Fu tutto troppo veloce.

La signora Hughes accompagnò Ethel nella sala della servitù ma dovette aiutare una delle sguattere che si era fatta male con un piatto.

Quindi non sentì, dato che erano nel salottino a porte chiuse, il signor Carson scendere e pontificare:

"Anna per favore vai in sala ho bisogno d'aiuto. Ethel. Ti prego di prendere tuo figlio e lasciare questa casa. Come sei arrivata qui?"

"Fino al paese con la corriera. Poi a piedi"

"Allora fai il percorso inverso per favore e in fretta"

"È molto scossa signor Carson l'hanno umiliata" disse il signor Bates cercando di toccare il cuore del maggiordomo.

E aveva ragione. Poco prima aveva detestato il modo in cui il signor Bryant aveva agito, riconoscendo sé stesso, ed ora ci casca a di nuovo.

"Hai soldi per il viaggio?" chiese cercando di sistemare le cose.

"Sì grazie"

Il signor Carson non poteva perdere tempo, così tornò di sopra, in biblioteca dove erano riuniti tutti.

La sua sensibilità venne nuovamente toccata quando anche Sir Richard apostrofò il bambino come aveva fatto il nonno.

Si voltò indignato, non perché lo dicesse davanti alle donne, ma perché non era giusto e non ne aveva il diritto. Meno male che non sarebbe andato con lui!

Quando Lady Mary disse che Ethel doveva pagare le conseguenze della sua scelta, e il ragionamento che ne derivò, fu colto di sorpresa.

Era un ragionamento profondo e lo condivideva, anche se forse si poteva essere meno severi.

Certo, lei sapeva di cosa parlava visto che si accingeva a sposare Carlisle come 'buona azione' verso la famiglia dopo lo scandalo del turco.

Era di umore abbastanza cupo così si rinchiuse in cantina fino al servizio serale, mangiando nella sua dispensa.

La signora Hughes trovò rifugio nel suo salotto e mangiò lì.

Si vergognava.

Cosa doveva pensare di lei?

Le era stato vicino durante lo scambio ma non aveva proferito suono.

Certo aveva ragione, non poteva interrompere il pranzo della famiglia.

Alla fine la governante uscì solo quando sentì le campane e Jane le disse che erano tutti andati nelle loro camere.

Fece qualche passo nel corridoio e trovò il signor Bates con Anna.

Come li invidiava...

"Anna sono saliti..."

Poi aggiunse al signor Bates:

"Avete l'aria di chi porta tutto il peso del mondo sulle spalle"

"Non proprio tutto signora Hughes, una buona parte"

Sapeva bene come ci si sentiva.

Tornò nel suo salotto e chiuse la porta.

Non voleva parlare con nessuno e colse l'occasione per scrivere a sua sorella.

Tempo di indirizzare la busta, che Anna entrò:

"Signora Hughes, mi date i doppi delle chiavi del piano di sopra?"

"Perché?"

"Lady Mary ha detto che la chiave di uno dei bagni non funziona bene. Crede che siano state scambiate"

"Oh...Arrivo subito"

"No non v'incomodate ve le riporto fra un momento. Dovete essere molto stanca"

C'era qualcosa di strano nella ragazza ma non aveva la forza di fare il segugio così, sperando che Beryl non venisse mai a saperlo, diede le chiavi alla capocameriera.

"Miraccomando Anna. Le rivoglio subito"

"Si signora Hughes"

A colazione il giorno successivo, il signor Carson ebbe modo di assistere a due scambi, uno interessante l'altro inquietante.

Il primo fu quando Lady Cora disse che si sarebbe vista con la signora Crawley per aiutarla con i suoi progetti, nonostante Lady Violet avesse fato di tutto per toglierla dai piedi alla nuora come da sua richiesta.

Lo scambio tra i coniugi non passò inosservato al maggiordomo, non tanto il bacio dato sulla guancia al quale Robert sembrava scocciato, tanto per le parole che si dissero.

"Non l'avresti mai fatto prima della guerra"

"Che vuoi che ti dica, ora è tutto diverso. Forse la guerra mi ha cambiata. Infondo ha cambiato un po tutti"

"Non me"

"Io non ci giurerei"

Si sarebbe potuto pensare che la donna si sentisse attratta dalla carità per la sua origine americana invece la signora Hughes, palesemente scozzese, aveva detto quelle stesse parole qualche anno prima. Da quando era cominciata la guerra cercava di tranquillizzare il maggiordomo.

Lui stesso aveva ammesso che la vita cambia le persone, eppure non voleva che la rotazione della cena cambiasse in tempo di guerra. Per non parlare della lucidatura dell'argento! E non aveva forse detto che il suo mondo ruotava attorno al vino?

Che stupido era stato! E pensare che in quell'occasione si era sentito male, se solo le avesse dato ascolto!

Decise di allontanarsi per schiarire le idee, con la scusa di portare in caldo la colazione, quando appena voltato il separé senti la voce di Jane.

Quel secondo scambio gli fece drizzare i peli della nuca e si fermò ad ascoltare.

Era la seconda volta che li beccava, ma i toni erano più sommessi e il punto chiave era un potenziale disastro, anche se non dissero niente di esplicito.

Un po con rabbia un po per farsi sentire, sbattè per la prima volta un piatto e si palesò nuovamente nella stanza. Si rimise al suo posto e fissò in cagnesco la porta.

'Non posso lavorare per un uomo che non rispetto' aveva detto. Ebbene Lord Grantham stava iniziando a somigliare al futuro genero, anche se in altri ambiti, e questo non gli piaceva affatto.