Hutch è un poco incerto su quel che sta accadendo. Il ragazzino è abbastanza incomprensibile, di certo molto lontano da quel che è abituato a trovarsi tra i piedi in fatto di marmocchi. Neppure quegli scavezzacollo dei figli di Lucas e Sandra hanno nulla a che fare con questo qui. Riteneva che una piccola presa in giro lo avrebbe spronato a dirgliene quattro e a fargli finalmente sentire la sua voce, ma ha il forte sospetto di aver appena fatto un passo falso, almeno a giudicare dall'espressione che ha in volto in quel momento il ragazzino. Sembra spaventato, e Hutch francamente non riesce a immaginare cosa possa passargli per la testa. A quel punto le incognite stanno diventando davvero troppe. Che cosa si suppone che faccia? Ha provato a essere amichevole, ma non ha funzionato; ha provato a essere buffo e divertente, ma in tutta evidenza non ha funzionato proprio per niente.

Sospira abbattuto e senza riflettere si rimette in piedi. Un ansito strozzato gli fa crucciare la fronte, perplesso. Posa una volta ancora lo sguardo sul punto in cui sosta il ragazzino e scopre che si è spostato e lo sta fissando dal punto più distante che gli permetta di raggiungere la camera in cui si trovano. Schiude le labbra, sorpreso. Lo ha allarmato di nuovo, e senza neppure rendersene conto. Sembra proprio che non ci siano speranze di farne una giusta!

«D'accordo, non ti agitare ora. Te l'ho già detto: qui non sei in pericolo, puoi stare tranquillo» ripete, sperando che arrivi a dargli una possibilità.

A un certo punto aveva pensato che non riuscisse a capirlo, ma è chiaro che sa bene quel che Hutch gli sta dicendo. Così come è chiaro che non crede a una sola parola che esca dalla sua bocca. Ora, ben inteso, è perfettamente possibile che al suo posto neppure Hutch darebbe retta al primo arrivato che gli garantisca che va tutto bene. Su che basi dovrebbe credergli? Per di più, dal punto di vista del ragazzino, si trovano intrappolati l'uno in compagnia dell'altro fra quattro pareti totalmente sconosciute. Decisamente non è un modo ottimale per mettersi in buona luce. Forse, però…

Occhieggia il comodino sul quale ha posato i coltelli del ragazzino e riflette. Gli permetterebbe di dimostrargli la sua buona fede? Oppure, più probabilmente, proverebbe a darsela a gambe ritenendolo troppo imprevedibile e pericoloso? Può permettersi di tentare? Se provasse a fuggire, Hutch sarebbe nelle condizioni di riacchiapparlo? Ma a quel punto qualunque speranza di guadagnarsi un minimo di fiducia sarebbe già sfumata, forse per sempre. Dannazione, quanto detesta i dilemmi! Deve tentare, non vede alternative.

Innanzitutto reputa più prudente rimettersi a sedere, mostrando così di non essere intenzionato a creare ulteriori problemi, non nell'immediato futuro almeno. E dato che a quanto pare le parole non servono a nulla, per lo meno in quel frangente, si rassegna a lasciar perdere discorsi complicati e senza senso e invece si prepara a eventuali reazioni violente.

Lentamente allunga un braccio e recupera i coltelli dal comodino. Con la coda dell'occhio nota che il ragazzino si sta spostando. Finiranno per farsi male, di quel passo. Deve guardarlo e convincerlo in qualche maniera che Hutch non rappresenta una minaccia per lui. Ma nel momento in cui incrocia il suo sguardo scopre che è più difficile del previsto sostenere il peso dei suoi occhi così chiari e affilati. Sembrano fatti apposta per giudicarlo, e da quel che vede si tratta di un giudizio severo e decisamente sfavorevole.

«Non sono qui per farti del male» soffia abbastanza disperato.

Si allunga verso il lato opposto della camera, sperando che non decida di saltargli addosso in un momento di panico e debolezza, posa i tre sottili coltelli sulle lenzuola sgualcite dell'altro giaciglio, il manico rivolto verso il ragazzino, e infine ritrae la mano e torna ad accucciarsi sul suo letto, in attesa di sapere se la sua mossa azzardata ha portato a qualche reale beneficio.

Sfarfalla le ciglia, interdetto. Ha gli occhi irrequieti che rimbalzano alternativamente dall'uomo seduto di fronte a lui ai suoi coltelli posati sulle lenzuola. Non riesce a capacitarsi di quel che è appena accaduto. Perché quella mossa? Aveva letteralmente la situazione in pugno, e ha deliberatamente deciso di rinunciare al suo ovvio vantaggio rendendogli le sue armi. Qual è il senso? Che cos'ha inteso comunicargli? C'è qualche reale possibilità che tutte quelle sue inutili parole avessero un fondo di verità? Perché, altrimenti, offrirgli quello spiraglio di fuga? Stringe i denti. Non capisce. Odia non capire.

«Perché?» soffia appena, sperso.

L'uomo, Hutch Bessy, sgrana gli occhi in un'espressione così buffa che quasi gli scappa da ridere. Beh, in realtà ha notato già in precedenza che spesso quell'uomo sa essere piuttosto buffo. Tuttavia le sue notevoli dimensioni non gli hanno mai permesso di abbassare la guardia quel tanto sufficiente a godersi il suo lato divertente.

«Io… È un… un'offerta di pace» balbetta l'uomo con la sua voce profonda.

Arriccia il naso, poco persuaso. Pace, dice lui. Come si può pretendere di parlare di pace in una situazione come quella in cui si trovano? La sua sola, ingombrante presenza manda alla malora qualunque concetto pacifico. Come può non capirlo da sé?

«Lo so. So che non mi credi. Così come so che non hai motivo alcuno per farlo.»

Ecco, ora sì che si ragiona. Qualche volta perfino il grosso bestione dice cose sensate. Non spesso, ma può capitare.

«Così, sai, ho cercato un modo per farti capire che non ti sto mentendo, né sto cercando di fregarti.»

Ci risiamo. Chiaramente lo sta prendendo per un idiota. Non c'è altra spiegazione. Eppure… Gli ha reso i coltelli. Non se lo è sognato: sono proprio lì, non troppo discosti dai suoi piedi, i suoi piedi che al momento hanno l'aspetto di due mummie dell'antico Egitto. Tra l'altro, chi diamine si può essere preso la briga di medicarli? E soprattutto: a che scopo? Certo, ora si ritrova senza scarpe e fuggire si rivelerebbe un poco più complicato; ma gli sarebbe sufficiente fregare un paio di scarpe a qualcuno, magari uno dei figli della famiglia a cui appartiene quella casa, se sono della misura giusta. Insomma, anche quella mossa è qualcosa di inspiegabile e controproducente, almeno dal punto di vista degli adulti che gli ronzano intorno da un paio di giorni.

Sapeva che sarebbe stata una cattiva idea attirare l'attenzione su di sé, ma in quei momenti non è proprio riuscito a evitarlo. Ora però gli toccherà spremersi le meningi per scovare una via d'uscita a quella scomoda situazione; tuttavia l'obiettivo che si prefigge è ulteriormente complicato dal fatto che questo Hutch Bessy non sembra intenzionato a levarsi di torno a breve. Magari è vero: potrebbe non volere il suo male. Ma questo non gli è di molto aiuto, perché anche quelli con le migliori intenzioni alla fine si rivelano pericolosi, qualche volta perfino più di quanto non lo siano quelli che mostrano chiaramente di volerti ammazzare.