- Allora? -.
- Allora che? -.
Quando Saga rientrò nel suo appartamento, non si meravigliò affatto di trovare il suo gemello comodamente seduto di fronte al caminetto, sorseggiando un bicchiere di vino e godendosi il calore del fuoco che finiva lentamente di bruciare.
- Com'è andata? -.
- Dovresti saperlo. Conoscendoti, hai sentito tutto, giusto? - domandò Saga alzando un sopracciglio, vedendo un sorriso farsi lentamente largo sul volto di Kanon, che annuì.
- Sentito e visto, a voler essere precisi - confermò - per nulla al mondo mi sarei perso le tue lezioni di "educazione sentimentale" alla nostra Mu -.
- Nostra? -.
- Hai ragione, è la mia Mu, tu l'hai appena conosciuta - chiarì Kanon godendosi la faccia di Saga che andava via via accigliandosi.
- Non è tua - scandì lentamente il maggiore.
- Allora, se non è mia, stai dicendo che è tua... -.
Touché.
Saga non poté controbattere all'astuzia di Kanon, ragion per cui si limitò a scuotere la sua chioma blu, prima di raggiungerlo sul divano per sedersi accanto a lui. Senza chiedere il permesso, prese il bicchiere che aveva tra le mani per bere un sorso di vino, ignorando le lamentele del suo gemello ed il suo finto broncio.
- Credo di aver detto qualcosa che non avrei dovuto dire - lasciando da parte i loro battibecchi, Saga fissò le iridi tra le residue fiamme del fuoco senza guardarle - è scappata via... è scappata come se avesse visto Hades in persona! -.
- E cosa le avresti detto di così "scandaloso" - Kanon sottolineò l'ultima parola - se è lecito chiedere? -.
- Non lo so - Saga alzò le spalle - forse sono stato troppo diretto -.
- Saga... -.
- Forse sono entrato troppo nei dettagli -.
- Saga... -.
- Forse ho usato parole poco appropriate per una signorina -.
- Saga! -.
- Che c'è?! -.
- Sei il mio gemello o no? Come fai ad essere così ottuso?! - Kanon vide l'espressione seccata di Saga e sospirò - Ma benedetta creatura... non ti sei reso conto che Mu è scappata perché era gelosa di quello che le hai raccontato?! -.
No. Quella era l'ultima cosa alla quale Saga avrebbe pensato. E i suoi occhi sgranati non avrebbero potuto essere più eloquenti.
- N... no... gelosa? - balbettò - Di cosa? Perché? -.
- Ricordi o no quello che le stavi dicendo? - Kanon lo guardò con indulgenza vedendo il dubbio farsi largo sul viso di Saga, prima che negasse scuotendo leggermente il capo - Le hai detto che esiste il sesso senza amore, le hai confermato di essere andato a letto con altre donne, dopodiché lei è fuggita piangendo -.
- Hai sentito proprio tutto -.
- Tutto - rivendicò Kanon con orgoglio, prima di tornare serio - Era gelosa... Saga... gelosa che tu sia stato con altre donne -.
- Ma è assurdo! - Saga allargò le braccia - Non ci conosciamo neanche, come può essere gelosa? -.
- Sbaglio, o non eri per niente contento quando ti ha detto di sapere come nascono i bambini? - gli fece notare Kanon sorridendo di traverso.
- Non ti è sfuggito proprio niente... -.
- Niente! Ma non cambiare discorso - Kanon socchiuse gli occhi - Quanto fastidio ti ha dato pensare che qualcun altro avesse parlato con lei come stavi facendo tu? -.
Saga non rispose. Aveva capito perfettamente dove Kanon volesse andare a parare, e non era disposto a dirgli ciò che voleva sentire. Non ora. Era troppo presto. Fino a poche ore prima neanche sapeva dell'esistenza di Mu, e ora, in così poco tempo, era diventata il fulcro di tutto. Nossignore! Le cose non funzionavano così per lui, né era il tipo da perdere la testa facilmente.
- Faresti prima a dirmi ciò che vuoi sentirti dire -.
- Faresti prima a dirmi la verità - gli fece eco Kanon - Avanti, negalo... nega che ti piace Mu! - lo sfidò.
- È molto bella - rispose Saga laconico, spostando lo sguardo a terra.
- Solo? -.
- Te l'ho detto, faresti prima a dirmi quello che le tue stupide orecchie vogliono sentire! -.
- La porteresti a letto? -.
La domanda risuonò nella stanza come una bomba, portando i gemelli a sfidarsi con gli occhi. Quando l'effetto della deflagrazione fu passato, uno strano ed inquietante silenzio si insinuò tra di loro, confermando a Kanon di aver imbroccato la strada giusta. Scomoda, ma l'unica che gli permettesse di portare Saga dove voleva.
- Non parlare in questo modo - la voce di Saga tremò, impercettibilmente per chiunque, tranne che per Kanon.
- E perché no? - lo sfidò Kanon - La conosci appena e non ti importa niente di lei, non vedo dove sia il problema. Ti ho chiesto se la porteresti a letto, non è difficile rispondere, anche perché credo che la risposta sia affermativa, giusto? - sospirò in modo teatrale, preparandosi ad alzare pericolosamente la posta - D'altronde, chi non vorrebbe farlo? Chiunque dentro questo palazzo, e fuori, vorrebbe stringerla tra le proprie braccia... - vide Saga socchiudere gli occhi - baciare le sue labbra carnose... spogliarla dei suoi abiti e accarezzarla con passione... - poi vide le sue narici allargarsi - assaporare la sua pelle candida... -.
Non riuscì a continuare. Non quando Saga, con uno scatto improvviso, si portò sulle sue gambe, tirando con le mani il bavero della sua giacca per stringerlo e portarlo vicino al viso. Abbastanza vicino affinché ascoltasse bene.
- Non ti azzardare Kanon! Non parlare di lei in questo modo! -.
La reazione fulminea di Saga però, invece di intimorire Kanon, lo fece sorridere fino a provocargli un'ilarità incontrollata. Una vera e propria risata che risuonò nella stanza tagliando le ombre che lui stesso aveva creato e lasciando spiazzato il suo gemello, che lo fissò sgomento.
- Che diavolo hai da ridere? Sei impazzito?! -.
- No no... non sono impazzito - riuscì a biascicare Kanon non appena ritrovò un po' di autocontrollo - è che cadi sempre nei miei tranelli, quasi non c'è più gusto a prenderti in giro - lo guardò con finta compassione - quasi... ma torniamo a noi - aggiunse strizzando un occhio - Mu non è il tipo da parlare con chiunque come ha fatto con te questa sera, è molto timida su alcune questioni, soprattutto per tutto ciò che riguarda l'amore, di cui non sa nulla - vide Saga annuire leggermente, mostrando nelle iridi verdi azzurre un singolare compiacimento che lo fece sorridere - non permetterebbe mai a nessuno di parlarle come hai fatto tu, e se ti ha dato questa opportunità, se ha mostrato questa insolita apertura, è stato perché ti vede in modo diverso rispetto a tutti gli altri -.
