89. Oltre il sorriso
Il silenzio nella stanza era pesante, non come un macigno ma come una calda coperta che ti protegge dai mostri sotto il letto; Lester si sentiva cullato dallo sguardo di Cassandra, i suoi occhi chiari come il cielo lo facevano sentire in un luogo sicuro e il ritmo del suo respiro era pacifico come le onde del mare che si infrangono sulla riva. Lei non disse nulla per incoraggiarlo a parlare, attese con pazienza che lui si sentisse pronto e lui, infine, parlò, sussurrando, quasi volesse confidare un segreto che fino a quel momento era stato oscuro anche per lui.
"Fin da bambino sono sempre stato quello simpatico" disse, mentre i suoi occhi inseguivano ricordi passati "Quello divertente, che aveva sempre una buona parola per tutti, spensierato e senza un solo problema al mondo. Non che non sia vero, io sono allegro di natura, sono fatto così, ma …"
Si interruppe, non era facile tradurre in parole pensieri che fino a quel momento avevano abitato solo nella sua mente.
"Sai perché sono entrato fin da subito in sintonia con tuo fratello? Perché sono riuscito a comprenderlo fin da subito, forse addirittura meglio dei suoi stessi studenti?" chiese, in effetti se lo era chiesto anche lui e in quel momento si rese conto che la risposta era proprio di fronte a i suoi occhi "Lungi da me volermi paragonare a lui" spiegò "Ma credo che, in fondo, non siamo così diversi: sia io che lui abbiamo passato la nostra vita nascondendoci dietro la parte migliore di noi stessi, ignorando che anche noi, come tutti, abbiamo la nostra parte di oscurità. È comodo sai? Fingere che vada tutto bene, poi …"
Cassandra inclinò leggermente la testa, le parole di Lester erano cariche di sofferenza inespressa e che stava pian piano gocciolando fuori dai suoi occhi.
"Ho provato ad amare, a farmi amare ma, ogni volta, appena chi avevo di fronte andava al di là della superficie, tutto crollava. 'Sei cambiato.' … 'Non eri così." … 'Pensavo fossi diverso.' … Ho perso il conto delle delusioni che ho collezionato nella mia vita: amicizie, amori, rapporti di fiducia … non appena mi lasciavo andare, mostrandomi nella mia totalità, tutti sembravano delusi da me, era come se non potessero accettare che io fossi qualcosa di più rispetto a un pagliaccio che fa ridere tutti."
Cassandra sollevò una mano e gli asciugò le lacrime che gli rigavano il viso, scorrendo come fiumi insieme alle sue parole.
"Nessuno più di me sa quanto possa essere profonda l'oscurità nel cuore di una persona" sussurrò infine, baciando la sua guancia umida "Con me puoi essere te stesso. Senza paura."
Lester emise un suono strano, una buffa unione di una risata e un singhiozzo di pianto.
"Lo so." rispose lui "Lo sarò."
Lester attirò Cassandra a sè in un dolce abbraccio, rimasero in silenzio per qualche minuto, i loro respiri si sincronizzarono, così come i battiti dei loro cuori; solo dopo molto tempo fu Cassandra a rompere il silenzio, sempre sussurrando.
"Credo che non fosse l'unica cosa che volessi dirmi, giusto?" chiese.
Lester esitò, poi si lasciò andare in un piccolo sospiro.
"Hai paura?" chiese lei.
"Non voglio rovinare tutto" ammise lui "Charles mi aveva detto di andarci piano con te, di lasciarti fare la prima mossa, perciò ora …"
"Avanti, Hudson" lo incoraggiò lei "Niente segreti, ricordi? Qualsiasi cosa tu voglia dirmi io l'ascolterò."
Lester rise piano.
"Sei fantastica. Davvero fantastica." ripeté.
"Tu invece sei evasivo. Avanti, parla. Ti ho detto che non ti leggerò la mente, dovrai parlare tu."
Lester sospirò ancora, stavolta più a lungo, serrò gli occhi e prese coraggio.
"Vorrei avere un figlio con te."
Aveva parlato tutto d'un fiato per paura di non riuscire ad arrivare in fondo alla frase, lentamente aprì gli occhi, quasi con timore, di fronte a lui Cassandra lo stava fissando con gli occhi e la bocca spalancati per lo stupore senza la minima traccia di rabbia o risentimento, solo pura sorpresa.
