Il Piper si stacca dal fondo della pista del campo volo senza scossoni, con una manovra fluida che lo porta dolcemente sopra le coste già molto frequentate del Tapajós. Salud sgrana gli occhi e un gran sorriso si spalanca sul suo viso concentrato.
«Ce l'ho fatta» soffia piano, suo malgrado sorpreso.
Seduto lì accanto, Plata annuisce e si appoggia comodamente allo schienale del sedile. «Oh, sì» concorda. «Puoi dirlo forte» afferma, soddisfatto che il loro duro lavoro abbia finalmente portato a risultati concreti.
«Ce l'ho fatta!» esclama Salud, entusiasta, mentre vira dolcemente in direzione della foresta.
Plata ridacchia e socchiude gli occhi per ripararli dal sole che invade la cabina con prepotenza durante un lungo momento, prima che l'aereo trovi un assetto stabile e inizi il suo volo placido lungo la rotta che hanno stabilito per quel giorno.
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Plata, un paio di giorni prima, ha preso in mano la bozza dell'annuncio di Salud, ha inarcato buffamente un sopracciglio, ha scosso la testa e, appropriandosi di una matita si è messo al lavoro su una nuova versione, rivista e migliorata, cancellando qui e là e aggiungendo più o meno ovunque. Tanto valeva rifarlo da capo, secondo il modesto parere di Salud. Ma infine il risultato è quello che davvero conta, e il risultato, nella fattispecie, è stato che già il giorno seguente alla pubblicazione del nuovo annuncio un giovanotto si è presentato al campo volo di Naso per chiedere se il posto di apprendista fosse ancora libero.
Che dire: potere della persuasione. E nessuno, nella cerchia di conoscenze di Salud, persuade meglio e più in fretta di Plata.
Così ora, oltre ad avere la sua solita mole di aeromobili da riparare e le sue ore di volo per proseguire il suo addestramento su come tenere in aria un aereo, Salud si deve sobbarcare ore aggiuntive per insegnare il proprio mestiere al nuovo apprendista meccanico. Di quel passo finirà per non avere più nemmeno il tempo di mangiare e dormire. O forse sì?
Tre giorni dopo l'arrivo dell'apprendista, a sera fatta, Salud fa ritorno, abbastanza stremato, al loro appartamento e trova Plata impegnato ai fornelli. Salud sgrana gli occhi e tenta una flebile protesta.
«Fossi in te starei zitto» lo anticipa Plata, senza nemmeno sollevare gli occhi dalla padella che sfrigola sul fuoco.
Salud, incerto, ci prova anche a tacere, ma una domanda ronza insistente nella sua testa esausta. «Da quand'è che sai cucinare?»
Plata si volta finalmente, fissandolo in maniera davvero poco rassicurante. «Hai sempre qualche problema a seguire indicazioni e suggerimenti, eh?» brontola piccato.
«È solo… curiosità» tenta cauto.
«Oh, certamente» concorda sarcastico. «Per tua informazione papà era un ottimo cuoco e mi ha insegnato qualcosa di utile anche in questo campo. Non sono altrettanto bravo che a pilotare un aereo, ma me la cavo discretamente. Se al contrario hai deciso che preferisci morire di fame per i prossimi mesi, lasciamelo dire, sono solo fatti tuoi» commenta asciutto.
Salud sta per protestare, di nuovo, ma si interrompe prima di aver aperto bocca e invece si sofferma a riflettere. Ed è quindi in quella maniera che si ritrova a comprendere le reali intenzioni dell'impiastro volante: sta cucinando per lui. Si è rimboccato le maniche e si è messo al lavoro solo per fargli un piacere ed essere di aiuto. Abbozza un lieve sorriso, piacevolmente sorpreso da quel pensiero gentile. Piano, si fa più accosto al ragazzo, fermandosi prima di invadere il suo spazio vitale.
«Accetto l'offerta con piacere. Grazie» mormora.
Osserva soddisfatto le labbra di Plata arricciarsi in un piccolo sorriso compiaciuto.
«Bene. E allora vai a darti una ripulita, che puzzi come una capra! Tra poco è pronto» lo sollecita, fingendo sdegno.
«Agli ordini!» esclama Salud, precipitandosi in bagno assolutamente allegro e felice.
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Le ali del Piper si inclinano verso sinistra, dolcemente, mentre il velivolo si abbassa gradualmente, raggiungendo la quota ideale per l'avvicinamento. Allinea il muso verde e giallo alla mezzeria della pista e riporta le ali perpendicolari al terreno. Inspira a fondo, trattenendo l'aria un lungo momento, poi la rigetta fuori con calma. Abbassa i flap, con cautela, controllando la strumentazione e regolando la velocità.
Accanto a lui, Plata è silenzioso e attento. Immobile sul sedile accanto a quello del pilota. Il pilota. Salud si concentra. Il pilota è lui, stavolta, e deve riportare il Piper sulla pista tutto intero. Serra appena la mascella. Forse è troppo basso. Ricontrolla la strumentazione, e sì, è effettivamente troppo basso. Torna appena un poco su e ricontrolla la strumentazione. Ecco, ora sì. La pista si avvicina. È il momento di scendere. Con calma. Mantenere l'assetto, innanzitutto. Le ruote devono toccare terra nello stesso momento. E poi rallentare per scongiurare un possibile ribaltamento sulla pista. Ma se va male deve anche essere pronto a riattaccare, come ha fatto numerose volte Plata, quando Salud ha sbagliato la manovra.
Il carrello tocca terra, con un po' troppa energia. Rimbalza una volta, due. Salud frena con cautela, la velocità diminuisce. Il ruotino di coda si appoggia delicato sulla pista e il Piper rulla docile lungo la striscia di asfalto, le eliche del motore che, lentamente, perdono velocità.
Espira, un po' scosso. Sgrana gli occhi, spalanca la bocca e scoppia a ridere.
«Ci sono riuscito!» esulta incredulo, levando le braccia con entusiasmo.
«Cazzo, sì» ringhia una voce lì a fianco.
Di scatto, Salud si volta verso Plata. La strana luce nei suoi occhi per un attimo lo destabilizza, ma è niente in confronto a quel che lo attende. Il ragazzo si libera velocemente della cintura di sicurezza e, letteralmente, si getta su di lui, aggrappandosi con le dita ai suoi capelli scuri e premendo le labbra sulla sua bocca.
Salud ansima impreparato, gli occhi sgranati. L'odore della pelle abbronzata di Plata lo avvolge e lo stordisce un po'. Un lieve gemito permea l'abitacolo, ma non saprebbe dire se sia uscito dal suo petto oppure da quello del ragazzo stretto contro di lui. È abbastanza confuso, e le labbra del suo pilota sono così morbide. D'istinto, come per un riflesso spontaneo, schiude le proprie di labbra. Plata non si fa pregare e accetta l'insperato invito prendendo possesso della bocca di Salud con una certa prepotenza. E questa volta Salud non si chiede da chi sia provenuto il gemito più convinto che è appena giunto alle sue orecchie.
