EP 37- NELLA FOSSA DEI LEONI.
Stamane, il cielo sopra il suolo degli Cyniclons era cupo, e una leggera pioggerellina bagnava una vasta area della capitale. Il palazzo principale, come un silenzioso guardiano, vegliava nel più assoluto silenzio sulle vite dei comuni cittadini; questo portava un certo conforto agli abitanti che avevano le proprie abitazioni sotto il palazzo, dove risiedeva il loro sommo maestro.
La signora Bilda stava terminando le sue commissioni al mercato della capitale. Celata dal suo mantello, alzò il capo e posò lo sguardo sulla possente struttura del palazzo. Lei, come una buona parte degli altri Cyniclons, era concorde nel ritenere che la struttura rispecchiasse perfettamente la figura misteriosa del loro sommo signore. Dopo la tanta attesa notizia che il risveglio del sovrano era ormai vicino, il buon umore del popolo si era diffuso ovunque. Molto presto il loro messia sarebbe tornato per riportare il giusto equilibrio e avrebbe scacciato quegli insulsi umani, considerati bestie senza onore né rispetto per il bellissimo pianeta che, con i loro gesti sconsiderati, stavano portando al collasso.
Bilda ripensava alle molte chiacchiere che da qualche tempo circolavano. Dopo il primo avvistamento di quella creatura, tutti si erano prodigati per trovarla e, in ogni villaggio, grande o piccolo che fosse, gli abitanti si barricavano nelle proprie case ed evitavano di uscire la sera per timore di imbattersi in quella "cosa". I suoi sforzi non erano valsi a nulla per ricavare altre informazioni sulla grande bestia, e neanche sollecitare il suo sposo era servito a qualcosa.
Un sospiro le sfuggì dalle labbra. Sentendo che la pioggia si sarebbe intensificata, la donna Cyniclon si tele trasportò all'ingresso della propria abitazione, dove l'attendevano i suoi due servi. Questi raccolsero la spesa appena sviluppata dalla padrona di casa, che era rientrata da poco.
Mentre si toglieva il mantello bagnato dalla pioggia e lo poggiava sulla piccola panca di legno accanto all'ingresso, riuscì a sentire dei piedini che correvano veloci nella sua direzione.
I piccoli Anthéia ed Helmer avevano attraversato l'intera abitazione di corsa per andare incontro alla loro amata nonna. Bilda si inginocchiò per essere alla loro altezza e li accolse in un forte abbraccio.
Bi:- Accidenti, che bella accoglienza sto ricevendo da voi! –
La nonna si alzava mentre continuava ad abbracciarli, ei bambini, ridacchiando, ricambiarono l'affetto con entusiasmo. Dopo quel momento tenero, le loro piccole voci iniziarono ad accavallarsi in una sorta di gara a chi riusciva a parlare più forte. Bilda rideva di cuore nel vederli bisticciare per ottenere la sua attenzione.
Insieme, si diressero verso la sala da pranzo, mentre i due servi proseguirono con le ultime mansioni prima di ritirarsi nelle altre stanze. Bilda trascorreva un pomeriggio sereno con i suoi amati nipotini; le loro incessanti chiacchiere non le pesavano affatto. Il tempo scorreva veloce, ma per lei non era mai abbastanza quando si trattava di stare con loro. Forse, però, quella felicità era anche una scusa per distrarsi da un pensiero che la tormentava da tempo.
Dopo un po', i bambini si spostarono nelle loro camere per giocare, lasciando Bilda sola nella sala da pranzo. Il suo sguardo si perde nella tazza fumante che le era stata servita da uno dei domestici. Immersa nei suoi pensieri, rifletteva sugli eventi recenti. Si sentiva così stanca... tutto intorno a lei sembrava scorrere troppo in fretta, eppure non poteva confidarsi con nessuno in casa. Nemmeno lei sapeva spiegare il suo malessere a parole; sentire solo che, prima o poi, sarebbe esplosa in un impeto di rabbia.
Sospirando, si alzò dalla sedia, ancora con la tazza tra le mani, e si spostò in salotto. Davanti a lei l'attendeva una sedia a dondolo. Si sedette, avvolgendosi in una coperta di lana, e iniziò a sorseggiare la bevanda calda mentre il suo sguardo si posava sulla finestra alla sua destra. Fuori, la pioggia cadeva incessante, impossessandosi dell'ambiente circostante. Le gocce colpivano il vetro con un ritmo frenetico, creando una melodia che accompagnava i suoi pensieri.
Bilda si sentiva alla deriva. Doveva trovare il modo di rendere la casa ancora più sicura contro le intrusioni desiderate. Il panico si diffondeva dentro di lei come un'infezione maligna, divorando ogni certezza. Sapeva che avrebbe dovuto agire da sola, senza coinvolgere gli altri membri della famiglia. Era un peso che le gravava sul cuore: le sue motivazioni non sarebbero state comprese, ma la sicurezza dei suoi cari era in pericolo. Non poteva permettersi di esitare. Se non avesse preso provvedimenti, non si sarebbe mai perdonata.
La donna si dondolava sulla sedia, godendosi un attimo di riposo. Bilda non poteva conoscere i retroscena dell'apparizione della creatura , e da quel giorno le sue notti erano tormentate. Non riuscivamo più a dormire: nei suoi incubi, quel mostro senza forma—un'ombra oscura e vorace—divorava davanti ai suoi occhi i suoi cari. Le loro urla riecheggiavano nella sua mente come un martello incessante che le frantumava il cranio.
Aveva bisogno di raccogliere più informazioni, anche se i pochi sussurri che era riuscita ad intercettare erano scarsi e contraddittori. Nonostante i suoi tentativi di ottenere riscontri più affidabili tramite l'influenza del marito, Hexion non sembrava affatto disposto a collaborare. Negli ultimi tempi, i due coniugi si erano spesso trovati in disaccordo sulle strane richieste di Bilda, e Hexion, non comprendendone il vero motivo, tendeva a ignorare le raccomandazioni della moglie.
Bilda sbuffò, ripensando all'ultimo litigio con lui. Forse, con la mente ora più lucida, si rese conto che le sue vere motivazioni appartenevano solo a lei. Un'altra volta i suoi pensieri l'avevano sopraffatta, e sentiva che quella giornata non si sarebbe conclusa in modo pacifico. La sua sensazione si rivelò fondata quando udì la porta d'ingresso aprirsi e delle voci familiari riempirono la casa.
La giovane coppia, composta da suo figlio Gabel e dalla sua dolce sposa Seryna, era appena rientrata dalle commissioni. Bilda non si fece attendere: alzandosi dalla sedia a dondolo, poggiò la coperta che fino a poco prima le scaldava le gambe e si diresse verso l'ingresso.
I due giovani sposi la accolsero con sorrisi genuini. Mentre Gabel salutava la madre secondo le loro antiche usanze, Seryna rimase in disparte, osservando l'interazione tra i due. La giovane Cyniclon sorrideva, sentendosi fortunata a far parte di quella famiglia.
