San Francisco, California (Stati Uniti)Venerdì 31 Maggio, Ore 19:40
La città di San Francisco era in tumulto. Da quando si era saputo che le creature giganti esistevano, la visione degli abitanti sul mondo era cambiata ma le vite continuavano ad essere le stesse di sempre. Solo più inquiete.
L'emersione del nuovo Jinshin-Mushi in territorio americano aveva portato preoccupazione negli animi dei cittadini.
E le notizie avevano confermato il loro peggior presagio: le traiettorie dei due titani nel Pacifico e della Jinshin-Mushi emersa a Boston avrebbero portato i tre dritti nella città.
Per questo tutti stavano cercando di andarsene, il problema è che non è facile evacuare tutta la popolazione quando questa è della dodicesima città più popolosa degli Stati Uniti.
Il traffico procedeva a rilento con ingorghi di cui non si vedeva la fine; quasi ogni veicolo era pieno fino all'orlo di tutte le cose essenziali, e anche non, che servivano alle persone. Chi andava in moto passava tra le file ignorando le regole stradali. Molti, principalmente quelli ai confini della città, stavano fuggendo a piedi.
Le autorità facevano del loro meglio per velocizzare il tutto in modo ordinato, ma le loro capacità erano pur sempre limitate. Si erano già verificati saccheggi e altri crimini, con la gente che approfittava della confusione. Sapevano che non sarebbe stato possibile far uscire tutti prima dell'arrivo delle creature.
Molta gente era già uscita dalla città, ma ce n'era tanta, troppa, rimasta. Ogni strada che usciva da San Francisco era ormai intasata da code Kilometriche che si muovevano a rilento.
Alla fine i titani arrivarono.
Godzilla stava ormai vicino alla terraferma, il fondo oceanico si avvicinava sempre di più. Era cosciente gli umani lo stavano seguendo sui loro veicoli, ma non l'avevano, ancora, attaccato quindi li ignorava.
Sentiva il Jinshin-Mushi volare alto nei cieli, non ancora visibile.
Sempre usando l'immensa coda, continuava indisturbato ad avanzare tra le acque. Ormai era quasi arrivato all'entrata della baia di San Francisco. Anche sott'acqua la sua vista gli permetteva di scorgere un immenso ponte rosso di metallo, torreggiante più alto di lui, che collegava le due piccole penisole che quasi chiudevano la baia in un lago; sembrava un arco per annunciare il suo arrivo.
Tuttavia notò che c'era qualcos'altro che si frapponeva tra lui e questo. Un battaglione di vascelli da guerra umani. Tentando di evitare inutili vittime, iniziò ad immergersi al di sotto dei vascelli.
Questi ultimi aprirono il fuoco contro di lui. Lo colpivano con missili e colpi di cannone.
Godzilla contrattaccò. Si alzò in piedi in acqua; la parte dalla vita in su sopra il livello del mare. Poi iniziò a distruggere ogni vascello che vedeva.
Portando le sue mani giù con tutta forza contro di essi li devastava, facendoli esplodere; ad un certo punto mentre lo faceva fece schiantare la coda contro il lato di un altro.
Il vascello umano si accese mentre si alzò brevemente in volo, appena ricadde in acqua con uno spruzzo creò una piccola onda.
Muovendosi, i missili finivano per mancarlo. Alcuni andarono contro il ponte e per poco non distrussero la struttura, poi uno colpì uno dei cavi principali nella parte centrale. Tutto il segmento compreso tra le due colonne portanti prima si piegò su un lato, poi crollò. L'ingorgo di veicoli e persone che era sul ponte si schiantò in acqua, inabissandosi. Tutto il segmento della struttura si schiantò in acqua.
Del ponte erano rimaste solo le parti che arrivavano alle due colonne.
Ricordandosi che era lì per eliminare la minaccia del Jinshin-Mushi maschio, Godzilla iniziò ad avanzare tra le due colonne del monumento. Quando era entrato nella baia, sempre muovendosi, lanciò un ruggito furioso.
Un impulso elettromagnetico attraversò tutta la baia, spegnendo ogni apparecchio elettronico. Dei caccia umani caddero dalle nuvole, finendo nell'oceano o schiantandosi contro il terreno o le strutture della città. I piloti umani erano riusciti ad espellersi e paracadutarsi.
Godzilla fece più respiri pesanti di rabbia. La sua caccia era ancora aperta, vedeva ancora la sua preda: volava nel cielo dentro la città.
Hokmuto era eccitato. L'incubo di essere l'ultimo della sua specie era stato sfatato.
