Isola del tè, due anni dopo

La stampante finalmente si aziona e, con essa, la trepidazione di Sasuke. L'agitazione delle ginocchia nude è irrefrenabile, raggranella il piccolo asciugamano dalla scrivania per detergersi il sudore sotto la frangia, malgrado il condizionatore gli vomiti faccia un costante flusso gelido. Il clima caldo e umido dell'Isola del tè non gli consente altri abiti a parte la maglietta bianca e i calzoncini marroni; dopo aver appurato quanto gli doni la combinazione, Sasuke si è procurato diverse copie di entrambi gli indumenti in modo da non doversi sbattezzare troppo davanti all'armadio.

Non si è mai dilungato nel calcolo dei secondi necessari a quella maledetta macchina per farsi trafiggere da un foglio. Sasuke sbircia, invano, il monitor del PC; l'agitazione gli ha fatto mandare tutto in stampa senza che gli fosse balenato il pensiero di aprire l'allegato della mail. Merda.

Con molta calma, lo schema dell'albero genealogico della famiglia Uchiha inizia a prendere forma; Sasuke afferra l'estremità del foglio, tira, l'informazione reperita e inviatagli da suo padre condizionerà il suo futuro e quello di Itachi.

Il primo foglio, recante solo il disegno, è completo; Sasuke lo scartabella fulmineo con gli occhi alla ricerca di Madara. La sua casella si trova abbastanza distante dalla sua, ma ancora non riesce a spezzare la paralisi che lo inchioda alla sedia.

Appena la seconda pagina fa capolino, il respiro di Sasuke diventa affannoso. Non assimila niente di quanto riportato nelle innumerevoli, e sicuramente interessanti, informazioni. Pazienza, ne farà tesoro in un secondo momento.

Madara / Sasuke (deceduto). Cugini di quarto grado.

Aggrotta le sopracciglia, i caratteri sono ancora a testa in giù e potrebbe essersi ingannato. Finalmente la stampante si decide a sputare il dannato pezzo di carta e Sasuke lo ribalta accartocciandolo nella foga. Sì, ha letto bene per quanto concerne la paretela tra lui e Madara. Ma prima di farsi accalappiare dai balzi di gioia, compie la medesima ricerca su Itachi e Shisui, impiega un po' prima di adocchiare la loro relazione.

Shisui / Itachi (deceduto). Cugini di secondo grado.

Va bene lo stesso. L'afa dell'Isola del tè si trasforma in gelo mentre Sasuke raccoglie i documenti, spiegazzandoli in maniera indecente, e scatta in piedi ribaltando la sedia ergonomica.

"Madara!" il richiamo rauco si fonde con i tonfi sordi e frettolosi dei suoi calzini bianchi sul parquet.

Il terzo foglio, abbandonato al proprio destino, atterra sul pavimento seguendo lente e ondeggianti volute.

Sasuke usa il tappeto, nei pressi dell'ingresso, per scivolare sul legno e guadagnare secondi preziosi.

"Madara!" Ancora nessuna risposta, forse è in giardino a godersi l'atmosfera del primo pomeriggio.

Sasuke scende dal tessuto stropicciato per lanciarsi sui gradini della veranda, sa di sembrare un bambino ansioso di afferrare i dolcetti che gli sono stati offerti, ma decide di fregarsene. È troppo felice, desidera afferrare il sogno prima che svanisca.

Inchioda bruscamente, rischia di ruzzolare gli scarsi gradini. La frenesia lo stava per rendere pericolosamente cieco davanti a quella parola che adesso gli balla spietata davanti agli occhi, brilla così intensa da fare male. Lo terrorizza, Sasuke sente la bocca diventare arida e appiccicosa in un attimo.

Deceduto.

Madara gli ha donato l'identità dell'amato fratello affinché possa vivere da uomo libero, senza più l'obbligo di nascondersi. Per Itachi la questione è, per così dire, più semplice. Non essendosi, come Sasuke, macchiato di omicidio, per lui è sufficiente usufruire dei nuovi documenti generati per lui da Madara.

