Quando aprì gli occhi, la prima cosa che Saga vide fu Aiolos seduto accanto a lui che fissava il vuoto. Spaziando con lo sguardo, poté vedere anche Aiolia, disteso su un fianco con gli occhi aperti, Deathmask intento a massaggiarsi la nuca per lenire un recente colpo... probabilmente lo stesso che avevano dato a lui... e Aldebaran con la testa tra le gambe. Erano tutti legati, mani e piedi, nessuno in grado di compiere più che quelle poche azioni che li avevano portati ad avere posizioni diverse.

Ma soprattutto, le sbarre e i pavimenti duri e sporchi non lasciavano dubbi su dove si trovassero.

- Aiolos... -.

- Sì, ci hanno catturati - Aiolos rilasciò un sospiro frustrato - ma non è questo a preoccuparmi -.

Come se un lampo gli avesse attraversato la mente, Saga rivisse gli ultimi istanti prima di perdere conoscenza.

- Mu! - esclamò terrorizzato.

- Anche Shura... - gli fece eco Aiolos scuotendo il capo - hanno preso la mia Shura e io sono qui, legato mani e piedi come un idiota... -.

- Siamo tutti idioti - Deathmask lo interruppe continuando a massaggiarsi la nuca - siamo caduti nel tranello di Pandora, che ci ha consegnati dritti nelle mani di Hades! -.

- C'è qualcosa che non mi torna - Aldebaran fece sentire la sua voce alzando la testa - se Pandora era d'accordo per consegnarci nelle mani del nemico, perché sia lei che le sue ragazze sono state portate via insieme alle vostre mogli? - domandò guardando Aiolos e Saga, che gli rimandarono uno sguardo terrorizzato.

- La penso come te Aldebaran - disse Aiolia senza muoversi dalla sua posizione distesa, tenendo le mani legate vicine al volto - tutto questo non è normale, se le ragazze facevano parte del piano adesso dovrebbero essere libere -.

- Probabilmente anche Pandora è stata ingannata - fece notare Deathmask - evidentemente le era stato promesso qualcosa e, all'ultimo, si sono rimangiati la parola -.

Saga non disse nulla, meditando sulle parole dei suoi compagni. Sì... era molto probabile che Pandora fosse stata ingannata, ed era ancora più probabile che tutta questa faccenda riguardasse anche lui. Sapeva che, prima o poi, Pandora avrebbe cercato di vendicarsi, e non perché l'avesse abbindolata o illusa, al contrario... non le aveva mai promesso niente, né aveva mai avuto l'intenzione di farlo, e quando aveva compreso il sentimento che stava maturando nei suoi confronti, se ne era distaccato per non prenderla in giro. Ma evidentemente ce l'aveva ancora con lui.

Mu... quello era l'unico pensiero che lo faceva stare davvero male. Dov'era sua moglie? Come stava?

Guardò Aiolos e vide nei suoi occhi la stessa apprensione. I loro compagni continuavano a fare congetture su cosa fosse accaduto, ma a cosa serviva se erano costretti in una cella senza poter aiutare le persone che amavano, né sapere che fine avessero fatto?

- Non vi sembra che manchi qualcuno? - Deathmask alzò la voce, attirando l'attenzione di tutti.

- Shaka - rispose Aldebaran - e per qualche strano motivo non sono affatto stupito - aggiunse con una smorfia.

Aiolos sentì il sangue salire al cervello, maledicendo la sua debolezza... se avesse preso i dovuti provvedimenti nei confronti di Shaka quando era già tempo di farlo, avrebbe potuto evitare ciò che stava accadendo. E invece si era persino fatto ricattare da quel dannato!

- Non è colpa tua - Saga ne intuì i pensieri, guardandolo con comprensione - avrebbe comunque trovato il modo di creare problemi, inoltre, se vogliamo trovare qualcosa di positivo in tutto questo, Kanon e Milo non sono stati imprigionati con noi proprio a causa sua -.

- Cosa è successo a Kanon e Milo? - domandò Aiolia tirandosi leggermente su. Era molto amico di Milo e si allarmò non sapendo di cosa stessero parlando.

- È una lunga storia - Saga scosse il capo - e ora non c'è tempo per spiegare, ma devi stare tranquillo perché sono al sicuro o meglio... di certo più di noi -.

- Pensi che potrebbero aiutarci da fuori? - domandò Deathmask.

Saga rifletté per qualche istante, e, se le circostanze non fossero state drammatiche, avrebbe trovato persino la forza di sorridere immaginando l'espressione di suo fratello vedendoli in quel momento... legati e imprigionati.

- Qualcosa mi dice che arriverà, quando ci sarà bisogno di lui arriverà... -.

- Scusate se mi intrometto, e premetto che non c'entra nulla, ma... - Aiolia si sollevò su un gomito, spaziando con lo sguardo da un angolo all'altro della cella - qualcuno sa che fine abbia fatto Dohko? -.

Aiolia non si aspettava di ricevere su di lui lo sguardo che tutti gli rivolsero contemporaneamente; per un attimo pensò di aver detto una sciocchezza, ma durò poco, perché il silenzio che seguì alla sua domanda fu strano. Perplesso, incerto, preoccupato, ma la fiammella di speranza che brillò negli occhi di ognuno di loro gli disse che no... non aveva detto una sciocchezza, né tantomeno l'aveva pensata.


- Bene, bene, bene, ma che bella sorpresa... non solo abbiamo la fortuna di condividere una così piacevole compagnia... addirittura abbiamo due ospiti in più... due ospiti illustri... -.

Radamanthys sottolineò l'ultima parola, alternando lo sguardo tra Mu e Shura con una evidente espressione di scherno.

- Chissà come saranno preoccupati i vostri mariti... - rivolse un sorriso ironico ad uno dei luogotenenti - che ne pensi Myu? -.

- Indubbiamente, saranno preoccupati - rispose l'interpellato con voce melliflua - e credo che abbiano tutte le ragioni per esserlo - aggiunse sadicamente.

Mu e Shura si scambiarono un'occhiata veloce, intuendo facilmente le intenzioni degli uomini di Hades. Parlavano dei loro mariti, quindi non c'era molto spazio per l'immaginazione.

Mu alzò gli occhi al cielo, cercando di riflettere rapidamente, prima che l'agitazione prendesse il sopravvento. Guardò rapidamente le ragazze che erano con loro, non avendo difficoltà a riconoscere Pandora, che aveva già avuto modo di conoscere, mentre le altre due, una giovane con i capelli rossi e un'altra con i capelli verdi, erano due delle ragazze che aveva visto di sfuggita quando lei e Shura erano arrivate all'accampamento. Cosa ci facevano quelle donne lì con loro?

Mu liquidò immediatamente la domanda come inutile. Non c'era tempo per pensare a queste sciocchezze, bisognava capire come accidenti uscire da quella situazione e trovare il prima possibile i loro uomini. Saga. L'immagine di suo marito legato e incosciente minacciò di farle salire le lacrime agli occhi, ma le ricacciò subito indietro. Saga non aveva bisogno di questo.

Spostò lo sguardo osservando l'ambiente nel quale si trovavano. Una stanza angusta, sporca, dove la luce dell'alba che stava sorgendo non riusciva a filtrare con un solo spiraglio. A fare la guardia c'erano quattro uomini, due che sembravano essere ufficiali, e altre due vestiti da guardie. Ricordava di aver visto diversi corridoi e porte mentre le portavano tutte in quella stanza, e non aveva alcun dubbio sul fatto che si trovassero nella roccaforte di Hades. Nel suo palazzo. Chiuse gli occhi, pregando la loro dea che Saga si trovasse nello stesso posto.