Aveva finalmente trovato un altro membro della sua specie, ed era una femmina!
E sentiva che era vicina, l'odore si faceva sempre più forte. Sapeva anche che quel Godzilla era qui, ma avrebbe fatto i conti con lui in un secondo momento.
Avanzando sopra la città, scorse una specie di nebbia che andava nella sua direzione.
Il Jinshin-Mushi planò verso il basso e atterrò sul tetto di un piccolo edificio con architettura simil-cinese. La nube avanzava verso di lui, quando fu vicinissima si fermò. Da essa emerse la femmina.
Aveva il fiato sospeso, era bellissima.
Lei emise un dolce ringhio e avvicinò la testa alla sua. Strofinò le mascelle contro il bordo della sua. Piccoli gemiti di conforto e gioia uscirono da entrambi.
Poi vide il ventre della femmina, e due sfere giallo-arancio risplendenti catturarono la sua attenzione.
La femmina spostò i suoi arti frontali per dargli una migliore vista.
Hokmuto fece dolci sibili felici. Con il suo richiamo l'aveva istintivamente portata a sviluppare due uova. La gioia lo inondò. Dovevano essere ancora deposte e lui le avrebbe dovute fertilizzare, ma finalmente avrebbe avuto ciò che tutti bramano: compagnia e una famiglia.
La femmina lo guardò sorridendo.
Le diede un sibilo determinato, si sarebbe impegnato ad essere un ottimo padre e a proteggere tutti e tre con la vita.
Vide crescere il sorriso di lei, mentre gli dava un debole verso di gratitudine.
La femmina quindi tolse la sua attenzione da lui ed iniziò a scavare un nido nel terreno.
Hokmuto sapeva cosa avrebbe dovuto fare. Spiegò le ali e volò sul tetto di un palazzo vicino. Guardò i dintorni con diffidenza.
Attestata l'assenza di pericoli, stava per riprendere il volo quando ebbe una realizzazione.
Ehi un attimo, non so il tuo nome. Riferì Hokmuto alla titana insettoide.
Oh, vero. Io anche non so il tuo. Ridacchiò la Jinshin-Mushi rivolgendosi a lui e fermando i suoi lavori, sulla sua faccia c'era un leggero rossore.
I due arrossirono leggermente.
Hokmuto. Disse il titano insettoide alato imbarazzato.
Bosmuto. Disse lei, imbarazzata.
Pattuglierò la zona. Disse Hokmuto alla sua compagna, rompendo il silenzio.
Non andartene, ti prego. Lo supplicò Bosmuto con un po' di tristezza. Sapeva che voleva proteggerla.
Tranquilla, tornerò*. La rassicurò il titano alato sorridendo, prima di rimettersi in volo intorno alla zona.
Con la sua compagna dietro di sé che si rimpiccioliva sempre di più, (e aveva ripreso a fare il nido), Hokmuto sorvolava la zona. Sapeva che c'era ancora il problema del Godzilla, ma era sicuro di poterlo affrontare.
Strinse gli occhi determinato. Non avrebbe permesso al titano rettiloide di fare del male a Bosmuto, o ai loro nascituri.
"Tranquilli, non permetterò che vi accada del male." Si disse mentalmente come rassicurazione. Solo la morte l'avrebbe potuto separare dalla sua nuova famiglia.
Ore 22:35
Godzilla sapeva che il Jinshin-Mushi maschio era vicino, poteva sentirne l'odore. La creatura si era allontanata da lui, entrando all'interno del centro urbano, e poi, stranamente, era tornato a venirgli incontro.
Era quasi arrivato alla riva.
Quando sentì di poter toccare il fondo, si alzò in piedi.
Torreggiava sopra la maggior parte delle strutture umane. Sapeva che sotto di lui gli umani nelle strade lo guardavano con timore e soggezione, ma la sua attenzione era rivolta all'essere sulla cima del palazzo.
Appena Godzilla aveva iniziato ad emergere sulla costa, il Jinshin-Mushi era atterrato là e gli aveva ruggito.
Quando poté guardarlo negli occhi gli sbuffò ricolmo di odio.
Il Jinshin-Mushi si lanciò in picchiata volando verso di lui.
Appena fu vicino, Godzilla lo afferrò con la bocca e lo lanciò alla sua destra per scaraventarlo contro un palazzo vicino. Il Jinshin-Mushi sbattendo le sue ali riuscì a mantenersi in aria, ma vicino a Godzilla.
Prima che potesse riprendersi, Godzilla lo morse sulla spalla sinistra e lo trascinò contro un palazzo vicino. Il Jinshin-Mushi lo artigliò al collo, facendo ruggire di dolore.
