Fisso il vuoto.
In silenzio.
Da venti minuti.
Non penso a nulla se non al perché Silente potrebbe avermi mandato quel coso. E perché.
Dopo che il gufo è entrato e lo ho aiutato a slegarsi dalla zampa il pacchetto, lui se ne è andato sul balcone a riposare. Gli ho portato dell'acqua, ma è rimasto lì, in attesa.
Speravo non volesse una risposta, perché avrei potuto leggermente insultare il mittente.
Anzi lo avrei decisamente fatto.
Una volta raccolta la scatola incartata, la ho trasportata con la magia sul tavolino da caffè in soggiorno.
Detestavo quella cosa con tutta me stessa.
"Non toccatela, non avvicinatevi e non fiatate finché non sono sicura di cosa ci sia lì dentro..." ho ordinato mormorando ai vampiri, lo sguardo fisso sul pacco.
Maledizioni e incanti si attivano anche solo percependo una presenza a poca distanza. Solo la voce di un essere vivente può far scattare i più potenti.
E io non sapevo se veramente Albus Silente lo avesse inviato. Non sapevo nulla. E ciò mi uccideva.
"Fai ciò che devi" ha mormorato Aro di rimando, annuendo. Lo ho guardato brevemente e lui mi ha sorriso rassicurante.
Sono rimasta impassibile.
'Si sono fidati della mia prudenza. Meglio per loro.'
Mi sono dunque avvicinata al tavolino e ho iniziato a ispezionare, con lo sguardo e poi con incantesimi vari, quel piccolo involucro.
Ho tentato con ogni mezzo disponibile e non distruttivo.
E... niente.
Niente di niente. Nulla. Caput.
Era completamente sicuro.
'A meno che non ci fosse un animale morto,' ho pensato... 'o qualcosa del genere.
Inoffensivo ma biologicamente infetto.'
Ma non c'era nulla.
Ero quasi offesa.
Il mio intuito mi aveva tradito... apparentemente.
Mi sono girata verso i vampiri.
"Non capisco... me lo ha mandato davvero?" Domando più a me stessa che altro.
Non aveva senso. Cosa diavolo era quel pacco? Una specie di regalo di ferragosto? O uno scherzo di cattivo gusto?
Avevo accennato a Silente la possibilità di uno scambio di informazioni o semplicemente di contattarci. Lui aveva detto che avrebbe usato solo la metropolvere.
Però mai abbiamo parlato di pacchi.
È roba troppo facile da intercettare.
Caius e Marcus mi si sono avvicinati lentamente, mentre Aro e Carlisle si aggiravano attorno al pacchetto, fissandolo. Erano curiosi, ma sapevano che io non ero sicura di aprirlo.
Sotto sotto, non volevo.
Sentivo che era strano, sbagliato.
Marcus voleva solo che fossi tranquilla. "Ce ne sbarazziamo, se non lo vuoi..." ha mormorato, ma io non ho risposto.
Caius, fregandosene della circospezione, ha fatto spallucce e poi ha affermato "beh... forse dovresti solo aprirlo. Al massimo è uno scherzo. Se sei certa che non sia pericoloso..." e ancora spallucce.
Ho sbuffato piano.
Chissà cosa cavolo... bah.
Meglio togliere il dente e con esso il dolore.
Ho annuito. "State indietro comunque. Non vorrei che ci fosse un imprevisto di qualche strano tipo."
L'imprevisto doveva esserci. Lo sentivo nelle ossa.
Si sono riposizionati dietro di me mentre io avanzavo e raccoglievo il pacchetto.
Tenendolo tra le mani, ne ho percepito la piccolezza e la apparente fragilità.
Ma anche il potere dell'oggetto che conteneva.
Era come... se mi attraesse. La sua aura... era creata per sedurre. Era malvagia...
La carta da pacco, del solito color caramello, nascondeva al suo interno una scatolina per gioielli. Essa era ricoperta di velluto nero, con un marchio: una rosa, nera e fiorita, circondata da rubini piccoli come grani di pepe.
Poco sotto, una scritta: 'alla più degna, il mio fardello.'
Degna... degna, degna... mi diceva qualcosa.
Volevo solo chiarire cosa.
Forse un libro...
"Che storia è mai questa?" Ho brontolato, sollevando il coperchio dell'arnese.
Aprendolo, sono rimasta stupita. Allibita.
Non che mi aspettassi un elefante da circo... però, ciò che ho trovato... non era scontato.
Un anello, di metallo completamente nero, con intarsi di ossidiana lucida come cristallo, nella quale erano innestati diamanti di un rosso violentemente sfavillante alla minima luce.
'Caspio.'
Poco sopra, un biglietto. La calligrafia era fin troppo riconoscibile.
'Per te. Sii prudente e fanne buon uso. Conosci le conseguenze. Fidati, ne sei degna'
Avevo ufficialmente capito perché non si era preoccupato di mandarlo via gufo... nessuno con un po' di sale in zucca avrebbe toccato quel coso.
Ho sospirato e mi sono seduta, l'anello in grembo.
I vampiri nella stanza mi guardavano, interrogativi e preoccupati.
Marcus mi si è avvicinato e ha iniziato ad accarezzarmi piano, su e giù, il braccio.
Ed è questa la situazione in cui sono, da venti minuti.
Non ho più spiccicato parola.
'Degna?! Come fa a dire che io sono degna? Saranno passati secoli dall'ultimo degno! Non posso essere io...' e avanti così, un resoconto nella mia testa.
Aro, in trepidante attesa, accorcia le distanze per domandare: "Amore mio... parlami. Dimmi cosa ti turba... mi stai uccidendo così."
Si accovaccia davanti a me, gli occhi rosso rubino sempre più in allerta.
Sospiro, voltandomi in direzione di Carlisle, brevemente. Anche lui è molto preoccupato. Cerca il mio viso come se fosse questione di vita o di morte.
Dopo qualche secondo di silenzio, mi decido a rispondere.