- Dov'è mio marito? - per la prima volta nella sua vita, la voce di Mu non uscì con il solito suono dolce, tuttavia, l'unica risposta che ricevette furono le risate dei due uomini presenti - Ho chiesto dove si trova mio marito! -.

- Uh... - Radamanthys si rivolse a Myu - hai sentito Myu? Puoi dirle gentilmente dove si trova suo marito? - domandò con scherno.

- Mmmh... al momento non importa dove sia, anzi... è meglio per lui che non sia qui, perché non gli piacerebbe vedere quello che sto per fare - aggiunse con uno strano sorriso.

Mu rifletté sulle prime parole di Myu, sentendo un bagliore di speranza farsi largo nel buio; se Saga fosse stato ucciso glielo avrebbero detto, o meglio, avrebbero certamente goduto nel dirglielo, dunque significava che era ancora vivo... ma mentre era assorta nei suoi pensieri, sentì anche un campanello d'allarme suonare pericolosamente nella sua testa.

Non gli piacerebbe vedere quello che sto per fare. E sicuramente non sarebbe piaciuto neanche a lei.

Infatti lo vide avvicinarsi con un ghigno pericoloso, fermarsi davanti a lei e portare pericolosamente una mano alla sua cintura.

- Adesso, da brava, fammi vedere cosa ti ha insegnato il tuo caro Saga in queste settimane... sono certo che quella bellissima bocca carnosa sia in grado di fare meraviglie - aggiunse slacciandosi la cintura e il primo bottone.

Mu cominciò a sudare freddo. Cosa diavolo poteva fare adesso?

- Oh, naturalmente non oserai fare scherzi tesoro... o la prossima cosa che vedrai sarà la testa del tuo amato Saga sulla mia scrivania come soprammobile -.

Mu sentì le fiamme salirle al cervello. Non avrebbe mai ceduto al ricatto di quel disgraziato, ma, allo stesso tempo, sentì il suo cuore collassare all'idea che potessero fare del male a Saga. Certo... Saga avrebbe preferito morire piuttosto che sapere una cosa del genere... ma cosa fare?! Cercò per l'ennesima volta di liberare le sue mani, ma più le muoveva, più le corde sfregavano tagliandole i polsi.

Inaspettatamente però, una piccola fortuna venne dalla persona che le stava accanto in quel momento, quella che mai avrebbe pensato potesse venirle in soccorso.

- Avanti Myu, sii gentile... - la voce calda di Pandora spezzò l'aria tesa - Mu è appena arrivata e non vorrai di certo comportarti da perfetto ignorante... vieni qui, facciamole vedere come si fa... -.

Quando aveva compreso le intenzioni di Myu nei confronti di Mu, qualcosa, nel cervello di Pandora, si era inceppato, ribellandosi nella sua mente e uscendo dalla bocca nello stesso momento. Non ce la faceva, non riusciva a immaginare quella creatura fare una cosa del genere a quello schifoso di Myu... non aveva dimenticato il loro incontro, solo qualche ora prima aveva tentato invano di sedurre suo marito, e Mu, per tutta risposta, non l'aveva insultata, anzi... si era rivolta a lei con gentilezza, chiamandola addirittura signorina. L'ultima volta che qualcuno si era rivolto a lei in questi termini era stato quando era ancora una ragazzina.

Non riusciva a concepire che qualcuno potesse farle questo, era più forte di lei. Ovviamente si trattava di una soluzione momentanea, un intermezzo che permettesse a Mu di prendere un po' di tempo per inventarsi qualcosa, e pregò, dopo tanto tempo in cuor suo, affinché quella ragazza riuscisse ad ingegnarsi per uscire da quell'inferno. Anche perché Myu non si sarebbe accontentato così facilmente.

E Mu lo capì. Dopo aver guardato con stupore in direzione di Pandora, capì che la donna le stava regalando del tempo prezioso, e che non poteva permettersi di sprecarlo.

Approfittando della distrazione dei quattro uomini, che ridevano e schernivano Pandora, accogliendone con piacere le finte lusinghe, Mu si avvicinò a Shura che era alla sua destra, senza che nessuno di loro lo notasse. La sua intenzione era quella di parlarle, per capire cosa potessero fare, tuttavia, accadde qualcosa, in modo repentino, che la lasciò perplessa ma piacevolmente colpita.

Nel giro di qualche secondo sentì i suoi polsi leggeri, liberi dalle corde che li opprimevano, guardò Shura con la coda dell'occhio notando la sua usuale espressione impassibile, ma capì perfettamente che era stata lei a liberarla. Come avesse fatto, non ne aveva la più pallida idea, ma non importava... ciò che contava era uscire da lì. Tutte e cinque.

La scena che si stava consumando era surreale, a Mu e Shura sembrava un incubo, e anche le altre due ragazze, pur praticando il mestiere più antico del mondo, lottavano contro la nausea.

Senza alcun riguardo, Myu spingeva i suoi lombi nella bocca di Pandora, tenendola per i capelli perché non si azzardasse a lasciarlo sul più bello; i suoi lamenti riempivano l'aria provocando ilarità nei suoi compagni, che non mancavano di rivolgere alla donna i più coloriti epiteti, e sgomento nelle giovani costrette ad assistere a quell'oscenità.

Mu sentì le lacrime salirle agli occhi, e non era solo dispiacere. Mai, in vita sua, aveva provato una tale rabbia come vedere quell'uomo utilizzare Pandora come fosse un oggetto. Non le importava quale mestiere facesse, non le importava nemmeno che avesse provato a sedurre Saga... era una persona, una donna che si stava facendo umiliare per risparmiare a lei quella stessa umiliazione. Tuttavia, sapeva che le sue lacrime non sarebbero servite a niente, per cui fece un respiro profondo nel tentativo di calmarsi, e quando l'aria salì al cervello spazzando ciò che vi era ancora impresso, capì cosa avrebbe dovuto fare. E non aveva molto tempo per farlo.

Approfittando della distrazione di tutti e soprattutto dell'essere immondo di nome Myu che, sfortunatamente per lui, le dava praticamente le spalle, Mu riuscì a sfilare da dentro la manica del vestito ciò che vi era preziosamente custodito.

- Cos'è questo? - domandò Mu tenendo il palmo della mano aperto e accigliandosi quando vide l'oggetto che Shion vi aveva appena posto.

- Qualcosa che ti somiglia molto - rispose Shion guardandola con tenerezza - a dispetto della sua apparente fragilità, può essere molto pericolosa... -.

Per Shion non era stato difficile capire quali fossero le intenzioni di Mu; da quando Saga era partito l'aveva vista spegnersi giorno dopo giorno, e aveva intuito subito che, prima o poi, lei o la sua compagna di avventure, o più plausibilmente entrambe, avrebbero avuto la brillante idea di raggiungere i loro mariti. Avrebbe potuto fermarla, certo, ma aveva già deciso di non farlo, perché Mu aveva trovato il suo posto nel mondo accanto a Saga, e lo avrebbe seguito ovunque...

Non poteva fermarla, ma poteva aiutarla.

Myu non si accorse di nulla, e fu solo quando sentì le sue gambe cedere senza preavviso e lasciarlo improvvisamente in ginocchio che tornò alla realtà, non riuscendo però a capire cosa stesse accadendo.

- Vedi com'è fino e appuntito? - Shion si rivolse a Mu che annuì guardando quell'insolito ago, lungo e sottile - devi centrarlo e avvicinarlo il più possibile all'organo che vuoi colpire - disse scandendo bene le parole - è quasi invisibile, ma se inserito correttamente andrà a paralizzare i nervi, e, di conseguenza, tutta la parte che da quei nervi dipende... -.

Mu aveva usato un'arma discreta, sottile... in tutti i sensi, ma, a dispetto del disprezzo che potesse provare per chi voleva fare del male a loro e ai loro cari, non si sentiva in grado di uccidere. Shion lo sapeva, e per questa ragione le aveva procurato quel tipo di arma.

