato, borbottando frasi smozzicate sulla gioventù sfrontata e altre simili amenità.