Sasuke deglutisce la grande quantità di saliva adesso formataglisi in bocca, percorre a ritroso i gradini, rientra con maggiore calma, sistema il tappeto accartocciato e nasconde i fogli in un vaso di fiori. Meglio non risvegliare il dolore di Madara se non strettamente necessario, su quei documenti Izuna risulta ancora vivo.

Incamera due profondi respiri, approda sul prato solo dopo aver raggranellato la certezza di essersi calmato. Dopo qualche passo sull'erba così fresca, se paragonata alla calura circostante, rivolge l'attenzione verso la casa attigua, un edificio identico, piccolo, costituito da una fresca struttura lignea. Sasuke assottiglia lo sguardo per farlo passare meglio tra ombrose fronde del giardino, cerca Itachi che abita lì con Shisui, ha una voglia matta di saltargli al collo per comunicargli la bella notizia. Ma Sasuke non scorge nessuno e sorride beffardo, chissà cosa staranno combinando quei due; il suo Nii – san, sempiterno freddoloso, si è trasformato in una bomba di vitalità da quando si sono trasferiti lì.

Riesumato l'obiettivo principale, a Sasuke basta girare l'angolo della piccola casa di legno per scorgere Madara. Il cugino più grande è inginocchiato sul prato intento a conferire la potatura estiva a un cespuglio di rose, Madara adora quella varietà arancione corallo, perciò non manca mai di indurle a fiorire una seconda volta. La folta chioma raccolta in una coda di cavallo; la camicia celeste, punteggiata di sudore, fa esplodere di uno strano e potente desiderio il bassoventre di Sasuke. Il giovane si ferma, di soppiatto, alle spalle del compagno con l'intento di godere il più a lungo possibile di quella visone. Madara accarezza le grosse spine ridotte all'innocuità dai guanti da lavoro, districa i rami, poi le cesoie riprendono il loro pigro scattare. Si concede una pausa, disfattosi di guanti e forbici, Madara preleva un triangolo d'anguria da una ciotola colma di cubetti di ghiaccio posata lì accanto. Sasuke inclina la testa, ammira l'inconsapevole eleganza con cui il più grande ne stacca la punta con la bocca, si decide a raggiungerlo e a palesare la sua presenza solo dopo aver captato il lieve movimento della masticazione.

Sasuke non parla, si siede accanto a Madara e lascia ai propri occhi il compito di comunicare che ha qualcosa da dire. La piccola goccia di succo rosso rimasta sul mento del quarantunenne, brilla al sole monopolizzando la concentrazione del giovane, Sasuke protende il busto per impadronirsi a sua volta di una porzione del frutto tra le dita di Madara, salvo poi accorgersi di quanto il suo morso sia stato più grossolano. Colpa del cuore in fibrillazione.

Madara gli sorride, lascia che il ciuffo gli si scosti dall'occhio destro grazie al solo piegarsi della testa. Se Sasuke non si decide a parlare ora, le spiegazioni gli si seccheranno in gola al prossimo movimento di Madara. "Mio padre mi ha spedito quanto richiesto, e…" Sasuke abbassa lo sguardo, sente le guance infiammarsi e sa che la frittata è fatta, la pelle diafana tradisce all'istante qualunque grado di rossore. "Possiamo sposarci."

Madara esala un lieve sospiro bonario, accarezza il giovane col suo timbro morbido "Sasuke", le dita garbate che gli agguantano il mento non ammettono repliche, e così è costretto ad alzare il capo trovandosi ancora davanti la brillante gocciolina rossa "ufficialmente sei mio fratello, ora."

"Giusto." Sasuke espelle aria amareggiato, gli occhi gli crollano ancora seguendo la rovinosa caduta dell'entusiasmo. Non si sbarazzerà mai dell'oscuro manto della morte di Obito, gli graverà sempre sulle spalle ed è corretto così.

"Questo non significa che non possiamo stare insieme." le mani di Madara avvolgono, lievi, le sue; la pelle è vellutata e bianca.