"Un … un figlio?" chiese, incredula.
"S-sì …" rispose lui "S-so che è una richiesta pesante, ma …"
Cassandra sorrise e lo baciò.
"Ti ho chiesto di essere sincero e tu lo sei stato." gli disse "Non mi serve sapere altro, per ora. So cosa desidera il tuo cuore e spero, un giorno, di riuscire a esaudire questo desiderio."
Per un istante tutto sembrò risolto, poi gli occhi di Cassandra si spalancarono.
"Ora capisco!" disse "Tu non vorresti aspettare, giusto? Per questo ci hai pensato …"
"Esatto" rispose lui annuendo "Non sono più così giovane, ma …"
Si interruppe e la fissò.
"Sei arrabbiata?"
Cassandra sorrise.
"Perché dovrei esserlo?" chiese.
Lester si mordicchiò il labbro per la tensione.
"Non lo so … anche tuo fratello mi aveva suggerito di andarci piano con te, di lasciarti i tuoi spazi, di non metterti fretta e ora …"
Cassandra alzò un sopracciglio, indecisa se essere scocciata, divertita o, cosa nuova per lei, intenerita.
"Siamo seri, Lester" disse infine "Non siamo ragazzini, credi davvero che una domanda del genere mi possa spaventare?"
"No, ma …" iniziò lui a disagio "Non stiamo insieme da molto e non volevo che pensassi che io voglia affrettare le cose …"
Cassandra rise stavolta.
"Te l'ho già detto, non voglio perdere nemmeno un istante per cercare la mia felicità e per ottenerla, perciò non trovo che il tuo desiderio sia fuori luogo. Tuttavia …"
Lester trattenne il fiato, la fissò con gli occhi spalancati.
"Non posso ancora darti una risposta" disse lei infine "Devo capire cosa voglio e, sarò sincera, vorrei confrontarmi con una persona …"
"No!" esclamò lui, spaventato "Non dirlo a Charles, per favore!"
Lei scosse la testa ridacchiando.
"Non stavo pensando a lui" rispose lei "ma a qualcuno che si trova nella situazione opposta alla mia. Sai, ho parlato molto con Raven e lei mi ha confidato che vorrebbe un figlio con Charles, non ne hanno ancora parlato, lei teme che lui non abbia il suo stesso desiderio. Credo che parlare con lei possa fare bene a entrambe anche se, in tutta sincerità, sono convinta che se lei gli dicesse di volere un figlio lui mollerebbe tutto e la porterebbe in camera da letto!"
Cassandra rise e la sua risata fece rilassare anche Lester che, di nuovo di buon umore, la baciò sulla fronte.
"A proposito" disse Lester, ricordandosi in quel momento di un dettaglio importante "Mi hai detto che Raven si era confidata con te, giusto?" chiese "Allora perché lo hai detto a me? Non avrebbe dovuto essere un segreto?"
"Ah, sì, lo è ancora" rispose lei "Tu non conti."
Lester sospirò di gioia e la baciò ancora.
"Buonanotte, Trilli."
Cassandra arricciò il naso, non era ancora certa di apprezzare quello strano soprannome, ma dal momento che era lui a chiamarla così decise di chiudere un occhio.
"Buonanotte."
Il treno alta velocità, Frecciarossa, tre, nove, quattro, di Trenitalia, proveniente da, Venezia Santa Lucia, e diretto a, Lecce, delle ore, quindici, e, ventiquattro, è in arrivo al binario, cinque. Attenzione, allontanarsi dalla linea gialla. Ferma a …
La voce maschile e metallica proveniente dall'altoparlante iniziò ad elencare tutte le città in cui si sarebbe fermato il treno e, dopo aver finito, fu seguito da una voce femminile che ripeté tutto in inglese. Cassandra, tuttavia, non aveva ascoltato, era al telefono con Charles.
"Sì … sì, ho capito … ho capito … Charles, ho afferrato il concetto! Sì! … No, non ti chiamerò appena saremo arrivati … lo farò quando ci saremo sistemati, va bene? … Sì, te lo saluto … anch'io. Ciao."
