Lo trovò nell'ingresso che giocava a carte con dei commilitoni.

Si fece coraggio ricordando che l'ultima volta lo avrebbe scuoiato volentieri mentre ora doveva comportarsi al meglio.

"Maggiore...potrei parlarvi un istante?" chiese sommessamente.

"Ditemi" disse sorridendo, ricordava anche lui il modo in cui era stato trattato e ora vederla mendicare gli faceva un gran piacere.

"Ho qualcosa per voi tenete" disse porgendo la busta.

Riconosciuta la grafia, l'uomo disse senza prenderla:

"Grazie"

"Gradirei che la leggeste"

"Sapete chi l'ha scritta?"

"Si certo che lo so, e so anche quanto sia ansiosa di ricevere una risposta"

Ed ecco la frase tanto attesa e temuta:

"Con tutto il rispetto non credo che siano affari vostri"

"Se soltanto...se soltanto voleste vedere il bambino. È un frugoletto davvero adorabile" disse abbassando la voce ma con affetto.

"Signora Hughes l'ultima cosa che voglio è apparire scortese ma so bene che cosa fare non mi servono i vostri consigli. Adesso devo salutarvi è meglio che mi incammini"

"Allora arrivederci Maggiore"

'Dannazione!'

Per calmarsi, decise di salire di sopra a vedere come stavano William e il signor Mason ma poi cambiò idea.

Guardò l'orologio e si diresse in cantina.

Le era sembrato che il signor Carson avesse altro in pentola oltre alla stanchezza la sera prima, così con la scusa di sapere come stava, visto che a colazione non aveva proferito parola ed era scappato subito, lo andò a cercare.

"Signor Carson... è qui?" urlò alla stanza buia d'incima alle scale.

"Signora Hughes?!" chiese sorpreso. Si era rifugiato laggiù nella speranza di dimenticare una possibile relazione tra la governante con il dottor Clarkson e, sapendo che l'orario di visita era vicino, si era nascosto tra le bottiglie.

"Vi disturbo?"

"Affatto. Cosa posso fare per voi?"

"Ecco..."

Lo spazio angusto li portava ad essere più vicini del normale e presto la donna ebbe un brivido.

"Avete freddo?!" chiese a toni bassi e seducenti l'uomo.

"N...no... c'è solo ... umido" disse sperando di dare la colpa all'aria fresca che contraddistingueva quei luoghi.

"Andiamo su"

Si voltò di scatto quasi scappando, sperando che lui non notasse alla luce quanto le sue guance fossero rosse. Era accaldata non fredda.

"Ebbene?" le chiese una volta raggiunta la dispensa.

"Io...io... devo discutere con voi di una cosa"

"Sono tutto orecchi accomodatevi"

"Ho ricevuto la visita di una certa Jane Moorsum. Cercava lavoro"

"Lavoro? Non abbiamo messo annunci"

"Gliel'ho detto. Mi ha risposto che è vedova. Suo marito è morto ne La Somme ed è rimasta con un figlio piccolo, deve mantenersi"

"Oh...alquanto strana come situazione. E il bambino?"

"Al villaggio con sua madre"

"Capisco"

"Ho detto che avrei chiesto a voi e le avrei dato una risposta"

"Beh dal momento che siete voi la responsabile del personale femminile vi sosterrò qualunque cosa decidiate. Anche se credo sarebbe saggio chiedere l'opinione di Lady Grantham"

"Lo credo anch'io"

"Cosa propendete di fare? Assumerla?"

"Pensavo di sì. Si trova in una situazione difficile e penso sia nostro dovere aiutare dove possiamo, infondo è una vedova di guerra. E il suo bambino..." disse con la voce che si spegneva mentre un fugace pensiero volava a Ethel.

"Volete che me ne occupi io? Parlare con Sua Signoria intendo"

"Lo fareste? Grazie mille"

"Andrò subito di sopra"

"Posso accompagnarvi?"

"Assolutamente"

"Io andrò a vedere William"

"Povero ragazzo. Non riesco a crederci. Mi sento così... impotente"

"Anch'io signor Carson, anch'io"

"Aveva tutta la vita davanti e invece..." la voce dell'uomo tremò mentre gli occhi diventavano lucidi.

Avesse potuto stringerlo a sé e consolarlo lo avrebbe fatto, ma non poteva.

Non ne aveva il diritto e poi avrebbe solo pianto con lui.

"Non volevo adombrarvi" disse la governante tristemente.

"No signora Hughes, non dovete dispiacervi. Non è colpa vostra. Sono solo un vecchio sciocco sentimentale. Se volete scusarmi" e così dicendo se ne andò.

Svanite le speranze di salire insieme e passare del tempo di qualità, i due dovettero riprendersi ognuno per sé e poi fare come la vita, andare avanti.