"Non credevo che... davvero." Mi mordo il labbro.
Mi sento come se fosse colpa mia.
"Pensavo fosse una specie di unicum, che forse solo i goblin ne avessero uno... antico come il mondo." Mi schiarisco la gola e continuo, guardando in basso.
Quel coso...
Albus Silente... La prossima volta lasciamelo pure in cassaforte... Anzi, distruggilo.
Caius e Carlisle mi si avvicinano, sedendosi sullo schienale rigido del divano, dietro di me.
"Questo coso... è una maledizione." Affermo, indicando l'anello, sospirando. Non voglio parlarne...
"È un anello... che custodisce il potere del veleno di un vampiro davvero antico.
Parliamo di 10000 anni, o giù di lì.
Esseri ormai inesistenti, oppure antichissimi e senza più possibilità di muoversi. Nessun vampiro ancora in grado di vivere farebbe mai ciò che lui ha fatto..." Scuoto la testa, mentre Carlisle me la accarezza dolcemente.
Il mio turbamento scuote tutti nella stanza.
"In punto di morte... ossia di degradazione, potremmo dire... questo essere è stato in grado di convogliare il potere del suo veleno, l'unica parte di lui ancora attiva, in una pietra."
Alzo il cofanetto perché vedano bene l'anello.
"Questo diamante rosso è una delle pietre preziose più rare al mondo. È inconfondibile, per certe peculiarità, a chi se ne intende." Deglutisco.
Ed eccoci alla parte della geologia... ossia al meno peggio.
"In questa pietra... c'è il potere di quel veleno. Può trasformare una persona in vampiro." Li guardo un istante, mentre sono intenti ad ascoltarmi. Si sono impietriti.
E ci credo. Credevano che solo il morso potesse... trasformare.
Ed è per questo che la gente non parla in giro delle maledizioni...
"È diverso... da una trasformazione reale. Basta togliere l'anello e si torna come prima.
Ma mentre lo si indossa... si è vampiri. Veri.
Con la sete e la super velocità... e tutto quanto.
Solo... il sangue continua a scorrere nel corpo. L'organismo non muore, né si cristallizza."
È magia potente... davvero potente.
I quattro vampiri fissano l'oggetto allibiti. Sembra che io stia tenendo in mano una sorta di onnipotenza.
Non hanno torto...
Aro è il primo a riprendersi dalla trance, chiedendo "Perché nessun uomo ha mai provato un oggetto simile? Perché non creano anelli come questi per... beh, voi. Sareste invincibili. Potreste duplicarli e... formare eserciti."
Mi fissa incredulo, ma io scuoto la testa seriamente.
Non capisce...
Moriremmo tutti.
"Qualsiasi essere non degno... morirebbe indossandolo. Il potere è decisamente intenso, malvagio.
Bisogna essere... degni." Quasi rido in faccia a tutti. E' ridicolo...
"Sinceramente... non ho mai capito cosa significasse.
Ma percepisco il potere di questo anello... e il suo invito. Silente stesso crede che io sia una degna. E anche l'anello. Mi sta... chiamando." Deglutisco, richiudendo la scatola.
Silente... aveva ragione.
Sono davvero una degna. Il richiamo non arriva mai... se non è l'anello a desiderarlo.
"C'è una... leggenda. Si dice che questi cosi... siano controllabili da un degno.
Questa persona... avrebbe legami con il mondo dei vampiri... non è chiaro di che tipo. Forse molto autocontrollo...
E si dice che potrebbe usufruire dell'anello. Senza morire, dico."
Sospiro, mentre gli altri si guardano l'un l'altro.
Quanto è odiosa questa situazione...
"Ma resta il fatto che l'anello è una maledizione.
Questo oggetto... è un fardello. È pericoloso. È magia nera e potente." Scuoto la testa, allontanandomi da loro.
Forse non sono una degna... è probabile che io sia solo stata stordita da qualche stravagante incantesimo che non ho percepito e che quel coso sia maledetto, punto e basta.
Il sole, fuori, splende nitidamente. Mi appoggio alla finestra, fissando il vuoto all'esterno.
Il gufo è sparito.
Un problema in meno.
"Quindi..." comincia Aro "potresti... essere come noi. Silente pensa che tu ne sia degna. Come..?" Si alza e cammina attorno al tavolo, lo sguardo fisso su di me.
"Silente mi ha fatto studiare tanti manufatti antichi, mentre ero ad Hogwarts.
Sapeva... che avevo qualcosa di particolare. Diceva sempre che il mio potere era più profondo, spesso quasi oscuro... rispetto agli altri.
Controllavo bene incanti di magia nera difficilmente evocabili. Erano come... pane per i miei denti. Denti che non sapevo di avere.
Ci ho messo anni per padroneggiare seriamente gli scudi dalle maledizioni oscure... Silente credeva che io respingessi quel genere di magia, che il mio corpo lo facesse.
Non gli ho mai dato ascolto... provavo e riprovavo... lo vedevo come un limite da superare.
Alla fine, ci sono riuscita. Ma resto più versata... in altro." Concludo, fissandomi le scarpe.
Il fatto di essere stata... riconosciuta da Silente come degna... mi spaventa.
I degni... erano pochi, pochissimi. Sono secoli che tra i maghi non ne nasce uno.
Erano in grado di controllare oggetti potenti e malvagi, di usarli a proprio piacimento.
Dicono che nascere degno dipenda dal sangue... ma Silente sapeva che non era così.
Era tutto legato al potere del mago o della strega e alla sua capacità di controllarlo. A quanto esso era oscuro e a come si manifestava.
Mi appoggio al muro, fremendo. Sento lo stomaco in subbuglio.
Credo di aver perso tutto il colore in viso.
Mi lascio cadere lentamente a terra, con la schiena contro la parete. Fisso il vuoto nella stanza scura.
'Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, chè la diritta era smarrita. Ahi, quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura...' Inferno, canto I
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Qualche minuto dopo, me ne vado.
