Boston, Massachusetts (Stati Uniti)Venerdì 31 Maggio, Ore 8:55
Nel capoluogo della contea di Suffolk la vita procedeva normalmente come ogni giorno, o almeno si provava a fare così. Come tutte le altre persone nel resto del mondo, i cittadini si erano risvegliati pensando di vivere un'altra giornata come tutte le altre, finché non videro le notizie sulla televisione, lessero i giornali o navigarono su internet.
I media dell'informazione ne stavano parlando senza sosta.
Due esseri enormi erano comparsi a Honolulu e si erano dati battaglia, per poi fuggire lasciando una città devastata.
Ovunque in città se ne parlava. Anche andando ad un Bar si potevano sentire sussurri riguardanti gli avvenimenti alle Hawaii. Camminando per strada si vedeva sulle facce dei passanti lo sconcerto.
Indipendentemente da ciò le persone tentavano di continuare la loro vita di tutti i giorni, ma non era facile. La tensione nell'aria era palpabile e, nonostante il rumore tipico delle città, sembrava esserci un silenzio quasi assoluto.
Del genere che mette ansia prima dello scatenarsi di un disastro, quando si sa che questo avverrà.
Era naturale, le persone erano inquiete: avevano il timore che prima o poi una creatura della taglia di un edificio, sia una di quelle che devastarono Honolulu o un'altra differente, sarebbe comparsa lì e avrebbe distrutto la città.
La situazione era una polveriera pronta ad esplodere. Sarebbe bastato poco per accendere la miccia che avrebbe scatenato il panico.
Nonostante le notizie riportavano che i due esseri non fossero ancora neanche arrivati nel paese, nessuno poteva dire di non avere l'impressione di sentire vicinissimi a loro una creatura titanica.
Era solo un effetto della mente, se solo non fosse stata giusta.
Faneuil Hall (Boston)
Lentamente, iniziò a muovere le dita e le articolazioni degli arti senza spostare questi. Era tutta intorpidita, non sapeva per quanto tempo aveva dormito. Nel sonno la percezione del tempo è sfalsata.
Chiuse e riaprì gli occhi più volte, tentando di fargli tornare la sensibilità dopo chissà quanto tempo di inutilizzo.
Attorno a lei l'ambiente era umido, caldo e privo di luce. Era molto piccolo per lei, ma non abbastanza da incapacitarla a muoversi. Nonostante tutto, il posto, il suo bozzolo, gli aveva dato, (e gli continuava a dargli), conforto da quando c'era entrata.
Iniziò a muovere gli arti che aveva ai lati delle costole, si erano addormentati per l'inutilizzo ma pian piano iniziarono a risvegliarsi.
Cercò di muovere gli altri arti che aveva. All'inizio erano ancora assopiti, ben presto però sentì che erano totalmente sotto il suo controllo.
Si rialzò nel piccolo spazio in cui era, arrivando quasi a toccare il soffitto.
Poi spostò la testa. Prima a destra, poi a sinistra. Ripeté un po' di volte la stessa azione fino a quando sentì di poter compiere il movimento senza che le causasse fastidio.
Iniziò quindi a scavare verso l'alto, prima attraverso la parete del bozzolo poi attraverso la terra.
Ripercorse mentalmente gli eventi che l'avevano portata in quella situazione.
Non aveva trovato altri della sua specie da quando era nata. Gli unici esseri che aveva incontrato l'avevano combattuta a morte o l'avevano minacciata, nel primo caso avevano sempre perso, nel secondo si era assicurata che restassero alla larga da lei.
Perciò aveva deciso che non voleva vivere ma neanche morire. Finì per costruire il bozzolo dove rimase ibernata per tutto questo tempo. Non voleva vivere se il mondo le offriva solo solitudine.
Ciò cambiò poco tempo fa.
Sentì un suono particolare che l'aveva risvegliata. Simile ma allo stesso tempo diverso dal suo.
Era un altro individuo della sua specie, anche se non ne aveva mai visti, la sua memoria genetica gli diceva che era così. Gli diceva anche che era un maschio.
Quando aveva ricevuto il suo richiamo, dopo l'iniziale stordimento, in tutta gioia gli aveva risposto. Così sapevano dell'esistenza reciproca e stavano andando a incontrarsi.