- Cosa te lo fa dire con tanta sicurezza? - domandò Saga a metà tra il perplesso e il trasognato.
- Te l'ho detto, la conosco, e conosco anche te - rispose allungando un sorriso malizioso - abbastanza da sapere che ti piace. Ma non come potrebbe piacerti una qualunque donna. Ti piace proprio tanto -.
-Esagerato! - Saga alzò un sopracciglio - Certe cose non nascono nell'arco di qualche ora - aggiunse, seppur poco convinto.
- Non è una questione di tempo, è chimica - Kanon ribatté deciso, vedendo Saga accigliarsi - la chimica non è soltanto il mero desiderio per un altro corpo, è molto di più... è una connessione improvvisa, è sentire di appartenere ad un'altra persona anche se non la conosciamo, è riconoscersi -.
Saga sospirò, scendendo dalle ginocchia di Kanon e ricadendo al suo posto. Portando con sé molte cose su cui riflettere. Non avrebbe mai dato a suo fratello la soddisfazione di dirgli che, con tutta probabilità, aveva centrato ogni singolo punto, lasciandolo, come al solito, privo di controffensive, ma sapeva anche che non era necessario. Per qualche strana ragione, Kanon riusciva sempre ad andare al nocciolo della questione, aveva un sesto senso per tutto ciò che lui stesso non riusciva a decifrare. E il dannato lo sapeva, sapeva perfettamente di andare a bersaglio, ed il suo sorriso compiaciuto mostrava tutta la sua consapevolezza!
Per di più, come se tutto questo non fosse bastato a mandarlo in confusione, quando atterrò pesantemente sull'imbottitura del divano, un leggero profumo si liberò dalle trame del velluto per arrivare delicatamente alle sue narici. Quello era il posto in cui, fino a poco prima, era stata seduta Mu, ed il cuscino che aveva sorretto la sua schiena, e che ora affondava sotto il peso di Saga, portava ancora i segni del suo piacevole passaggio. Senza rendersene conto, Saga chiuse gli occhi, godendo della residua dolcezza che l'aria stava portando via dal suo naso. Ma non dal suo cervello.
Kanon si limitò a guardarlo, tacendo, aspettando che fosse lui a riprendersi, svegliandosi dai suoi sogni ad occhi aperti. Cosa che accadde poco dopo, quando riaprì gli occhi, visibilmente imbarazzato all'idea che il suo gemello stesse assistendo alla sua resa.
- Non vergognarti - Kanon lo guardò con comprensione - lo so che è meraviglioso - disse senza ombra di scherno.
- Cosa è meraviglioso? - Saga finse di non comprendere.
- Il suo profumo. È meraviglioso... -.
Saga non rispose. Che senso avrebbe avuto farlo? Distolse lo sguardo da Kanon, riportandolo sulle residue fiamme che, senza fretta, si stavano consumando nel caminetto, lasciando gradualmente il posto ad una tiepida cenere.
Sì. Era meraviglioso.
- Cosa c'è? Perché non vieni a letto? -.
Concentrato sul nebbioso panorama schiarito solo dalla debole luce di una luna velata, Aiolos non si stupì di sentire la voce calma di Shura leggermente attutita dalle coperte che la coprivano fino al mento. Scosse lentamente il capo, senza voltarsi e continuando a guardare il buio innanzi ai suoi occhi.
- Dormi amore mio - le rispose dolcemente - riposa, arrivo tra un po' - tuttavia riuscì a malapena a terminare la frase, quando sentì le braccia di Shura circondargli le spalle, appoggiando il petto alla sua schiena.
- Lo sai che ho bisogno di sentirti accanto a me - e sebbene ad orecchie terze potesse sembrare strano che una persona come Shura si lasciasse andare a simili romanticherie, per Aiolos non lo era affatto. Sua moglie era una donna apparentemente schiva, e se questo, in società, la portava ad avere un atteggiamento molto riservato, nell'intimità era tutta un'altra cosa. Non aveva alcun timore nell'esternare i propri bisogni, né si vergognava di ammettere le sue debolezze, e questa era una delle tante ragioni che avevano reso Aiolos il suo schiavo in tutto e per tutto. Uno schiavo molto felice di esserlo.
- Hai ragione, è solo... che non ho molto sonno - Aiolos accarezzò piano le mani che lo stringevano, godendo della loro morbidezza - ma non voglio disturbarti, mi ritiro nel mio studio e... -.
- Cosa c'è che non va? - domandò Shura, avendo compreso che qualcosa lo turbava profondamente e per nulla intenzionata a lasciarlo da solo.
Alcuni istanti di silenzio precedettero il respiro profondo che Aiolos prese prima di parlare.
- Aiolia - non servì aggiungere altro. Le mani di Shura si strinsero ancora di più contro il suo corpo.
- Perché lo hai lasciato andare se sei così preoccupato? - gli domandò facendolo voltare verso di sé per poterlo finalmente guardare negli occhi - Avresti potuto mandare Shaka, sai meglio di me che sarebbe stato molto più adatto di tuo fratello - gli fece notare accarezzandogli il volto - ha più esperienza, ed un controllo maggiore dei nervi -.
- Sì, Shaka sarebbe stato sicuramente più adeguato - Aiolos annuì - ma conosci mio fratello, sai che quando si mette in testa qualcosa è impossibile dissuaderlo - sospirò godendo delle carezze di Shura - l'unica cosa che mi tranquillizza è la presenza di Dohko -.
- Il vecchietto? - domandò Shura sorridendo, vedendo Aiolos fare altrettanto ed annuire.
- Sì il vecchietto, come lo chiamano Saga e Kanon, ma è un vecchietto straordinario - non c'era ombra di scherno nelle sue parole - è un uomo di una intelligenza fuori dal comune Shura, lo stesso Saga mi ha confermato la sua lungimiranza. È uno stratega e non ha difficoltà ad imporsi sugli altri. Perfino Deathmask, il meno gestibile fra tutti i cavalieri, non mette mai in dubbio le sue intuizioni -.
- Allora dovresti fidarti - Shura tornò seria, mantenendo la sua voce dolce - di Dohko, di Aiolia e di tutti gli uomini che ci proteggono -.
- So che hai ragione ma... -.
- Ma si tratta di tuo fratello - lo interruppe Shura - lo so, ed è normale che tu sia preoccupato, però, in questa situazione, devi svestire i panni del fratello maggiore ed indossare quelli del sovrintendente - gli fece notare con franchezza - in tutta onestà, pensi che Aiolia sia in grado di gestire la missione in modo soddisfacente? -.
Continuando a guardare Shura negli occhi, Aiolos rifletté seriamente, prima di emettere un sospiro ben udibile, con cui scaricò tutta la sua tensione.
- No, amore mio, Aiolia non ha l'esperienza né il sangue freddo per guidare la missione - ammise con sincerità - ed io sono stato uno sciocco a lasciarlo andare -.