Nessuno dice nulla, nè protesta.
'Finalmente, ognuno si fa gli affari propri...' penso amaramente.
Varco una porta laterale, entrando in un corridoio male illuminato. Dovrebbe essere quello che collega tutte le camere da letto di cui parlava Aro ieri. Oppure uno dei tanti... questo luogo è labirintico.
Cammino fino alla fine del disimpegno, lentamente, e apro l'ultima porta.
Chiudendomela alle spalle, noto la bellezza e semplicità della stanza in cui sono capitata.
Le pareti sono completamente grigie. Tutto il mobilio varia dal color crema all'antracite. Il letto e il divano sono scuri, quasi neri, gli unici arredi di quella tonalità. Il pavimento di vera pietra è coperto da quattro tappeti, poco più chiari.
L'illuminazione fioca e morbida proviene dalle finestre oscurate dalle tende.
Su un lato della stanza c'è l'ingresso al bagno e una porta più piccola, forse una cabina armadio. Non mi arrischio a sbirciare.
Appoggio la scatola con l'anello sul comodino accanto al letto. Resto in piedi, in silenzio. Fisso un punto indistinto, unendo le mani all'altezza del ventre.
'La mia vita stava già andando bene... ci mancava solo il veleno di qualche vampiro vecchio e pazzo a coronare il tutto...' sospiro.
E non solo. L'anello non ha mai smesso di chiamarmi. Per tutto il tempo da quando l'ho visto la prima volta.
Come tutti gli oggetti maledetti, è invitante. Ha un bell'aspetto, brilla. Ammicca, dovrei dire. Inoltre, è preziosissimo.
Mi appoggio al muro opposto alla porta. Sospiro nuovamente.
Mi mordo il labbro.
'Che stress... e io che credevo che questa sarebbe dovuta essere una vacanza... e invece, guarda un po'...' Mi sento come se fossi sull'orlo di una specie di incubo...
Qualcuno bussa, delicatamente, interrompendomi.
Alzo gli occhi socchiusi. Squadro la porta.
Mi stacco dalla parete, avvicinandomi.
La mia voglia di parlare di come mi sento o di altro, qualunque cosa sia, è pari a meno di zero.
Ma comunque, chiunque sia, è stato educato a bussare... e io devo contraccambiare.
"Chi è?" Domando piano. Chiunque sia, è probabile che voglia solo sapere cosa sto combinando.
È normale... è lecito.
"Sono Marcus. Posso entrare?" Risponde dolcemente, la voce profonda, densa come miele viscoso sulla lingua.
Sospiro, una vaga sensazione di... sollievo quasi, mi percorre.
È sempre così... Gentile. E non riesce mai stucchevole.
Chi lo capisce, questo vampiro... ma comunque, meglio lui di altri.
"Vieni pure... è la tua stanza dopotutto.. credo..." lo invito ad entrare, una leggera amarezza nel mio tono. So di aver usurpato il suo spazio privato, ma avevo bisogno di pace. E nessuno degli altri posti era in grado di concedermela...
Non che io abbia risolto granché, ma ho fatto un tentativo.
Marcus entra lentamente, l'andatura controllata ma sostenuta, il corpo perfettamente posato. Appena varca la soglia, i suoi occhi mi trovano.
È alto, slanciato più degli altri tre, i muscoli sempre nascosti dagli abiti eleganti, poco aderenti.
Rispetto ad Aro, che ama un abbigliamento serio ma vistoso, e Caius, che brilla come una stella al buio per le sue scelte di vestiario, scure ma attraenti, Marcus è più introverso, non si mette in mostra.
Oggi deve aver fatto un'eccezione.
Il maglione che aveva prima è stato cambiato con una camicia bianca, di cotone fine, leggermente sbottonata. I pantaloni scuri, aderenti, completano il look. I capelli sciolti, lunghi e setosi, gli ricadono attorno al viso, un po' spettinati.
Abbasso lo sguardo e noto che è a piedi nudi.
'Deve essersi tolto le scarpe entrando... oppure non le aveva neanche stamattina...?'
Solite domande idiote che mi passano per la testa...
Lo osservo distrattamente camminare fino al bordo del divano color tortora. Io mi appoggio nuovamente al muro, le braccia conserte.
Lui si appollaia sul limitare dei cuscini, facendomi cenno di raggiungerlo con un mezzo sorriso, contenendo a stento emozioni che non riesco a definire.
Inclino leggermente la testa, un po' confusa dal suo sguardo dolce ma intenso, caldo. Mi irrigidisco contro alla parete, mentre lui sorride. Vuole... mettermi a mio agio? Non so... agisce leggermente in modo inverso.
Lui inclina la sua di rimando, abbandonandosi sul divano, picchiettando insistentemente il posto vuoto accanto a lui.
Messaggio ricevuto...
Ma non ho la minima voglia di carezze...
E non voglio scocciarlo.
Faccio segno di no con la testa, sospirando un po'.
Abbasso gli occhi, cercando di deconcentrarmi da lui, dalla sua presenza. Mi fa sentire triste... non ricambiare la dolcezza... la sua pura voglia... di stare con me...
Sopprimo un brivido.
Non riesco a farmela piacere... È più forte di me.
Dalla sua direzione, parte un verso, quasi di disappunto.
Rialzo lo sguardo, di riflesso, velocemente.
E qui sbaglio.
I suoi occhi incontrano i miei, scambiandoci messaggi indecifrabili.
Il luccichio delle iridi sempre più scure manda bagliori in mia direzione.
Mi guardo le mani, inspirando con forza.
'È davvero... attraente...'
Il disagio che provo aumenta quando i miei pensieri convergono su questo argomento. Cosa che non succede... normalmente.
Forse gli ormoni...
'Piantala, scema. L'anello... il vampiro... la magia oscura... connetti oppure no? Ti è dato di volta il cervello?' Mi obbligo a tenermi a bada.
'Probabile. E tra un po' andrà in malattia permanente.' Sarcasticamente commento tra me, guardando altrove.
