19. Mio fratello
Mi sveglio all'improvviso, come se una scarica elettrica avesse attraversato il mio corpo. Mi metto a sedere. La luce del giorno entra dalla finestra. Devo aver dormito un'eternità. Guardo l'orologio. È quasi mezzogiorno. Quel sonnifero era troppo potente.
Vado in soggiorno ma John è già andato a lavoro. Trovo solo un biglietto.
Sono andato a lavorare.
Passa da me all'una, mi piacerebbe pranzare insieme
John
Mi vesto come meglio posso. Mi sento ancora debole e continuo ad avere freddo. Mi starà salendo anche un po' di febbre? Decido di ignorare i tremiti ed esco di casa. Con il taxi arrivo davanti all'ambulatorio dove lavora John che ormai è quasi l'una.
La sala d'aspetto è piena di gente. Nasi gocciolanti, colpi di tosse e sguardi lucidi. Supero la fila con nonchalance, bombardato da voci di proteste. Non ci bado. Sarah è al suo posto, sta accogliendo i pazienti uno ad uno. Mi guarda e mi saluta con un cenno della testa. È troppo impegnata per parlare. O forse vuole solo ignorarmi. Non ha un bel ricordo, di me. La capisco. Un altro uomo arriva da una porta secondaria. Deve essere un dottore.
Ciao Sarah" dice rivolto alla donna
"Ciao George"
"Il dottor Watson è già andato via?"
"No, sta finendo di visitare l'ultimo paziente"
"Bene. Chi è il prossimo?" dice rivolgendosi ai malati. Una donna si alza a fatica e lo segue.
In quel momento si apre la porta dello studio di John ed esce una donna, accompagnata da lui che continua a spiegarle come prendere le pillole.
"... e si ricordi di prenderle sempre a stomaco pieno, capito?"
"Grazie dottore"
"Ciao John" dico.
"Ciao fratellino" mi dice lui con un sorriso. Mi piace tantissimo quando mi chiama così!
Sarah ci guarda interdetta.
"Fratellino?"
"Abbiamo scoperto di essere fratelli. Divertente, vero?" dico con un sorriso larghissimo.
"Com'è possibile?"
"Te lo spiegherò un giorno" le dice John "Adesso non ho tempo. Andiamo Sherlock, ho bisogno di parlarti. E anche di mangiare! Ho una fame! Tu no, vero?"
"Invece si!" dico mentre usciamo dall'edificio "Tra ieri e oggi ho fatto un'intensa attività fisica! Ricordi il soprannome della 'Donna'?" davanti a lui per adesso preferisco continuare a chiamarla così "Bene, ora non può più chiamarmi così"
Mi guarda allibito. È davvero sorpreso.
"Sherlock ..."
"Tranquillo! Non diventerai zio!"
"Meno male! Cioè, volevo dire ... Come stai?"
Siamo arrivati nell'atrio. Siamo soli. Il silenzio di quel posto così ampio ci circonda come una coperta. Non rispondo. Sono così tante le cose che vorrei dirgli! Ha capito. Ne parleremo con calma, magari davanti ad una bella bistecca al sangue.
"Andiamo da Angelo?" suggerisce "Vorrei presentami a lui come tuo fratello maggiore, così la smetterà di portarci inutili candeline romantiche!"
Annuisco e sorrido. Lui risponde al mio sorriso e si avvia verso l'uscita.
"John" lo chiamo. Lui si ferma con la mano sulla maniglia. Si gira e torna indietro di qualche passo.
Io sono più alto di lui però adesso voglio annullare questa differenza. Voglio che mi abbracci veramente come un fratello maggiore. Lo prendo per mano e gli faccio salire due gradini della scalinata che porta al piano superiore. Lui è spaesato. Non capisce. Lo abbraccio. La mia testa arriva ora al livello delle sue spalle. Voglio sentirmi protetto da lui. Voglio fargli capire quanto gli voglio bene.