Sasuke ritorna al suo viso, si commuove davanti alla lieve malinconia che vela gli occhi di Madara. Non resiste alla piccola goccia di succo, stavolta esplode e la fa sua prelevandola direttamente dal mento di Madara con le labbra. I calzoncini marroni gli esplodono dolorosamente alla risposta di Madara, il bacio del maggiore è calmo e calcolato, si prende tutto il tempo per lambire il viso di Sasuke col respiro.

Il giovane freme, geme, la sua mano scatta nella frenesia andando a intercettare l'elastico che trattiene i capelli di Madara; li scioglie, desidera vederglieli fluenti sulla schiena, infilarci le dita. Madara sbuffa una risata sommessa, accentua le palpebre inferiori, colpisce la fronte di Sasuke con la sua, poi si alza tirandoselo dietro. Lo trascina nella fresca penombra dell'abitazione, Sasuke segue docile Madara fino al bancone della cucina, dove resta in piedi come un ebete chiedendosi cosa Madara abbia intenzione di combinare. Trema, sempre più eccitato e curioso.

Madara ansima con le labbra schiuse e gli occhi vitrei, lo fissa, l'immobilità funge da deterrente per Sasuke che si trattiene dal stracciargli la camicia per impadronirsi del suo collo sudato. Il maggiore dà le spalle a un sempre più sconcertato Sasuke; senza dispensare spiegazioni apre un cassetto, rovista all'interno e lo richiude.

Quando Madara torna a voltarsi, il sorriso di Sasuke svanisce.

Il maggiore brandisce un grosso coltello nella mano destra, ansima puntandoselo al petto, gli occhi brillano sinistri e il pugno è fermo.

"Madara…?" Sasuke deglutisce a vuoto, la voce gli trema. Il terrore che Madara abbia ancora voglia di raggiungere Izuna rifiorisce con l'aspetto di un mostro e lo attanaglia in una morsa soffocante. "Sei impazzito?"

"Sogni ancora il mestiere di vivisettore, Sasuke? Sezionami."

Il giovane esita, si era quasi dimenticato di quel tremendo periodo della sua vita, tuttavia comprende perché Madara vi allude proprio ora. La loro prima volta, l'esplosione della loro passione reciproca creduta poi, erroneamente, esaurita per anni. Quando ancora Madara rappresentava una meta affascinante e inarrivabile.

Madara infila il manico del pugnale tra le mani di Sasuke, poi lo guida verso i bottoni della camicia azzurra. La punta affilata li fa schizzare uno dopo l'altro, l'eccitazione di Sasuke rifiorisce energica. Il respiro di Madara è pesante, a Sasuke si asciuga la bocca all'istante al palesarsi del petto ansante e sudato. Inaspettatamente, Madara non gli molla le mani, stringe oltremodo la presa per obbligarlo a proseguire la traccia del pugnale; Sasuke si fida e si abbandona completamente certo che non gli ferirà la pelle se evita di ribellarsi. La lama prosegue con chirurgica precisione, taglia pantaloni e boxer a Madara; Sasuke sobbalza davanti alla sua eccitazione già al massimo.

Il respiro gli si mozza ritrovandosi la punta dell'arnese ora nella sua direzione, ma realizza che è meglio non tremare se vuole che Madara completi il lavoro senza disguidi.

Le palpebre inferiori di Madara si gonfiano in un sorriso quando entrambi sono nudi, uno di fronte all'altro; abbandona finalmente il coltello, e Sasuke raccatta il coraggio di avvicinarsi. Un passo alla volta, con lentezza, intanto sonda le reazioni di Madara in attesa di fronte a lui. Il quarantaduenne reclina indietro la testa appena le labbra di Sasuke si accaparrano la pelle del collo umida e sapida, si offre al compagno che lo agguanta forte al busto. Sasuke succhia, morde, incurante dei segni che certamente lascerà.

"Fammi a pezzi quanto vuoi." Madara singhiozza di piacere, lo bacia, gli ansima sulla bocca. Quando le erezioni entrano casualmente in contatto, Sasuke sobbalza galvanizzato dal piacere.

Sasuke si sente autorizzato a prendere Madara in parola, gli lecca il petto, morde i capezzoli fino a sentirlo gemere forte, poi medica il dolore con altre lappate.