All'improvviso, Seryna udì il suono di piccoli piedini che si muovevano a tutta velocità. Voltandosi a destra, non poté fare a meno di sorridere nel vedere i suoi bambini correre incontro al padre. Gabel non esitò un attimo: abbassandosi alla loro altezza, li avvolse in un caloroso abbraccio.
Il momento idilliaco fu interrotto da uno dei servi, che annunciò che il pranzo sarebbe stato servito tra circa un'ora. L'allegra famiglia si spostò nella sala da pranzo, dove si sedettero a chiacchierare per ingannare l'attesa.
Gabel raccontò ai figli la sua giornata lavorativa, aggiungendo aneddoti divertenti che fecero ridere i piccoli. Bilda, però, era lontana. Le loro voci divennero un semplice sottofondo mentre la sua mente vagava altrove.
Istintivamente, il suo pensiero tornò alla foresta, dove si diceva si nascondesse una delle creature più chiacchierate del momento. Quante volte aveva cercato di scrutare oltre la fitta vegetazione, sperando di intravederla? Di recente, aveva assoldato qualcuno affinché le portasse notizie fresche su eventuali avvistamenti.
Pagare gli informatori non era un problema. Bilda apparteneva a una famiglia illustre, e il denaro non le era mai mancato. La disattenzione del marito, poi, le permetteva di muoversi liberamente senza dover rendere conto a nessuno. Forse poteva sembrare paranoica, ma nulla le avrebbe tolto dalla testa l'idea di cercare altri indizi, anche i più flessibili, che avrebbero condurla alla verità.
Lo faceva per la sua famiglia. Per Gabel, ora padre di due splendidi bambini che erano la sua gioia più grande. E che gli dei le fossero testimonianze: non avrebbe mai permesso che qualcosa accadesse a quelle creature innocenti.
Talmente assortita nei suoi pensieri, non si accorse subito che Seryna la stava chiamando.
Se:- Signora madre!? – (•́ _ •̀ )
Seryna si accorse che la suocera era persa nei suoi pensieri e non sapeva bene come approcciarsi a lei. Con delicatezza, iniziò a scuotere leggermente il braccio destro di Bilda, cercando di farla tornare alla realtà.
Bilda sbatté le palpebre più volte prima di focalizzare l'attenzione sulla nuova.
Bi:– Cosa!?... Cosa sta succedendo? –
Si scosse e si guardò intorno, notando che tutti i commensali avevano rivolto lo sguardo su di lei. Anche i bambini la fissavano in silenzio.
Gab:– Madre, state bene!?... Seryna vi sta chiamando da un po' e voi sembravate con la mente altrove. – (・・)
Bi:– Accidenti!... Che sbadata che sono. Stavo quasi dimenticando di chiedere una cosa ai servi, ma va tutto bene. –
Bilda rassicurò il figlio, il quale, non vedendo nulla di strano, rivolse nuovamente la sua attenzione ai bambini. Le chiacchiere ripresero il loro corso mentre tutti attendevano l'ora del pranzo.
Nel frattempo, la pioggia aveva allentato la sua intensità e, nella sala da pranzo, gli adulti si stavano divertendo a raccontare vecchi aneddoti del passato. Seryna si sforzava di trattenere le risate mentre la suocera le raccontava un episodio esilarante dell'infanzia di Gabel. Quest'ultimo, con un'espressione imbronciata, ricordava fin troppo bene quell'evento e non era affatto contento che la madre lo condividesse con sua moglie.
Si trattava di quella volta in cui era caduta nel pozzo che si trovava nei terreni dei nonni materni.
?:– Ricordo perfettamente quel giorno... Ho assistito a tutta la scena come al rallentatore, e nel momento in cui Gabel è caduto nel pozzo... –
Una voce familiare interrompe il racconto, attirando l'attenzione di tutti i presenti.
Si voltarono verso l'ingresso della stanza e videro Hexion.
I bambini, appena lo scorsero, scesero dalle sedie con tale foga da farle stridere contro il pavimento, creando un rumore assordante che costrinse gli adulti a tapparsi le orecchie. Poi, senza perdere un attimo, corsero ad abbracciare il nonno paterno, il quale si abbassò per accoglierli nelle sue forti braccia.
An:– Nonno! Che bello che sei qui… Ma perché ci hai fatto aspettare così tanto? –
La piccola Anthèia incrociò le braccia e lo fissò con aria seria. Nonostante il suo sguardo potesse essere serio, Hexion la trovava irresistibilmente adorabile. Per non turbarla, si trattenne dal ridere e deciso di assecondarla.
:– Perdonami, piccola mia. Non l'ho fatto apposta… Ultimamente ho avuto tanti impegni che mi hanno tenuto lontano da voi. –
Il tono rammaricato dell'uomo convinse la bambina, che si ammorbidì subito e sciolse l'espressione imbronciata.
An:– Solo per questa volta ti perdono, nonno, ma la prossima volta non sarò così clemente! – (ᵔᴗᵔ)
Gli altri parenti a stento trattennero le risate. Zèen e Zìilina, che erano arrivati poco dopo il nipote Hexion, si sedettero in disparte, osservando con affetto la tenera interazione tra il nonno e la bambina.
Intanto, Helmer notò che sua sorella stava monopolizzando l'attenzione del nonno e, con poca grazia, la spinse leggermente di lato per mettersi al centro della scena.
Hel:– Nonno, voglio anch'io un abbraccio! –
Il più piccolo della casa non si risparmiò nel cercare la sua dose di coccole, e Hexion lo accontentò subito, stringendolo a sé con affetto.
Anthèia, infastidita per essere stata messa in secondo piano, si accigliò e, in un impeto di stizza, afferrò il fratellino per l'orecchio, trascinandolo via dal nonno.
Hexion e il resto della famiglia rimasero per un attimo interdetti dalla scena.
Helmer, furioso, la fulminò con lo sguardo e le schiaffeggiò la mano per costringerla a lasciarlo andare. La tensione tra i due fratelli era ormai alle stelle, e sembrava solo questione di secondi prima che scoppiasse una discussione.
Helmersbottò con tono acido contro la sorella, prima di prendere parola la ricevuta in malo modo:
Hel:– Sei una stupida, Anthèa! Cosa ti passa per la testa a tirarmi per l'orecchio? – (益Д)ノ
Le sue parole indispettirono la sorella, che si voltò a fronteggiarlo con aria risoluta, pronta a far valere le sue ragioni.
An:– Io sarei una stupida? E tu, Helmer?! Mi hai spintonata solo per avere tutte le attenzioni del nonno, proprio mentre era ancora il mio momento ! – (_)
Anthèa non era una bambina che si faceva mettere i piedi in testa. Per questo, aveva deciso di rimettere in riga il fratello birbante. Helmer si sentì offeso dalle parole della sorella e le lanciò un'occhiataccia carica di dispetto prima di passare ai fatti. Con un balzo si avventò su di lei, afferrandola per i capelli e tirandoli con una presa ferrea, sapendo quanto lei ci tenesse a essere sempre in ordine.
Anthèa non si aspettava un attacco simile e, persa l'equilibrio, finì a terra. Cercò di divincolarsi, ma non riuscendoci, deciso di colpire Helmer con dei forti calci allo stomaco nella speranza che la lasciasse andare.