Sentendo che era vicina alla superficie si lanciò con tutta forza fuori.
Ciò sollevò una grande quantità di polvere nell'aria mentre, con la vista oscurata, si aggrappava ai bordi del cratere che aveva creato, arrampicandosi fuori dal suo buco.
Sentì che l'aria era diversa dall'ultima volta che l'aveva respirata, era più sporca e puzzolente.
Fù nel momento in cui la polvere si disperse che si ritrovò sorpresa dal posto in cui era. Era cambiato tanto durante il suo sonno.
Il cielo era ancora azzurro e c'erano le nuvole. Ma la vegetazione era pochissima e, soprattutto, minuscola. Invece delle alte piante c'erano strutture di metallo chiamate edifici, e del materiale simile a roccia ricopriva il terreno, (tranne i punti in cui c'era la vegetazione).
Fù ancora più sorpresa dagli animali che vide.
Erano ancora più piccoli degli alberi. C'erano uccelli, felini e canini, ma la stragrande maggioranza di essi erano una specie di primati bipedi molto mancanti di pelo, con il muso schiacciato e un naso prominente.
Tutti questi esseri la stavano guardando con terrore e soggezione stampati sul viso, gridando e scappando da lei. Lei emise un gemito curioso, guardandoli.
Rivolgendo lo sguardo in basso a lei si sentì in colpa, vide i corpi immobili e sanguinanti di questi esseri, gli umani, ai suoi piedi. Emise un leggero gemito triste ed imbarazzato, era abbattuta che risvegliandosi aveva inavvertitamente ucciso alcuni di loro.
Cercando di dimenticare gli avvenimenti, iniziò a correre verso la fonte del suono, l'altro Jinshin-Mushi maschio. Sapeva che era lontano, ma era felice che dopo tanto tempo aveva trovato qualcun altro che le sarebbe stato amichevole.
Mentre galoppava attraverso la città vide che alcuni dei detriti che aveva lanciato in aria avevano colpito molte delle strutture devastandole, facendole crollare o danneggiandole gravemente. Sapeva che, essendo in un nido umano, ciò significava che ne aveva uccisi molti e fatto del male ad altri ancora.
Cercò quindi di affrettarsi ad uscire da lì.
Tentò di non schiantarsi negli edifici e non schiacciare altri umani, ma a causa della sua taglia non ci riuscì.
Notò che alcuni la stavano inseguendo su delle strane scatole di metallo con ruote, riprendendola. Anche alcuni umani a terra facevano lo stesso.
Stesso si dica di quelli negli oggetti metallici che svolazzavano in aria, ad una certa distanza da lei.
Ad un certo punto si ritrovò di fronte ad una moltitudine di umani vestiti con divise verdi-nere, tenenti degli oggetti neri tra le braccia. Tutti puntati verso di lei.
C'erano anche dei veicoli umani, (anch'essi verdi-neri), alcuni con dei grandi oggetti simili a quelli nelle loro mani, altri con anche dei tubi lunghi che emergevano dal loro corpo.
Prendendola come una minaccia, provò ad intimidarli. Gli ruggì contro e sbatté con forza le braccia contro il terreno.
Loro in tutta risposta le spararono.
Avendo ignorato il suo avvertimento, corse incontro a loro. I proiettili rimbalzavano contro di lei e le esplosioni non le facevano neanche danni cosmetici.
Vedendo l'inefficacia dei loro attacchi alcuni degli umani scapparono, così come alcuni dei veicoli, molti però restarono.
Si resero conto dell'errore commesso quando era sopra di loro. Sbatte il suo pugno destro in mezzo all'ammasso di persone, causando una scossa di terremoto. Gli umani non schiacciati morirono per via dell'onda d'urto, schiacciati dai veicoli sollevati, venendo catturati nell'esplosione di alcuni dei veicoli, o per i traumi che riportarono quando si schiantarono al suolo. Solo alcuni, quelli più lontani dal punto d'impatto, sopravvissero.
Con il suo colpo aveva anche leggermente danneggiato il quartiere circostante.
A prescindere dall'episodio, continuò a correre verso la direzione in cui era il maschio, mai voltandosi indietro.
Alla fine uscì dalla città, (che aveva, involontariamente, devastato), ed iniziò a percorrere il resto della distanza che l'attendeva.
