96. Legione

Nella stanza calò un silenzio imbarazzante.

Logan si irrigidì, guardò Cassandra, poi Charles, infine di nuovo Cassandra.

"Che cazzo vuol dire che non può camminare?" chiese con tono brusco "Che cazzo vuol dire che non può usare i suoi poteri?"

Cassandra lo ignorò e si rivolse invece a Raven.

"Dobbiamo andare." disse, e uscì di corsa dalla stanza, Raven annuì e la seguì insieme a Vincenzo.

"Cosa cazzo sta succedendo?" gridò Logan in direzione di Cassandra, la quale ormai non poteva più sentirlo, quindi tornò a rivolgersi a Charles e Erik "Qualcuno vorrebbe spiegarmi cosa è successo? Charles?!" gridò ancora, in preda al panico e alla rabbia "Perché non puoi camminare? Cosa vuol dire che non puoi usare i tuoi poteri?! Cosa diavolo è …"

"Logan."

La furia di Logan svanì in un solo istante, spenta da una secchiata d'acqua gelida: si era limitato a pronunciare il suo nome e a guardarlo, in quella parola e in quello sguardo c'era un messaggio nascosto impossibile da ignorare, Charles era perfettamente padrone di se stesso e delle sue emozioni, anche di quelle altrui, solo grazie a questo straordinario autocontrollo era riuscito a placare anche la sua ira.

"Sì" rispose Logan, quasi imbarazzato "Scusa, me lo spiegherai più tardi. Ora andiamo" continuò, avvicinandosi "Vuoi che ti prenda in braccio o preferisci stare sulla mia schiena?"

"Chinati" rispose Charles, Logan obbedì e Charles si arrampicò sulla sua schiena, per qualche istante contrasse il viso in una smorifa di dolore che non sfuggì a Erik.

"Ti fa molto male?" chiese, preoccupato.

Charles finì di sistemarsi e respirò a fondo prima di rispondere.

"Un po'" mentì.

Logan grugnì, intuendo la bugia, ma non commentò.

"Andiamo" disse, muovendo i primi passi "Tu ti arrangi, vero?" chiese poi, rivolgendosi a Erik, che annuì e lo seguì fuori dalla stanza.

"Il jet non è molto lontano" disse Charles "È imbarazzante ma in questo momento non possiamo fare altro che nasconderci."

"Hai fatto abbastanza" lo rassicurò Logan "Non preoccuparti."

Logan corse fuori con Charles sulla schiena, ormai la battaglia era quasi terminata ma c'erano ancora qua e là dei mutanti che lottavano tra di loro, lui però li evitò e, cercando di non far del male a Charles, corse verso il jet per metterlo al sicuro il prima possibile mentre Erik li seguiva; in queste condizioni arrivarono pochi minuti dopo al jet, Logan salì e posò Charles su uno dei sedili, facendo attenzione a non fargli troppo male.

"Come stai?" gli chiese.

"Sto" rispose Charles, stavolta più onesto "Ora vai, qui noi staremo bene."

Logan mosse un passo, poi si fermò, indeciso sul da farsi.

"No." disse infine "Là fuori sono abbastanza e ormai è quasi tutto finito, non credo che qualcuno possa venire a cercarvi qui, ma voglio essere certo che siate al sicuro, soprattutto ora che non potete difendervi."

Charles e Erik si scambiarono uno sguardo.

"Sei sicuro?" chiese Erik.

"Più che sicuro" rispose Logan e, dopo aver estratto un sigaro dalla sua giacca macchiata di sangue, lo accese con evidente soddisfazione "Così potete anche raccontarmi cos'è successo."

Cassandra e Raven stavano camminando con passo rapido anche se, in effetti, non avevano ancora idea di dove dirigersi, Vincenzo si era subito separato da loro per tornare dai suoi compagni ed erano rimaste sole.

"Mi vuoi spiegare cosa sta succedendo?" chiese Raven "Dove siamo?"

Cassandra si fermò per un istante e la guardò.