Sospiro leggermente, mordendomi la lingua.
Davvero... la devo piantare. I miei nervi hanno troppi problemi già così.
"Ehi..." una voce rauca mi chiama...
e una botta di calore al basso ventre mi fa tremare in risposta.
Mi volto lentamente.
Marcus Volturi mi sta fissando, gli occhi ormai neri fissi sul mio viso.
Non ha mai smesso di fissarmi, il fuoco nero a divorarmi.
"Rilassati..." le iridi color carbone mi inchiodano sul posto e deglutisco rumorosamente.
Marcus sorride, ma non c'è niente di genuino in quell'espressione... da brividi.
Non fa... paura di per sé.
Ma allo stesso tempo, l'implicazione di quello sguardo fa paura.
Marcus continua, alzandosi in piedi, "Ci fidiamo tutti di te... da buona strega non esagererai con la magia oscura... l'anello è più che gestibile per una come te... ma tu devi calmarti.
E ricordati che non puoi resistere per sempre a tutto... hai dei limiti..." mi si avvicina piano, passando attorno al divano, la flessione dei suoi muscoli mentre si muove evidente anche ai ciechi.
Il cotone morbido ha un effetto decisamente accentuante sulle sue forme... atletiche.
Mi sorprendo a fissarlo con gli occhi sgranati e lui sogghigna.
Distolgo lo sguardo.
'Datti una caspio di calmata.' Mi intimo.
"Sto bene..." tento di controbattere, le mani a massaggiarmi le tempie, il mio corpo sempre più rigido, ma lui si fa più vicino, senza lasciarmi scampo.
Nè aria, nè tempo.
Delicatamente, mi costringe tra lui e il muro. Sussulto quando lo vedo davvero vicino.
Con quell'atteggiamento... non promette niente di buono...
Una nota di panico mi stringe lo stomaco, mentre lui abbassa il viso ad incontrare il mio.
Sfiora con le sue labbra il mio volto e io mi irrigidisco se possibile ancora di più.
Metto le mani sul suo petto per tenerlo a distanza.
"Marcus, per favore... sto già leggermente impazzendo..." mi lamento, ma suono più come un coniglio messo all'angolo da una volpe.
Lui ridacchia oscuro, il suono di quella risata che mi percorre da capo a piedi.
Prende le mie mani e le stringe nelle sue, mentre dice "calmati... vengo in pace..."
Bacia la mia guancia, ma io mi ritraggo velocemente, come sobbalzando.
Faccio segno di diniego.
Mi fissa interrogativo, il suo petto contro al mio. "Spiegati, amore." Mormora al mio orecchio, il suo respiro sul mio collo, baciandomi il lobo e leccandolo subito dopo.
Faccio un verso a metà tra il sorpreso e lo spaventato.
E io che provavo a tenere le distanze...
Ma non nego che questo contatto... abbia del piacevole... in un certo senso. Non che i miei nervi siano troppo d'accordo.
Al solo pensarci, mi vengono i brividi.
"Cosa ti preoccupa...? Non stiamo facendo niente di diverso dal solito... spiegami per favore." Mi invita, la testa ripiegata per respirarmi sul collo.
"Marcus, non so gestire... Sto diventando pazza... prima Las Vegas, poi voi che ci provate in tutti i modi, io che quasi divento la colazione di Caius, Aro che gioca con me come se fossimo in un... non lo so nemmeno io! E adesso l'anello. Ho bisogno di una pausa... da tutto.
Non farmi... uscire di testa più di quanto già lo sia..." sussurro, ma percepisco un suo sbuffo.
Tento di voltarmi per chiarire, ma, senza alcun preavviso, lui prende a baciare ovunque raggiunga.
Mi lamento a tratti delle sue scorribande delicate lungo il mio collo e la mia mandibola. L'irruenza della sua lingua è compensata dalle lentezza dei movimenti.
"Non devi avere paura... non di questo..." mormora, la sue mani sui miei fianchi e la sua bocca sotto al mio mento.
Inspiro improvvisamente quando lo sento spingere verso di me, la mia schiena pienamente ancorata al muro. Stringo le sue spalle, tremando furiosamente.
"Marcus?" Domando, una punta di paura nella voce, l'istinto che mi dice di scansarlo. "Marcus, io non..." cerco di fermarlo, tutto il mio corpo che freme... di paura mista a impazienza... di non so nemmeno io cosa.
"Ti prego..." mormora dolcemente, la sua lingua al limitare della mia gola, sempre più in basso.
Mi sta... supplicando? Perché..?
Lentamente, mi bacia sempre più in basso, finché tenta di sbottonare il cardigan che porto.
Gli blocco le mani, ottenendo un bacio irritato sulla bocca. Percepisco tutto il suo desiderio misto a rabbia.
Ha chiaramente comunicato 'non negarmi questo...'
Allora mi stacco piano, cerco il suo sguardo, un segno di... non so. Ragionevolezza?
"Mi... preghi? Marcus?"
Adesso sono davvero preoccupata... ed estasiata da qualsiasi cosa stia facendo, nonostante io tenti di respingerlo.
'Perché supplica?'
Cerco i suoi occhi, ma lui seppellisce il suo volto nell'incavo del mio collo.
Marcus sospira sulla mia pelle. Le sue mani trovano le mie ancora.
"Ti amo... ti amo più di quanto immagini... ti amo più di quanto capisca io stesso..." mormora dolcemente, baciando e succhiando lungo la mandibola. I nostri corpi aderiscono e io sento la tensione crescere.
Sono confusa... e quello che sta facendo non mi aiuta.
"Ma... perché dici questo adesso?" Esalo, mugugnando poco dopo, per le sue attenzioni rivolte a parti di me che credevo praticamente insensibili... ma mi sono ufficialmente ricreduta.
"Cosa stai facendo...?" Gli domando, sconvolta dalle sue azioni. Cioè... so cosa sta facendo. Non sono ancora così stupida.