Myu non sentì l'ago entrare al centro dei lombi, potendone solo subirne gli effetti, e solo quando ormai era troppo tardi. Tra l'altro ferendosi anche le parti intime, dato che Pandora, presa alla sprovvista, lo ferì con i denti. Tutto fu così repentino che nessuno dei presenti capì nulla; pensando che il problema fosse qualche bicchiere di troppo che Myu si era servito mentre sorvegliavano le ragazze, i suoi compagni iniziarono anche a prenderlo in giro.

Non tutti, però, perché Radamanthys sapeva perfettamente quanto Myu fosse resistente agli effetti dell'alcol... si accigliò, cercando di comprendere cosa gli fosse accaduto, ma ciò che accadde subito dopo fu talmente veloce da non dargli modo di capire nulla.

Infatti, se Mu, dal canto suo, provava ancora remore nell'uccidere qualcuno, Shura, al contrario, non si era posta alcun limite... avrebbe riportato a casa Aiolos e le stavano facendo perdere fin troppo tempo.

Myu ebbe a malapena il tempo di capire che l'uso delle sue gambe fosse compromesso, che la lama che Shura tirò fuori dalla manica del suo vestito gli tagliò di netto il collo, smorzando le poche parole che era riuscito a mettere insieme per lo stupore e che sarebbero rimaste per sempre nella sua gola.

Approfittando di quei secondi di sgomento, Shura recise rapidamente le corde che legavano le altre ragazze, permettendo anche a loro di recuperare l'uso delle mani e di difendersi, come ben dimostravano gli squarci nei ventri delle due guardie che avevano tentato di aggredirle. Quelle giovani conoscevano bene le armi e sapevano maneggiarle... decisamente una buona notizia.

Finalmente libere, si resero presto conto di come alla conta mancasse qualcuno, e questo era preoccupante. Radamanthys doveva essersi dato alla fuga quando le cose si erano messe male.

- Ha avuto paura di noi? - domandò una delle ragazze guardando Pandora.

- Non ha paura di niente - rispose l'interpellata scuotendo il capo e tentando di rimuovere il sapore disgustoso che aveva ancora in bocca - probabilmente è andato ad avvisare gli altri, o più verosimilmente, ad occuparsi dei prigionieri -.

Prigionieri?

Mu e Shura si fissarono con terrore, e, prima che qualcuno potesse azzardarsi a manifestare le loro paure, corsero fuori da quella stanza all'inseguimento di Radamanthys. Sperando di fare in tempo.


Quando Saga aprì gli occhi si ritrovò immerso nel buio, ma, a dispetto della scarsa visibilità, si rese immediatamente conto di non essere più nella stessa prigione di prima; e il dolore lancinante che sentiva dietro la testa confermava che il cambio fosse stato in peggio. L'ultimo ricordo che aveva era di essere nella stessa cella con i suoi compagni, ricordava che stessero parlando di chi mancasse all'appello, ricordava di come tutti si fossero sentiti sollevati al pensiero che Dohko non fosse con loro e poi... e poi arrivò uno dei luogotenenti di Hades, un tale Radamanthys, che lui vide a malapena prima che la sua vista si eclissasse, prima di perdere i sensi. Quel dannato doveva averlo colpito alla testa per portarlo in un altro posto, lontano dai suoi compagni, solo non capiva... perché?

Un leggero lamento lo fece voltare alla sua sinistra, e, pur non riuscendo a vedere ancora nulla, riconobbe la voce di chi era con lui.

- Aiolos? - sussurrò.

- Sì sono io - rispose nello stesso modo.

- Dove diavolo siamo? -.

Saga sbatté le palpebre più volte, e quando finalmente la sua vista si abituò al buio, riuscì a distinguere i contorni di Aiolos. Grazie anche alla sottilissima lama di luce che filtrava a malapena dalla porta chiusa.

- Non ne ho idea - le parole di Aiolos erano a malapena udibili.

- Stai bene? - domandò Saga preoccupato. Di primo acchito gli sembrava che il respiro di Aiolos facesse più rumore delle sue parole.

- Ho avuto momenti migliori - Aiolos tentò di scherzare ma dei leggeri colpi di tosse smorzarono il suo tentativo - ti hanno colpito alla testa e sei svenuto subito, mentre io ho ricevuto un calcio nelle costole che mi ha fatto parecchio male... -.

- Allora non dovresti muoverti, potresti perforare il polmone -.

- Non potrei nemmeno se volessi -.

- Aspetta... - Saga si avvicinò e, anche se aveva le mani legate, riuscì a muovere Aiolos - cerca di avvicinarti alla parete e di distenderti leggermente, così la frattura eserciterà una minore pressione - dopodiché lo aiutò per come poté, riuscendo a percepire un piccolo miglioramento nella respirazione.

- E a cosa serve, eh Saga? Siamo qui, legati come due idioti e completamente inutili... non ho idea di dove sia Shura né di come stia... cosa vuoi che mi importi se il mio polmone collassa? -.

- Non dire sciocchezze! - Saga lo zittì - Credi di essere più utile mezzo morto? Anch'io non so dove sia Mu e qualunque ipotesi mi passi per la testa mi fa impazzire di angoscia, ma non posso lasciarmi andare - sospirò profondamente - devo fidarmi di Mu, e tu devi fidarti di Shura... e confidare in Atena affinché le protegga -.

Aiolos tentò di dire qualcosa, ma un rumore concitato fuori dalla porta lo fermò, mettendo a tacere entrambi, non potendo fare altro che accigliarsi e concentrarsi per capire cosa stesse accadendo.

La porta si aprì con violenza, lasciando che la luce del corridoio illuminasse la figura sulla soglia. La prima reazione di Aiolos e Saga fu di chiudere gli occhi, accecati dalla luminosità improvvisa, ma quando li riaprirono, riconobbero immediatamente il capofila dei visitatori.

- Radamanthys... dobbiamo spostarli in un'altra cella? - domandò uno dei suoi sottoposti, facendo rabbrividire Aiolos al solo pensiero di muoversi.

- Sì, qui è troppo pericoloso... ah no, dannazione! - si corresse Radamanthys, avvertendo chiaramente qualcuno avvicinarsi - Andate a vedere chi sta arrivando, e se non sono dei nostri, uccideteli - ma prima che i suoi uomini si muovessero aggiunse - e mi raccomando... non abbiate pietà, anche se si trattasse di quelle donne, non abbiate alcuna pietà... -.

Sentimenti contrastanti assalirono immediatamente sia Aiolos che Saga. Le parole di Radamanthys erano chiare, e le donne di cui parlava non potevano essere altri che... allo stesso tempo, però, una grande paura prese il sopravvento sul piccolo lumicino di speranza. Se le guardie di Hades le avessero trovate, non avrebbero avuto scampo, e Radamanthys era stato chiarissimo.

Il rumore dei passi delle guardie si allontanò fino a diventare impercettibile, lasciando solo i battiti furiosi del sovrintendente e del Capitano a riempire il silenzio che ammorbava l'aria fetida della stanza, tuttavia, dopo svariati minuti in cui l'unico suono udibile fu il respiro rauco di Aiolos, un grido spezzato li fece sobbalzare tutti, preoccupandoli e mettendoli all'erta.

Gli istanti che seguirono furono di totale confusione... il silenzio che aleggiava poco prima divenne un ricordo, mentre i passi concitati di qualcuno che si stava avvicinando di corsa rimbombavano nel corridoio. Non si trattava di una sola persona, inoltre, procedevano rapidamente.

Saga e Aiolos si guardarono con gli occhi spalancati. Il grido che avevano sentito era quello di un uomo, una delle guardie pensarono, mentre l'andatura di chi stava arrivando era leggera... possibile che fossero davvero loro? Mu... Shura...