Con un sospiro scocciato mise il cellulare in tasca.
"Allora?" chiese Lester "Cosa dice il Grande Capo?"
Cassandra alzò un sopracciglio.
"Ti prego, non chiamarlo così e, se proprio devi, non farlo davanti a lui, non faresti che alimentare il suo ego."
La risata di Lester fu coperta dal rumore acuto dei freni del treno che si era appena fermato davanti a loro.
"Allora? Che dice? Ci sono novità?" chiese, prendendo la valigia e caricandola sullo scompartimento mentre lei sollevò la sua aiutandosi anche grazie alla telecinesi.
"Ha chiamato la sua amica Jasmine ma lei non ci potrà ospitare, inoltre abita decisamente troppo lontano dalla villa. Alla stazione ci verrà a prendere un'amica di Jasmine, Minerva, che ci porterà da Mirta."
Entrambi sistemarono le valigie negli spazi adibiti e iniziarono a cercare il loro posto.
"Jasmine … Minerva … Mirta … quanti giri! Non poteva venire a prenderci direttamente questa Mirta in stazione?"
"No, lei fa fatica a muoversi." rispose Cassandra continuando a camminare "Suo marito, Bernardo, è un mutante, è stato uno dei primi ad essere catturati in questa zona. Ah! Ecco, qui ci sono i nostri posti!"
Entrambi si sedettero.
"Lei è a casa da sola con un neonato, per questo ci accompagnerà Minerva da lei, abita poco distante dalla villa e con un binocolo sarà facile tenere d'occhio gli spostamenti di Espeon e Voltshade."
Cassandra si mise più comoda sul sedile e chiuse gli occhi.
"Charles è stato davvero asfissiante, non faceva altro che raccomandarsi: statele vicino, è una neomamma, è spaventata, aiutatela con il bambino … insomma, i soliti consigli da nonna."
Lester si bloccò, nella sua mente entrò di prepotenza l'immagine di Charles vestito come la nonna di Cappuccetto Rosso, con tanto di cuffietta, mantellina e occhiali; solo con un grande sforzo riuscì a togliere quella visione dalla sua testa, si rivolse a Cassandra.
"Non ti dà fastidio?" chiese "Sapere di dover convivere con un neonato, soprattutto dopo ciò che ci siamo detti ieri sera?"
Cassandra non aprì gli occhi e non rispose subito ma quando parlò la sua voce espresse tutta la serenità che provava in quel momento.
"No, al contrario, invece, credo che avere a che fare con un bambino possa aiutarmi a capire cosa voglio … e a trovare la risposta alla tua domanda." concluse aprendo gli occhi e guardandolo con amore. Lester la fissò per qualche istante, poi sorrise rassicurato, si era aspettato che lei reagisse male, che si arrabbiasse o si spaventasse, ma ancora una volta Cassandra si era dimostrata una donna dal carattere forte e deciso, coraggiosa anche di fronte a un desiderio tanto audace.
Il viaggio trascorse piacevolmente, Lester parlò quasi tutto il tempo e Cassandra lo ascoltò rapita, non tanto per ciò che diceva ma da come lo raccontava, lui riuscì a coinvolgerla e a farla sentire partecipe, come quando aveva fatto nascere in lei la passione per il pane e la panificazione. Erano ormai quasi arrivati in stazione, stavano giocando a "sasso, carta, forbice", Cassandra fissava indispettita le sue dita dritte che sfioravano il pugno chiuso di lui.
"Il sasso batte le forbici!" esclamò Lester divertito "Almeno sono certo che non usi i tuoi poteri, è la quinta volta di fila che perdi!"
"Ancora una volta la forza bruta batte l'intelligenza." commentò lei.
"Ah, la vedi così?" la provocò lui con un sorriso.
"Sì, la vedo così" rispose lei piccata.
"Allora vuoi la rivincita?"
Cassandra stava per rispondere quando squillò il telefono, lei alzò la mano per intimargli silenzio e rispose.
"Minerva? Sì, sono io … oh … capisco … va … va bene … A più tardi … Ciao."
Chiuse la chiamata con un moto di stizza.
"Che succede?" chiese Lester.