All'inizio è un po' incerto, sorpreso da quel mio gesto inaspettato, ma presto si riprende e risponde al mi abbraccio con trasporto. Mi carezza la schiena. Che bella sensazione!
"Sono così felice che tu sia mio fratello" dico strusciando il viso nel suo petto.
Lui ride. Non è facile vedermi così. Devo sembrare un gatto che fa le fusa. Mi piace. Con lui ci sta. Anni di parole non dette, di abbracci incompleti, di imbarazzi ... tutto sta sfociando in questo unico, meraviglioso momento.
"Anch'io sono felice che tu sia mio fratello" mi dice, carezzandomi la testa.
"Sai, per un po' ho pensato di essere gay" dico staccando la testa e guardandolo negli occhi.
"Cosa vuoi dire?" è allarmato.
"Ti ho sempre ritenuto speciale, sempre. Ti ho sempre voluto bene. Non sapevo spiegarmene il motivo, eppure è così. Forse sapevo inconsciamente che c'era qualcosa di profondo che ci lega, in fin dei conti siamo fratelli, più legati di così!"
"Mi dispiace di non averlo scoperto prima"
"Non fa nulla. È perfetto così. Non cambierei nulla. Solo una cosa, rimpiango di aver perso mio padre"
"Intendi ..."
"Intendo Siger" dico. Lui si fa un pochino triste "Non prendertela. Arthur, per quanto sia il mio padre biologico, non potrà mai sostituire Siger. Mai"
"Ma ti picchiava!"
"Non importa" ripenso alla lettera che mi ha scritto prima di morire, accuratamente custodita nella tasca della mia giacca. È difficile da spiegare, ma sento che è così. Una voce inopportunamente irritante ci interrompe.
"Hey! Voi due! Niente atti osceni in pubblico!"
Ci stacchiamo quel che basta per capire chi ci sta parlando. È Janette, la vecchia fiamma di John. Ci guarda con odio. Anzi,miguarda con odio.
"Insomma!" dico fingendomi altamente offeso. In realtà sono così felice! "Un po' di privacy! Possibile che nessuno sappia farsi gli affari propri?"
"Vi siete messi insieme?"
"Janette, giusto? La noiosa insegnante! Cosa ci fai qui?" le chiedo tornando ad interpretare la parte del detective stronzetto.
"Te l'avevo detto, John" dice rivolta a mio fratello, ignorandomi completamente "Che Sherlock Holmes è un ragazzo veramente fortunato e che tu sei un fidanzato modello!"
Sembra gentile ma il tono della sua voce nasconde astio.
"Te lo dico fuori dai denti, John. Fatti una vita tua. Ti farà male stare vicino ad uno psicopatico come lui. Non te l'ho detto l'ultima volta ma quando ho letto cosa ha fatto questo pazzo ho capito che sarebbe stato meglio avvisarti"
"So badare a me stesso, grazie"
"Non mi pare. Quel tipo" si rivolge a me come se non ci fossi, grazie carina! "è uno spostato. Allontanati da lui, finché puoi"
Sospiro e faccio una faccia che deve sembrare molto buffa a John perché mi guarda e si mette a ridere.
"Uno spostato?" dice allontanandomi con le braccia per guardarmi meglio "Si, in effetti devo dire che hai ragione. Non ho mai conosciuto un tipo più strano di lui"
"Non è solo strano, è ..."
"Non sai nulla di lui, quindi per favore evita di sputare il tuo rancoroso veleno su di noi, grazie. Inoltre, come ho avuto modo di far notare a parecchia gente, non sono gay!"
"Le apparenze suggeriscono ben altro ..."
"Tu non hai mai abbracciato tua sorella?"
"Be', si!"
"Vi hanno mai chiesto se siete lesbiche?"
"Cosa ... certo che no! Ma cosa centra?"
"È mio fratello, genio!"
"Tuo fratello?" gli chiede lei incredula "Avete cognomi diversi! Per di più non vi assomigliate per niente!"