"È vero" disse, ricordandosi in quel momento cos'era successo a Raven "Vi siete persi un sacco di cose. Ora sarebbe troppo lungo da spiegare" proseguì, riprendendo anche a camminare "Ti basti sapere che siamo a Genosha e che dobbiamo trovare e catturare Pyro."

"Su questo sono d'accordo" rispose Raven "Ho visto cosa ha fatto a Charles."

Cassandra annuì distrattamente, troppo concentrata sul cercare Pyro e Katie.

"Dove sono?" si chiese "Ci sono troppe menti, non riesco a …"

Si bloccò di colpo, poco lontano sentirono qualcuno gridare e riconobbero la voce di Pyro.

"LASCIAMI, BRUTTA TESTA DI CAZZO! LASCIAMI!"

"Mi sa che lo abbiamo trovato" commentò Raven ed entrambe corsero nella direzione delle grida, trovarono Pyro e Katie poco lontano, nel giardino di una delle case, entrambi erano immobili, come se qualcuno li avesse pietrificati mentre stavano cercando di raggiungere una jeep parcheggiata poco lontano. Raven e Cassandra si avvicinarono e videro che, insieme a loro, c'era anche David.

"David!" lo chiamò Cassandra.

"Stavano cercando di fuggire" spiegò lui senza distogliere lo sguardo dai due, che teneva fermi usando la telecinesi "Quando si sono resi conto che la loro nave stava affondando, invece di restare a bordo come un buon capitano, hanno pensato di prendere una scialuppa di salvataggio e darsela a gambe. Non molto lontano da qui c'è un hangar con un elicottero che avrebbero usato per svignarsela, vero brutti codardi?"

"TI HO DETTO DI LASCIARCI ANDARE, BRUTTO COGLIONE!" gracchiò Pyro mentre Katie, al suo fianco, tremava e piangeva per la paura.

Raven si avvicinò a David e gli posò una mano sulla spalla.

"Va bene" disse cercando di rassicurarlo "Li hai catturati, ora basta così"

"NO!" rispose David con rabbia, poi tornò a rivolgersi a Pyro "Sei stato troppo precipitoso" disse "Non avresti dovuto toglierti l'elmetto poco fa. Ah, so tutto, sai? Sono un telepate, proprio come mio padre, so cosa gli hai fatto."

"C-cosa?" chiese Pyro, stupito "Xavier sarebbe …"

"Sì, mi chiamo David Haller, Charles Xavier è mio padre … e tu pagherai per ciò che gli hai fatto."

Cassandra fece qualche passo avanti per guardarlo meglio e ciò che vide la atterrì: il viso di suo nipote era una maschera d'odio, deformato da una rabbia incontenibile, per un istante rivide se stessa, preda del suo stesso odio, del rancore covato per anni nel suo animo; in quel momento David fu per lei uno specchio che le restituì un'immagine fedele di se stessa, un'immagine che, lo capì in quel momento, non avrebbe mai più voluto vedere.

"David, per favore, calmati …" sussurrò, chiedendosi se anche le sue parole avrebbero avuto lo stesso effetto che quelle di Charles avevano avuto su di lei.

"Sì, calmati!" ripeté Pyro "Pensa a tuo padre, lui non mi avrebbe mai fatto del male! Lui non approverebbe!"

Stavolta non c'era più rabbia nella sua voce, era diventata acuta, debole, il guaito di un animale in trappola, mentre lo sguardo di David era quello del predatore che gioca con il suo cibo prima di divorarlo. David sogghignò, divertito.

"Avete ragione" ammise infine "Mio padre non farebbe male a nessuno, nemmeno a un essere viscido e strisciante come te. In effetti io ho ereditato molte cose da lui: la telepatia, la telecinesi, questi meravigliosi occhi azzurri …" aggiunse, indicandoli con un movimento della mano "Devo però rivelarvi un segreto" aggiunse, si avvicinò a Pyro quel tanto che bastava per sussurrargli all'orecchio "Io non sono lui."

Katie era già scoppiata in lacrime, Pyro impallidì ancor di più ma David non ebbe pietà.