Gli adulti si muovono subito per separarli, ma fuHexion, essendo il più vicino, a intervenire per primo. Tuttavia, non fu facile destreggiarsi tra la presa salda di Helmer ei calci infuriati della sorella. Vista la difficoltà, anche Gabelsi si avvicinò per dare man forte al padre.
Intanto, Serynaera sconvolta dalla piega che aveva preso la situazione, mentre Bilda, accanto a lei, osservava la scena con altrettanta incredulità. Non riuscivamo a capacitarsi di come i suoi nipoti si stessiro comportandosi come due piccoli selvaggi.
Alla fine, con uno sforzo congiunto, Hexion e Gabel riuscirono a separare i bambini, che ancora si dimenavano furiosi. Hexion tratteneva Anthèa, che scalciava e protestava, mentre Gabel teneva stretto Helmer, il quale, pur nelle braccia forti del padre, sembrava intenzionato a strappare altre ciocche di capelli alla sorella. Infatti, nella sua minuscola mano sinistra, teneva ancora stretti alcuni fili dorati, quasi fossero un trofeo conquistato dopo una lunga battaglia.
Il tono furente di Gabel rimbombò nella sala, facendo sussultare i bambini.
Gal:– CHE COMPORTAMENTO INDECOROSO AVETE APPENA AVUTO DAVANTI AI VOSTRI PARENTI?! –
Abituati alla dolcezza del padre, Anthèa e Helmer rimasero impietriti; non aspettandosi che ui alzasse il tono di voce contro di loro.
Quando Gabel si accertò che si fossero calmati, lui e Hexion li posarono delicatamente a terra. Nel silenzio improvviso, i due bambini si limitarono a ricomporsi senza guardarsi.
Helmer si accorse con disappunto che i suoi pantaloni preferiti erano non solo stropicciati, ma addirittura strappati in alcuni punti. Anche Anthèa, mentre sistemava velocemente il suo vestito, notò con sgomento che l'orlo della manica sinistra era strappato e che uno dei suoi nastri più cari si era spezzato.
Gli adulti rimasero in silenzio, in attesa che Gabel riprendesse la parola.Zìilina, la maga, scosse il capo in segno di disapprovazione. Non trovava affatto decoroso che due bambini di una famiglia così illustre si comportassero in modo tanto sconsiderato per una sciocchezza. Con la coda dell'occhio, notò l'espressione sconvolta di Seryna, che si copriva labocca con una mano. Tutti conoscevano il carattere remissivo della giovane madre e sapevano bene che i bambini non avevano certo preso da lei.
Hexion, nel frattempo, osservava il figlio maggiore, ancora furente, mentre cercava di darsi una regolata prima di impartire la meritata ramanzina ai piccoli.
Gal:– Non posso credere che i miei figli si siano abbassati a certi livelli per una banale scaramuccia... –
An:– Ma padre! Non sono stata io a iniziare! È stato Helmer! – (﹏)
Gli occhi di Anthèa si riempirono di lacrime mentre puntava un dito accusatorio contro il fratello.
Helmer, vedendosi indicato, non perse tempo a difendersi.
Hel:– Padre, è stata Anthèa a tirarmi per l'orecchio per prima! Io mi sono solo difeso! –
A quelle parole, il volto di Anthèa si trasformò all'istante: dallo sconforto passò alla rabbia. Con le spalle tese, si voltò furibonda verso il fratello e lo spinse con poco garbo, proprio come lui aveva fatto poco prima con lei.
Poi si mise davanti al padre, ancora adirato, che osservava con le braccia incrociate, ancora adirato per il comportamento poco decoroso di poco prima, ma aspettando di vedere se loro altro da dire a loro discolpa.
An:– Padre mio, voglio ricordarvi che ero la prima a stare abbracciando il nonno, poi Helmer mi ha spintonata e… –
La piccola venne interrotta bruscamente dal fratello, che le tolse il posto per ribadire le sue affermazioni.
Hel:– Non devi ascoltarla, padre! Lei vuole sempre stare al centro dell'attenzione, non mi lascia mai stare con il nonno. –
An:– Non è vero! Quello che vuole stare al centro dell'attenzione sei tu, Helmer! Non dire bugie come il tuo solito. –
Hel:– Io non dico mai bugie, tu sei soltanto cattiva con me, perché sei invidiosa di me… –
An:– Ripetilo, se hai il coraggio! – (Ò皿Ó)
Hel:– Certo che ho il coraggio di ripeterlo, sorellina: tu sei IN-VI-DI-O-SA! –(ゞˇДˇ)ゞ
Il bambino scandì le parole, ben consapevole che sarebbero infuriate la sorella. Infatti, lei lo fulminò con lo sguardo e si avvicinò a lui con i pugni chiusi. Anche Helmer imita il comportamento della sorella, ei due si scontrarono con gli sguardi.
Non volendo assistere a un altro round di lotta, Gabelli richiamò con voce ferma e decisa.
Gab:– Provateci ancora a creare una nuova scazzottata tra di voi, e vi assicuro che non solo andrete a letto senza cena, ma scordatevi pure la gita della prossima settimana. – ꐦ
Questa minaccia fece gelare il sangue nelle vene delle due piccole pesti, che si voltarono spaventate verso il padre. Quando sentirono che non sarebbero andati in gita nella capitale per partecipare al grande festival che si sarebbe svolto in quei giorni, i loro volti si dipinsero di espressioni sconvolte.
An:– Ma padre, non vorrai dire che… – "0.0"
Hel:– Non ci porterai a vedere il festival? – ꉺДꉺ
Entrambi avevano il volto dipinto da un'espressione incredula, come se non credevano a quella minaccia.Zéen, pur non dicendo nulla, scosse la testa in segno di disapprovazione. Non gli piaceva la decisione diGabelnei affrontare dei bambini, ma non essendo lui stesso un genitore, non poteva intervenire.
Seryna, ancora accanto alla suocera, era sconvolta anche lei. Non riusciva a credere che suo marito potesse effettivamente impedire ai bambini di partecipare al festival. Timidamente, fece un passo avanti, trovando il coraggio di affrontare Gabel, sperando di trovare un'alternativa per rimettere in riga i loro bambini.
Se: - Gabel, ti prego, ripensaci… Non puoi impedire ai bambini di vedere il festival. Lo aspettano da un anno...-
Seryna cercava di far ragionare il marito, ma lui, con le braccia incrociate, alzò la mano sinistra per interromperla, fermando la sua difesa dei figli.
Gab:-Seryna, mio amore… Capisco che non vuoi turbare i bambini, ma devi capire che se non li rimetto in riga con una punizione efficace, Anthèa ed Helmer non capiranno mai che, per risolvere le loro divergenze, non devono mettere sotto sopra tutta la casa. Non li stiamo educando in questo modo, così selvaggio. –
Anche se l'aveva interrotta, Gabel non usò lo stesso tono severo che aveva rivolto ai bambini. Nel suo sguardo c'era una dolcezza che riguardava la sua compagnia. Gabel capiva le ragioni di sua moglie e la necessità di trovare un compromesso per risolvere le continue liti tra i bambini. Ma una cosa l'aveva imparata nella sua vita: certi comportamenti dovevano essere ammoniti e puniti severamente, o altrimenti i bambini non avrebbero mai imparato che ogni azione sbagliata ha delle conseguenze.
