«Che hai? Non ti piace?» indaga Plata, dopo aver atteso, invano, durante gli ultimi lunghi minuti che Salud gli desse un qualche genere di parere riguardo il loro nuovo appartamento.

Salud però è rimasto zitto e in contemplazione del posto, all'apparenza non intenzionato a parlargli.

«No. Sì. Io… Non è l'appartamento, è solo che…» tentenna il meccanico.

Plata non è per nulla rassicurato dalla sua indecisione. Al contrario, lo rende piuttosto nervoso e insicuro, e lui odia essere insicuro. «Se è troppo piccolo posso trovarne uno migliore» garantisce pieno di buone intenzioni.

Salud storce appena le labbra in un lieve broncio incerto. «Mmhh…» mugola soltanto.

«Andiamo, dimmi qual è il dannato problema» sbotta il pilota.

Finalmente gli dà l'attenzione richiesta e i suoi occhi lo guardano con una strana nota di rammarico che non comprende.

«C'è qualcosa che non ti ho ancora detto e che… che forse… ecco… potrebbe cambiare… uhm…»

«Salud! Smettila di tergiversare e dimmi quel che volevi dirmi. Mi stai facendo ammattire» protesta.

«Tu lo fai ogni giorno» mormora il meccanico.

«Io non… !» sta per inveire. Si blocca, cruccia le sopracciglia, riflette. «Lo faccio davvero?»

«Altroché» conferma offrendo un lieve sorriso. Sospira e sembra decidersi a vuotare il sacco. «Ho… Io, ecco, ho terminato i lavori sul tuo trabiccolo» soffia appena.

Plata aggrotta la fronte, incerto su quel che ha udito. Si rigira le parole dell'amico in testa, tentando di dar loro un senso. Poi sgrana gli occhi, nel momento in cui perviene a interpretare correttamente la confessione del meccanico, e un enorme sorriso spacca in due il suo giovane viso.

«Lo hai fatto sul serio?» esclama incredulo.

Salud annuisce cauto, cercando come può di proteggersi da quel che lo aspetta. Ma nessuna preparazione sarebbe mai sufficiente, non in quel caso.

«Sì! Ce l'hai fatta!» grida euforico, e fa un balzo improvviso, gettandosi sul povero meccanico allibito, e gli stringe le braccia al collo, ridendo e stritolandolo. «Non ci posso credere» affanna incredulo e spumeggiante. «Grazie» soffia, posando un bacio sulla guancia di Salud e tornando a stringerlo con più forza di quanta se ne aspettasse.

Salud, ancora abbastanza spiazzato dalla reazione inattesa del pilota, arrischia a posare una mano sulla sua schiena nel tentativo di placarlo e farlo tornare alla ragione, o a qualcosa di simile. È ancora leggermente accaldato a causa del fuggevole contatto delle labbra del ragazzo sulla pelle, e la sua eccessiva vicinanza non lo aiuta affatto a ritrovare il proprio equilibrio.

«Grazie» ripete il pilota in un piccolo mormorio accanto al suo orecchio, raggomitolandosi contro il suo petto.

Non ha idea di come ci riesca, considerato che è praticamente appeso a lui con il solo sostegno delle braccia. Per fortuna è un fuscello piuttosto leggero, altrimenti sarebbe stato costretto a staccarselo di dosso per farlo tornare con i piedi per terra, oppure ad avvolgerlo a sua volta con le braccia per sostenerlo. Mh, brutta idea, quest'ultima.

«Quindi… uhm… non ce l'hai con me, giusto?» decide di accertarsi.

L'impiastro volante solleva infine lo sguardo su di lui, sembrando abbastanza sorpreso. «Scherzi? Perché dovrei? Sono felice come non ricordo nemmeno più da quanto tempo non mi capitava, e il merito è tutto tuo.»

Salud arrossisce. «Oh» alita affannato. «Ma ci ho impiegato una mezza eternità» pigola incerto.