"Non ho né tempo né voglia di spiegarti perché siamo fratelli. Ti basti sapere che lo siamo. Punto. Ora, se non ti dispiace, vorrei cercare di passare più tempo possibile con lui. Tra due ore devo tornare in clinica e vorrei mangiare qualcosa."
Lei si allontana con un atteggiamento ostentatamente offeso che la rende ridicola.
"A proposito di 'sorella' e 'lesbica'" dice sbattendosi la mano sulla fronte "Harry! Non hai ancora conosciuto Harry! Ti va se andiamo da lei per pranzo?"
Harry è la sorella di John quindi, di conseguenza, mia sorella. Me ne ha parlato, in passato, ma non l'ho mai conosciuta. So che è stata alcolizzata, in passato. Probabilmente era abbastanza grande da percepire la crisi matrimoniale dei suoi genitori e questo non deve averla aiutata a gestire il suo matrimonio con Clara. Già. Mia sorella era sposata con una donna. A parte questo non so quasi nulla di lei. Lo scoprirò presto.
L'appartamento dove Harry vive con la sua nuova compagna è piccolo ma dignitoso. La cosa che mi colpisce di più è l'ordine. John sostiene che questa parola, 'ordine', deve essere stata rimossa dal mio cervello con il sistema solare, ma si sbaglia di grosso. Il mio non è disordine. Ordine sparso, ecco cos'è il mio.
Nessun oggetto fuori posto, nessun orribile soprammobile, i piani sono ariosamente sgombri di oggetti inutili. Tutto è perfettamente simmetrico e pulito. La stanza è arredata con semplicità, con toni chiari che vanno dal bianco delle pareti al colore del legno delle sedie, anche questo chiaro. Tutto comunica pulizia e decoro. Mi fa rilassare. Non mi sarei mai aspettato una casa così bella, non da un'alcolizzata. No, ex alcolizzata. Quando mi avvicino non sento odore di alcool residuo. Le sue mani non tremano. Il suo sguardo è limpido e sicuro. Assomiglia tanto a John.
"Ciao Harry" le dice John salutandola con un bacio "Lui è Sherlock"
"Piacere" dico io allungandole la mano.
"Finalmente mi presenti il tuo fidanzato" dice lei osservandomi.
"Veramente non è il mio fidanzato. Mary è la mia fidanzata. Lui è ..." si blocca. Come può dirle la verità? È mio fratello? È troppo difficile da spiegare.
"È ...?" lo incoraggia lei, prendendo l'astuccio del tabacco. Pueblo. Buonissimo.
Con non curanza afferra una cartina e un filtro e si fa la sigaretta. Notando che la osservo mi porge il tabacco.
"Vuoi fartene una?" mi chiede "Io non fumo sigarette preconfezionate. Preferisco farmele da me"
Prendo l'astuccio che mi viene offerto sotto lo sguardo severo di John. Anche lei lo ha notato.
"Lascialo perdere" mi dice mentre con difficoltà mi rollo la sigaretta tra le dita. Caspita sono proprio fuori allenamento! "Sai com'è, è un dottore! Deformazione professionale! Non sopporta vedere la gente che si fa del male consapevolmente! Il tabacco, l'alcool ..."
"La cocaina ..." dico interrompendola. Arrossisco di colpo. Cosa mi è saltato in mente di dire?
"Cocaina?" mi chiede lei guardandomi con curiosità "Non l'avrei mai detto, tu John?"
Lui non risponde. Sa che è vero e sa perché l'ho fatto. Si limita a guardarmi.
"Purtroppo è così" confermo. Ormai mi sono fregato con le mie mani. Dovrò rispondere alle sue domande. Dovrò spiegarle tutto, ma penso che lei sia una delle poche persone che possa veramente capirmi. Abbiamo avuto ruoli speculari in questa storia. Lei, figlia di un padre infedele, costretta a vivere sulla sua pelle la sofferenza di un matrimonio che stava per disgregarsi. Io, frutto di questa infedeltà, inconsapevolmente oppresso dal peso di una colpa non mia. Ci troveremo, da qualche parte, per lenire le reciproche sofferenze?