E se per un momento avevano creduto che fosse una follia anche solo pensarlo, quando videro Radamanthys nascondersi dietro la porta lasciandola aperta, non ebbero più alcun dubbio. Il dannato avrebbe potuto chiuderla, e sarebbe stata la scelta più logica, invece no... voleva che i prigionieri fossero ben in vista per attirare le giovani all'interno. E ucciderle, questo era chiaro.

Saga allungò il collo, cercando di scorgere oltre la porta, e quando vide Mu avvicinarsi guardinga seguita da Shura, sentì l'anima uscire dal suo corpo. Se avesse urlato, Radamanthys sarebbe uscito all'improvviso sorprendendole, inoltre, conoscendo Mu, un suo grido non l'avrebbe fatta desistere, al contrario... si sarebbe fiondata dentro quella maledetta cella per aiutarlo.

E allora fece l'unica cosa che gli venne in mente. Quando Mu fu abbastanza vicina da poterlo vedere, alternò lo sguardo tra lei e il nascondiglio di Radamanthys, nel tentativo di segnalare il pericolo, e, sebbene Mu sorridesse per averlo finalmente trovato e per il fatto che fosse vivo, la vide fermarsi e fare segno a Shura di tacere. Aveva capito.

Shura si accigliò, non comprendendo il motivo per il quale si trovasse a qualche metro da Aiolos, il suo Aiolos... e non potesse procedere perché Mu la teneva per una mano frenandola. Tentò di parlare, ma riuscì a malapena a muovere le labbra che gli occhi sgranati di Mu le fecero capire che no... non poteva parlare. Dalla loro avevano un solo vantaggio, e cioè che chiunque fosse dentro non sapeva a che distanza fossero, e, se avessero parlato, questo unico vantaggio si sarebbe azzerato. Con tutte le conseguenze immaginabili.

Fortunatamente Shura comprese subito cosa passasse nella testa di Mu, e un cenno d'intesa e qualche leggero sussurro furono più che sufficienti per accordarsi sul da farsi. Se fosse dipeso da loro, non avrebbero esitato un secondo ad entrare in quella cella, ma l'improvvisazione era l'ultima cosa che potevano permettersi in quella situazione; se loro avessero fallito, avrebbero rischiato la vita tutti e quattro.

Avevano compreso che dietro la porta si nascondesse qualcuno, Saga era stato chiarissimo, e sebbene la soluzione più logica fosse che Shura facesse pressione contro la porta per permettere a Mu, più esile, di passare, convennero rapidamente come la cosa più logica da fare fosse anche la meno praticabile, perché Shura era l'unica in grado di tagliare le corde che legavano Aiolos e Saga in brevissimo tempo.

Mu non aveva ancora capito come fosse possibile... come facesse Shura a nascondere un'arma così terribile, e a maneggiarla con la sicurezza con la quale la usava e senza timore di ferirsi... tuttavia mise da parte quel pensiero con la stessa rapidità con cui era arrivato; non era il momento e non era importante, l'unica cosa che contasse era liberare Saga e Aiolos senza che nessuno di loro si ferisse. Dopo un ultimo cenno, Mu fece qualche passo indietro per prendere la rincorsa e darsi più spinta possibile.

In tutta onestà Radamanthys non se lo aspettava. Quando la porta di metallo sbatté contro il suo corpo schiacciandolo contro il muro sgranò gli occhi, non capendo cosa stesse accadendo, e lo capì solo ritrovandosi faccia al muro con uno zigomo escoriato, mentre qualcuno dall'altra parte continuava a spingere con forza. Molta forza, considerato che si trattava di Mu, ma troppo poca, dato che il suo avversario era Radamanthys.

E infatti la giovane poté contare solo sull'effetto sorpresa, perché nel momento in cui Radamanthys capì cosa stesse facendo, spalancò la porta con violenza, allontanandola e facendola cadere per la forza dell'impatto.

- Mu! - Saga urlò cercando di liberarsi dalle corde usando tutta la sua forza. Se avesse avuto davanti quel bastardo lo avrebbe ridotto in polvere per aver osato tanto, ma il risultato era che più sfregava, più la fune lacerava la sua carne.

Il problema ancora più grande, però, era che Shura non aveva fatto in tempo a liberare Aiolos e Saga, e la ragione era drammaticamente semplice... nessuno di loro si era accorto che, oltre a Radamanthys, c'era un'altra persona nella stanza, qualcuno che era rimasto in un angolo, preferendo rimanere con il suo capo piuttosto che correre fuori come gli altri.

Valentine. Che, nel momento in cui Shura aveva varcato la soglia della porta dirigendosi verso i due prigionieri, l'aveva braccata da dietro tenendole un braccio intorno al collo e uno intorno alla vita.

Aiolos avrebbe voluto urlare. Quel dannato teneva la sua Shura senza alcun riguardo, non rendendosi conto di avere tra le braccia tutta la sua vita; proprio come era successo a Saga quando aveva visto Mu per terra, il nome di Shura arrivò alle sue labbra, ma nel suo caso non riuscì a trasformarsi in suono. Aiolos era paralizzato dalla paura.

- Cosa devi dirmi di così importante da averti portata fin qui? - domandò Aiolos dopo che lui e Shura entrarono nel suo alloggio.

Era felice, anzi, felicissimo di vederla, ma aveva anche paura che fosse lontana dalla zona sicura in cui avrebbe dovuto essere.

- Ho bisogno di un motivo per volerti vedere? - controbatté Shura con una smorfia ironica.

- Amore mio... - Aiolos la strinse contro il suo petto, affondando il naso nell'incavo della spalla e inspirando l'odore fresco della sua pelle - mi sei mancata da morire... -.

- Allora ho fatto bene a venire? - domandò passando le sue lunghe dita tra le ciocche castane di Aiolos.

- No, Shura, non hai fatto bene - rispose serio, ma mantenendo il suo tono di voce dolce - preferisco sentire la tua mancanza piuttosto che temere per la tua vita -.

Shura abbassò gli occhi - Scusami - mormorò riconoscendone le ragioni - ma avevo bisogno di vederti... devo dirti una cosa importante - disse stringendosi ancora di più ad Aiolos - aspettiamo un bambino... -.

Aiolos guardò con terrore la scena davanti a sé: Valentine teneva Shura senza particolare cura, inconsapevole di quanto fosse pericoloso, molto più di quanto avrebbe sperato.

"Il nostro bambino" ... a dispetto del fatto che stesse sussurrando, quelle poche parole arrivarono chiare alle orecchie di Saga, che finalmente comprese l'inerzia dell'amico sgranando gli occhi. Il suo atteggiamento passivo gli era subito sembrato strano, troppo strano, e quando aveva visto il suo volto pietrificato aveva attribuito la sua reazione alla paura... comprensibile, ma non per lui che conosceva Aiolos da sempre. Ora però era tutto più chiaro e, in tutta onestà, lui stesso non avrebbe saputo cosa fare se fosse stato al posto suo. Se avesse inveito contro Valentine, il nemico avrebbe potuto fiutare qualcosa, mettendo ancora più in pericolo Shura e il loro bambino; al tempo stesso, però, rimanere inerme lo stava facendo impazzire.

E se Valentine non aveva capito nulla, Radamanthys, al contrario, non ebbe difficoltà a cogliere l'occasione che gli stava innanzi su un piatto d'argento; lo sguardo di Aiolos, che fissava terrorizzato la mano di Valentine sul ventre di Shura non lasciava spazio a dubbi. Un sorriso cinico si stese di traverso sul suo volto, mentre, con passo lento, si avvicinò al centro della stanza, dove la giovane donna stava ancora tentando di divincolarsi dalla morsa del suo luogotenente.