"Vuoi sapere quali sono i miei poteri?" chiese "Ne ho molti, a dir la verità, forse troppi per una persona sola, forse è per questo che ho sviluppato un disturbo di personalità multipla. Come ti ho detto, il mio nome è David, tu puoi chiamarmi … Legione." concluse, soddisfatto di aver trovato un nome che rispecchiasse i suoi poteri e la sua personalità.

La voce di David era pacata, come quella di Charles, ma ciò che diceva, pronunciato con quella calma, lo rendeva ancor più spaventoso.

"David, per favore, non è necessario …" tentò di calmarlo ancora Raven, lui la ignorò.

"Si dice che chi voglia fare troppe cose alla fine non riesca a farne nemmeno una per bene …" iniziò, si avvicinò ancor di più a Pyro e tirò fuori dalla tasca della giacca il suo accendino "Sfortunatamente per te, non è il mio caso."

"Che cazzo vuoi fare?" chiese Pyro, che in realtà lo aveva intuito.

"Ti sei divertito a sfruttare quella telepatia finta per far del male a mio padre, vero?" chiese "Ora scoprirai cosa significa essere sconfitti dal proprio potere!"

Pyro, ormai nel panico più totale, iniziò a singhiozzare dal terrore, David fece scattare l'accendino e produsse una piccola fiammella che ingigantì subito con l'altra mano.

"Pirocinesi, coglione!" disse, prendendo la fiamma e usandola per formare una piccola sfera di fuoco "Senti … senti il calore …" continuò, avvicinandola al suo viso "Ora soffrirai …"

"DAVID!" lo chiamarono insieme sia Cassandra che Raven, lui però le ignorò, per un momento sembrò che volesse dare fuoco a Pyro, paralizzato dal terrore, invece allungò il braccio e scagliò la palla di fuoco verso il motore della jeep, che prese rapidamente fuoco ed esplose pochi secondi dopo.

Pyro e Katie caddero in ginocchio, liberi dalla presa telecinetica di David, che rideva soddisfatto sotto lo sguardo esterrefatto di Cassandra e Raven.

"Sei solo un ridicolo pagliaccio!" lo prese in giro David "Inoltre … oh, cos'è questo?" chiese, guardandosi attorno "Cos'è questo odore? Oh, che imbarazzo!" esclamò, indicandolo "Ti sei pisciato addosso!"

David scoppiò a ridere e il suo viso si trasformò, il suo sguardo si fece più calmo, quasi compassionevole.

"Hai avuto quello che ti meritavi, brutto escremento" disse "Hai visto la morte in faccia, hai temuto che arrivasse, hai sperimentato il vero terrore …"

Cassandra e Raven, ancora spaventate, si scambiarono uno sguardo, poi guardarono David: era tutta una recita, uno stratagemma per spaventare Pyro, per fargli provare ciò che aveva fatto passare agli altri.

"Ormai sei finito, perdente" continuò David "Non provo che pietà per te."

Lo fissò per qualche altro istante, poi lasciò la presa telecinetica, Pyro e Katie crollarono come due pezzi di stoffa bagnata, David continuò a guardarli dall'alto al basso, poi si voltò.

David si voltò.

Non si era girato del tutto, aveva appena mosso una gamba e distolto lo sguardo abbastanza da non vederli più, ma bastò.

Pyro in quel momento era un animale ferito, terrorizzato, attraversato da una scarica di adrenalina, scagliò l'attacco: la jeep alle sue spalle era ancora in fiamme, piccole fiammelle apparentemente innocue ma che lui utilizzò per creare una lama di fuoco che scagliò verso David.

Raven e Cassandra, che si erano appena rilassate, convinte che il peggio fosse finito, gridarono il nome di David per avvertirlo, ma lui già si era girato, con un rapido movimento del braccio aveva deviato la fiammata verso uno steccato poco lontano che prese rapidamente fuoco.

"Sei solo un codardo!" disse gelido David "Ormai hai perso qualsiasi possibilità di redenzione!"