Così facendo il Jinshin-Mushi fu libero dalla sua presa, e volò verso un altro palazzo posizionandocisi sul tetto.
Godzilla corse verso il palazzo, ma, prima che potesse afferrarlo, il Jinshin-Mushi si librò in volo, e la mano di Godzilla distrusse il tetto della struttura.
Non perdendo tempo, il Jinshin-Mushi atterrò sulla sua schiena ed iniziò ad artigliarlo ai lati del collo.
Godzilla approfittò quando, per errore, fece scivolare l'estremità del lungo braccio destro oltre la spalla di Godzilla.
Afferrando questa con la bocca, il titano rettiloide spinse Hokmuto verso il basso, portandolo dalla sua spalla all'essere disteso sulla schiena sul terreno di fronte a lui.
Godzilla provò a sbattere il piede destro sul petto del titano insettoide alato per inchiodarlo al terreno, ma il Jinshin-Mushi spinse la sua mano destra sul terreno sullo stesso lato e si propelse alla sua sinistra appena iniziò ad abbassare il piede.
Con la spinta datasi, il Jinshin-Mushi si rimise in piedi a quattro zampe e, mentre si stava finendo di farlo, con la mano destra lanciò da terra dei detriti contro la faccia di Godzilla, aiutandosi con la spinta che aveva ottenuto.
Godzilla cercò di rimuovere dalla faccia i detriti che lo accecavano. Mentre lo faceva il Jinshin-Mushi riprese il volo e atterrò sulla sua spalla sinistra. Affondò gli artigli nelle sue squame.
Torcendo il collo più che poteva, Godzilla afferrò con la bocca la spalla sinistra del Jinshin-Mushi maschio e lo fece sbattere, molteplici volte, contro gli edifici a lui più vicini.
Mollò la presa, indirizzandolo verso un altro palazzo, (uno che non aveva colpito), che era leggermente più lontano da lui.
Appena fu libero però, il titano insettoide si ristabilì in una posizione adatta al volo e, inclinandosi sul lato destro più che poteva, finì per far strisciare il suo corpo contro la sommità del palazzo (che raggiungeva l'altezza di Godzilla) e poi riprese a volare.
Il Jinshin-Mushi quindi iniziò a salire più in alto. Sul suo percorso c'era un altro palazzo, (molto più alto di Godzilla), ma, con grande rabbia e sgomento del titano rettiloide, ci volò di fianco, poggiandoci anche i piedi per darsi altra spinta.
Per un attimo Godzilla si distrasse, in curiosità: aveva notato che addosso al titano insettoide c'era un altro odore, simile ma allo stesso tempo differente da quello del suo attuale avversario.
Tuttavia mise da parte il pensiero.
Non poteva permettersi distrazioni in quel momento.
Vedendo il Jinshin-Mushi volare sempre più in alto e poi invertire verso ridirigendosi verso lui, gli venne un'idea.
Avendo capito l'attacco del Jinshin-Mushi, si abbassò alla sua sinistra e quando il titano insettoide stava per venirgli addosso gli tirò un colpo di coda che lo fece sbattere contro il lato della struttura accanto a lui. La Transamerica Pyramid.
Il Jinshin-Mushi finì nel piccolo spazio che si venne a creare con l'impatto, venendo trafitto da una trave.
Godzilla guardò il titano insettoide espirare tutta l'aria nei polmoni; con la forza che scompariva, il corpo si afflosciò. Per un attimo lui e il suo avversario si guardarono negli occhi. Poi gli occhi del Jinshin-Mushi si attenuarono, finche il colore rosso fu rimpiazzato dal nero.
Senza più forza, Hokmuto mosse l'occhio destro verso il suo assassino. Lo vide negli occhi gialli, poi sensibilità e la vista sbiadirono sempre di più.
"Scusa Bosmuto, ti ho deluso." Pensò Hokmuto amareggiato. Fu l'ultimo pensiero prima che non sentisse più nulla e vide solo l'oscurità.
Guardando la sua vittoria, Godzilla sorrise fiero. Aveva vinto di nuovo.
Sentendo un rumore, rivolse lo sguardo verso la torre.
Notando che la struttura stava cedendo, si tolse da lì prima che lì prima che l'edificio gli cadesse addosso.
Con il suo avversario morto e seppellito sotto le macerie, stava per iniziare a tornare nell'oceano. Non ci riuscì per un imprevisto.
Noooo! Perché l'hai ucciso? Tuonò una voce addolorata dietro Godzilla.
Riferimento a Terminator.