- Allora, chiedigli di tornare a casa - fu l'ovvia osservazione di Shura, che non nascose lo stupore davanti alle parole di suo marito.
- È impossibile - Aiolos negò scuotendo il capo - per lui significherebbe ammettere di non essere all'altezza, e sai bene quanto me che questo non accadrà mai. Sai quant'è orgoglioso -.
- Lo so - Shura annuì seria - ma qui non si tratta dell'orgoglio di Aiolia né del suo valore, ma della sua vita, e di quella degli altri cavalieri! - gli fece notare con decisione - Ora devi agire come sovrintendente e fare ciò che è meglio per la nostra gente, e, se questo significa richiamare Aiolia a casa, dovrai farlo -.
- Diamogli un mese di tempo - disse Aiolos dopo aver riflettuto sulle parole, più che giuste, di Shura - se, trascorso un mese, Aiolia non avrà preso le redini della missione, dovrò sostituirlo con qualcun altro, o chiedere a Saga di tornare indietro -.
- Non puoi - Shura negò - Saga è stato lontano da casa per dieci anni, e anche lui ha diritto di vivere la sua vita, di avere una moglie, una famiglia - e, per quanto fosse convinta di ciò che stava dicendo, il pensiero di Shura era inevitabilmente influenzato anche da quel poco che aveva visto quella sera, e che non era sfuggito al suo sesto senso. Senza rendersene conto, le immagini del Capitano e di Mu si sovrapposero nella sua mente generando un unico pensiero. E quel pensiero uscì dalla sua bocca senza rendersene conto.
In un modo che non sfuggì ad Aiolos.
- Perché ti interessa la vita sentimentale di Saga? - domandò stringendo gli occhi - O, forse, ti interessa quella di Mu? -.
Aiolos non era uno sciocco. Poteva difettare dell'intuito femminile di Shura, ma non gli ci era voluto molto per capire che Saga e Mu si estraniavano in un mondo tutto loro quando erano insieme.
- E quale sarebbe il problema se mi interessasse la vita sentimentale di Mu? È una brava ragazza, quando può aiutare qualcuno lo fa senza secondi fini - disse Shura scuotendo dolcemente il capo - pensa che non ha voluto nulla in cambio per preparare il mio rimedio, sebbene mi fossi offerta di pagare, e so per certo che si comporta così con chiunque abbia bisogno di aiuto - vide Aiolos annuire - perché non dovrei volere il suo bene? Inoltre, cosa ci sarebbe di male se il suo bene fosse proprio il Capitano? -.
- Dunque, anche tu hai notato qualcosa? - domandò Aiolos socchiudendo gli occhi.
- Chi non ha notato la loro intesa, Aiolos? - controbatté Shura con franchezza - Credo che perfino il Comandante Shaka se ne sia accorto, anche se, probabilmente, farà finta di nulla -.
- Pensi che sia possibile? -.
- Che Shaka faccia finta di nulla? Certo! -.
- No - Aiolos negò - pensi che sia possibile che due persone che non si conoscono possano stabilire un'intesa tanto evidente in così poco tempo? Inoltre, Mu non ha mai mostrato interesse per nessuno, tenendo l'amore sempre a debita distanza -.
- Evidentemente - gli fece notare Shura - è l'amore che si è avvicinato a Mu colmando la distanza, e questo, come tu ben sai, non si può controllare - fece un sorriso malizioso - è stato così anche per noi -.
- È vero, hai ragione - ammise Aiolos - è solo che... -.
- È solo che devi mettere da parte l'orgoglio, Aiolos - lo interruppe Shura tornando seria, con voce morbida ma ferma - accetta una volta per tutte il fatto di essere stato rifiutato, e lascia da parte stupide ripicche e inutili dispetti -.
A modo suo, Shura era davvero una donna fuori dal comune. E quel pragmatismo, che a qualcuno poteva sembrare freddezza, era ciò che la caratterizzava nel suo essere straordinaria. Chiunque, qualunque donna, al suo posto, si sarebbe lanciata in un'invettiva contro il marito che insisteva ad impicciarsi di fatti che non lo riguardavano, e che coinvolgevano qualcuno di cui era stato innamorato. Ma lei no. Ed il motivo era semplice. Shura si fidava di Aiolos e del suo amore. Non c'era mai stato un giorno, da quando avevano unito le loro vite, in cui non si fosse sentita amata da quest'uomo meraviglioso, quest'uomo che aveva una nobiltà d'animo e di cuore tale da rompere qualunque sua diffidenza e farla capitolare in breve tempo, quest'uomo che metteva sempre il bene degli altri prima del proprio. Quest'uomo che aveva un orgoglio sorprendente! Sì, perché ricambiandolo nello stesso modo, Shura aveva anche imparato a conoscerne, ed amare, i difetti, e l'orgoglio era uno di questi. Per fortuna, con il tempo aveva imparato a tenere a bada questo aspetto, a dir la verità poco lusinghiero, di suo marito, ma d'altronde, nessuno è perfetto, e se questo era il contrappasso da pagare per tutte le sue lodevoli qualità, poco importava. Lo avrebbe sopportato senza problemi.
- Perdonami, hai ragione su questo - disse Aiolos sospirando - ma credimi che, a parte le mie sciocche parole, non avrei alcun problema se Saga e Mu fossero l'uno il destino dell'altra, anzi... mi piacerebbe vedere il mio amico finalmente felice, ed anche Mu - aggiunse con sincerità, seguendo con lo sguardo la moglie che, con passo studiato, si stava riavviando in direzione del loro letto.
- Lo so - Shura annuì guardandolo di sbieco da sopra una spalla - so che le tue sciocche parole sono solo il frutto del tuo orgoglio ma...credo di aver comunque diritto a delle scuse da parte tua - aggiunse in tono serio facendo accigliare Aiolos.
In realtà, Shura era già andata oltre quella discussione, e, poiché tutti quei discorsi sui sentimenti avevano acceso la sua mente portandola a viaggiare altrove, popolandosi di idee più interessanti della vita sentimentale degli altri, decise di giocare con Aiolos tenendolo un po' sulle spine. Solo un po'.
- Te le ho date - protestò debolmente Aiolos - non capisco cosa... -. Si bloccò. E finalmente capì. Sentendo la temperatura del suo corpo salire rapidamente.
Sì, perché sebbene il tono di Shura fosse serio come sempre, il modo in cui scostò la coperta per sdraiarsi, lasciando una delle sue lunghe gambe scoperte, e il sorriso malizioso che apparve sul suo volto, fecero ben intendere ad Aiolos quali "scuse" si aspettasse da lui.
- Puoi? - domandò il sovrintendente con il minimo di ragione che ancora muoveva gli ingranaggi nel suo cervello, avvicinandosi al letto lentamente, ma senza esitazione.
Con gli occhi fissi in quelli del marito, Shura alzò le spalle, facendo volutamente scivolare la vestaglia, e lasciando in vista una delle sue spalle bianche.