- Bene, bene, bene - il rumore dei suoi stivali riecheggiava tra le lugubri pareti di pietra della cella - che cosa abbiamo qui? - con un dito sollevò il mento di Shura, dovendone usare due per tenerlo fermo - Valentine... devi essere più gentile - disse con finta premura - stringi una futura mamma tra le tue braccia... -.

A quelle insinuazioni seguì una risata, prontamente imitata dal suo vice che, com'era prevedibile, invece di addolcire la presa su Shura la rinforzò, provocandole un gemito di dolore. Anche se era soprattutto la paura a infliggerle sofferenza; la paura che quei due dannati facessero del male al suo bambino.

E mentre gli uomini di Hades si divertivano a torturare Aiolos e Shura con le loro velate minacce, ancora a terra Mu prese l'iniziativa approfittando della loro distrazione. Sotto lo sguardo angosciato di Saga, che faticava persino a respirare, Mu strisciò lentamente, portandosi vicinissima a Radamanthys, in un punto in cui neanche la vista di Valentine riusciva a scorgerla, nascosta dal braccio che stringeva Shura al collo.

Con la stessa abilità usata in precedenza, sfilò dalla manica del vestito la sua arma, pronta a ripetere ciò che aveva fatto poco prima con Myu de Papillon, e quando si trovò a pochi centimetri dalla spina dorsale del giudice di Hades, con rapidità posizionò l'ago al centro del punto che intendeva colpire, determinata a metterlo fuori combattimento.

Ciò che però Mu non aveva considerato, era che Radamanthys non era Papillon...

Con la sua stessa rapidità si voltò di scatto, portandosi al suo livello e bloccando ogni sua intenzione; incurante della forza che Mu impiegava nel tentativo di liberarsi, la sollevò con facilità stringendola per il polso e catturandola nella morsa del suo tremendo abbraccio proprio come Valentine con Shura.

- Lasciala subito maledetto! - urlò Saga, dimenandosi e lacerando la sua carne contro le corde.

- Altrimenti? - lo schernì Radamanthys, mostrando un cinico sorriso di traverso - Cosa pensi di fare, eh, Saga? - lo provocò - In questo momento potrei farle qualunque cosa e tu non potresti fare altro che guardare... -.

Saga sudò freddo. Per la prima volta, da quando erano stati rapiti, sentì la paura oscurare completamente il suo cervello. Se, fino a pochi minuti prima, pensava che l'angoscia di non sapere dove si trovasse Mu fosse la sensazione più brutta che avesse mai provato in vita sua, ora dovette, suo malgrado, ricredersi. La sensazione più brutta era che le potesse accadere qualcosa di male, e che lui non solo non potesse aiutarla, ma addirittura dovesse assistervi passivamente.

Era troppo, e, senza rendersene conto, il suo stesso corpo si ribellò. Qualcosa si inceppò nella sua mente, portando la sua coscienza in una dimensione parallela da dove poteva vedere, oltre a ciò che accadeva nella stanza, anche la sua figura, seduta sul pavimento mentre temeva per la vita di Mu. All'improvviso non sentì più il dolore dei lacci sui polsi, come se potesse comandare il suo corpo a distanza senza che ne risentisse e, poco alla volta, vide le corde tingersi di rosso, ma allentarsi sempre di più...

Ovviamente nessuno si accorse di nulla, presi com'erano dalla concitazione di tutto ciò che stava accadendo, o meglio... quasi nessuno. Perché, quando Aiolos si voltò nella sua direzione nel tentativo di dirgli qualcosa, il riflesso argenteo di una delle sue ciocche di capelli lo paralizzò completamente, portandolo momentaneamente fuori dal tempo e rievocandogli qualcosa che aveva dimenticato. Volontariamente dimenticato.

Erano poco più che bambini, avevano cominciato ad allenarsi solo da qualche anno, e, per ovvie ragioni, il loro livello di combattimento era ancora piuttosto basilare; nonostante la loro giovane età però, gli aspiranti cavalieri più grandi non mostravano alcuna compassione nei loro confronti, prendendosene gioco spesso e volentieri.

Quel giorno, però, esagerarono.

Saga era ancora convalescente, reduce da un recente influenza, e proprio la mattina del suo rientro venne sottoposto ad un allenamento intensivo che lo lasciò quasi senza fiato, dovendo peraltro subire, senza alcuna compassione, anche gli insopportabili sfottò che accompagnarono tutto il suo addestramento.

Kanon aveva tentato di protestare, ma il risultato delle sue lamentele era stata la reclusione, per qualche ora, nelle celle che si trovavano nella rupe vicina al mare; quelle prigioni, destinate alla custodia dei banditi più pericolosi, venivano utilizzate di rado, e infatti erano popolate più da sporcizia e carcasse di pesci che da persone.

Dopo averlo recluso in una delle celle più prossime al livello dell'acqua, gli apprendisti se ne andarono tra le risa e gli scherni, sfidandolo ad uscire da quella situazione senza l'aiuto di nessuno. Ovviamente non era possibile, e lo dimostrò il fatto che, dopo alcune ore, Kanon era ancora rannicchiato in un angolo tenendo la testa sulle ginocchia e tremando per il freddo, dato che il sole stava lentamente tramontando.

In realtà i cavalieri si erano completamente di Kanon e, nella loro stupidità, non avevano considerato come la marea si stesse pericolosamente alzando... ma Saga sì.

Aiolos ebbe solo il tempo di vedere una ciocca di capelli di Saga diventare argentea e i suoi occhi assumere una sfumatura rosso sangue...

Nessuno aveva idea di come fossero finiti così. Due di loro avevano i lineamenti contorti dal sangue e dalle tumefazioni, un altro era a terra con una tibia spezzata reggendosi lo stomaco e vomitando, e l'ultimo, quello che aveva smarrito le chiavi della prigione che aveva trafugato senza permesso, era sparito. Poco dopo lo ritrovarono vicino al mare, malridotto e impaurito; tanto che, anche negli anni a venire si rifiutò di raccontare cosa fosse accaduto.

La cella di Kanon era aperta.

Ora gli sembrava tutto più chiaro. La paura di perdere le persone che amava era in grado di trasformare Saga, di scuotere la sua coscienza al punto da trasformarlo in un altro; Aiolos aveva sperato di non dovervi più assistere, anche se non avrebbe negato che, in quel momento, quel risveglio fosse una benedizione.

Tuttavia, nulla di tutto questo fu necessario, perché qualcuno, l'ultima persona che si sarebbero aspettati di vedere, apparve improvvisamente all'interno della cella, creando ancora più scompiglio e tacitando la coscienza di Saga.


Mentre in una cella particolarmente affollata si decidevano i destini di molte persone, diversi piani più sotto, e al buio, Deathmask, Aldebaran e Aiolia si stavano ancora interrogando su dove fossero finiti Aiolos e Saga.

Erano tutti distesi o seduti per terra, quando Radamanthys e Valentine erano entrati come furie prelevandoli in fretta e spegnendo tutte le fiaccole, lasciandoli completamente al buio. Nell'evidente tentativo, non passato inosservato, di renderli più difficili da localizzare.

- Pensate che sia arrivato qualcuno? - domandò Aiolia in direzione dei suoi compagni, una volta che furono di nuovo soli. Suo fratello era stato portato via con la forza e sua cognata sembrava essere sparita nel nulla... era ovvio che fosse in apprensione.

- Sicuramente è accaduto qualcosa - rispose Aldebaran - se hanno sentito il bisogno di nascondere il sovrintendente e il capitano vuol dire che non siamo soli qui dentro -.

- Esatto - gli fece eco Deathmask - o è entrato qualcuno, o qualcuno che era già qui ha dato di matto - disse con il solito tono ironico.