Ma non capisco dove voglia andare a parare...
Le sue mani mi sostengono, sono le uniche che impediscono alle mie ginocchia di cedere.
Le emozioni mi stravolgono.
"Tu concedimelo..." mormora, come supplicandomi. Mi fissa negli occhi brevemente e il fuoco lascia spazio alla dolcezza consueta.
Per un istante, tento di capire lucidamente e vedo che comunichiamo...
Ma lui non dura.
Il suo corpo teso si scontra con il mio. Mi solleva, facendomi aderire a lui, di nuovo.
Strabuzzo gli occhi, esclamando "Oddio!"
Mi ancoro alle sue spalle.
Tenendomi per i fianchi, mi trasporta sul divano, facendomi sedere a centimetri da lui.
Anzi a millimetri.
Chiudo gli occhi, il mio respiro in aumento con il battito cardiaco.
Provo a calmarmi, ma la sua voce mi richiama "Non avere paura... non ti farò niente di nuovo. Rilassati... goditi il momento..." percepisco la sua lingua che risale fino alle mie labbra.
"Mmm..." mi lamento, presa alla sprovvista da un bacio così irruento. Prende a mordere sensualmente la mia carne, il calore che sprigiona sempre più intenso. Mi stringe a sé come se ne valesse della sua vita.
Mi sta travolgendo come un fiume in piena...
I suoi gesti delicati diventano sempre più profondi, desiderosi.
La paura mi attanaglia lo stomaco, lottando con una forza diversa, ignota, ma ugualmente decisa.
"Mm... spiegami... ah... perché..." cerco di articolare, svincolandomi dal bacio. Non ho ancora finito con le domande... nonostante tutto.
Allora lui si ritira bruscamente, lasciandomi in attesa, le labbra rosse dalle sue attenzioni... e credo che anche altro abbia preso colore. Ma poco importa.
Tento di passare la manica del mio cardigan sul viso, per frizionarmi la pelle e perdere il rossore, ma lui mi blocca.
Mi spinge contro alla testiera del divano, il mio corpo tra le sue gambe, i nostri petti poco distanti.
Abbassa il volto, incontrando il mio. D'istinto, mi allontano leggermente.
Lui assottiglia gli occhi, studiando la mia reazione. Poi sbuffa.
"Voglio consolarti... sento che soffri e non riesco ad aiutarti in nessun modo, mi sento impotente e ferocemente desideroso di fare qualcosa... ma non ce la faccio, perché te ne vai... ti chiudi in te stessa... e per avere la tua attenzione devo farmi sentire... fisicamente." Aderisce a me e sento... tutta la sua presenza. Inspiro bruscamente, il mio corpo di nuovo teso.
"Sento di aver bisogno di te...
E tu hai bisogno di qualcuno... ma devo fartelo capire, altrimenti mi ignori..." Mi fissa e poi ridacchia dolcemente, vedendo riaffluire il rossore sulle mie guance.
I miei occhi cercano di scusarsi, ma i suoi, oscuri e densi di promesse, bloccano tutte le parole che ho in gola.
"Non avere paura... non farò nulla di male. Voglio solo che ti rilassi. Anche solo per poco." Il nero profondo delle sue iridi incontra le mie, inchiodandomi sul posto.
Non so cosa rispondere. Non so se dire qualcosa. Probabilmente mi conviene tacere...
E lo faccio, finché percepisco la sua mano tra le mie cosce fasciate dai pantaloni, che risale lentamente.
Vorrei guardare cosa succede, ma, con la punta delle dita, Marcus alza il mio viso, per incontrare il suo, di nuovo.
Le sue dita trovano la mia sensibilità e io sobbalzo, cercando di alzare le difese, di allontanarmi.
Mi sento confusa. Spaventata. Fuori dalla mia comfort zone.
E mi sto... seriamente eccitando.
Lui non mi sta nemmeno... toccando davvero. Mi sta sfiorando...
Marcus mi attira a sé, mordendo la base del mio collo, mentre non smette di muovere le dita in basso.
Non so nemmeno quanto io possa reggere...
Quindi lo blocco, ci provo almeno. Il fatto che siamo compagni accentua enormemente l'effetto del suo tocco, anche se minimo, e io sono davvero a poco dal dare di matto.
"Non puoi fare così... non puoi consolarmi così..." protesto, ma lui mi bacia, muovendosi come un serpente che mi stringe tra le sue spire.
Involontariamente, sbatto contro al suo corpo, la sensazione... infuocata che mi percorre.
Lui ringhia, prendendo a muoversi contro di me di rimando.
Le sue carezze dove sono sensibile non mi danno tregua. La sua lingua passa sul mio labbro inferiore, mentre le sue dita massaggiano più decisamente in basso.
Mi dimeno, l'eccitazione che mi travolge.
"No... per favore..." e gemo, incapace di dire altro.
E non mi sta nemmeno sfiorando, se ci penso bene. Cioè, rispetto alle sue capacità... a quanto dicono tutti... questo è una briciola. E mi preoccupa da morire.
I miei muscoli scattano al contatto, la mia mente affollata da immagini... da ricordi delle loro proposte indecenti.
Non credevo che ci si sentisse così vulnerabili mentre si è toccati... nonostante le mie mille paranoie, la realtà ha un sapore... strano.
È come esporsi a qualcuno, affidarsi alle sue premure... in un senso piuttosto perverso. Ma anche caloroso, amorevole. Forse è il motivo per cui lo chiamano fare l'amore.
Arrossisco mentre Marcus fa una risatina tesa.
"A cosa pensi...?" Mi domanda, mordendomi giocosamente il labbro dopo.
Ho cercato di zittirmi per tutto il tempo, ma sento di non riuscire più a trattenermi.
E non ho le sue mani... davvero addosso.
Mi irrigidisco, alzandomi sulle ginocchia instabili.
"A niente. Niente di niente. Ho solo caldo.."
la mia veemenza nel negare lo fa sorridere ancora di più, gli occhi che brillano di una malizia a me sconosciuta.