-Il rimedio di Mu funziona molto bene inoltre... Aphrodite ha detto di vivere tutto con naturalezza... - rispose con voce roca.
E per quella notte, con la naturalezza tanto raccomandata da Aphrodite, le spiegazioni e i discorsi finirono lì, lasciando spazio solo ai giuramenti che i due amanti, guidati dalla saggezza dei loro corpi intrecciati, si scambiarono per l'ennesima volta, alle luci delle lampade rese tremolanti dai loro appassionati sospiri. In attesa solo della successiva, ennesima volta.
Lo specchio della toeletta, illuminato dalla debole luce delle candele, rifletteva una parte del letto alle sue spalle, oltre al suo viso, ancora leggermente tinto di carminio. Sola, nella stanza che suo padre aveva preparato per lei sin dal loro arrivo dieci anni prima, Mu guardava il riflesso di se stessa nella specchiera d'argento, cercando di capire cosa ci fosse di diverso rispetto alle migliaia di volte in cui aveva osservato il proprio volto.
Shion non era un uomo ricco, questo era sicuro, però, per essere una persona che doveva lavorare per vivere, occupava una posizione non da poco nel tessuto sociale del paese che li aveva ospitati. Il suo lavoro era sempre stato fondamentale e mai, da quando lui e Mu erano arrivati, era passato un giorno senza che i suoi servizi venissero richiesti. Ed anche con una certa urgenza. Il suo stile di vita si poteva definire semplice, ma la mole di lavoro gli aveva permesso di avere una certa agiatezza che, il più delle volte, si era riversato in piccole attenzioni nei confronti di sua figlia, e, sebbene questo contravvenisse ai principi lemuriani di una vita frugale a dispetto delle condizioni economiche, era contento di avere la possibilità di fare dei regali a Mu. Anche perché, ad onor del vero, la ragazza non aveva mai chiesto nulla.
La camera da letto era il regalo più grande che Shion le avesse fatto, arredandola con cura, occupandosi lui stesso dei mobili in legno e concedendosi quel vezzo che era stato la toeletta con la specchiera in argento. All'epoca Mu era ancora una bambina, ma sapeva che, quando fosse diventata una signorina, avrebbe apprezzato tutta quella cura. Ed ebbe ragione.
Una volta rincasata, Mu fece un rapido bagno per ripulirsi dalla polvere che il pavimento della stalla aveva lasciato sul suo corpo e sui suoi capelli, facendo attenzione a non eliminare l'unguento che Saga aveva spalmato sul braccio. Avrebbe potuto pulirlo e rimetterne uno dei suoi, tuttavia, qualcosa l'aveva fatta desistere. La stessa cosa che ora, mentre spazzolava le sue chiome davanti allo specchio, continuava a rendere le sue guance cremisi a dispetto del fatto di essere da sola.
Le setole della spazzola scorrevano agevolmente tra i sottili fili lilla, mentre Mu, con lo sguardo fisso nel suo riflesso, ripensava agli eventi della serata senza guardarsi per davvero. Quello che più la turbava era la consapevolezza dell'effetto che quell'uomo esercitava su di sé. Sospirò.
Saga era identico a Kanon. Quasi... a dire il vero. Sì, perché, a dispetto della somiglianza impressionante, lei stessa non aveva avuto difficoltà a distinguerli subito. Comunque, a prescindere da questo, non aveva mai sentito alcun tipo di trasporto per Kanon che non fosse un affetto amichevole, quasi fraterno. Eppure, le era bastato trascorrere qualche ora con il suo gemello per...
Scosse leggermente la testa nel tentativo di liberarsi da qualunque pensiero le stesse per attraversare la mente. A dirla tutta, il fatto stesso di stare ancora pensando a Saga le sembrava francamente ridicolo. Non sapeva nulla di questo cavaliere, quest'uomo tornato da una missione militare di cui sapeva poco o nulla, iniziata quando lei era una bambina che cominciava a malapena a parlare una lingua nuova, in un paese che non era il suo, in cui suo padre l'aveva portata dopo aver rapidamente abbandonato la loro casa.
Un uomo tendenzialmente taciturno, al contrario del suo gemello. Un uomo serio. Un uomo riservato. Mu riprese il dolce movimento della sua mano fra i capelli, mentre altri pensieri andarono via via materializzandosi nei suoi ricordi.
Un uomo gentile, che l'aveva protetta prima di tutto. Un uomo premuroso, che l'aveva curata. Sentì il dorso della sua mano bruciare leggermente nel punto in cui le labbra di Saga si erano posate in segno di rispetto. Ripensò al modo in cui aveva redarguito Kanon per le sue battute. Rivide il modo delicato in cui aveva curato le sue ferite. Ma, soprattutto, rivisse la strana e nuova sensazione del corpo imponente di Saga sul suo, ignorando quanto le sue guance stessero prendendo colore.
Un uomo paziente, che aveva acconsentito a chiarirle cose che non avrebbe mai permesso a nessun altro di spiegare...
A questo pensiero però, sentì le lacrime salirle agli occhi, come era successo poco prima in casa del Capitano e, sotto la minaccia che potessero traboccare dalle sue belle iridi, alzò finalmente lo sguardo, trovando davanti ai suoi occhi l'immagine di se stessa completamente confusa.
A volte un'unione fisica è fine a se stessa e non implica amore tra due persone...
Ed è quello che vi è capitato, giusto?
Quando le lacrime cominciarono a rigare il suo volto, Mu abbandonò la spazzola sulla toeletta, voltandosi e alzandosi per raggiungere rapidamente il suo letto, sotto le cui coperte si rifugiò coprendosi fin sopra gli occhi. Ne uscì solo qualche minuto dopo, e solo per soffiare sulla candela che teneva accesa sul comodino per illuminare la stanza, nel tentativo, ma soprattutto, la speranza, di addormentarsi il prima possibile.
Tentativo che, neanche a dirlo, andò miseramente a vuoto, o per lo meno, si rivelò inutile per una buona ora, fino a quando la stanchezza non prese il sopravvento sui suoi pensieri, sulle paure, sulla tristezza, e sulle scie ormai secche sul suo bel viso. Tuttavia, fu un sonno per nulla tranquillo, agitato dalle emozioni che l'avevano scossa da sveglia e popolato di sogni che mescolavano ciò che era realmente accaduto con quello che aveva temuto accadesse, e con quello che, a sua insaputa, sperava che succedesse.
I segni sulla sua fronte mostravano un'espressione accigliata e le labbra si aprivano sussurrando parole incomprensibili, mentre le visioni oniriche della sua veglia la portavano da una parte all'altra, senza capo né coda, ma con un elemento comune ben presente in ognuna di esse.
Individuò subito l'ambiente nel quale si trovava. Aveva già visto quel salotto e il crepitio del fuoco nel camino aveva un suono conosciuto... ma cosa ci faceva distesa sul divano?