La mano di Madara gli artiglia, all'improvviso, i capelli; spinge, Sasuke è costretto a inginocchiarsi se non vuole ritrovarsi senza lo scalpo. Le parti si sono rapidamente invertite; in realtà è sempre stato Madara a comandare nel sesso, ricopre questo ruolo da tutta la vita e Sasuke ne affascinato per questo.

Ormai al cospetto del suo cazzo, Sasuke tasta le natiche muscolose del cugino; e non più tardi di un attimo, si ritrova con la sua cappella in gola a sbarrargli completamente il respiro. Madara si immobilizza, Sasuke deve avere ben chiaro che ora è lui a decidere quando ha il permesso di respirare. Si ritrae per consentire al giovane di inspirare, gli struscia la cappella sulla lingua, dichiara a Sasuke che deve lappargli via le goccioline di piacere dal cazzo. Sasuke esegue; Madara, stroncato dal piacere, trasforma la ferrea presa sulla sua testa in una lieve carezza.

Sasuke sa come farlo impazzire, voleva essere sezionato ed è pronto a servirlo. Vede le gambe di Madara vacillare a ogni pigra passata di lingua, lo osserva dondolare i fianchi a ogni bacio che gli stampa indolente sulla punta del cazzo.

Madara biascica con la bocca arida, ogni muscolo del suo corpo grida che ne vuole ancora; ma a Sasuke piace tenerlo in pugno, perciò di ritrae e lo fissa con una scintilla perfida degli occhi.

Insurrezione di cui Sasuke si pente all'istante appena le dita di Madara gli si serrano sul braccio, si ritrova messo in piedi praticamente di peso e sa che collezionerà dei bei lividi a forma di mano; ancora con la faccia accartocciata da dolore e sbigottimento, si realizza sbatacchiato di pancia sul tavolo.

Il cazzo di Madara lo trafigge senza preamboli, Sasuke si sente spaccare, poi gli spasmi si tramutano rapidamente in appagamento. Dopo le prime accanite spinte, Madara si addolcisce, i suoi movimenti si fanno rotatori e sinuosi. Si china sulla schiena di Sasuke, la pressione è prepotente, però contrasta con la delicatezza dei baci che lascia sulla nuca del giovane. Sasuke freme, il senso di pienezza è completo quando le mani di Madara gli scavano sotto il ventre fino a raggiungergli il cazzo. Madara gli stringe forte la gommosità della cappella gonfia, Sasuke sente i suoi palmi infradiciarsi del proprio godimento. Sincronizza i movimenti col bacino di Madara, il vortice della mente annebbiata dal piacere gli fa cedere le gambe, non scivola giù dal tavolo perché trattenuto dal corpo solido di Madara.

L'improvviso silenzio di Madara è il segnale che è arrivato, quando si immobilizza, Sasuke si lascia andare per coordinarsi con lui. Restano lì, uno sull'altro finché i respiri non si calmano, Sasuke sente il cuore di Madara martellargli sulla schiena e un rivolo della sua saliva incollargli i capelli; sono entrambi esausti.

Come fosse un'altra persona, Madara si alza e solleva anche Sasuke con estrema dolcezza. Lo volta, lo guarda intensamente e gli accarezza le guance. "Mi dispiace, Sasuke. Forse ho risvegliato lontani ricordi."

Il giovane sorride quasi divertito. "Il passato non ha niente di nuovo da offrirci; ma se guardiamo avanti, c'è la vita."

Madara inclina la testa, lo studia rincuorato. Rigira la mano per accarezzare Sasuke col dorso soffice, fonte di nuovi brividi. Lo bacia e i brividi si riaccendono quasi.

"Ti voglio sempre così, Madara. Altrimenti non saresti tu."

Il quarantaduenne ride, abbraccia Sasuke e inizia a condurlo verso il bagno. "Solo tu sai apprezzare la singolarità delle persone e amarle per i loro difetti, Sasuke. Non cambiare."

Forse Madara non imparerà mai a pronunciare parole d'amore, ma Sasuke non baratterebbe con niente al mondo i suoi allettanti complimenti.