"VAI A FARTI FOTTERE!" gridò Pyro, con uno sforzo incredibile si alzò e continuò ad attaccare David, che si difendeva deviando le fiammate senza alcuna difficoltà mentre Pyro perdeva rapidamente il controllo, raccogliendo e scagliando le fiamme con crescente fervore.

"JOHN! FERMATI!" gridò Raven, fino a quel momento si era rivolta a lui chiamandolo con il suo nome da Mutante, ora però le era venuto spontaneo cercare di richiamare la sua attenzione con il suo nome vero, forse sperava di fargli ritrovare la propria umanità, ma non funzionò, una delle tante fiammate, scagliate con rabbia cieca, colpì Katie, ancora paralizzata dal terrore, la manica della sua giacca prese rapidamente fuoco, David lo vide e ciò lo fece infuriare ancor di più.

"SEI UN FOLLE!" urlò David, con una spinta telecinetica lo scagliò lontano e avanzò verso di lui, pronto a proseguire la battaglia.

Raven e Cassandra corsero subito da lei per aiutarla e in qualche modo riuscirono a spegnere le fiamme, ma ormai il suo braccio era gravemente ustionato, lei era ancora spaventata e ora anche dolorante, si fece accudire come una bambina.

"Dobbiamo portarla al jet per medicarla" disse Cassandra osservando la ferita.

"Certo" rispose Raven, ma si voltò per guardare David "lui ce la farà da solo? Non c'è pericolo che esageri? Poco fa mi ha terrorizzata!"

Anche Cassandra si voltò per osservare il nipote, valutò per qualche istante la situazione, poi annuì.

"Se la caverà, è un bravo ragazzo, anche se si è arrabbiato sono certa che farà la cosa giusta."

Era davvero lei a parlare o era Charles? Senza rendersene conto era diventata come lui? Eppure quella era una sensazione forte, era certa di ciò che stava dicendo e sapeva che David non l'avrebbe delusa. Mentre Raven e Cassandra riuscirono a far alzare Katie per portarla al jet, David aveva raggiunto Pyro.

"Pensi davvero di potermi sconfiggere?" gli chiese guardandolo a terra mentre cercava di rialzarsi, ormai esausto "Giochiamo alla pari ma, devi fartene una ragione, io sono una spanna sopra di te!"

Pyro aveva perso qualsiasi traccia di umanità, era diventato una belva feroce messa alle strette, pronta a morire ma non a rinunciare alla sua ira.

In quel momento si stavano affrontando due fiamme, una era quella di Pyro, totale, selvaggia, priva di controllo, distruttiva; dall'altra parte c'era David, la sua fiamma era invece controllata, consapevole, misurata ma efficace. David avrebbe potuto fermarlo in qualsiasi momento con la telepatia o la telecinesi, invece preferì combattere ad armi pari, anche se in realtà gli era nettamente superiore, per metterlo di fronte alla realtà, alla sua sconfitta.

I minuti successivi furono tensione pura, una battaglia trasformata in arte, una danza di fiamme che scontravano in abbracci sinuosi come serpenti, fino a quando fu David a spegnere tutto il fuoco, usò la pirocinesi per soffocare le fiamme invece di alimentarle e Pyro, ormai privo di qualsiasi tipo di arma, cadde in ginocchio, sconfitto.

"Vedi?" disse David con voce calma ma ferma "La rabbia è un sentimento legittimo ma va saputa gestire, cosa che tu ovviamente non sai fare."

Lo sguardo di David non tradiva alcuna emozione, anche Pyro ormai era arrivato alla fine, non aveva nemmeno un briciolo di energia, ogni scintilla di vita era scomparsa dai suoi occhi, perfino la rabbia era stata annientata dalla razionalità e dalla calma di David.

"O-ora c-cosa mi farai?" chiese, nella sua visione distorta già si immaginava morto, per lui era ovvio che David lo avrebbe ucciso, lui vide quei pensieri e scosse la testa, divertito.

"Non ti farò nulla" disse, usando la telecinesi per farlo alzare e per controllare il suo corpo in modo che non avesse alcuna possibilità di fuggire "Mi limiterò a portarti da mio padre, sarà lui a decidere cosa fare con te …"