Subito dopo il loro scambio, la signora Hughes riuscì ad andare da Ethel, informandola della lettera e dicendole che avrebbe preso accordi con i Bryant per il lunedì successivo.
Era un po ferita quando la ragazza rispose affermativamente alla domanda 'Sei pronta a far entrare quelle persone nella vita di tuo figlio?'.
Sotto sotto aveva sperato che dicesse di no, che siccome lei si era prodigata come non mai senza obblighi aveva guadagnato il diritto di essere la 'nonna' di Charlie. Così la sua visita fu molto breve.
Intanto il signor Carson si era sentito stranamente così stanco che si era appisolato sulla sua poltrona ma, a causa degli incubi continui (sognava infatti di essere, con la signora Hughes, al posto di Lady Sybil e Branson e vivere la reazione del datore di lavoro sulla sua pelle) si svegliò e decise di scrollarsi di dosso quella strana sensazione.
Ebbe modi bruschi nel trattare con l'ex autista quando lo trovò nella sala della servitù.
Era la gelosia che parlava mentre gli si rivolgeva come un orso famelico, quando lui annunciò IO E LADY SYBIL CI SPOSIAMO.
"Non hai vergogna di te stesso dunque!"
Aveva uno sguardo intimidatorio ma non potè fissarlo quando cominciò a dire:
"Vado fiero per l'amore che nutro per quella ragazza e farò di tutto per essere degno di lei"
Con un cenno della mano si diresse al suo posto, senza guardare nessuno, dicendo:
"Non infliggerò a me stesso l'umiliazione di parlarne e vi invito a fare altrettanto. Ora, se ci liberi della tua presenza Branson, noi avremmo molto da fare. Lascia un indirizzo a cui possa inviare ciò che ti è dovuto"
Gli era costato. Aveva dovuto chiedere agli altri di non parlare per evitare che capissero il suo gioco, specie Thomas e la signorina O'Brian. Era devastato. Branson era un bravo ragazzo apparte le sue idee comuniste stravaganti. Lo invidiava da morire per avere la forza di opporsi a tutto per stare con la donna che amava. Lui povero vecchio, non aveva un osso coraggioso in tutto il suo corpo.
Quando Daisy provò a parlare la interruppe bruscamente:
"Per favore! Ho chiesto che fosse fatto silenzio, e silenzio voglio che sia fatto"
Non avrebbe potuto andare a chiudersi nella sua dispensa, avrebbe destato troppi sospetti.
Bates era molto attento alla discussione, come altri lì presenti.
Ma non poteva reggere la pressione a lungo, così preferì salire e fu grato di poter dare una mano alla signorina Swire, anche se aveva portato in casa un nuovo aggeggio tecnologico.
Forse era stato lo sforzo nel sistemare il grammofono, forse il picco di pressione alta con Branson, fatto sta che iniziò a sentirsi nuovamente stanco. Molto stanco.
Scese le scale lentamente e si ritirò nella sua dispensa, socchiudendo la porta sperando che nessuno, dato il numero di prima, lo cercasse.
Andare nel sottoscala dove non c'era ossigeno, a porte chiuse per giunta, e qualche esalazione di smalto per argento, non era il massimo. Ma aveva bisogno di sedersi e lì avrebbe potuto, se solo avesse voluto, togliere la giacca e allentare la cravatta senza sembrare un barbone.
La signora Hughes intanto era tornata e si era cambiata con il solito abito da lavoro, non era ancora il momento di quello serale.
"Ebbene che mi sono persa?" chiese andando dalla cuoca.
"E che ne so, sono sempre qui" rispose l'amica impastando, strizzandole l'occhio.
"Il signor Carson ha avuto uno scontro con Branson" disse Daisy.
"Chi te l'ha chiesto?" disse la signora Patmore non volendo preoccupare l'amica.
"Davvero, sono curiosa... raccontami tutto Daisy"
"Ecco..." le disse ciò che era accaduto e la governante si morse il labbro.
Immaginò la scena, il signor Carson doveva essere arrossato mentre parlava col giovane. Forse anche impettito e rigido. Chissà se il ricciolo gli era sceso sulla fronte?
Aveva giurato che non avrebbe mai fatto trasparire con altri il suo vero pensiero e sembrava avesse mantenuto le sue parole.
In silenzio gli preparò un vassoio e glielo portò, sperando che lui si fosse calmato e magari le raccontasse qualcosa.
Poco prima che uscisse, le aveva raccontato di Thomas.
Le dispiaceva un po per il ragazzo, ma più che venirgli incontro cosa dovevano fare?
Era come Ethel, troppo esuberante e saccente per il suo bene.
Non aiutava poi l'amicizia con la signorina O'Brian.