Non ebbe il tempo di ripetere la domanda, che due mani forti le sfiorarono il viso, percorrendo il suo profilo con lentezza e perdendosi in leggere carezze lungo il collo. Riconobbe immediatamente il proprietario degli occhi che la guardavano in quel modo...tenero, con un luccichio che non aveva mai visto prima, ma che le piaceva terribilmente. E riconobbe all'istante le sue mani, le mani che l'avevano curata, le mani che l'avevano sorretta per tutto il viaggio di ritorno. Le mani che presto vennero sostituite da labbra che, con uguale delicatezza, percorsero lo stesso sentiero lasciando scie umide al loro passaggio. Le mani che, ormai libere, si dedicavano a slacciare con lentezza esasperata i lacci del corsetto che coprivano il suo corpo fino alla vita, lasciando, sulla pelle scoperta, leggere carezze che presto vennero sostituite dalla sua bocca sempre più curiosa.
Fu il suo stesso sussulto a svegliarla di soprassalto. Spaventata, si mosse per mettersi seduta, tenendo una mano sul petto nel tentativo di contenere il battito del suo cuore, che sembrava voler uscire di prepotenza dal suo posto. Passando una mano sul viso, si accorse di essere completamente sudata.
- Ma che... - non riuscì a completare la domanda, che le immagini di poco prima, ancora vive nella sua mente, si ripresentarono davanti ai suoi occhi, facendola sussultare nuovamente.
Scosse lentamente il capo per allontanare ciò che era ancora fresco nella sua memoria, prendendosi qualche minuto di tempo per calmarsi, tornare alla realtà, e regolarizzare il battito del suo cuore. Quando riprese confidenza con la realtà scostò le coperte, mise i piedi a terra e si alzò, avvolgendosi nella vestaglia appoggiata sulla spalliera del letto.
Stando attenta a non fare rumore per non svegliare Shion, aprì la porta e, facendosi luce con la candela che aveva preso dal comodino, si avviò verso il piano di sotto. Il legno delle scale scricchiolava impercettibilmente sotto al suo peso leggero, rilasciando nell'aria solo una flebile eco. Comunque non sufficiente a svegliare qualcun altro, quandanche avesse il sonno leggero come Shion. Arrivata in cucina, accese la stufa che usava per cucinare, mise sul fuoco un pentolino di rame, e frugò tra le sue erbe alla ricerca di qualcosa che potesse calmare i suoi nervi.
Perché ho sognato Saga? Perché sembravo perdermi tra le sue mani? Ma soprattutto... perché mi piaceva?
Mille e una domanda affollavano la mente di Mu mentre le sue mani fallivano nel tentativo di aprire un barattolo dove erano conservati fiori e foglie di biancospino essiccati.
Sì, Mu era decisamente nervosa, ed il modo inquieto con cui si muoveva non aveva nulla a che vedere con i suoi soliti atteggiamenti pacati. Stava ancora cercando di aprire il barattolo, quando si rese conto che qualcosa non andava, e allora si fermò e chiuse gli occhi per prendere un respiro profondo. Un respiro a cui seguirono altri che, a poco a poco, ebbero l'effetto di rallentare i suoi pensieri e riportarla alla realtà.
Riaprendo gli occhi, ebbe un leggero sussulto vedendo Shion osservarla dall'ingresso della cucina. Per un attimo si domandò da quanto tempo suo padre la stesse osservando senza che si fosse accorta della sua presenza, ma il sorriso rassicurante che le rivolse portò fuori dai suoi pensieri qualunque domanda.
- Cosa c'è Mu? Non riesci a dormire? - la voce pacata di Shion risuonò amplificata nel silenzio della notte mentre, con passo calmo, si avvicinò a sua figlia per prenderle il barattolo dalle mani ed aprirlo senza nessuna difficoltà.
Mu si limitò a scuotere leggermente il capo in segno negativo, non osando alzare lo sguardo da terra, nel timore che Shion leggesse nei suoi occhi il turbamento che ancora l'attraversava da capo a piedi.
Sapendo già cosa contenesse, Shion fece finta di guardare il barattolo per poi rivolgersi nuovamente a sua figlia.
- Biancospino... c'è qualcosa che ti rende nervosa Mu? - domandò allungando la mano ed accarezzando dolcemente il suo viso.
Mu scosse nuovamente il capo, stavolta però in modo meno deciso. Non era abituata a mentire, soprattutto a suo padre, ma, in tutta onestà, non sapeva come spiegargli quello che le stava accadendo, né come affrontare qualcosa che, al momento, non aveva ancora né capo né coda. In quel momento si sentì tremendamente sola. Avrebbe tanto voluto che qualcuno l'aiutasse, anche se non sapeva come chiedere aiuto. Fortunatamente, per Shion il suo volto era un libro aperto, e non impiegò molto a mettere insieme le cose.
- C'entra il fratello di Kanon? - chiese facendo fatica a non ridere, quando vide Mu voltarsi di scatto nella sua direzione. Come se fosse stata colta in flagrante.
- Il fratello di... come fai a sapere che... - Mu non riuscì neanche a formulare la domanda, non capendo come suo padre potesse sapere del ritorno di Saga, ma soprattutto della sua esistenza. Adesso era ancora più confusa di prima.
Shion sorrise. Era la prima volta che vedeva Mu così turbata ma, contrariamente a ciò che ci si sarebbe aspettati da un padre così protettivo, non la prese male. Prima o poi sarebbe dovuto succedere.
- Beh, sono più che sicuro che il giovanotto che ti ha riaccompagnata a casa non fosse Kanon - disse Shion mettendo in infusione la giusta quantità di fiori - ma, data la somiglianza, non può essere altri che il suo gemello -.
- Come hai fatto a vederlo? - Mu si accigliò, distendendo l'espressione quando capì che aveva visto tutto dalla finestra.
- Non ti stavo spiando - Shion sorrise - ti stavo aspettando -.
- Lo so - Mu annuì - perdonami se ho fatto tardi, ma c'è stato un contrattempo quando sono andata da Shura -. Mu evitò di raccontargli tutto quello che era successo. Shion si sarebbe inutilmente arrabbiato con Aiolos e, probabilmente, avrebbe sentito l'esigenza di parlargli, ma considerato che tutto era finito bene, non aveva alcun senso metterlo in mezzo. Aveva già il suo bel da fare di giorno.
- Comunque non mi hai risposto - le fece notare Shion - è quel giovane che ti rende così nervosa? -.
- No - rispose Mu un po' troppo frettolosamente - non c'entra niente, è solo che... che... sì insomma... sono solo un po' stanca e il sonno si ostina a giocare con me questa notte... -.
Shion annuì. Per nulla convinto, squadrando Mu dalla testa ai piedi. Ma non disse niente. Con la sua solita calma riempì una tazza dell'infuso che aveva preparato e lo porse a Mu, che lo prese tra le mani ringraziandolo e augurandogli la buonanotte, prima di risalire per le scale ad una velocità differente da quella con cui le aveva scese.