- Pensate che... sì, beh, che Dohko... - Aiolia dette voce a ciò che stava attraversando la mente di tutti, ma non riuscì a terminare la frase, perché qualcun altro si intromise.

- Non ci credo... siete cavalieri o cosa?! È possibile che siate sempre attaccati alle gonne di Dohko? -.

Per diversi istanti tutti e tre rimasero in silenzio e immobili, sentendo il brivido dell'incertezza percorrerli da capo a piedi. Era un nemico quello che aveva appena parlato, oppure no? Impossibile dirlo a priori, dato che tutti conoscevano Dohko...

- Ti ricordavo più loquace... - la luce di una fiaccola illuminò il volto di chi era appena entrato, facendo accigliare Aldebaran e Aiolia, e sorridere Deathmask - nipote mio... -.

- Ah piantala zio! - disse Deathmask con una smorfia ironica - A proposito, che diavolo ci fai qui? - domandò vedendo lo zio mostrare la stessa espressione. Era il loro modo di comunicare. Si adoravano.

- Non è ovvio? - Manigoldo alzò un sopracciglio - Sono venuto a salvare il tuo fondoschiena, moccioso, e credo di essere arrivato nel momento giusto, dato che anche i tuoi amici non se la passano benissimo -.

"Tsk tsk" Deathmask alzò il mento in segno di sfida - Allora non capisco perché stai lì a fare niente e non ci liberi almeno le mani - o meglio, di finta sfida - forse non ne sei capace? - domandò prendendolo in giro.

- No, non ne sono capace - Manigoldo allungò un sorriso beffardo - insegnami tu, anzi no... 'ops... sei ancora legato come un salame! -.

A dispetto della situazione e sebbene sapessero di essere nei guai fino al collo, sia Aldebaran che Aiolia non riuscirono a nascondere una risata sommessa. Quell'uomo era davvero particolare, molto più di suo nipote, che era tutto dire.

Naturalmente avevano sentito parlare di Manigoldo, ed erano al corrente che fosse imparentato con il loro compagno, ma le informazioni sul suo conto si perdevano tra la storia e la leggenda; erano meravigliati che fosse ancora vivo, Manigoldo aveva già combattuto contro Hades e, dai loro conti, avrebbe dovuto avere un'età incompatibile con l'uomo energico e ironico che avevano di fronte.

E mentre il più anziano era impegnato a sciogliere le corde che immobilizzavano Deathmask, anche Aiolia sentì la pressione intorno ai polsi cedere e il sangue fluire con più facilità. Voltandosi di scatto, aprì la bocca per la sorpresa, trovandosi faccia a faccia con una persona che aveva visto una volta sola, e che non avrebbe immaginato di vedere tanto presto.

Qualche ora prima, quando erano ancora al loro accampamento e Pandora era arrivata accompagnata dalle sue ragazze, aveva notato questa giovane che si teneva in disparte, quasi nascondendosi dietro alle sue compagne. Ad onor del vero, Pandora non l'aveva obbligata a fare nulla, rispettando la sua volontà di rimanere fuori dalle tende finché non fosse stata lei a decidere di entrare.

Poi, con l'arrivo degli uomini di Hades, c'era stata solo una grande confusione, ma i suoi occhi azzurri e quelle ciocche di capelli rosso intenso non le avrebbe mai dimenticate.

- Tu? - domandò Aiolia perplesso - Ma che ci fai... -.

- Ssssh - la giovane gli mise un dito sulle labbra facendolo tacere - Già quei due stanno attirando l'attenzione - disse indicando Manigoldo e Deathmask - è meglio non esagerare... - aggiunse liberandolo definitivamente e vedendolo annuire con il capo in segno di ringraziamento.

Anche Aldebaran fu liberato presto; un'altra delle ragazze di Pandora, una giovane con i capelli e gli occhi verdi lo liberò immediatamente, meritandosi il ringraziamento dell'enorme cavaliere.

- E voi che cosa ci fate qui? - Deathmask alzò un sopracciglio - State spalleggiando Hades, quindi perché siete qui? -.

- Non spalleggiamo nessuno, chiaro?! - la giovane con i capelli verdi lo guardò negli occhi sfidandolo - Noi facciamo solo quello che ci chiede Pandora -.

- Shaina, per favore... - la ragazza con i capelli rossi intervenne, cercando di spegnere l'incendio sul nascere.

- Ma Marin, non vedi come ci tratta? -.

- Sì, ed è anche comprensibile - le fece notare la giovane - considerato dove ci troviamo in questo momento -.

- Perché anche voi siete qui? - domandò Aiolia attirando l'attenzione di entrambe - Non dovreste essere dall'altra parte? -.

- Veramente dovremmo essere a casa nostra - disse Shaina stizzita - ma quei dannati ci hanno ingannate, facendoci prigioniere insieme alle mogli del sovrintendente e del capitano -.

- Che cosa? - Aiolia sgranò gli occhi - E come avete fatto a liberarvi? E soprattutto... dove sono Shura e Mu?! -.

Marin e Shaina si limitarono a guardarsi l'un l'altra, non sapendo cosa rispondere. Dopo il trambusto che aveva permesso loro di liberarsi avevano visto Pandora avventurarsi ai piani di sopra, e Shura e Mu fare lo stesso ma in un'altra direzione. Indecise sul da farsi si erano avviate cautamente verso l'uscita, ma erano state prontamente intercettate da quell'uomo strano, Manigoldo, che le aveva obbligate a rientrare e ad accompagnarlo alla ricerca dei cavalieri.

Manigoldo non lo avrebbe mai detto, né le due ragazze lo avrebbero mai sospettato, ma l'unica ragione per la quale le aveva obbligate a seguirlo, era che al di fuori del castello di Hades non sarebbero sopravvissute... oltre il perimetro delle mura erano appostate guardie con l'ordine perentorio di uccidere chiunque. E loro sarebbero cadute facilmente.

Manigoldo non sapeva chi fossero queste due giovani, ma di certo sapeva che non meritavano di morire in modo così stupido.


Radamanthys strinse il braccio intorno al collo di Mu, sentendola ribellarsi e respirare rumorosamente nel tentativo di recuperare un po' di aria.

- Ma che carina... - la derise - quasi quasi stringo un altro po' per vedere cosa succede... - lo fece, potendo sentire sulla pelle i battiti delle vene del collo di Mu, accelerati dallo sforzo che le serviva per respirare e per tentare di divincolarsi.

Shura era immobile. La paura per il suo bambino la paralizzava completamente, oltre al fatto che anche Valentine, senza farsi tanti scrupoli, applicava una pressione sempre maggiore sia intorno al collo che al suo ventre.

In quel momento alzò gli occhi al cielo, pregando la loro dea affinché li aiutasse. Non meritavano quella fine... doveva esserci una soluzione, doveva!

E proprio quando Mu sentì la morsa intorno al suo collo stringersi ancora di più e provocarle un rantolo, con la stessa rapidità sentì l'aria entrarle nuovamente nei polmoni e le braccia che la tenevano lasciarla cadere sul pavimento di pietra.

- Non so perché ti vanti di fare del male a chi è più debole di te... - ora Radamanthys si trovava nella posizione di Mu, con la gola serrata da un braccio muscoloso e le gambe bloccate - evidentemente devi essere parecchio scadente! -.

L'uomo di Hades si divincolò, riuscendo a liberarsi solo per gentile concessione del suo avversario, quando decise di voler essere guardato in faccia.

Radamanthys impallidì per la sorpresa, ma dopo un primo momento di smarrimento collegò le cose, riconoscendo l'identità di chi gli stava di fronte. Ne aveva sentito parlare, e, pur non avendolo mai incontrato, quello che era arrivato alle sue orecchie era abbastanza da renderlo particolarmente vigile. Questo cavaliere era persino più pericoloso di suo fratello, perché molto meno magnanimo.