Seryna abbassò il capo, sconfitta dalla ragione del marito. Forse era troppo tenera con i figli, e di certo su questo tema ne aveva già parlato con lui. Ma questo non le impediva di provare una profonda tristezza vedendo gli sguardi delusi dei bambini, che non avrebbero partecipato al festival.
Per qualche istante, nella sala da pranzo calò un silenzio pesante. Tutti osservavano, senza dire una parola, aspettando di vedere quale sarebbe stata la prossima mossa di Gabel. Sua madre, Bilda, come sua nuora, non era molto d'accordo con l'ultimatum che Gabel aveva imposto ai bambini. La punizione le sembrava troppo severa. Fortunatamente, uno dei servi si presentò alla porta della sala, interrompendo quel momento di tensione. Con un inchino, annunciò che il pranzo sarebbe stato servito a breve. La notizia fece cambiare rapidamente l'umore dei bambini, i cui occhi iniziarono a brillare alla sola idea di mangiare qualcosa. Gli adulti non possono fare a meno di ridacchiare osservando la loro reazione: sembrava che la tensione di poco prima fosse scomparsa come per magia.
Poco dopo, mentre tutti i commensali si sedevano ai propri posti, alcuni servi entrarono con piatti pieni di cibo. I profumi che si diffondevano nell'aria erano così allettanti che gli stomaci di Anthèa e Helmer cominciarono a brontolare rumorosamente. La loro madre, seduta accanto a loro, sentì il rumore e, mettendo la mano davanti alla bocca, cercò di trattenere una risata per non mettere i figli in imbarazzo.
Bilda, sentendo Seryna trattenersi dal ridere, la guardare con uno sguardo di osservazione. Seryna, vedendo che la suocera la stava fissando, smise immediatamente di ridacchiare, sentendosi un po' colpevole per essere stata "beccata" in un momento di ilarità.
Bi: - Tutto a posto, cara? –
Chiese con gentilezza, guardando Seryna. La giovane donna, sentendosi interpellata dalla suocera, abbassò il capo per nascondere l'imbarazzo e, dopo un attimo, trovò il coraggio di rispondere.
Se:- No, va tutto bene!... Semplicemente, c'è qualcuno a questa tavola che ha una fame molto vorace. – (ᵔᴗᵔ)
Seryna ridacchiò nuovamente. Anthèa ed Helmer, sentendosi presi in causa, divennero rossi in viso e abbassarono la testa per la vergogna. Il loro rossore si estese fino alle punte delle orecchie quando si accorsero che anche gli adulti della famiglia si erano uniti alle risatine, trovando la cosa molto divertente. In quel frangente, Bilda tirò un sospiro di sollievo: il figlio non era più arrabbiato con i bambini, e lei sentiva che, ora che la tensione si era attenuata, avrebbe potuto riprendere il discorso interrotto con la nuora. Il chiacchiericcio rallegrava l'atmosfera familiare, e questo era proprio ciò che la matriarca desiderava. Il pranzo di famiglia procedeva a meraviglia, come se lo scontro tra i bambini non fosse mai esistito.
Purtroppo, l'incognita è sempre dietro l'angolo. Mentre il piccolo Helmer stava chiacchierando con il padre, Bilda sentì una frase del bambino che accennava qualcosa sulla "creatura". La curiosità la prese immediatamente, e senza voler interrompere bruscamente la conversazione, cercò di concentrarsi sul discorso padre-figlio.
Bi: - Helmer, tesoro… potresti ripetere a nonna quello che hai detto un attimo fa a tuo padre? Credo di non aver capito un pezzetto del tuo discorso. –
Bilda ha regalato al nipote un sorriso affettuoso. Il bambino, confuso dalla domanda un po' strana della nonna, si sforzò di ricordare di cosa aveva parlato. Tutti a tavola smisero di chiacchierare, e il silenzio che calò creò un certo disagio tra gli adulti. Anche Anthèa sentiva che qualcosa stava per accadere, ed essendo una bambina molto intelligente, capiva subito i segnali. Lei, come gli altri adulti, attendeva per vedere come avrebbe risposto Helmer alla domanda della nonna materna.
Helmer, pensieroso, si mise una mano sotto il mento e si concentrò per ricordare. Dopo un'attenta riflessione, un po' mortificato, rispose esitante:
: - Ehm… credo che stavo parlando con papà per chiedergli se poteva comprarmi un nuovo soldatino, dal momento che quello vecchio si è rotto. – (・・) ?
Helmer cercò di ricondurre il discorso a uno dei tanti argomenti che aveva trattato con il padre, ma Bilda non sembrava interessata a questo tipo di conversazione. Scuotendo lentamente la testa, fece capire che non era quello che stava cercando.
Bi: - Helmer, non devi sentirti in difficoltà, sono solo curiosa di sapere di cosa parlavi, non credo di chiedere tanto. –
Bilda stava cominciando a mostrare i primi segni di nervosismo, e il suo tono si fece leggermente più aspro. Questo non fece che aumentare l'ansia del bambino, che, sentendosi messo alle strette, abbassò la testa e iniziò a strofinare le mani sulle cosce, visibilmente nervoso. Anche le sue gambe, sotto il tavolo, si muovevano freneticamente. I suoi gesti tradivano perfettamente la confusione e l'ansia che provava per questo strano interrogatorio da parte della nonna.
Lady Zìilina, vedendo come il pronipote fosse a disagio, prese le difese del bambino.
Z.ì.: - Helmer, stai tranquillo!... Tua nonna non vuole rimproverarti per qualche monelleria. Semplicemente ha formulato la sua domanda ! – ᓀᓀ
L'ultima frase fu chiaramente un rimprovero velato a Bilda, la quale non apprezzò per niente l'intromissione della suocera. Non contenta, la fulminò con uno sguardo rabbioso e, con tono indisponente, rispose seccamente.
Bi: - Non ho chiesto il vostro parere, stavo parlando con Helmer, non con voi! – (皿)
Il tono semi-aggressivo mette tutti a disagio. Gabel, con la pazienza al limite, supplicò sua madre di non trasformare quel pranzo in un'altra disputa familiare.
Gab: - Mamma, ti prego! –
Era evidente che Gabel fosse stanco dei continui battibecchi tra la madre e la nonna. Fin da piccolo, non aveva bei ricordi dei pranzi e delle cene familiari. Dentro di sé, sperava che con il tempo le due donne maturassero e imparassero a essere civili tra di loro, evitando di trasformare ogni incontro in un acceso diverbio. Ma, come ben sapeva, le due protagonisti non avevano mai "abbassato l'ascia di guerra", e non voleva che sua moglie ei suoi figli dovessero affrontare le stesse tensioni che aveva vissuto in passato.
Anche il saggio Zèen, come il nipote, non tollerava i battibecchi delle due donne, e in particolare non apprezzava l'intromissione della sorella. Contro ogni aspettativa, lui non sarebbe intervenuto come aveva appena fatto Zìilina, ma anche lui non vedeva di buon occhio la piega che stava prendendo la conversazione.