Rimasto solo, Shion scosse la lunga chioma verde sorridendo leggermente. Non l'avrebbe costretta a parlare, sarebbe stato inutile e non lo voleva. Mu aveva i suoi tempi e li avrebbe rispettati, come aveva sempre fatto, certo che, quando avesse voluto, sarebbe stata lei stessa ad andare da lui.
Pe un momento alzò gli occhi al cielo, pregando la sua amata Yuzuriha di vegliare sempre sulla loro piccola. Perché, al di là di tutto e del tempo, Mu sarebbe sempre stata la loro piccola. Una figlia voluta, attesa e amata all'inverosimile da entrambi. Una figlia che li aveva resi felici. Tanto felici.
E che era una pessima bugiarda.
Con un ultimo sorriso, Shion prese la candela e uscì dalla cucina per tornare nella sua stanza. Forse, alla fine, sarebbe anche riuscito a dormire quella notte.
Il piccolo spazio tra le tende lasciava filtrare la luce della notte, creando uno spiraglio che illuminava debolmente la stanza. Distesi, i corpi esausti intrecciati, due amanti godevano degli ultimi strascichi della passione, sciogliendosi in un bacio paziente e prolungando la sensazione di benessere che l'estasi aveva lasciato nelle loro membra.
- Ti amo -.
- Non ho capito bene...ripeti più forte -.
- Ah Kanon! -.
Fingendosi indignato, Milo si accoccolò contro il collo di Kanon, circondandogli il petto con le braccia, inspirando l'odore della sua pelle e dei suoi capelli. Salsedine. Per qualche strano motivo, Kanon aveva lo stesso profumo e sapore del mare, sebbene fosse distante da dove vivevano. Milo sorrise senza farsi notare. Era proprio così che considerava Kanon. Luminoso, impetuoso, benefico, sconfinato... ma anche imprevedibile, irrequieto, imperscrutabile negli abissi della sua vera natura.
Come il mare.
- A che stai pensando? - domandò Kanon passandogli una mano sotto alle spalle per stringerlo contro il suo corpo.
- A te - rispose Milo con sincerità, vedendo Kanon alzare un sopracciglio compiaciuto.
- Non hai bisogno di pensarmi. Sei qui, con me, e non ho intenzione di lascarti andare molto presto -.
- Ma sai che dovrò farlo - disse Milo, e sebbene sorridesse, la sua voce tradì una nota di nostalgia, che non passò inosservata al suo amante.
- Ti dispiace molto? - domandò Kanon serio, senza specificare a cosa si riferisse. Non era necessario.
- Sì - Milo annuì - Mi dispiace dovermi nascondere, poterti vivere solo in segreto, come se stessimo facendo qualcosa di sbagliato, qualcosa di cui vergognarci -.
Kanon lo strinse ancora più forte, sentendo tutta la sua frustrazione, e ricambiandola allo stesso modo. Se non di più.
Milo era la persona che amava di più. Una delle poche a dire il vero, se si contavano Saga e Mu, ma l'amore che provava nei loro confronti era molto diverso da ciò che sentiva per Milo. Il mio sole, così era solito definirlo quando erano nell'intimità delle loro stanze, ed era vero... Milo era stato la luce che aveva nutrito il suo cuore spento. Non sarebbe mai stato in grado di spiegargli cosa rappresentasse davvero per lui, ma aveva giurato a se stesso di dimostrarglielo ogni giorno. Ed era determinato a farlo.
- Dispiace anche a me - sussurrò, perdendo il suo solito tono di scherno - Vorrei che non dovessi passare tutto questo, vorrei poter essere libero di amarti alla luce del sole. Come meriti - e, mentre lo diceva, una piccola lacrima rigò il suo bel viso fino alla mascella, dove venne prontamente raccolta da Milo.
- Arriverà anche quel momento Kanon - disse disperdendo la goccia salata tra le dita - non so dirti quando né come, ma so che arriverà -.
Kanon annuì. Aveva bisogno di credere alle speranze di Milo, aveva bisogno di credere che anche loro, un giorno, non avrebbero più dovuto nascondersi.
- Ti amo -.
- Finalmente lo hai detto! - Milo sorrise per distendere l'atmosfera - Non me lo dici mai -.
- Non è vero che non te lo dico mai - si difese Kanon - non lo dico spesso, ma te lo dimostro tutti i giorni...o vorresti smentirmi? - aggiunse in tono sensuale.
Milo alzò gli occhi al cielo. Quello era Kanon, il suo Kanon.
- D'accordo hai vinto, me lo dimostri ogni giorno, e, devo ammettere, con mia somma gioia... - vide Kanon fare una smorfia maliziosa - ma cambiamo discorso, perché non ho voglia di farti tutti questi complimenti -.
- Chiedimi quello che vuoi, sono a tua disposizione. A tua completa disposizione -. Sì, quello era decisamente il suo Kanon.
- Mi hai raccontato come è andata con Saga e Mu, ma non mi hai ancora detto quali sono le tue intenzioni -
- Quali intenzioni? - Kanon finse di non comprendere, sfoggiando un'espressione angelica alla quale Milo non credette neanche per un momento.
- Quelle che sicuramente hai... avanti, parla -.
- Credimi amore mio, qualunque intenzione io abbia mai avuto, quei due sono in grado di disorientare qualunque stratega - vide Milo alzare un sopracciglio - te lo garantisco, niente di ciò che avrei potuto fare è all'altezza di quello che sono in grado di fare da soli -.
- Non ti credo, qualcosa hai sicuramente fatto -.
- Beh...forse...qualcosina sì -.
- Parla -.
- Diciamo che ho messo mio fratello in leggero imbarazzo -.
- Non so cosa tu abbia fatto, ma so per certo che l'imbarazzo di Saga non era leggero -.
- Mi lasci parlare o vuoi solo insultarmi? - domandò piccato vedendo Milo ridere.
Dopo che Kanon ebbe finito di raccontare quello che era successo e, soprattutto, di come avesse messo all'angolo Saga costringendolo a spiegare a Mu cose che uno sconosciuto non dovrebbe mai spiegare ad una signorina, l'unica reazione di Milo fu spalancare gli occhi per l'ardire delle azioni del suo amante, e aprire la bocca, ma senza riuscire a dire niente.
- Come diavolo ti è venuto in mente?! - chiese quando ritrovò la parola - Mu sarà scappata a gambe levate! -.
- È qui che ti sbagli amore mio - Kanon sfoggiò un sorriso sornione - Non solo Mu non è scappata, ma ha fermato Saga nel momento in cui ha cercato di defilarsi dalla situazione scomoda -.
- Mi stai dicendo che Saga ha spiegato a Mu come funzionano le relazioni tra uomo e donna? - domandò Milo ancora perplesso - Saga?! -.
- Beh, non nel dettaglio ovviamente, ma ha aperto nuove prospettive - Kanon annuì - almeno prima che Mu scappasse -.
- Questo è certo... sarà fuggita per la vergogna, maledicendoti per averla messa in imbarazzo! -.
