Hutch è preoccupato. Detesta l'idea di trascinare il suo compagno di sventure in quella nuova impresa ordinata dal gran capo, eppure al tempo stesso non sa risolversi a lasciarlo in paese, abbandonato a sé stesso in attesa del suo ritorno dalla missione affidatagli. Se si presentasse qualche sgherro di Sant'Antonio mentre Hutch è assente? Merda, che gran brutta prospettiva. Ma quella a cui stanno andando in contro non gli sembra di molto migliore.
«Suppongo che non esista una scelta più giusta» lo prende di sorpresa la voce del ragazzino, che era rimasto silenzioso durante la loro lenta cavalcata in direzione di Loma Blanca.
Ridicolo: così giovane, eppure sembra in grado di scrutare nei pensieri di Hutch con estrema facilità. Qualche volta fa un po' paura. Hutch se ne scopre intimidito, in alcuni casi.
«Non so che fare» rivela Hutch, sconfortato. «Come al solito, eh» prova a scherzare.
I minuti seguenti trascorrono in silenzio. Il piccoletto alle sue spalle sembra prendersi qualche momento per riflettere. «Tu provi ostilità per Sant'Antonio» ragiona, osservando il paesaggio brullo che mostra minime variazioni lungo il loro tragitto. «Eppure continui a lavorare per lui: ti dà un incarico, e tu lo porti a termine, poi torni alla tua routine.»
Hutch respira pesantemente e serra le dita sulle briglie di Carlotta, ma ancora non si risolve ad aprire bocca. Attende l'inevitabile e al tempo stesso prega che non giunga mai.
«Perché?» stronca le sue vane speranze la secca domanda del ragazzo.
Vorrebbe mentirgli. Rifilargli qualche assurdità per spiegare il proprio comportamento sconsiderato. Ma Hutch non sa mentire, non ne è mai stato capace. E, di più, non ritiene che il ragazzo meriti altre menzogne. Oh, sì, inizia a farsi qualche idea sulla chiara diffidenza che gli mostra nella maggior parte dei casi, e crede di intuire che, in un passato nemmeno troppo lontano, sia stato fregato da qualcuno, forse più d'una volta. Beh, Hutch non ha nessuna intenzione di fregarlo, e neppure di raccontargli balle sperando di evitare un confronto spiacevole.
«È più facile» mormora, sentendosi una merda per quell'ammissione. Sembra sciocco, ma prima di incontrare quel ragazzino non si era mai fatto problemi a sfruttare quella comoda vita senza troppe conseguenze. E ora, sotto lo sguardo trasparente del suo compagno di viaggio, solo in quel momento sembra divenire cosciente di quanto insulsa sia sempre stata la sua esistenza. «È più comodo» rincara amareggiato. «Non ho… mai avuto grandi prospettive. Non ritenevo di dover dimostrare qualcosa a chicchessia e così…» deglutisce, ansioso, non sapendo come proseguire, né se sia opportuno.
«Non si può affermare che tu sia un tipo con una spiccata integrità morale» commenta pensieroso, facendo inconsapevolmente sussultare Hutch. «Ma, a ben vedere, anche io posso ritenermi piuttosto moralmente flessibile» valuta distaccato.
"Sei troppo giovane per essere già così fottutamente cinico!" vorrebbe urlare. Ma digrigna i denti, ancora una volta, facendoli stridere fra loro e rimanendo in silenzio. Cosa cazzo hanno fatto a questo ragazzino? Perché si comporta in una maniera tanto spiazzante, tanto aliena? Ha bisogno di saperlo, ma non può chiederglielo direttamente. Dannazione, non lo può fare, e per più d'un motivo.
Quando infine giungono a Loma Blanca Hutch si sente abbastanza frustrato, o forse dovrebbe dire disperato. Cosa si suppone che debba fare? Insomma, sta andando a fare una visita a questo sindaco De Plana, e non è affatto una visita di cortesia. Davvero può presentarsi da questo tizio per minacciarlo di morte portandosi appresso un ragazzino? Cristo, che situazione di merda!