Z.è:– Zìilina, non intrometterti nelle domande che non ti riguardano direttamente. -
E come ci si poteva aspettare, la risposta della sorella non tardò ad arrivare. Voltandosi verso il fratello, lady Zìilina lo guardò con un'espressione che non lasciava spazio a dubbi e rispose con tono scortese.
Z.ì:– Certo che sono affari miei! Non puoi dirmi di non intervenire quando vedo il mio pronipote essere messo all'angolo in questo modo così irruento dalla nonna. -
Bilda, sentendosi presa in causa, replicò con lo stesso tono, ormai stanca delle intromissioni della vecchia suocera. La maga sembrava provare un piacere particolare a farla uscire dai gangheri ogni volta che si riunivano in famiglia, per metterla in cattiva luce agli occhi dei parenti più stretti.
Bi:– Vi ho già chiesto di non intromettervi nelle mie domande, brutta vecchia acida megera! -
Lo scatto d'ira fece perdere la calma a Bilda. Le sue parole aspre ruppero il silenzio e fecero scalpore tra i commensali. Seryna, che era ancora seduta accanto a Bilda, inclinò il corpo da un lato per creare quanta più distanza possibile dalla nuora infuriata.
Anthèa provò un forte spavento alle parole cattive che la nonna aveva rivolto alla "nonnina", e rimpicciolendosi sembrava volesse tele trasportarsi altrove. Gabel, sconvolto, aveva gli occhi spalancati per le parole appena dette alla sua anziana madre. Si voltò verso la madre ed esclamò con incredulità.
Gab:– MADREEE!... Come puoi dire queste parole alla nonna, soprattutto davanti ai bambini? - ( ä)
Nessuno riusciva a capacitarsi di come la situazione fosse degenerata così velocemente. Forse rendendosi conto della sua reazione esagerata, Bilda lanciò uno sguardo veloce ai parenti sconcertati, ma per cercare di rimediare, fece una risatina nervosa e, con tono dolce, anche se palesemente finto, si rivolse a Helmer.
Bi:– Scusami tanto, tesoro, mi sono solo un po' agitata… Possiamo ritornare a quello che mi stavi dicendo?... Se non ricordo male, tu e tuo padre stavate parlando di un animale... forse lo stesso che è stato avvistato recentemente… -
Il discorso delirante di Bilda venne interrotto da un forte rumore: il pugno di Hexion sbatté sulla superficie dura della tavola da pranzo. Il colpo fu così forte che fece sobbalzare tutti i commensali. Il viso scuro di Hexion era un chiaro segno che si stava per scatenare un'altra guerra tra i due coniugi.
Maledizione:– BILDA!... Ancora con questa storia della bestia!? Non sei stanca di ripetere sempre le stesse cose!? Quante volte ti avrò detto di chiudere questa domanda e metterti l'anima in pace? Ora hai il coraggio di coinvolgere Helmer… Non trovo parole per descrivere la tua ossessione! Se vuoi continuare con la caccia ai fantasmi, fai puro, ma non ti azzardare a coinvolgere gli altri membri della nostra famiglia. –
Il suo tono duro mise in allerta i parenti più giovani, e Zìilina e Zèen rimasero zitti. Nessuno fiatava. L'intromissione tardiva di Hexion, quasi provvidenziale, riportò subito Bilda al suo posto. Quest'ultima sbuffò fortemente e poi rispose alle accuse del marito, non volendo darla vinta a nessuno, nemmeno oggi.
Bi:– Beh!... Che cosa posso aspettarmi da te, marito mio? Come sempre, devi remare contro come tuo solito. – ᓀᓀ
Era stizzita per l'improvvisa intromissione del marito. Fino a qualche istante prima, infatti, lui era rimasto in silenzio mentre interagiva con Helmer.
Era stizzita per l'improvvisa intromissione del marito, fino a poco prima rimasto in silenzio durante l'interazione tra Helmer e sua nonna.
Hex:- Non ho avuto molta scelta, stavi superando il limite. Te lo ripeto, non voglio che tu coinvolga i bambini nei tuoi "passatempi", e che questo sia l'ultima volta che te lo dico. –
L'ammonimento fu mal accolto da Bilda, che non si sentiva né rispettata né supportata dal marito. Alzandosi dal suo posto, sbatté anche lei i palmi delle mani sulla tavola, facendo tremare le posate destinate a lei. Helmer e Anthèa sussultarono al forte tintinnio di bicchieri, posate e piatti al momento dello sfogo della nonna. Nel frattempo, Gabel e Seryna si scambiarono uno sguardo di complicità, decidendo in silenzio di uscire dalla sala da pranzo con i loro figli. Sapevano che da lì a poco tra i due coniugi sarebbe scoppiata un'altra discussione. Zìilina, però, non sembrava della stessa opinione, anzi, voleva rimanere per non perdersi nemmeno una parola di ciò che sarebbe accaduto tra i due litiganti. Conoscendola bene, il fratello la prese per il gomito e, con un forte strattone, la trascinò via. La maga cercò di opporsi, ma dato che c'era una netta differenza di altezza tra i due, questa volta Zèen ebbe la meglio.
Entrambi i fratelli lasciano alle spalle la sala da pranzo, e le porte si chiusero per permettere ai coniugi di confrontarsi senza pubblico. Zìilina lanciava occhiate alla porta, e il fratello sapeva cosa le frullava in testa. Non volendo che la sorella ficcanaso si mettesse a origliare, la trascinò il più lontano possibile dal luogo dello scontro tra Hexion e sua moglie. La maga, stanca della presa ferrea del fratello, lo strattonò con poca delicatezza. Fu in quel momento che Zèen capì che Zìilina avrebbe iniziato il suo discorso.
Z.ì:- Non mi capacito... come mai ogni volta ci ritroviamo nella stessa situazione? Tu che mi trascini via e io che cerco di meditare. –
La donna era un po' stizzita per il fatto di non poter dare manforte al figlio durante il confronto con la moglie. Il fratello, l'anziano Zèen, sapeva che una seconda intromissione della sorella avrebbe soltanto alimentato altre discussioni, e non voleva passare quella giornata in famiglia a cercare di meditare. Con quel passo, non sarebbe mai completamente uscito dal circolo vizioso.
Sospirando, prese un respiro rassegnato, e come Gabel, cercò di appellare alle poche forze rimaste nel suo corpo per finire il confronto il più velocemente possibile.
Z.è:- Non saprei, Zìilina. A volte mi domando cosa ci spero a fare che tu capisca che le tue battutine pungenti non fanno altro che irritare Bilda... Ma perché non smetti di fare la guerra con lei? Non ti senti stanca di questi stupidi battibecchi? – (-)
Lui non era preparato alla risposta della sorella. Con uno sguardo strano, la maga anziana guardava Zèen dritto negli occhi.
