Le macchine iniziarono a suonare.

Era un suono persistente e assordante.

La testa gli faceva male, la bocca era secca.

"State indietro" disse una voce perentoria.

Provò ad aprire gli occhi ma tutto quello che vedeva era una luce fastidiosa e ombre.

"STARÀ BENE? DITEMI CHE SI RIPRENDERÀ! DEVO DIRGLI..."

"Signorina la prego, esca. Non può stare qui ora"

"MA DEVO DIRGLI...DAVID! DAVID TI AMO! NON LASCIARCI" disse una voce femminile rotta dalle lacrime.

La conosceva. Oh se la conoscva.

Amava quella voce e amava la donna che aveva quella voce.

Eppure... qualcosa non andava.

Era da tanto che non sentiva quella voce.

Doveva essere morto perché lei era morta.

Almeno questo è quello che ha visto. O no?

"Agente Rossi... può sentirmi?"

David fece un cenno affermativo con la testa.

"Non provi a parlare. Ha un tubo per l'ossigeno. Cerchi di stare tranquillo"

'Ok...sono in ospedale' si disse l'uomo iniziando a vedere meglio la scena attorno a lui.

"Agente Rossi. Segua la luce" disse un dottore puntandogli una mini torcia nella retina.

Fece come richiesto.

"Sente male?"

Qualcuno lo punzecchiò.

Scosse la testa.

"Ma lo sente?"

Annuì.

"Bene. Ora faremo una tac per vedere se ci sono danni cerebrali o alla spina dorsale.

L'ematoma deve essersi riassorbito. Proveremo a toglierle il tubo, stia fermo"

Faceva male. Era disidratato e faceva ancora piùmale.

"Come va?"

"Come se mi avessi tolto un tubo dalla gola" gracchiò.

"Sono contento che il lato dell'umorismo sia intatto. Krystall prendi i parametri vitali"

"Si dottore"

Una giovane infermiera bionda si avvicinò a lui e gli sorrise.

"Ben svegliato"

Krystall Richards diceva la targhetta, ma non poteva essere.

"Che mi è successo?" chiese cercando di non guardare la ragazza che sembrava familiare.

Lei rispose con fare civettuolo:

"Hai avuto un incidente. Eri in macchina e l'asfalto era scivoloso a causa della neve e del ghiaccio"

"La tua ragazza sta bene" disse il dottore scuotendo la testa. Questa ragazza non aveva pudore.

Non era la prima volta che faceva le moine a qualunque soggetto di sesso maschile, doveva parlarne con la giunta direttiva e mandarla altrove.

Con questo paziente ci era andata giù pesante, peggio del solito, stava sempre lì quando poteva, nonostante lui fosse impegnato e lei avesse da lavorare.

"La mia ragazza?!" chiese David mentre questo usciva e un'altra donna entrava.

"Non le piacerà questo. Specie dopo quanto ha fatto per te.

Io sono Hayden Montgomery. Ti accompagno a fare la tac"

Anche questa ragazza di colore gli sembrava familiare.

"Ci conosciamo?"

"No, ma mentre eri in coma ti abbiamo visitato parecchio.

Sono passata qualche volta e ho parlato con la tua ragazza"

"Hai una figlia?"

"Io e mio marito Shawn ne abbiamo due. Joy e Kai"

"È pronto?"

Una dottoressa, tale C. Baker, entrò nella stanza.

"Si signora"

"Ben svegliato agente Rossi"

"Carolyn?"

"Si...mi stupisce che tu sappia il mio nome. Deve essere la prova che chi è in coma sente ciò che gli succede"

David guardò le donne davanti a lui. Due bianche e una di colore. Due more e una bionda.

Erano familiari.

"Credo sia meglio visitarlo ma non direi nulla alla sua ragazza per ora" disse Hayden.

La dottoressa era sorpresa e disse:

"Perché? Lo ha vegliato tutti i giorni.

Abbiamo dovuto portarla via di peso.

Costringerla a mangiare.

Ora ha un sedativo per riposare.

È giusto che sappia, specie nelle sue condizioni"

David la interruppe:

"Chi c'era con me?"

"Ecco perché non glielo direi"

"Oh..."

"Magari non è nessuno. Se non la ricorda un motivo ci sarà" disse mielosa Krystall avvicinandosi e stringendogli il braccio con le unghie smaltate.

La dottoressa e l'altra infermiera la guardarono schifate.

"Evita di dire le tue impressioni personali. Ricorda che sei qui in prova.

Se parliamo con il dottor James e la dottoressa Blake sei fuori di qui prima di mezzogiorno. Ora vai"

La ragazza per niente intimorita, fece l'occhiolino a David prima di ubbidire e gli fece il segno della cornetta, lasciando scivolare il numero di telefono nella giacca.

Era stato un sogno. Doveva esserlo.

Perché queste tre donne erano le sue mogli eppure non le aveva mai viste prima.

Che stava succedendo?

"Posso avere uno specchio?"

"Certo. Avevo sentito dire che gli italiani erano vanitosi ma non pensavo così tanto"

Il suo riflesso lo colpì.

Non aveva i capelli bianchi.

Non aveva 69 anni, e il pizzetto era appena accennato.

Aveva 24 anni, in forma e bello come un Adone.

"Ho fatto un sogno"

"Capita quando si è in coma" disse l'infermiera mentre entravano in ascensore.

"C'eravate anche voi"

"Ah si? Beh io ero con i barrelieri giunti sul posto a prendervi. Eravate quasi congelati.

Hai preso un colpo alla testa, guidavi tu, mentre LEI per fortuna aveva la cintura.

La dottoressa Baker vi ha assistito in sala operatoria e vi ci ha portato l'oca giuliva di prima.

Forse avevi ripreso conoscenza. Può darsi che siamo state le ultime persone che hai visto.

È strano che ora non ti ricordi della tua ragazza perché quando sei arrivato continuavi a chiedere di lei"

"Il mio sogno era così reale e non mi è piaciuto.

È finito male.

Ho paura di fare la domanda. Come si chiama LEI?"

"Erin. Erin Strauss. E lasciami dire che è una gran bella ragazza"

A quelle parole, David scoppiò a piangere.