«Potresti semplicemente spiegargli come stanno le cose» propone il suo compagno di viaggio.
Ride, Hutch. È una risata isterica. «Non funzionerebbe. Non lo fa mai» sibila frustrato.
Silenzio. È di nuovo impegnato a riflettere, nota Hutch voltandosi per dargli un'occhiata. Pensa un sacco, questo piccoletto, di sicuro molto più di lui.
«Quindi… Cosa avresti intenzione di fare? Mi lascerai fuori paese ad aspettare mentre questo sindaco se la fa sotto?» indaga sarcastico.
Hutch storce le labbra in una smorfia infelice. «Io non vorrei, lo sai, è solo che…» tentenna confuso.
«Tu sei uno stupido, grosso bestione con gravi deficit di programmazione. E, per inciso, io non so un bel niente» gli sibila contro, contrariato.
Ecco. Quasi quasi Hutch avrebbe preferito che fosse rimasto in silenzio, anche se si fosse trattato uno di quei suoi fastidiosi silenzi corrucciati. Ma la lingua del piccoletto è affilata e impietosa, e se anche avesse sperato di dimenticarlo, ebbene, decisamente non gliene ha lasciato il tempo.
«Scusa» mugola costernato.
Sbuffa un sogghigno acido. «E perché mai? In fondo chi sono mai io? Niente di importante, tutto sommato» replica, fissandolo con amarezza.
«Questo non è affatto vero! Tu lo sei! Per me, tu lo sei» soffia, avvertendo dentro di sé dispiacere.
Non avrebbe mai dovuto metterlo in quel tipo di situazione. È colpa di Hutch se ora si trovano in quel pasticcio, e della sua evidente incapacità di gestire una situazione complessa. Lo ha trascinato in quel posto, senza riflettere adeguatamente, a fronteggiare qualche cosa di davvero sgradevole, qualche cosa di assolutamente inadatto. Come diamine ha potuto fare una cosa simile? Avrebbe dovuto riportarlo da Sandra e Lucas, almeno lì sarebbe stato un minimo al sicuro, forse protetto dalle grane che affibbiano regolarmente a Hutch. Maledizione, quando diavolo imparerà a riflettere prima di agire?
Un movimento alle sue spalle lo fa sussultare. Si volta appena in tempo per vedere il ragazzino che smonta di sella.
«Che fai?» finisce per allarmarsi definitivamente.
«Tolgo il disturbo» replica secco.
«No» affanna, ingarbugliandosi nei finimenti mentre tenta di smontare a sua volta. «Aspetta, aspetta!» esclama inquietato.
«Aspettare che cosa?» inquisisce, fissandolo in un modo strano, una qualche emozione che Hutch non è in grado di cogliere immediatamente. «Ti sono d'intralcio. E a quanto pare procuro altri guai che non ti puoi permettere» ragiona, scuotendo la testa.
«Non è vero. Non sei tu» protesta Hutch.
Un'altra mezza risata amara lo fa sussultare. «Sì, certo. L'avrò immaginato.»
Hutch è spaventato da quello sguardo. Non sa cosa aspettarsi, ma ha una gran brutta sensazione. E non vuole permettere che le cose si complichino ancora di più. Così, senza pensare, si fa avanti nel tentativo abbastanza sconsiderato di trattenerlo con sé e fargli entrare in testa che Hutch tiene a lui. Solo che, quando fa per raggiungerlo e trattenerlo, gli occhi azzurri del ragazzino si sgranano e quel che vi legge dentro è terrore. Allora si ferma, consapevole d'un tratto di quel che stava per fargli.
«Oddio… Io… Perdonami, non intendevo…» prova, indietreggiando piano.
Ma lui continua a fissarlo, con quei suoi occhi atterriti, e Hutch deve trattenersi a forza dal mettersi a piangere, nonostante sia fin troppo cosciente di aver appena fatto un enorme passo falso. Forse, dopo tutto, ha appena perduto quella poca fiducia che era riuscito a guadagnarsi con tanta fatica.