Plata gli offre un piccolo sorriso delicato. «E con questo? Quel che conta davvero è il risultato, testone. E il risultato è che posso riportare in aria il mio aeroplano, grazie al tuo impegno. Questo è ciò che per me è davvero importante.»

Ancora un poco titubante, risponde comunque al suo sorriso e annuisce tranquillizzato, almeno in parte. «Allora non… Ecco, pensavo, ora te ne volerai via riprendendo il tuo viaggio in giro per il mondo?»

Il piccolo pilota lo guarda con un po' troppa intensità per la salute mentale del meccanico. Slaccia finalmente le braccia dal suo collo e torna con i piedi per terra.

«Quindi era a questa eventualità che pensavi per tutto il tempo. Eppure me lo hai rimesso in sesto ugualmente. Perché non me ne hai mai parlato?» si incuriosisce.

«Pensavo che mi avresti risposto che non sono affari miei. E comunque i piloti non sono creature fatte per essere stanziali. Voi siete come le sterne e le rondini: migranti.»

«Come una sterna» ragiona pensieroso. Annuisce e abbozza un nuovo sorriso. «Sì, mi piace» conferma, fissando negli occhi Salud. «Ed è esattamente con questo spirito che sono partito: per essere come una sterna, a cui non serve vivere in pianta stabile in un solo luogo, per la quale è il mondo stesso la sua dimora.»

Salud annuisce, comprendendo, seppur con un fastidioso groppo in gola.

«Solo, sai, ho scoperto che questo posto mi piace. Abbastanza da farmi pensare che vorrei rimanere per qualche tempo» lo sorprende di nuovo il ragazzo.

"Sì, rimani! Non volare via" avrebbe una gran voglia di urlare. Invece rimane di nuovo in silenzio, incerto dei suoi stessi pensieri.

«Cosa ne dici? Pensi che valga la pena di fermarmi?» domanda con un piccolo sorriso sulle labbra.

Salud boccheggia. Sa che non è una decisione che spetta a lui, così come sa che in ogni caso Plata darà retta solo e unicamente alla propria testa. Così, di nuovo, rimane in silenzio. Nonostante ciò il piccolo pilota sembra intuire i suoi pensieri e, piano, annuisce.

«D'accordo. Ancora per un poco» mormora come fra sé.

«E allora, sentiamo, com'è questa nuova sistemazione?» si interessa Naso con un sogghigno sulle labbra.

Salud leva gli occhi al cielo e sbuffa, già seccato da quella conversazione. «Piccola ma comoda» replica succinto.

Naso lo fissa perplesso. «Beh, tutto qui?»

«Per te è anche troppo» rimbecca, per nulla intenzionato a dilungarsi e fornire dettagli all'amico impiccione e opportunista.

«Bah! Spero almeno che tu non abbia intenzione di mollare anche il lavoro, oltre al campo volo» lamenta stizzito.

«Per il momento il lavoro va bene. Forse un giorno potrò fare il pilota» considera Salud, speranzoso.

Naso scuote la testa. «Di piloti ne ho finché voglio e pure di più. Ma di meccanico valido ci sei solo tu. Se te ne voli a zonzo io come li aggiusto gli aerei?» protesta.

Salud sa che l'amico sta facendo una scenata solo perché non ha voglia di cercarsi altro personale e pagarlo. Tuttavia si ritrova a voler riflettere su quel problema e a cercare una soluzione adeguata.

«Potrei trovarmi un apprendista e insegnargli il mestiere. Così quando riuscirò a tenere su un aereo mi potrà sostituire» propone.

«Mh… Potrebbe essere un'idea. Ma questo apprendista lo dovrei pagare» suppone mesto.

A Salud sfugge uno sbuffo di risata. «Naso, idiota, ovvio che lo dovrai pagare. Come speri che rimanga, altrimenti?»

E per i seguenti minuti si deve sorbire le lagnanze dell'amico e le sue drammatiche previsioni finanziarie.