- No - Kanon scosse la testa - è fuggita per gelosia, Saga le ha spiegato che esistono le relazioni di letto e di averne avute diverse, e lei è scappata piangendo... direi che è tutto abbastanza chiaro, no? -.
- No, non è chiaro niente - Milo scosse il capo - vuoi farmi credere che Mu, la nostra Mu, colei che ha respinto tutti i suoi pretendenti, si è innamorata di tuo fratello nel giro di qualche ora? - domandò scettico - Devi aver bevuto perché non è possibile -.
- Ti dico quello che ho visto amore mio, inoltre... - Kanon lo guardò ammiccando - ti consiglio di non chiamarla mai la nostra Mu, almeno quando Saga è nei paraggi, perché non gradirebbe -.
Milo guardò Kanon per diversi istanti, riflettendo sulle sue parole e rielaborandole nella sua mente. Non che non gli credesse, tutt'altro, non aveva dubbi sul fatto che fosse tutto vero. Kanon si divertiva a prendere in giro tutti e a mescolare le carte, ma tra di loro non c'erano mai stati segreti e quando parlavano andavano sempre dritto al punto. Scherzando, divertendosi, ma con la massima chiarezza. Però, in questa faccenda, c'era qualcosa che non tornava. A pelle poteva dire che Kanon avesse omesso qualcosa, non sapeva cosa, ma aveva il fondato sospetto che le cose non fossero accadute da sole, e che il suo compagno ci avesse messo lo zampino.
- Posso farti una domanda? - chiese dopo un po' attirando l'attenzione di Kanon, che annuì - C'entri qualcosa in tutto questo? O meglio... so che c'entri qualcosa, ma la mia domanda è se hai protetto Mu dai corteggiatori per tutto questo tempo in attesa del ritorno di tuo fratello. Volevi che si innamorasse di lui, giusto? -.
Kanon sorrise leggermente, rafforzando il suo abbraccio e sospirando tra i capelli di Milo, prima di tornare a guardarlo negli occhi.
- Se mi chiedi se sono felice che quei due si innamorino... sì, senza ombra di dubbio, perché penso che siano fatti l'uno per l'altra, e ti dirò che l'ho sempre pensato, fin da prima che Saga tornasse dalla missione - vide Milo alzare un sopracciglio in segno di vittoria - ma se in questi anni ho protetto Mu dai suoi spasimanti è stato solo perché non l'ho mai vista felice di ricevere le loro attenzioni -.
- Neanche quelle di Shaka? - domandò Milo a bruciapelo. Anche se conosceva già la risposta.
- No - Kanon negò - Lo so che è il tuo migliore amico e che ti dispiace per lui, ma devi essere obiettivo... Shaka non è la persona adatta a Mu e questo non c'entra nulla con il fatto che non andiamo d'accordo - gli dispiacque quando lo vide abbassare lo sguardo, ma non gli avrebbe mentito - non disconoscerò le sue qualità perché, al di là dei nostri disaccordi, penso che sia una brava persona, leale e onesta, oltreché un cavaliere formidabile -.
- Ma? -.
- Ma non è l'uomo per Mu -.
- Perché? -.
- Perché la metterebbe in un angolo Milo... sarebbe sempre lui a decidere e Mu sarebbe una moglie su misura per un uomo irreprensibile come lui. Il corredo perfetto per la vita perfetta di Shaka -.
- Ed è un male? - domandò Milo con cautela, non capendo fino in fondo il ragionamento di Kanon. Era certo che molte giovani del paese avrebbero fatto carte false per essere notate da Shaka, anzi, più volte aveva visto con i suoi stessi occhi gli sguardi ammiccanti di alcune di loro nei confronti del suo amico. E non capiva perché Shaka non potesse andare bene per Mu.
- Mu non è una bambola da salotto o da maneggiare con cura per paura che si rompa - Kanon sospirò - Ha bisogno di avere accanto qualcuno che tiri fuori la donna vera che è, qualcuno che la tratti alla pari, che voglia conoscere il suo parere... cosa vuole, cosa pensa... qualcuno che la faccia arrabbiare, che la faccia uscire dai canoni che conosce e che li esplori insieme a lei. Qualcuno che la voglia accanto, non un passo indietro -.
Milo annuì. Stringendosi a Kanon, rifletté sulle parole del suo partner valutandole una ad una e trovando la verità in ognuna di esse. Sapeva che Kanon aveva ragione e, per quanto affetto provasse per Shaka, era conscio che il suo migliore amico non avrebbe mai voluto tutto questo. Avrebbe trattato Mu come una regina, questo era fuori di dubbio, ma non sarebbe mai stato un rapporto alla pari.
- Con grande fastidio, devo ammettere che forse, ma solo forse, potresti aver ragione - Milo alzò gli occhi fissando lo sguardo in quello di Kanon, vedendolo sorridere maliziosamente - e questo mi rende ancora più difficile alzarmi da questo letto per tornare nella mia fredda e triste stanza - aggiunse ripiombando nella malinconica realtà.
- Infatti non andrai da nessuna parte - Kanon scrollò le spalle con noncuranza, spiazzando il suo amante, che lo guardò scettico.
- Non posso e lo sai, se qualcuno mi vede uscire da qui... -.
- Appunto - Kanon lo interruppe - se qualcuno ti vedesse uscire da qui, a quest'ora, capirebbe immediatamente lo scopo della tua missione notturna - prese tra le dita una ciocca blu passandola dietro al suo orecchio - al contrario, vedendoti girare per il palazzo domani mattina, in pieno giorno, nessuno penserebbe ad altro che al solito giro di ronda -.
- Sei diabolico Kanon - Milo sorrise scuotendo leggermente il capo - ma devo ammettere che anche su questo potresti aver ragione -.
- Ce l'ho sempre tesoro - Kanon ammorbidì il tono di voce, percorrendo con un dito il profilo di Milo fino a fermarsi sulle sue labbra, che schiuse leggermente - ora permettimi di dimostrarti nuovamente quanto... -.
Lo sguardo di Saga vagava tra i campi di addestramento, nel tentativo di soprintendere agli allenamenti e verificare l'effettivo stato di forma dei suoi uomini.
Tutto drammaticamente inutile.
Non era stanco, ma aveva trascorso una notte infernale. Dire che era stata un incubo non avrebbe reso bene l'idea. E il bello di tutto questo è che aveva anche dormito. Ma proprio in quel momento erano iniziati i problemi.
- Buongiorno Saga! - il saluto del suo gemello lo tirò fuori dai suoi pensieri, facendolo voltare alla sua sinistra.
- Buongiorno anche a te - rispose con minore entusiasmo.
- Hai un'espressione orribile! -.
- Grazie, non so cosa farei senza il tuo supporto - rispose aspramente Saga.
- Che umore pessimo Saguita... non hai dormito? -.
- Ho dormito - fu la laconica risposta.
- Allora hai dormito male? - domandò senza ricevere alcuna risposta, vedendo Saga riportare lo sguardo avanti.