Z.ì:- Tu non conosci le mie ragioni per avercela con Bilda… Ho commesso un errore madornale molti anni fa, e ancora ci vivo con un senso di colpa che non mi lascia vivere serenamente. Non puoi capire come mi sento quando vedo mio figlio Hexion vivere una vita che non gli appartiene a causa di un mio sbaglio di giudizio. Quindi cerca di non immischiarti nelle mie dispute con Bilda. Nel poco tempo che mi resta in questa vita terrena, farò del mio meglio per rimediare, anche se fosse l'ultima cosa che farò. –
L'ultima frase la pronunciò con un tono sinistro, e il volto della maga divenne scuro, determinato come non mai. Zèen rimase ammutolito, sorpreso dalla piega che stava prendendo la conversazione.
Da qualche parte, in un accampamento, mentre le giovani reclute svolgevano i loro esercizi mattutini, Ishur era nella sua stanza. Sul suo letto c'erano alcuni sacchi di medie dimensioni, che stava riempiendo con i suoi effetti personali: scarpe, vestiti, armi, cibo e quel poco che aveva deciso di portare con sé durante le sue indagini personali sul mago Clodis e sul suo coinvolgimento nell'avvelenamento del caso della signorina Nico Robin. Dopo un'attenta analisi ei primi riscontri, aveva richiesto un'udienza privata con il sovrano, ottenendo il suo temporaneo "congedo" dal suo incarico come guardia del corpo della ragazza.
Il problema, però, sorgeva: chi lo avrebbe sostituito nella sorveglianza dell'accompagnatrice dell'ambasciatore? Dopo il primo tentativo di destabilizzazione orchestrato dietro le quinte dalla intrigante lady Ines, Ishur non si fidava di nessuno. Con questo dilemma in mente, ricordava chiaramente l'ultima volta che, dopo un incontro privato con il sovrano, stava vagando per il palazzo principale, perso nei suoi pensieri. A un certo punto, per puro caso, vide con la coda dell'occhio uno spiraglio di luce che proveniva dalla porta di una delle stanze solitamente inaccessibili. Avvicinandosi, rimase sorpreso nel vedere la signorina Nico Robin interagire pacificamente con lady Zìilina e il nipote di quest'ultima.
Il soldato non credeva ai suoi occhi: i due Cyniclons stavano conversando con la sua protetta senza frecciatine o insulti. Al contrario, il trio, ignaro di essere spiato, scambiava risate e resoconti divertenti, tanto che Nico Robin e il giovane Gabel sembravano presi a ben volere. E pensare che fino a quel momento Ishur non sapeva come risolvere il problema del cambio di guardia per la protezione della ragazza. Ora che aveva trovato la risposta alle sue domande, sentiva di potersi fidare del nipote della maga.
Gabel, figlio dell'eroe Hexion, non era molto conosciuto rispetto alla reputazione del padre. Nonostante ciò, aveva fatto carriera nel corpo militare seguendo le orme del padre e del nonno, deceduto. Ishur non lo conosceva bene, ma da quel poco che sapeva sul giovane, non sembrava stare distinto in modo particolare dagli altri militari. Forse proprio questa discrezione era ciò che Ishur cercava nel suo sostituto: qualcuno che sapesse come muoversi, rimanendo però nell'ombra.
Con queste considerazioni in mente, Ishur si allontanò silenziosamente, lasciando il trio nelle loro chiacchiere. Tuttavia, prima di confrontarsi direttamente con Gabel, doveva essere certo che le sue impressioni sul giovane fossero corrette, e non solo un'illusione.
Nel giro di qualche giorno, Gabel ricevette una lettera con una proposta che non poteva rifiutare. Un'opportunità del genere non sarebbe mai più ripresentata nella sua vita...
Nel frattempo, Nico Robin si trovava nella casa-base, immersa nella lettura del diario della madre defunta. Le sembrava di rivivere in prima persona le sensazioni trascritte, riga dopo riga.
INIZIO FASCH-BACK
"Le sue grosse mani erano piene di calli, ma non per questo erano prive di tatto; sapevano come regalarmi una dolce carezza..."
Una giovane Elizabeth era molto frenetica, faceva avanti e indietro dentro la sua grande tenda. Da qualche tempo si era accampata in un posto desolato, lontano dalla portata di estranei, il luogo perfetto per il suo appuntamento segreto. Ogni tanto, la licantropa guardava freneticamente il suo orologio da polso, per essere sicuro che fosse l'orario prestabilito per l'incontro.
Ogni volta che si trovava in queste situazioni, lei si agitava molto, e il suo continuo camminare avanti e indietro dentro la tenda non la aiutava a calmarsi. Molti scenari apocalittici le affioravano nella mente, e ogni minuto che passava sembrava accendere qualche pensiero preoccupante, che le faceva battere forte il cuore. Ma per fortuna, un rumore a lei molto familiare la riportò al mondo reale. Voltandosi, attesi che l'ingresso della sua tenda venisse aperto da chi stava arrivando. Il suono dei passi che si avvicinavano portava Elizabeth a sistemarsi i capelli e, con le mani, a "stirare" le pieghe immaginarie dei suoi abiti.
Elizabeth non riusciva a capacitarsi; era da molto tempo che sognava un evento simile, e ora stava succedendo proprio sotto i suoi occhi: trovare il suo compagno, l'anima affine alla sua. La sua agitazione era comprensibile; all'inizio non sapeva come comportarsi, e visto che lui era uno "straniero", la situazione era complessa. Ma Elizabeth non si faceva spaventare dai primi ostacoli, e in qualche modo avrebbe trovato una soluzione per il suo compagno.
"All'inizio ho pensato di stare sognando, ma ora mi rendo conto come mi devo comportare per rendere ufficiale il mio coinvolgimento con
il mio compagno…Lui non è di queste parti, è estraneo alle mie usanze; e non so come potrebbe reagire per la mia vera natura."
FINE. FLASHBACK.
Nico Robin era assortito nella lettura del diario della madre, e per la prima volta trovò un piccolo frammento che sua madre aveva scritto del suo probabile padre. Da piccola, aveva chiesto spesso alla madre del padre mai conosciuto, ma Elizabeth aveva sempre trovato qualche pretesto per non rivelare nulla alla figlia.
Nel corso degli anni, Nico Robin si era posta molte domande sul perché Elizabeth fosse così categorica nel non dirle nulla, e la giovane ereditiera aveva fatto delle supposizioni. Alcune sembravano molto plausibili rispetto alla realtà: sua madre, Elizabeth, avrà avuto qualche diverbio con il padre di sua figlia, con lui non si erano lasciati in buoni rapporti, e lei aveva celato la gravidanza. Nico Robin aveva conosciuto molte storie simili, e di certo non era la prima né l'ultima a crescere senza padre.
Ancora tenendo il diario della madre aperta, la sua mente era lontana, e non si accorse dei suoni di due teletrasporti nell'ingresso della casa-base. Un colpo di lancio la riportò bruscamente alla realtà. Con sua sorpresa, vide la sua guardia del corpo, accompagnata dal nipote dell'anziana, che ricordava chiamarsi Zìilina.