Sorrise cercando di scacciare i pensieri su quella donna e bussò alla porta, entrando.
"Niente di meglio di un the caldo per..." rimase pietrificata per quello che vide, e rimase ammutolita per qualche secondo: il maggiordomo arrancò per alzarsi, e lo sforzo sembrava quasi essergli fatale.
"Signor Carson! Che vi succede?" cercò di tenere sotto controllo la voce per non sembrare disperata..
L'uomo si risedette con calma e lei quasi svenne al ricordo di lui accasciato sulla sedia durante la guerra.
"Oh va tutto bene mi serve solo... qualche minuto di quiete" rispose cercando di sdrammatizzare, sotto sotto però era terrorizzato.
Aveva l'affanno. Non gli era mai venuto l'affanno!
E se fosse di nuovo il cuore?
Cercò di capire se i dolori che sentiva erano gli stessi della volta precedente ma era così stanco e intorpidito che non lo capiva.
E lei, come un angelo, era lì. La sua amata Elsie, preoccupata per lui ma cercando di non darlo a vedere.
Non poteva preoccuparla, non voleva, e non desiderava lo vedesse spaventato, così cercava di essere il solito signor Carson.
Inutile dire che non ci cascò.
"Non la troverete certo qui la quiete che vi serve. Andate a letto, intanto io mando a chiamare il dottore"
'Il dottore, il DOTTORE!?Perché il DOTTORE?!' pensò acidamente. Poi si rispose:
'Perché sei chiaramente malato stupido idiota ecco perché!'
Il suo neurone dell'autocommiserazione aggiunse:
'O forse perché non può stare più di 5 minuti senza vederlo!'
"No quale letto stasera abbiamo i Crawley e la signorina Swire. Poi la faccenda di Lady Sybil, non posso"
Sbraitava ma non riusciva a guardarla. Non era perché avesse la vista appannata.
Era tutto acutizzato in quel momento e il suo profumo lo stava facendo impazzire.
Avrebbe potuto essere debole ma averla così vicina era come una scarica elettrica.
E poi, non voleva essere un vecchio malato davanti a lei.
"E io che ci sto a fare qui forza"
'Tu sei la mia forza!'
Ma la sua volontà non resse quando gli prese il braccio e lo aiutò ad alzarsi.
Era perso, avrebbe fatto qualunque cosa gli avesse detto anche se non fosse stato d'accordo, perché in quel momento era argilla nelle sue mani.
Quelle mani così aggraziate che avrebbero fatto invidia a quelle delle dame del piano di sopra, perché non avevano paura di toccare e consolare, lavorare e aiutare.
Gli stringeva il bicipite abbastanza forte da sorreggerlo (come se lei avrebbe mai potuto sostenerlo data la differenza di mole e altezza!) ma non abbastanza forte da segnarlo.
Erano così morbide quando la toccò brevemente, dicendo:
"Chiediamo aiuto al signor Molsley"
"Non c'è bisogno!"
La governante credeva erroneamente che non si fidasse delle sue capacità ma in realtà lo faceva per lei. Sapeva bene che stava più male del previsto e non l'avrebbe abbandonata come in precedenza.
Ora era ancora un po lucido e se poteva aiutarla, allora doveva aiutarla. Forse, chissà, col carico dimezzato avrebbe potuto passare un po di tempo con lui!
Però per non sminuirla, le disse ciò che lei si sarebbe aspettata di sentire:
"Niente obiezioni! Nessuna guerra può più giustificare un servizio sciatto e incompleto"
Fece fatica a dirlo, non per l'affanno bensì perché non era per niente quello che pensava.
Come avevano già chiarito, i tempi cambiano, chi se ne fregava più del servizio a cena!?
"Come volete, lo chiamerò, ma a condizione che voi filiate subito a letto" disse accompagnandolo fuori piano piano.
Era la seconda volta che menzionava il suo letto in pochi secondi e ringraziò Dio che non la vedesse arrossire. Lo stava reggendo, cercando di non artigliargli il braccio.
Lo stava toccando come non aveva mai fatto.
Entrambe le mani gli circondavano il muscolo, lo aveva perfino picchiettato come insiegno di forza.
Il suo cervello era per metà preoccupato e per metà impegnato a registrare ogni movimento sotto le sue dita. Ogni flessione.
Quella mossa, più la menzione del mobile, le fecero venire alla mente altre occasioni e circostanze in cui avrebbero potuto ...
Ansimante, nel suo letto, mentre lei gli teneva entrambe le braccia...
'Basta così Elsie, è malato per l'amor del cielo! Che razza di donna sei?!' si rimproverò.
Pensare di fare l'amore appassionatamente mentre lui era visibilmente provato...
'Altro che confessione, domenica'