- Gemini... Kanon... -.


- Dunque sono qui? -.

- Certo, ci sono tutti -.

- Tutti? -.

- Sì, i nostri nemici più pericolosi, le loro mogli, e anche Pandora con le sue ragazze -.

- Quella sciocca aveva davvero pensato che Hades l'avrebbe riammessa nelle sue grazie - Minosse allungò un sorriso storto, guardando Aiacos fare altrettanto - ah, donne... inutili, sciocche sentimentali... Pandora avrebbe potuto vivere tranquilla ai margini del nostro regno, gestendo la sua attività senza che nessuno la disturbasse, e invece no... ha mandato tutto all'aria per amore, ed ora morirà miseramente insieme ai nostri nemici -.

- Sei un po' troppo sicuro di te -.

Minosse e Aiacos si voltarono di scatto, vedendo di fronte a loro l'ultima persona che si sarebbero aspettati di vedere. E non era un buon segno.

- Che diavolo ci fai qui, Pandora? - domandò Minosse dopo essersi rapidamente ripreso dalla sorpresa - Non dirmi che Saga ti ha scaricata un'altra volta - la attaccò provocandola, nel tentativo di ferirla dove faceva più male.

- Non so dove sia Saga, ma so di certo chi lo sta cercando - Pandora alzò il mento sfidandolo - sua moglie... dopo aver reso inutile uno dei tuoi uomini senza troppi sforzi, ora è in giro a cercare suo marito insieme alla moglie di Aiolos - vide Minosse allargare leggermente le narici, segno che stava iniziando ad innervosirsi senza volerlo dare a vedere.

- E io, uno dei giudici di Hades, dovrei temere due fanciulle che non hanno mai messo il naso fuori casa? -.

- Può darsi che non abbiano mai messo il naso fuori casa, ma in meno di un minuto hanno fatto fuori uno dei tuoi uomini migliori... Myu - un sorriso strano si allungò sul volto di Pandora, vedendo l'effetto che le sue parole avevano su Minosse.

- Che diavolo stai dicendo?! -.

- Che la moglie di Saga lo ha paralizzato, ma quella di Aiolos gli ha tagliato la gola... - Pandora fece finta di riflettere - devo dire che quella ragazza ha una certa abilità con le lame... -.

- Non può essere - Minosse forzò un sorriso, cercando supporto in Aiacos, che si limitava a passare lo sguardo dall'uno all'altra - Radamanthys non l'avrebbe mai permesso -.

- Buono quello! - Pandora alzò gli occhi al cielo - È scappato come un coniglio... sicuramente si è affrettato a nascondere il sovrintendente e il capitano, ma così ha permesso alle mie ragazze di liberare gli altri prigionieri -.

- Le tue ragazze?! -.

- Pensavi che avremmo accettato di essere prese in giro... Minosse?! - Pandora alzò la voce - Hai sbagliato i tuoi conti... hai sbagliato tutto... -.

- Dannata! Ci hai traditi un'altra volta! -.

- Tu mi hai tradita, hai avuto solo quello che meritavi! -.

- Stavolta non la passerai liscia... - Minosse si alzò dal suo scranno, avvicinandosi pericolosamente a Pandora - stavolta avrai la lezione che meriti! -.

- Non avrei tutta questa fretta se fossi in te -.

Minosse fermò i suoi passi, sentendo una voce estranea risuonare tra le ampie volte della scarna sala. Estranea ma non sconosciuta.

- Alla fine ti sei degnato di arrivare? - finse una tranquillità che non aveva, e che l'ospite intuì subito.

- Non fare il buffone Minosse, sono l'ultima persona che ti saresti aspettato di vedere in questo momento -.

Minosse incassò il colpo, ma non lo dette a vedere.

- E cosa pensi di fare da solo contro tutti noi... Dohko? - un sorriso cinico si allungò sul suo volto, cinico ma non sincero; c'era qualcosa che lo lasciava perplesso, anzi... più che perplesso... preoccupato.

Dohko sorrideva, e questo non gli piaceva per niente.

- Vorrei sapere da dove hai preso questa assurda idea che Dohko sia venuto da solo -.

Minosse sentì il sorriso gelarsi sul suo volto; non si aspettava di vedere Dohko, questo era certo, ma ancor meno avrebbe pensato che con lui ci fosse Shion. Né, tantomeno, El Cid.


Mu approfittò dello smarrimento di Valentine che, dopo essere stato braccato da Milo come Radamanthys da Kanon, aveva allentato la sua presa su Shura; con un movimento rapido la prese, sorreggendola per non farla cadere.

- Stai bene? - sussurrò tenendola e vedendola annuire - Il bambino? -.

Shura annuì - È figlio mio e di Aiolos, ci vuole qualcosa di più per impressionarlo - e avrebbe trovato anche la forza di ridere se la situazione non fosse stata drammatica.

In quegli stessi istanti, approfittando dell'arrivo di Kanon e Milo, Saga aveva finito di liberarsi, facendo lo stesso con Aiolos. Senza attendere oltre, i due giovani si diressero verso Mu e Shura, sollevandole e stringendole. Avrebbero voluto indugiare di più, per accertarsi che stessero bene, ma il tempo stringeva e non sapevano ancora che cosa li stesse aspettando.

- Dovete uscire subito da qui - Saga strinse dolcemente Mu per le spalle - fuori, ai confini del bosco, ci sono dei cavalli... prendeteli e tornate all'accampamento -.

- Non andrò via da qui senza di te - rispose perentoria.

- Vorrei tanto amore mio, ma non posso... devo aiutare tutti gli altri, e mio fratello... -.

- No, no fratellino... questa feccia è di mia competenza - disse Kanon fermando sul nascere ogni nobile intento del fratello - non puoi privarmi di un simile piacere, inoltre... credo che tu sia più utile al piano di sopra, dove tuo suocero... i vostri suoceri - si corresse guardando sia lui che Aiolos - stanno per incontrare Hades -.

Come era prevedibile, sia Shura che Mu spalancarono gli occhi, alternando lo sguardo confuso fra tutti i presenti.

- Mio padre?! - domandarono all'unisono.

- Ma... perché? - Mu rivolse l'attenzione a Shura, che la stava fissando allo stesso modo, scuotendo la testa senza capire.

- Shura... - Aiolos prese la moglie per le spalle, stringendola dolcemente - dovete fare ciò che ha detto Saga... vi accompagneremo fino ai cavalli e... -.

- Aiolos, non dire assurdità - Shura prese tra le mani il suo volto, guardandolo con amore - Qui c'è mio marito, e ora anche mio padre... non me ne andrei via da qui neanche se mi costringessero -.

- Ma che tenerezza, siete quasi commoventi - Radamanthys li riporto alla realtà, ma al prezzo di sentire la presa di Kanon stringersi fino a farlo soffocare - Dannato Kanon... -.

- Saga, Aiolos - Kanon richiamò l'attenzione dei due cavalieri - avete perso fin troppo tempo qui... correte sopra, non appena avremo finito vi raggiungeremo - aggiunse vedendo il gemello annuire, seppure a malincuore. E non senza una punta di paura, che era la stessa che poteva leggere negli occhi di Mu.

- E chi ti ha detto che sarà così facile? - sebbene gli risultasse difficile parlare, Radamanthys continuò a provocarlo, guadagnandosi nel retro delle ginocchia un calcio ben assestato, che lo fece quasi cadere.

- Riprendi la tua spada Saga... - disse Kanon indicando con un cenno al fianco di Radamanthys, dove la sua spada penzolava in bella vista - e andate! Veloci! - aggiunse vedendoli ancora tentennare, e quando fu certo che fossero tutti e quattro a distanza di sicurezza, allentò la presa sul collo di Radamanthys, ma solo per gettarlo a terra.