Credo che il mio stomaco abbia fatto una brutta capriola...
"Sono molto curioso... di sapere a cosa o a chi pensi mentre ti tocco...
Sarei molto geloso se non fossi io..."
Il tono profondo e vellutato della sua voce mi fa accapponare la pelle.
Non credevo ci fosse tutto questo fuoco... nascosto sotto la facciata da vampiro dolce e premuroso.
È stato sempre lì, una minaccia, una bomba ad orologeria.
'Ma chi voglio prendere in giro??
Sono tutti pericolosi...'
Scuoto la testa, tentando di negare ancora di stare fantasticando su chiunque...
Questa vacanza è la mia fine...
"Bellissima bugiarda..." la sua lingua trova ancora la mia, prima che lui mi stringa a sé e prenda a toccarmi con più forza.
Mi mordo la lingua per non emettere suoni di alcun tipo, quando in realtà è decisamente impossibile. Mi irrigidisco e tremo contemporaneamente, cosa che lo fa ringhiare.
"È così difficile...? Questo è difficile...?" Mi domanda, alzando gli occhi scuri nei miei.
Sto per rispondere, ma la sua mano trova un punto sensibile e una scarica elettrica mi percorre.
"Non puoi fare così!" Ansimo, ma lui non demorde.
Con tutte le mie forze lo spingo via. La mia esasperazione prende il sopravvento.
Non lo smuovo di un centimetro.
Una risata oscura e profonda scuote il suo corpo e fa fremere il mio.
"Mmm... come siamo violenti..." morde piano la pelle della mia gola, il che mi provoca uno scatto in avanti.
E, improvvisamente, il suo essere predatore non è più in secondo piano. E nemmeno il mio essere preda.
'Non mi lascerà andare... non mi darà una scelta...'
Prendo a respirare con veemenza, ma lui in risposta lascia una serie di baci dolci dove ha mordicchiato.
"Non ti farei mai del male..." mi rassicura, accarezzando le mie gambe.
Per un istante, smette di toccarmi... in basso.
Emetto dei respiri profondi, tentando di riprendere il controllo.
Marcus scuote la testa, prendendo tra le labbra il mio lobo per quella che sarà la duecentesima volta.
"Non ti piace quello che ti faccio... neghi l'evidenza... non rispondi alle mie domande... non vuoi che ti provochi... allora mi tocca indovinare cosa ti passa per la testa." Senza preavviso, mi sfila la maglietta dalla testa e la getta via, lasciandomi in reggiseno.
Sbianco di getto, sconvolta.
Non voglio che... lui mi guardi così. Che mi tocchi... ancora così.
Il ricordo delle mani dei Volturi in quel letto... lo stomaco si contorce. E poi di Caius... due giorni fa... Aro che mi sbatte contro al muro e... mi fa 'notare' quanto mi desideri...
La paura e l'eccitazione mi turbano.
Faccio per voltarmi, per nascondermi, voglio follemente scappare e non tornare, ma Marcus mi blocca le mani e mi trattiene.
"Sei talmente bella... nessun essere umano può eguagliarti..." mormora, dolcemente, come preso da un incantesimo, abbassando il volto.
"Non farlo..." gli chiedo tremando, mentre avvicina la sua testa alla pelle sotto al mio seno. Le sue mani stringono le mie, come a rassicurarmi.
"Non fare cosa? Questo?" E passa la lingua alla base del mio seno destro, mozzandomi il respiro.
"Non puoi... essere così spudorato..." gemo verso di lui, ma non desiste. Percepisce quanto io sia eccitata dalle sue attenzioni.
E lui si eccita di conseguenza.
Per quanto io provi a tenermi a freno, ogni suo gesto mi dà una scossa elettrica. Lui... loro quattro. Qualsiasi dannata cosa mi facciano mi mandano in tilt.
E non so come fare. Non voglio mollare... ma devo lasciarmi andare in qualche modo...
"Perché? Ti infastidisce?" Morde la mia pelle e io mi divincolo dalla sua presa.
'I vampiri sono predatori...' penso immediatamente. Ho paura di quel morso.
Al diavolo quanto piacere può darmi...
Allora Marcus, percependo la mia tensione, mi accarezza, dolcemente e amorevolmente, e la scioglie.
Tento di staccarmi dal suo corpo, la mente intontita, drogata dalle 'briciole' della sua passione.
Marcus si oppone, abbracciandomi.
"Dove vai...? Non mi abbandonare così... io sento che è quello che vuoi. Una parte di te mi vuole, bellissima... non puoi cambiarlo e non devi farlo... dammi una possibilità..." rialza la testa, poggiandola sulla mia spalla.
Devo scegliere prima o poi... non posso dire di no in eterno. Ma resto sempre terrorizzata.
"Anche se fosse non voglio farlo.
Non... puoi capire. Lasciami perdere..." mormoro, le labbra che a malapena si aprono. Vorrei seppellire la testa sotto la sabbia come uno struzzo.
"Non potrò capire... ma tu non rinnegarmi... non dirmi verità parziali. Sai cosa provi quando ti tocco..." Mi stringe a sé dolcemente, sospirando.
Mi guarda negli occhi e ci legge davvero... quanto il mio corpo voglia il suo.
E io nemmeno lo capisco.
Con un'occhiata soddisfatta, riprende da dove ha interrotto, le mie gambe agganciate al suo addome.
La sua lingua percorre il mio ombelico, delicatamente.
Sussulto.
"Marcus... non c'è niente di solito in quello che stai facendo..." rimarco, gemendo. Come se potessi sottrarmi in qualche modo...
"Ed è tanto spiacevole? O spaventoso?
Non bastano più le provocazioni... nè le parole... lo sai.
Lascia che ti tocchi... non ti farò del male..." mi dice, sincerità che brilla nei suoi occhi.
Mi assalta di nuovo, i baci focosi, lenti, sensuali.