"Minerva era partita in anticipo ma c'è stato un incidente ed è bloccata nel traffico, in più tutti i cantieri presenti in città non aiutano. Non ha idea di quando riuscirà ad arrivare ma ci ha detto di aspettare in stazione."
Lester annuì.
"Ormai dovremmo essere quasi arrivati" disse guardando l'ora.
Pochi minuti dopo il treno si fermò alla stazione, Lester e Cassandra scesero e lentamente si avviarono verso l'ingresso della stazione.
"Binario diciotto?" commentò Lester "Di questo passo quando arriveremo all'uno Minerva sarà già arrivata!"
Camminarono con calma e finalmente arrivarono a destinazione.
"Non possiamo fare una passeggiata mentre aspettiamo?" chiese lui "Non ne posso più di restare fermo!"
"No" rispose Cassandra guardandolo severamente "Minerva è stata chiara, dobbiamo aspettare qui, inoltre preferirei non lasciare i nostri bagagli al deposito qui. Vedrai che arriverà presto."
Stavolta fu il turno di Lester di incrociare le braccia con impazienza.
"Devo andare a fare pipì e ho fame." disse "Ti dispiace se vado in bagno e mi fermo a comprare qualcosa da mangiare? Tu vuoi qualcosa?"
Cassandra scosse la testa, Lester la baciò sulla fronte.
"Nel frattempo puoi guardarti attorno" suggerì "Le stazioni sono belle perché si possono vedere persone di ogni tipo! Prova a osservarle per cercare di capire le loro vite … ovviamente senza usare la telepatia!"
Cassandra sorrise, Lester la baciò nuovamente sulla fronte, un bacio dolce ma carico d'affetto, lei lo osservò per qualche istante allontanarsi, poi si concentrò sui passanti; vide passare poco lontano una donna con una sciarpa blu con riflessi viola, era proprio bella! Insieme a lei c'era un altro ragazzo, camminavano rapidamente, Cassandra li osservò per un po' poi si distrasse.
Lester aveva ragione, notò ogni tipo di persona: uomini d'affari che andavano al lavoro, studenti, turisti, ma stranamente notò maggiormente le coppie che si tenevano per mano, le famiglie con bimbi piccoli e si stupì di aver contato, nel giro di pochi minuti, almeno tre donne incinte.
"Stupido Lester!" pensò irritata "A cosa mi fai pensare?"
Cassandra era consapevole del fatto che il desiderio di paternità di Lester fosse nato ben prima che si conoscessero ma ancora non era riuscita a capire come sentirsi a riguardo: lusingata? Felice? Spaventata? Guardò l'ora, quanto ci metteva Lester? Abbassò un istante lo sguardo per controllare che Minerva non avesse per caso mandato un messaggio e quando lo rialzò lo vide: Lester era in compagnia della ragazza che aveva visto poco prima, quella che indossava la sciarpa blu e viola, solo che ora la sciarpa ce l'aveva Lester, dietro di loro c'era anche il ragazzo. Cassandra era confusa, cosa faceva con loro? Li guardò con attenzione, la sciarpa cadde appena, il ragazzo la indicò e la ragazza la sistemò, ma ormai Cassandra aveva visto ciò che stavano cercando di nascondere: un collare inibitore. Non fu quello a spaventarla, però, anche se era lontana riconobbe lo sguardo di Lester, erano gli stessi occhi lontani e vuoti che aveva quando era sotto l'effetto del siero.
"Dannazione!" mormorò, fece per muovere un passo ma si trattenne, strinse la maniglia della valigia per sfogare la frustrazione, le nocche divennero bianche ma lei non si mosse, se avesse seguito il suo istinto avrebbe inseguito quei due e avrebbe liberato Lester all'istante … ma non poteva, sapeva di non poterlo fare; pensò a Charles, anche lui avrebbe voluto liberare subito Erik e Raven ma aveva capito che aspettare era l'unica soluzione.
"Dannazione …" mormorò ancora, Lester ormai era stato catturato e lei era sola.
Respirò profondamente, il pensiero di Charles e la forza con la quale lui aveva affrontato quella situazione l'aiutò a calmarsi, il suo respirò rallentò e stava iniziando a sentirsi meglio, quando il cellulare squillò.