È:– Buona sera, signorina Nico Robin. –
Ishur la salutò con un inchino e venne ricambiato da un cenno del capo da parte della ragazza. Nico Robin aveva puntato il suo sguardo verso Gabel. Egli sembrava in ottima forma e, dalla sua espressione, si vedeva che era felice di rivederla. I loro sguardi si incrociarono e un piccolo sorriso apparve sul volto di lei, indicando che la presenza del secondo Cyniclon le era molto gradita. Ishur, vedendo le loro reazioni, si sentiva ancora più convinto di aver fatto la scelta giusta.
È:– Vedo che voi due già vi conoscete! –
Ishur fece finta di non sapere che i due si conoscevano già da tempo. Forse questo piccolo stratagemma era per vedere se entrambi hanno negato o confermato le sue parole.
NR:– Io lo conosco appena… al nostro primo incontro… ho coff-coff … incontrato qualche difficoltà a orientarmi… e il qui presente Gabel… è stato così gentile che, assieme a sua nonna… mi hanno fatto da ciceroni. –
Le sue parole erano lente, ma non per questo prive di significato. Ishur, in silenzio, fece un cenno di assenso, mentre Gabel, felice che lei si fosse ricordata del loro primo incontro, mostrava orgoglio sul suo viso. Ishur trovava divertente, quasi "tenero", il loro appena sbocciato legame. Essendo un uomo molto impegnato, avrebbe trovato un altro momento per osservare con più attenzione l'evolversi di questa dinamica tra loro.
È:– Per quanto mi piacerebbe restare con voi a scambiare due chiacchiere, ho del lavoro arretrato che mi aspetta… Purtroppo, alcune mie indagini si sono rivelate un po' complicate e richiedono che io mi sposti per un certo periodo. Questo complicherebbe di molto il mio ruolo nel garantirvi una protezione sicura dalla casa-base al palazzo principale. –
A sentire queste parole, Nico Robin divenne come una statua di sale. Non si aspettava che Ishur venisse trasferito, e ciò significava che lei sarebbe rimasta senza protezione contro possibili attacchi esterni. Solo ripensare ai comportamenti molesti subiti nel suo breve soggiorno al palazzo principale le fece sudare freddo. Gabel, vedendola in quello stato, fece un passo avanti, attirò l'attenzione dell'ereditiera e si rivolse a lei con delle rassicurazioni.
Gab:– Non temete! Al posto dello stimato Ishur, ci sono io che farò le sue veci. Lo sostituisco per tutto il periodo della sua assenza, così non sarai sola e io avrò l'onore di passare del tempo con voi. –
Nico Robin si rasserenò sentendo che Gabel avrebbe preso il posto del suo bodyguard, e conoscendo già il carattere del nuovo arrivato, sentiva che poteva tirare un sospiro di sollievo, evitando di rimanere alla misericordia di un gruppo di alieni ostili nei suoi confronti. Dopo aver deciso come Gabel si dovesse comportare per sostituire con efficienza Ishur nel suo ruolo di protettore, il soldato si congedò, lasciando Gabel insieme alla ragazza. Dopo aver osservato per qualche secondo, lui con un sorriso gioioso le disse:
Gab:– Allora… Che cosa volete fare? –
Nico Robin gli sorrise, felice che fosse stato lui a prendere per primo la parola con lei; sembrava essere uno dei pochi Cyniclons a non nutrire un odio viscerale verso gli umani, e questo sarebbe stato un ottimo punto di partenza per la loro futura collaborazione.
Verso sera, Gabel si tele-trasportò fuori dall'abitazione dove lui e la sua famiglia stavano ancora soggiornando a casa dei suoi. Le operazioni che si stavano svolgendo a casa sua ancora in corso, e prevedendo tempi lunghi, Gabel stesso tirò un sospiro di sconsolazione. Per carità, era molto felice che i suoi avessero deciso di ospitarlo insieme a tutta la sua famiglia, ma il ragazzo era un po' restio ad accettare l'invito dei genitori a stare da loro più a lungo del previsto. Davanti all'ingresso di casa, esitava ad entrare. Nella sua testa gli frullavano tutti gli eventi degli ultimi giorni, e ancora era restio a rivelare alla sua famiglia il nuovo incarico che aveva assunto. Certo, non era in una posizione prestigiosa come suo padre, ma forse questo nuovo incarico lo avrebbe agevolato nell'avanzare nella sua carriera, che da un po' si era arenata. Con calma, bussò alla porta principale e, come già si aspettava, uno dei servi gli aprì e lo annunciò al resto della famiglia. I due figli più piccoli gli corsero incontro. Seryna lo aspettò come sempre in disparte e attese che i figli fossero soddisfatti delle attenzioni ricevute dal padre, prima che Gabel si avvicinasse alla moglie e si scambiassero un bacio molto tenero. Il loro momento magico durò poco, quando sentirono il verso di dissenso da parte del figlio più giovane che esclamò con tono schifato:
Hel:-Bleah! Che schifo!- ȅ(﹃ȅ)
Il piccolo Helmer aveva le braccia incrociate sotto il petto e una faccia che esprimeva chiaramente il suo disappunto per le dimostrazioni di affetto pubblico dei genitori. Questo lo aveva messo di cattivo umore. La sorella maggiore non sembrava dello stesso avviso e, con una silenziosa gomitata al fianco destro, gli fece intendere di stare in silenzio.
An:- OH, stai un po' zitto, Helmer!-
Disse Anthèa, e prendendo il giovane fratello per il gomito, lo trascinò via, ignorando le sue lamentele per il trattamento ricevuto. I due giovani genitori risero della scena dei figli, e, dopo un'altra manifestazione di affetto, si diressero verso la sala da pranzo. Erano gli unici a quella tavola, dato che Gabel aveva fatto un po' tardi. Seryna aveva fatto cenare i bambini e li aveva fatti accompagnare dalla servitù ai loro letti. Lei stessa aveva deciso di ritardare la cena per poterla consumare insieme al marito. Gabel apprezzò molto le premure della moglie; entrambi si godettero la loro intimità e, tra una chiacchierata e l'altra su come avevano trascorso la giornata, Seryna chiese al marito cosa lo aveva messo di buon umore.
Gab:- Seryna… oggi ho iniziato il mio nuovo incarico. Di recente ho ricevuto una strana missiva che mi chiedeva un incontro urgente in un luogo privato... All'inizio non capivo a cosa si riferisse il messaggio, ma poi ho intuito che il testo, così criptico, era destinato solo a me e a nessun altro... -
Gabel iniziò a raccontare quello che gli era successo negli ultimi giorni, mentre la moglie lo ascoltava attentamente. Lei aveva notato che il marito era stato un po' distratto ultimamente, ma non voleva mettergli altre preoccupazioni in testa con troppe domande.
Gab:- Tu forse non conosci Ishur, è un soldato di grande valore e negli ultimi anni ha fatto dei passi da gigante nell'ambito militare. È stato lui a scrivere di suo pugno la missiva che ti ho appena accennato. Ha richiesto un colloquio con me per propormi un incarico molto particolare. – (ᴗ)
Nella sua voce c'era un'eccitazione mal dissimulata, e questo aveva intrigato molto Seryna, che, rapita dalle parole del marito, si era avvicinata inconsciamente a lui con il busto, desiderosa di raccogliere altri particolari che sarebbero arrivati a breve. Gabel, con fare circospetto, si guardava intorno per essere sicuro di essere solo con la moglie prima di rivelare il cuore della questione.