Gemo, inarcando la schiena.
Ma se dovesse fare... qualcosa di serio con me... come cavolo dovrei fare?!
Quando mormora "dimmi a cosa pensi... o a chi pensi..." perdo il senno.
Mi fa distendere sul divano e lui si sistema sopra, senza sfiorarmi se non con la bocca.
Tremo e sto sudando, ma lui se ne frega.
Per ogni essere umano sarei... rivoltante. Ma lui percepisce la complessità dei miei ormoni, dei miei movimenti involontari...
E ci sta facendo l'amore. Davvero.
"Lo sappiamo entrambi... che ti suscito più della semplice paura, tesoro.
I suoni che escono dal quella bocca sanno di tutt'altro.
Ti faccio pensare... e posso anche indovinare a chi..." si blocca un momento, appena un istante per gettare via la sua camicia.
Il suo corpo marmoreo è a millimetri dal mio.
E, nonostante sia già successo, stavolta mi sento... travolta in pieno. Come da un treno in corsa.
I suoi muscoli perfetti si tengono a distanza... e apprezzo.
Ma non durerà a lungo.
Marcus appoggia le sue mani sulle mie, allungando il suo corpo, poi mormora "Stai pensando a Caius... quando ha minacciato di sprofondare il suo viso nel tuo calore... e di divorarti..."
Allontana una mano. Un suo dito preme contro il mio centro senza ritegno, la lingua mi lecca la spalla.
La sua lingua addosso... quella di Caius... le sensazioni e i pensieri si mischiano.
I miei occhi si aprono, scalcio, lo spavento palese, ma lui mi rassicura "amore mio... rilassati..." e per un istante mi fido.
Perché di lui... di loro... io sotto sotto mi fido.
Lo sento che mi ama, ma non può provocarmi con le parole di Caius. Quello è troppo...
Marcus sorride e morde la mia spalla, dolcemente. Gli piace qualcosa che sta leggendo nei miei occhi...
E continua la sua tortura psicologica...
"O pensi ad Aro, quando ti ha letteralmente sbattuta contro al muro senza cerimonie..." Lo stesso dito di prima prende a muoversi, in combinazione con un altro, su e giù.
Spingo le sue spalle, l'ansia che mi mangia viva e il fuoco della sua passione che mi consuma, ma lui ringhia. Obbliga le mie mani a stare ferme, tenendole con le sue.
"O a Carlisle, quando ti ha fatto fare il giro del mondo solo baciandoti... o tesoro, immagina quelle mani da chirurgo addosso..." mormora al mio orecchio, sconvolgendomi.
Un fremito quasi convulsivo mi attraversa, più violento degli altri, ma Marcus mi stringe a sé, il suo tocco ancora rassicurante.
Ha capito che non reggo più.
"Respira, calmati... possiamo fermarci se non..." Torna a baciare il mio collo, il calore più gestibile di prima che ci consuma come un incendio. E mi rilasso, impercettibilmente.
Il vampiro lo sente e mi guarda negli occhi.
Ci legge qualcosa... e si riavvicina.
"Oppure pensi a me... che ci provo in tutti i modi ad essere dolce e gentile... ma finisco sempre a volerti sbattere e non riesco a controllarmi..." Torna a fantasticare, i gesti più decisi.
È ufficiale. Vado a fuoco.
Chiamate i pompieri.
"Non fare così, Marcus... Da quando in qua sei quello che mi provoca...?
Sei anche peggio di Caius..." mi lamento, stordita dalle sue attenzioni.
Mi vorrei sotterrare...
Lui sorride, compiaciuto, baciandomi con ardore.
"È solo una parte dell'offerta..." sussurra con le labbra incollate alle mie.
'Offerta...? Ma cosa diavolo...'
Vedendomi cambiare colore e impallidire, Marcus mi stringe a sé, quasi coccolandomi.
Lo lascio fare, anche perché mi calma più di quanto mi aspettassi.
"Amore mio, è solo l'inizio ed è normale essere... accesi dalle nostre proposte... ma non faremo nulla finché sarai pronta..." Mi culla, smettendo per un attimo di toccarmi.
Quindi fare sesso con gli sguardi... torturarmi con le mani... erano solo preliminari blandi...?
Il mio battito cardiaco deve aver raggiunto i 200 kilometri orari...
Stringo le gambe, le chiudo fortemente.
Marcus sorride al mio gesto.
"Se è della pressione che hai paura, di non essere all'altezza... è inutile perfino che ci pensi..." Mi guarda dritto negli occhi e conclude "Sei perfetta... bellissima, intelligente, dolce, ineccepibile in tutto quello che fai..."
La sua lingua ripercorre le mie labbra.
Deve piantarla di farmi i complimenti... vado a fuoco.
"Ma dovrai permetterci di apprezzarti quando te la sentirai ..." mormora, sospirando. Sento quanto gli costi trattenersi... ma lo fa per me e gli basta.
"Se apprezzarmi significa mandare a suicidarsi i miei nervi, credo che sia meglio evitare..." non posso fare a meno di controbattere. Ho il fiatone ma mi basta per rimbeccarlo.
E Marcus ride, scuotendo anche il mio corpo, che è sotto al suo.
"Quindi questo..." e muove il bacino contro al mio, al che io sussulto, "è un problema... per i tuoi poveri nervi...?"
I suoi occhi brillano quando nota la tensione nei miei muscoli.
'Come può essere così duro...?
Non sono così attraente... Nè lo ho mai provocato.' Rifletto istintivamente tra me.
Ma poi mi ricordo di chi sono io per lui... e del mio sangue. E di tutto il resto.
"Mmm... con il tempo potresti abituarti. Posso assicurarti che potrebbe essere estremamente piacevole e stimolante..." si strofina contro di me ancora una volta, ma io gli scappo via.
Mi metto a pancia in giù, tremando, allontanandomi da lui.
"Non ce la faccio... se parli così..." mi sento scossa, sull'orlo dello sfinimento.
