Si massaggia il collo, riflettendo. Non è troppo sicuro di quello che deve fare a quel punto. Ovvio che in mezzo a una strada non lo può lasciare. Già ha un aspetto terribile in quel momento, se attende ancora dubita ne rimarrebbe qualcosa di riconoscibile.
Mhh… Il vero problema è che in realtà nemmeno Hutch, ora come ora, ha un posto in cui stare. Inizialmente pensava di andare a riscuotere un paio di favori dal gran capo in persona per rimediare una qualche abitazione libera, ma ora c'è il ragazzino da mettere in conto, e non sembra più un'idea geniale presentarsi di fronte al bastardo rosso con quella cosetta miserabile… Uh! Cioè, non intendeva pensare quel che sembra aver pensato, è solo che… Oh, merda, non sa proprio che cazzo fare.
Forse potrebbe provare con Lucas e sua moglie Sandra, che non stanno troppo lontani e hanno una casa più spaziosa. D'altra parte hanno già dei figli loro e magari accetterebbero di ospitare almeno il ragazzino, finché Hutch non troverà un'alternativa accettabile, ovvero una che non coinvolga Sant'Antonio e le sue macchinazioni da psicopatico.
Annuisce fra sé. Tanto vale provare. Se andrà male… Avrà un enorme problema da risolvere e nessun'altra idea in merito. Merda. D'accordo, è perfettamente inutile fasciarsi la testa prima del dovuto. Si augura solo di riuscire ad arrivarci fino da Lucas. In verità è già stanco morto dopo aver fatto quei pochi passi fino alla pompa dell'acqua ed essersi inutilmente lambiccato il cervello. Allora coraggio, solo un altro piccolo sforzo.
E in effetti è minimo sul serio. Fatica molto di più a rimettersi in piedi piuttosto che a sollevare da terra il ragazzino. Ma si è appena messo in marcia, attento a non serrare troppo la presa per non rischiare di stritolarlo involontariamente, quando il piccoletto si ridesta con un brusco sobbalzo e prova, senza il minimo risultato, a spingerlo lontano da sé e a sgusciare via.
«Ehi, calma. Non ti faccio nulla, tranquillo» prova a rassicurarlo, nonostante la voce un po' ruvida a causa delle recenti vicissitudini rovini di parecchio l'effetto pacificante che intendeva imprimere con le sue parole.
Di fatto il piccoletto è lontano anni luce dal dare retta ai buoni propositi di Hutch. Prova persino a scalciare, con l'ovvio intento di fargli mollare la presa, ma Hutch ha il fondato dubbio che stia patendo più dolore di quel che riesca a infliggerne all'uomo.
«Ti stai facendo male. E io non sento nulla. Smetti di dimenarti e respira adagio. Ti giuro che non sei in pericolo» riprova, con più pazienza di quanta chiunque, conoscendolo, lo riterrebbe capace.
Forse finirà per stancarsi, dopo tutto. Di certo Hutch si sta stancando parecchio, non tanto per il peso ridicolo del ragazzino, quanto per la camminata sfiancante sotto il sole che gli sta appannando il cervello più di quanto già non fosse in precedenza.
Abbassa un momento lo sguardo per cercare di capire come se la passa il piccoletto, dato che non lo sta più prendendo a calci. Per poco Hutch non gli scoppia a ridere in faccia: ha questa espressione truce così totalmente fuori luogo sul suo visetto da micetto deperito. Immagina stia provando a intimidirlo. In verità Hutch ne è ben lontano, ma suppone non sia il caso di farglielo sapere. Solo non riesce a impedirsi di sorridergli. Quel che ottiene in cambio è un'occhiataccia furente, prima che il ragazzino volti la testa con il chiaro intento di ignorare la situazione il più a lungo possibile. Arrischia a rinserrare appena un poco la presa e prova ad allungare il passo, sperando di arrivare a destinazione prima di doversi trascinare sulle ginocchia (non manca molto, in nessuno dei due casi).
Alla casa di Lucas ci è infine arrivato. Il ragazzino è ancora sveglio, ma ha appoggiato la fronte contro il petto di Hutch, rinunciando a sfuggirgli (almeno per il momento). La verità è che se dovesse provarci sul serio Hutch non è troppo sicuro di riuscire a riprenderlo. La porta di Lucas è chiusa, ma la finestra è socchiusa, quindi qualcuno dovrebbe essere in casa. Ha le mani occupate, quindi prova a dare un lieve calcio all'uscio per attirare l'attenzione di chiunque sia all'interno.
La bellezza di due minuti abbondanti dopo, quando già Hutch stava programmando di stendersi a dormire davanti alla casa, finalmente la porta si spalanca e Hutch si ritrova faccia a faccia con Sandra, la moglie di Lucas, una donna bionda e minuta, ma che nel momento in cui decide che non sei il benvenuto finisce col diventare una delle creature più spaventose sulla faccia della Terra e oltre.
«Buongiorno» affanna Hutch, deglutendo a vuoto, decisamente ansioso. Avrebbe preferito avere a che fare con Lucas, ma a quell'ora del mattino dev'essere per forza al lavoro.
La donna lo adocchia scettica. «Non lo sembra per niente, almeno non per voi due» commenta. Trae un lento sospiro e fa un segno con la testa. «Entra, coraggio. Vediamo cos'è capitato questa volta.»
Hutch, orecchie basse e coda fra le zampe, obbedisce all'ingiunzione di Sandra e varca la soglia con ogni precauzione. Si guarda attorno, in cerca di qualcosa di adatto. Non lo trova, ovviamente, allora cerca soccorso dalla donna, la quale leva gli occhi al cielo e scuote la testa.
«Hutch Bessy, sei davvero senza speranze» commenta asciutta. Torna sui suoi passi, gli afferra un gomito e gli fa strada fino a un angolo della sala. «Pensi che possa bastarti?» inquisisce sarcastica, indicandogli un divano un po' rappezzato ma dall'aria maledettamente comoda.
Hutch sorride, annuisce felice e, sempre con cautela, si siede e appoggia le spalle sul morbido schienale. «Meraviglioso» mormora sognante. Un piccolo ringhio risuona sul suo petto, e in quel momento ricorda il piccoletto che si è portato dietro e che aveva quasi scordato al solo pensiero del divano. Abbassa lo sguardo e scopre di essere ricambiato da un paio di occhi azzurri e affilati come rasoi. Sorride di nuovo. Niente, ha idea di essersi già affezionato a quel cosetto malandato. Sandra ha ragione: è proprio senza speranze. Si rivolge di nuovo a lei, speranzoso. «Hai qualche cosa da mangiare?» Lei lo fulmina sul posto e, pronto a scommetterci, sta per sommergerlo di improperi. L'anticipa sul tempo, provando a spiegare: «Oh, non è per me, ma per lui» assicura, indicando con un cenno della testa il ragazzino ancora intrappolato nella sua stretta ma che, almeno a giudicare dal suo sguardo, sta meditando sul modo migliore per farlo a fettine senza sprecarci sopra troppe energie.
Per l'ennesima volta, Sandra trae un lungo sospiro sconfortato. «Ho della frutta. Stasera Lucas dovrebbe portare a casa della carne, spero» considera preoccupata.
«Andrà più che bene» assicura Hutch.
Francamente dubita che il ragazzino si faccia problemi riguardo cosa infilarsi nello stomaco. Qualunque cosa sarà sicuramente meglio di niente. Un rapido sguardo al piccoletto glielo conferma: ha una lucetta speranzosa in quei suoi occhi affilati, e un lieve rosa sulle gote puntute. Adorabile!