Gab:- Lui… mi ha chiesto di sostituirlo nel suo incarico che ha ricevuto dall'alto (si dice che lui ha ricevuto la placca). Ti rendi conto? La placca! Pochissimi hanno questo onore di riceverla per un colloquio diretto con il sommo maestro, e sospetto che questo incarico gli sia stato assegnato dal nostro sovrano. –
Gli occhi di Gabel brillavano di entusiasmo, come stelle, per l'opportunità di avvicinarsi al sovrano. Seryna, rendendosi conto delle implicazioni di quanto il marito appena supposto, mise una mano davanti alla bocca, spalancata per la sorpresa.
Gab:- Mi stai forse dicendo che Ishur è così vicino al sommo maestro? Lui stava vegliando su quei due umani che, da qualche tempo, si vocifera siano arrivati clandestinamente nel nostro territorio. Suppongo che il sommo maestro gli abbia ordinato di vegliare su di loro per qualche motivo... –
Gabel riprese fiato per l'emozione che lo stava sopraffacendo. Alcune parole gli frullavano in testa e non sapevano come articolarle correttamente. Pensava che se non si fosse dato una calmata, avrebbe combinato un grosso pasticcio.
Seryna gli prese le mani, e questo gesto lo rincuorò. Gabel le regalò un sorriso pieno di amore. Ora che si era calmato, poteva finalmente rivelare il "pezzo forte" del motivo della sua felicità.
Gab:- Ishur ha chiesto di sostituirlo per proteggere l'umana durante il periodo in cui lui starà via. –
Se:- Starà via?... Ma perché dovrebbe chiedere a te di sostituirlo per un compito che molto probabilmente gli è stato ordinato dal sommo maestro in persona? Non sarebbe visto come una superficialità? –
Seryna non proveniva da una famiglia militare, e per questo molte cose non le erano del tutto chiare. Gabel lo sapeva, ma questo non li aveva scoraggiati a corteggiarsi, avvicinarsi e poi innamorarsi perdutamente l'uno dell'altro.
Gab:- L'ho pensato anch'io, quando mi è stato proposto questo incarico per la prima volta, ma lo sai come sono fatto... ho chiesto del tempo per pensarci, e per mia fortuna Ishur è stato molto comprensivo riguardo alla mia richiesta. Io suppongo che questo cambio di guardia sia dovuto sempre agli ordini diretti del sommo maestro, e posso fare delle supposizioni, ma non sono sicuro che si avvicinino alla verità, dato che per ora sono all'oscuro di tutto. –
Gabel prese le mani della moglie, notando la sua preoccupazione per questo incarico. Lui stesso era scettico di essere la persona adatta per quel ruolo, ma per fortuna tutto sembrava stare andando per il meglio. Sorrise nuovamente a Seryna prima di rivelarle un piccolo segreto.
Gab:- La nonna, qualche tempo fa, era al palazzo principale, e se ricordi bene, a pranzo ci raccontò di essersi scontrata con l'umana in questione... –
Se:- Sì, ricordo quel giorno... ma cosa c'entra adesso? –
Gab:- C'entra eccome. Di recente ero con lei al palazzo principale per un compito che le era stato commissionato (come sempre, non mi dice niente); e indovina un po'?... Dalla sala dell'infermeria stava uscendo l'umana, e non crederai alle mie parole: lei e la nonna sembravano in ottimi rapporti. –
Seryna aveva gli occhi spalancati per questa rivelazione. Sapeva che, come il resto della famiglia, la nonna Zìilina si era scontrata con l'umana, ma non immaginava che in qualche modo quell'incontro si fosse evoluto in qualcos'altro. .
Gab:- Entrambi si stavano scusando una vicenda per l'incidente dell'altra volta, e la nonna ha detto di avere la colpa per la sua età avanzata... Seryna, ti rendi conto? La nonna ha ammesso di non essere nel fiore degli anni, ma anziana... Lo sai che ogni volta che uno di noi fa un commento sulla sua età, lei fa il diavolo a quattro? Non credevo a quello che stavo assistendo. E per finire, la nonna ha voluto accompagnare la nuova ambasciatrice (pare che dopo l'attacco della chimera canaglia, l'umano che era il precedente ambasciatore fosse in cattive condizioni, mi dicono), e noi tutti siamo andati a prendere del tè con lei. –
Il clima sembrava essersi evoluto durante la narrazione degli eventi vissuti da Gabel stesso; lui era euforico, mentre la moglie pensavasa.
Se:- E come ti è sembrata lei? –
Seryna aveva esitato a fare questa domanda al marito, ma voleva essere certa che tutto ciò che le era stato raccontato non fosse solo frutto della sua immaginazione.
Gabel sembrò un po' confuso dalla domanda della moglie, ma ragionandoci sopra, capì che anche lei fosse curiosa di sapere che tipo di persona fosse l'umana.
Gab:- Beh!... Per essere sincero, l'ho appena conosciuta, quando stavo accompagnando la nonna. In quell'occasione, ho preso il tè con lei, ci ho parlato e, da quello che ho visto finora, sembra non avere problemi a interagire con me e la nonna. –
Entrambi caddero in un silenzio quasi imbarazzante. La loro cena era stata dimenticata da un po', ma, volendo cambiare argomento, per grande sorpresa di Gabel, fu la moglie a precederlo, raccontandogli quello che il piccolo Helmer aveva combinato quel giorno.
Mentre il clima gioioso tornava a essere quello di un tempo, dietro la porta semi socchiusa, Bilda ascoltava in silenzio fin dall'inizio le confidenze del figlio alla moglie. Il suo viso era impassibile, ma i suoi occhi, solitamente pieni di emozioni verso i familiari della donna, erano ora vuoti e duri. Sembrava non essere affatto contenta di ciò che aveva appena sentito. La mente di Bilda, però, non era ferma. Il suo cervello stava elaborando rapidamente le nuove informazioni appena acquisite, e, secondo il suo giudizio, tutto stava prendendo una piega molto strana. Se non fosse intervenuta, sapeva che le cose sarebbero andate a malora.
ANGOLO DELL'AUTRICE.
Ciao ragazzi!
Scusate per il mio lungo silenzio, purtroppo tra le festività di dicembre, e il blocco dello scrittore, non ho avuto la testa per completare questo nuovo capitolo.
Prima di tutto vorrei augurarvi un buon anno, anche io in ritardo!
Ma voglio precisare che ma mano che il racconto andrà avanti, io credo che dovrò fare qualche cambiamento di "rotta"; cioè man mano che proseguo la trama potrebbe prendere una strana "piega" un po' cupa…lo posso dire in questa maniera. Una piccola rivelazione, ho molti bozzetti che devo velocizzare per trasformarli nei capitoli successivi, e mi sono resa conto che il racconto ha bisogno di una spinta leggermente oscura; per giustificare alcuni aneddoti che man mano tratterò insieme a voi.
Come sempre, fatemi sapere cosa ne pensate, e accetto le vostre critiche e qualche suggerimento per portare il mio racconto a un altro livello.
Kledy.❤️