- Ah ho capito, hai fatto qualche incubo? - e mentre lo domandava, il cervello di Kanon si illuminò all'improvviso - No, aspetta, non dirmelo... hai sognato Mu! - e non era una domanda.
Saga sospirò.
Sì, decisamente quello che aveva fatto era un incubo. Nel momento in cui era riuscito ad addormentarsi, cosa già non facile di per sé dato il tempo che aveva impiegato, un'immagine ben nota aveva preso possesso dei suoi sogni, facendo, da quel momento in poi, tutto e il contrario di tutto ad un Saga completamente abbandonato ed entusiasta.
No, non avrebbe rievocato nella sua mente le immagini che avevano popolato la sua nottata, e le ragioni erano due. La prima, era che si vergognava come un ladro per aver fatto fare ad una fanciulla come Mu tutto quello che le aveva fatto fare e la seconda... beh, la seconda era che anche solo ripensarci gli faceva effetto.
Si era svegliato nel cuore della notte di soprassalto, tirandosi a sedere sul letto e facendo aggrovigliare le lenzuola tra le gambe. Dopo aver inclinato la testa all'indietro guardò il soffitto, passando una mano tra i capelli e rendendosi conto di essere sudato. Quando prese coscienza di cosa lo avesse svegliato così bruscamente, sentì il viso infiammarsi e lo coprì istintivamente con entrambe le mani.
Che diavolo mi sta succedendo?
- Saga? - vedendolo nuovamente perso nei suoi pensieri, Kanon lo chiamò, senza successo.
- Saga? -.
- Mhmm? - anche se distrattamente, rispose al secondo tentativo.
- Doveva essere un bel sogno se ti ha ridotto così - gli fece notare Kanon alzando le spalle.
- Un sogno? - Saga lo guardò con gli occhi spalancati - Un incubo! È stato un incubo... quella donna mi ha perseguitato tutta la notte finché io... - si fermò, rendendosi finalmente conto di cosa stesse per dire.
- Finché tu? - Kanon si accigliò per poi spalancare gli occhi subito dopo - No, non dirmelo! - portò la mano alla bocca nel tentativo di contenere una risata - Hai fatto da solo?! -.
- Hades non ti ha sentito bene... potresti ripetere più forte? - Saga parlò a denti stretti.
- Sì scusami, hai ragione, hai perfettamente ragione è solo... - contenne la sua risata - che il caso è più grave di quanto immaginassi -.
- Smettila di dire idiozie! - Saga rispose irritato - Non capisco cosa ci trovi di strano - disse abbassando la voce - Sono un uomo, ho delle esigenze, non ricordo neanche bene cosa ho sognato e... - si bloccò e alzò gli occhi al cielo, sentendo Kanon ricominciare a ridere.
In realtà le cose non stavano esattamente in questi termini. Saga stava tentando di sminuire l'evento agli occhi di Kanon ma, in realtà, ricordava tutto perfettamente, e questo peggiorava solo le cose, facendolo vibrare come se stesse ancora sognando. Sentì una scossa strisciare sottopelle. Ricordava il viso di Mu sciogliersi in espressioni di piacere, ricordava il modo in cui lo istigava ma soprattutto... ricordava di averla idolatrata come una regina. Ed era stato questo ad averlo turbato più di tutto. Perché non lo aveva mai fatto.
- D'accordo, come vuoi - disse Kanon cercando di assumere un'espressione più posata, sebbene il sorriso malizioso dicesse altro - sicuramente è come dici tu e non voglio infastidirti più di quanto stia già facendo - vide Saga fare un cenno di accordo con la testa mentre si concentrava nuovamente sull'addestramento delle guardie - ma ora, tornando seri, il motivo per il quale sono venuto a disturbarti è per dirti che è necessario che tu vada il prima possibile a casa di Shion per farti sistemare l'armatura -.
- Che? - domandò Saga con gli occhi sbarrati.
- Non sto scherzando Saga... il tuo equipaggiamento è un disastro, anche Aiolos questa mattina ha espresso perplessità sulla sua tenuta - gli disse lasciandosi alle spalle l'ilarità di qualche istante prima - se non andrai tu di tua spontanea volontà ti obbligherà lui, e lo farà quanto prima - vide Saga accigliarsi - non possiamo permetterci di temere per la sicurezza del nostro Capitano in caso di attacchi -.
Saga non rispose, limitandosi a riflettere sulle parole di suo fratello.
Doveva essere onesto. Kanon aveva perfettamente ragione, il suo equipaggiamento era un disastro. Se ne era accordo anche lui lo stesso giorno in cui era tornato, notando subito la differenza tra la sua armatura danneggiata e quelle dei suoi subordinati. Praticamente perfette. Sapeva di aver bisogno delle mani eccezionali di Shion tuttavia... aveva paura. Se qualcuno gli avesse detto poco tempo prima che lui, il grande Capitano Saga, potesse aver paura di una giovane ragazza gli avrebbe riso in faccia senza neanche prendersi la briga di offendersi, ma ora...
- Pensi che potrebbero arrivare fin qui? - Saga domandò cercando di sviare l'attenzione dal problema principale.
- Devi dirmelo tu Saga - rispose Kanon alzando le spalle - Quanto ti fidi di Aiolia? La nostra difesa esterna ora è nelle sue mani -.
Saga non rispose, il che fu più eloquente di molte parole.
- Non essere in imbarazzo - gli fece notare Kanon - se sono qui è perché lo stesso Aiolos nutre più di qualche perplessità sulla tenuta della missione -.
- Aiolia è in gamba - furono le laconiche parole di Saga.
- Nessuno lo mette in dubbio, ma non ha esperienza ed è troppo istintivo. Sai meglio di me che queste due caratteristiche lo rendono un pessimo capo -.
Saga si limitò ad annuire leggermente, riflettendo sulle parole secche, ma vere, del suo gemello.
- Shion ti sistemerà l'armatura nel giro di poco tempo. Vai da lui il prima possibile, saremo tutti più tranquilli - disse appoggiando una mano sulla spalla di Saga, prima di allontanarsi per tornare ai suoi doveri.
Il resto della mattinata trascorse abbastanza veloce e tranquillo. Saga si prestò a qualche combattimento, correggendo alcuni errori dei suoi uomini e, finalmente, dopo aver consumato un pasto piuttosto leggero ed essersi riposato nella sua dimora, si decise a seguire il consiglio di suo fratello.
Quando arrivò davanti alla casa che non aveva faticato a ritrovare, si rese conto di essere nervoso, e per il suo bene sperò che fosse Shion ad aprirgli la porta.
Senza darlo a vedere, prese un respiro profondo per calmarsi e buttare fuori la tensione, prima di picchiare sul legno con due colpi secchi e decisi, ai quali seguì un leggero movimento di passi dall'interno della casa.
Abbassò le palpebre sconfitto. Nessun uomo si sarebbe potuto muovere con tale delicatezza, quindi... chi si stava avvicinando non poteva essere Shion...
Sì, era decisamente sconfitto, ma con uno strano sorriso che non riuscì a nascondere.
