"Come è andata la cena?" chiese il maggiordomo.
"Solo voi potreste informarvi sulla serata dopo aver avuto un infarto" rispose sorridendo e scuotendo la testa.
"Il dottor Clarkson ha escluso l'infarto!"
"Oh.. davvero? Beh meglio così allora. Aprite la bocca" disse porgendo la medicina.
"Bleah.. non ... non lo sapevate?"
"Il dottor Clarkson non divulga le informazioni private dei pazienti, dovreste saperlo"
"Ma io pensavo che avreste chiesto?!" chiese tristemente.
'Forse non le importa visto il modo in cui la tratti' pensò.
La signora Hughes abbassò lo sguardo, arrossendo:
"Non mi vergogno a dire che l'ho fatto. Ma non ha potuto dirmi nulla, ovviamente. Mi ha dato solo le informazioni di base per prendermi cura di voi con le medicine, che dovete riposare almeno tre giorni fissi a letto e alleggerire il vostro carico. Niente di più"
"Che non è altro che quello che mi ripetete da mesi ormai, se non anni"
"La parola di due scozzesi è verace allora. Non sono un medico e non sono per l'ozio ma vedo se qualcuno tira troppo la corda"
Stava per andarsene quando lui disse:
"Mi dispiace"
"Per cosa?" chiese voltandosi.
"Per tutto. Non parliamo da mesi"
"Signor Carson..."
"No Signora Hughes devo dirvelo. Mi sono comportato in maniera orribile e me ne pento.
Voi non fate altro che cercare di aiutarmi in ogni modo possibile e io vi tratto in modo irrispettoso e sconsiderato. Anche questa mattina. Mi... dispiace. Non posso dire altro se non questo.
E mentre mi accasciavo su quel tavolo tutto quello che potevo pensare era che non ero riuscito a dirvi..."
"A dirmi cosa Signor Carson?"
"Quanto..."
'QUANTO TI AMO!' urlò il suo cuore ma disse semplicemente:
"Quanto mi dispiace e quanto mi sia preziosa la vostra amicizia!"
La donna commossa gli mise la mano sulla spalla, strinse delicatamente e fissandolo negli occhi rispose:
"Provo lo stesso. Ora riposate"
Ricacciò indietro le lacrime una volta uscita dalla stanza, si diresse in cucina a posare il vassoio e poi in camera.
Al sicuro tra quelle quattro mura, prese il suo quaderno (quello con le annotazioni sul signor Carson) e singhiozzando in silenzio, scrisse di getto:
'Sono stata male per alcuni giorni,
ormai è difficile dormire.
È difficile respirare,
perché il mio cuore è troppo pieno di te...
Anche se sono al tuo fianco,
Il mio cuore non può venire da te..
Ti desidero sempre!
Anche oggi il desiderio è diventato lacrime
Voglio parlarti, voglio chiamarti
Ingoio le parole nel mio cuore
Ma continuano sempre ad arrivare e venire alla fine sulle mie labbra
Il tempo in cui ti aspetto è diventato un lungo giorno
È diventato naturale come respirare
Non oso, non posso esprimere i miei sentimenti,
devo nasconderli ancora e ancora.
Non importa come la mia mente grida
Immagino tu non riesca a vedere i miei sentimenti né che tu non possa sentirli,
Non lo sai quante lacrime ho dovuto cancellare dietro il mio viso luminoso.
È la prima volta che sento qualcosa del genere...
Anche quando sei al mio fianco, mi manchi
Almeno una volta voglio chiamare il tuo nome ed essere tra le tue braccia, voglio dirti che ti amo
Voglio farti sentire che ti amo
Dirti tutte quelle parole d'amore
Che dico solo con i miei occhi'
Lacrime di tre tipi le rigavano il volto:
Di schok per averlo quasi perso.
Di gioia, per averlo ancora con sé.
Di tristezza per non potergli dire la verità.
Mise la testa sotto il cuscino e pianse fino ad addormentarsi.