- Grave errore - Radamanthys si rialzò con agilità, anche se la tosse gli rendeva difficoltoso parlare - avresti dovuto uccidermi mentre ero ancora tra le tue braccia... -.

- Come sei romantico - lo prese in giro Kanon - ma sono spiacente, quel posto è già occupato da chi ha appena reso inerme il tuo sottoposto -.

Radamanthys ebbe solo il tempo di voltarsi, prima di vedere Valentine cadere a terra con un sonoro tonfo. Il sangue usciva dal suo corpo come se questo fosse stato perforato, e il sorriso cinico di Milo non lasciava dubbi su chi fosse l'autore di quella resa alquanto singolare.

- Vigliacchi! - Radamanthys riportò lo sguardo furente su Kanon - Due contro uno, non avete alcun onore! -.

- Tsk, tsk... - Kanon ridacchiò - se il mio amato compagno fosse venuto in mio soccorso, non potresti blaterare come stai facendo - gli fece notare con tono ironico - ma poiché sa che non ho bisogno di aiuto per ucciderti, si limiterà a gustarsi lo spettacolo -.

- Ti farò precipitare nel regno dei morti, ti porterò dove meriti, dove c'è solo disperazione - stanco degli sfottò di Kanon, Radamanthys si preparò ad attaccarlo -Muori! - urlò scagliandosi contro il gemello minore, deciso a portare il suo corpo e la sua anima negli inferi.

Kanon se lo aspettava; rimase immobile, ma con uno scatto felino all'ultimo secondo, si spostò di lato, sentendo l'armatura di Radamanthys colpire il muro di pietra con un rumore assordante.

- Maledetto! - di nuovo si scagliò contro di lui, ma stavolta fu lui a schivarlo, nel tentativo di immobilizzarlo, come aveva fatto Kanon con lui. E ci riuscì.

- Adesso sei tu alla mia mercé, e non sarò stupido come te... - strinse il braccio intorno al collo di Kanon - dì addio al tuo fidanzato, perché sarà l'ultima cosa che vedrai -.

Milo sentì il sangue gelarsi, indeciso sul da farsi. Era vero... in una battaglia l'onore era più importante della vita, ma, in quel momento, di fronte a lui c'era Kanon; il suo compagno, l'amore della sua vita. Non avrebbe rischiato, a dispetto dell'onore. Tuttavia, riuscì a muovere solo un passo, prima che un cenno della mano di Kanon gli intimasse di rimanere dov'era, facendogli chiaramente capire di non intromettersi.

Milo sentì il respiro bruciargli nella gola. Radamanthys aumentava la sua presa sempre di più, andando sempre più a fondo con l'incavo del gomito, sentendo le vene del collo di Kanon gonfiarsi e il sangue pompare più velocemente, mentre tentava di liberarsi da quella morsa d'acciaio.

Istintivamente si mosse nuovamente, ma per la seconda volta Kanon gli fece capire di non intervenire, provocando la sua disperazione; come poteva chiedergli di rimanere a guardarlo spegnersi in modo così crudele?!

Tuttavia, nemmeno lui, proprio come Radamanthys, avrebbe potuto prevedere ciò che sarebbe accaduto da lì a qualche istante.

Dopo essersi dibattuto tra le braccia del giudice di Hades, o aver finto di farlo, Kanon riuscì ad infilare una gamba tra quelle di Radamanthys, sbilanciandolo e ottenendo una perdita di presa sul suo collo; senza dargli tempo di capire, prese forza dalle spalle e con la testa lo colpì in faccia, provocandone l'allontanamento e la rottura del naso, che ora teneva con la mano bagnata di sangue.

Tutto fu estremamente rapido. Kanon gettò Radamanthys a terra e, dopo essersi messo a cavalcioni su di lui, prese il coltello che teneva nascosto negli stivali per conficcarlo nella sua gola.

Fermandosi solo quando la punta metallica sbatté contro la pietra dura del pavimento.


- Le stanze di Hades devono essere qui vicino - disse Aiolos guardandosi intorno con circospezione.

- Non c'è dubbio, l'aria è fetida - gli fece eco Saga.

Sebbene ci fosse solo una scalinata a dividere i due piani, il castello era talmente grande da rendere difficile individuare il posto giusto. L'ultimo piano, quello che conduceva alle stanze di Harles, era un dedalo di porte che si aprivano talvolta sul nulla e altre volte su cunicoli che sembravano condurre ad altri ingressi; andando ad intuito, però, Saga e Aiolos riuscirono ad individuare la strada da percorrere, portandosi avanti e facendo scudo alle loro mogli che li seguivano.

Man mano che avanzavano, l'aria diventava sempre più calda e pesante e i corridoi che fino a poco prima erano completamente al buio erano illuminati da torce che irradiavano una luce tetra diffondendola sulle pareti scure. Non servivano a far luce, questo era certo, perché le ombre che proiettavano sulla pietra danzavano davanti agli occhi dei malcapitati solo per intimorirli.

Respirare era sempre più difficile, e cominciavano a domandarsi quanto sarebbe durato quello scomodo viaggio, quando l'eco di alcune voci giunse alle loro orecchie, distraendoli dalla cupezza del luogo e facendo loro accelerare il passo fino a sentire con più chiarezza.

Vorrei sapere da dove hai preso questa assurda idea che Dohko sia venuto da solo.

Mu si fermò di scatto, basita, spalancando gli occhi per assimilare ciò che stava sentendo; per alcuni istanti sentì solo quella voce risuonare nella sua mente, dopodiché riprese subito la corsa, accelerando ancora di più; e Saga fece lo stesso, stringendo una delle sue mani per prudenza, preoccupato all'idea che potesse commettere qualche imprudenza.

Quella che avevano appena sentito era la voce di Shion. Non sapevano come né perché si trovasse lì; la presenza di Dohko era normale, anche se né Aiolos né Saga avrebbero negato di essere più che confortati all'idea che il vecchio cavaliere fosse arrivato in loro aiuto, ma Shion... cosa ci faceva lì?

Ebbero solo il tempo di arrivare, che la scena che si trovarono di fronte li lasciò sbigottiti.

- Papà! - dissero Mu e Shura contemporaneamente, fissando i loro rispettivi padri con gli occhi spalancati. Il fatto che Shion si trovasse al castello era già alquanto strano, ma la presenza di El Cid rendeva il tutto ancora più incomprensibile. Anche se la sorpresa più grande doveva ancora arrivare.

Aiolos mosse appena le labbra; la sua intenzione era quella di chiedere a suo suocero perché si trovasse nell'anticamera delle stanze di Harles, e come gli fosse venuto in mente di arrivare fin lì, quando una mano posta delicatamente sulla sua spalla lo fece girare di scatto, facendolo impallidire nel giro di qualche istante.

Seppur flebile, il suo Papà attirò l'attenzione di tutti, provocando curiosità in generale e un colpo al cuore di uno in particolare.

L'uomo annuì, sorridendo ad Aiolos e portando una mano alla sua testa per accarezzare le morbide ciocche color cioccolato; continuando a sorridere, chiuse gli occhi per qualche istante, riaprendoli subito dopo per portare lo sguardo su qualcuno poco distante.

Qualcuno che stava trattenendo l'emozione con molta fatica.

- El Cid... -.

Dohko e Shion si guardarono di sbieco annuendo e sorridendo leggermente; gli anni avevano fatto il loro corso su tutti loro e ne percepivano lo scorrere indelebile sui loro corpi e nelle loro menti. Non erano più i giovani cavalieri di un tempo e, a dispetto del dono di Atena, che aveva concesso loro una vita più lunga degli altri esseri umani, a volte sentivano il peso del tempo e dei cambiamenti che portava con sé. Eppure la voce dolce di Sisifo non avrebbero mai potuto dimenticarla.