Mi aggrappo al bordo del divano, respirando lentamente.
Percepisco il corpo di Marcus sopra al mio, il contatto dolce e morbido, benché gelido.
Bacia la mia spalla, scatenandomi un brivido decisamente intenso.
Grugnisce rassegnato, ma senza staccarsi subito.
"Non stare male per me... La faccio finita e ti lascio libera... Non voglio scatenare più quei maledetti brividi.
Detesto che tu abbia paura di me..." bacia il mio collo e poi si solleva per rivestirsi.
Sospiro, ringraziando mentalmente Dio di questo finale, quando la voce del mio compagno mi raggiunge di nuovo.
Mi fissa dalla porta, la camicia abbottonata alla perfezione, senza una piega.
Ma i suoi occhi sono ancora scuri per metà.
"Non durerà in eterno... anche se proviamo a essere comprensivi e a controllarci.
Tutto di noi ti desidera e non riusciamo più a pensare senza che convergiamo su di te." Inspira lentamente e io deglutisco.
"Se vuoi un consiglio... Non aspettare la notte in cui usciremo di testa, perché potremmo essere molto ingestibili..."
Poi scompare dalla porta.
'Molto ingestibili...' ripenso alle sue parole e mi viene voglia di scappare.
Mi alzo dal divano, instabile sulle gambe.
Il mio sguardo punta all'anello sul comodino e ripenso alle parole di Silente "sei degna... so che lo sei..."
Mi mordo le guance.
Con le lacrime agli occhi, mi butto a letto. Mi sotterro sotto le lenzuola grigie e tento di dormire.
Sono stanca di tutte queste emozioni... folli.
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Mi risveglio poche ore dopo.
Fuori è buio.
'Okay, forse sono più di... qualche ora.'
Ho dormito come un sasso. Le emozioni mi hanno distrutta.
Mi guardo attorno. La stanza è vuota, non c'è anima viva tranne me.
Mi metto a sedere e noto un tavolino pieghevole con del cibo sopra e un biglietto, proprio accanto al mio letto.
Mi avvicino e leggo quello che dice.
'Quando leggerai questo, probabilmente saremo già fuori da un po'.
Siamo andati tutti e quattro a caccia.
L'appartamento è vuoto. Alcune guardie sorvegliano il perimetro, perciò puoi dormire tranquilla.
Torneremo tra un giorno, salvo imprevisti.
Ti amiamo. Non metterlo mai in dubbio.
Prima di tutto, per noi, ci sei tu.
Riposati e rilassati... te lo meriti.
Con affetto,
Aro, Caius, Marcus e Carlisle.
Ps. Ti abbiamo preparato un bagno... che resterà caldo per quando vorrai. E la cena. Serviti pure.
Pps. Chiamaci sui nostri cellulari se hai bisogno di qualcosa. I numeri sono registrati sul tuo.
Ti amiamo.'
Arrossisco mentre ripongo il biglietto.
Se ne sono andati perché stavo degenerando... perché io stavo soffrendo.
Quante premure dovranno servire per avere un po' di fiducia...?
Sospiro e mi alzo.
Ho lo stomaco chiuso, perciò mi dirigo in bagno.
La vasca è una specie di piscina termica. La temperatura dell'acqua è statica, rimane costante.
Mi spoglio lentamente, premurandomi di avere dei vestiti di ricambio.
Il sangue in uscita è piuttosto abbondante... quindi mi regolo. Non devo stare dentro troppo...
Non appena mi immergo, sospiro di piacere: ne avevo bisogno... I miei muscoli ne avevano bisogno.
Quando riemergo, mi rendo conto della scatolina che sta sul ripiano del lavandino.
L'anello.
Quello schifo di coso.
E mi sta ancora chiamando.
D'un tratto, il relax che provavo si è tramutato in qualcosa di simile alla fibrillazione, come se volessi da morire fare qualcosa.
'Vuoi provarlo... Ammettilo. Lo vuoi vedere sul tuo dito. Vuoi sentire il suo potere scorrere nelle tue vene.'
Ma allo stesso tempo, come farei a gestire la sete? O meglio... tutto ciò che comporta provare l'anello?
No... meglio di no.
Meglio attendere i Volturi. Loro sarebbero guide preziose e mi aiuterebbero a gestire il potere.
Sono loro i vampiri esperti... non io.
E poi... mai fare il passo più lungo della gamba.
Esco dall'acqua, mi rivesto e mi dirigo verso il soggiorno.
Lì trovo i gemelli... Alec e Jane.
Un sorriso ci illumina il viso in contemporanea e ci gettiamo in un abbraccio di gruppo.
Restiamo così per qualche istante, confortandoci con le rispettive presenze.
E io mi sento già meglio...
"Come state...? Mi dispiace non essermi fatta viva prima... sono stata... piuttosto presa." Chiedo umilmente scusa, ma loro comprendono subito.
Tutto di me è un subbuglio... e loro lo percepiscono.
"Tranquilla sorellina... è bello rivederti. Ci sei mancata, è una tortura stare lontani." Mormora Alec, seppellendo il viso nell'incavo del mio collo.
"Anche per me, è orribile stare lontani. Ma sono stata scombussolata emotivamente... da tutto... e mi sono sentita distante dalla mia vita... c'erano solo loro, i loro corpi, i loro occhi..." mi mordo il labbro, mentre i gemelli ridacchiano.
"Qualcuno sta scoprendo lentamente cosa implichi avere quattro maschi alle calcagna...
Ma non sei sola, sorella. Hai noi. Possiamo anche solo distrarti e sarebbe tanto." Dice Jane.
Annuisco "Sarebbe tantissimo... per non perdere la testa."
"Esatto... non vogliamo una sorella persa. Vedrai... ti abituerai a queste sensazioni e starai bene. Noi ti aiuteremo..." mi consola Alec, stringendomi forte.
Io lo abbraccio di rimando.
Con loro mi sento al sicuro. E davvero ho la percezione di potercela fare.
