- Come può essere accaduta una cosa del genere?! Dove diavolo eravate... idioti?! -.

La voce del sempre pacato Comandante Shaka suonò talmente forte da riecheggiare nei boschi che costeggiavano i campi di addestramento, mentre redarguiva pesantemente le guardie che non osavano alzare lo sguardo da terra. Ed era più che comprensibile considerato che, non più di qualche ora prima, alcuni prigionieri erano fuggiti dalle segrete del palazzo senza lasciare alcuna traccia.

- Tre! - Shaka indicò il numero con le dita alzando ancora di più la voce - In tre sono fuggiti sotto al vostro naso e non vi siete accorti di niente?! Ma che razza di soldati siete? Sapete che ora la nostra gente può essere in pericolo? E tutto per colpa della vostra inettitudine! -.

Sdegnato e furioso, con un ultimo sguardo di disprezzo ai suoi sottoposti Shaka abbandonò il campo per non continuare ad insultarli. E sì che ne avrebbe avute ancora di cose da dire, ma era meglio non calcare troppo la mano. In fin dei conti, non era la prima volta che qualcuno riusciva ad evadere per poi venire prontamente riportato dove avrebbe dovuto essere. Inoltre, nessuno dei suoi uomini lo aveva mai visto perdere le staffe nel modo in cui aveva appena fatto. E non era prudente.

Preso dalle sue riflessioni, infuriato con le guardie, non si era reso conto degli sguardi furtivi che si scambiavano due persone vicine a lui. Molto, molto vicine... talmente vicine da averle ignorate, dato che per lui non rappresentavano un problema.

Quando sentì i primi improperi di Shaka, Milo incontrò gli occhi di Camus, che si limitò ad alzare un sopracciglio in modo quasi impercettibile. E la stessa cosa si ripeté quando il Comandante girò sui tacchi abbandonando il campo di addestramento. Senza darlo a vedere, Milo sbuffò leggermente alzando gli occhi al cielo. Dannato Camus! Ha avuto ragione anche questa volta.

Flashback

- Milo? -.

- Mhm? -.

- Ti fidi di Shaka? -.

Quel pomeriggio, come spesso accadeva, Milo e Camus erano di turno insieme sovrintendendo all'addestramento delle guardie più giovani. Milo era appena tornato al suo posto di osservazione, dopo aver corretto una posizione di difesa di uno dei ragazzi, quando Camus se ne uscì con quella domanda improvvisa. E insensata, a suo parere.

- Che domanda assurda è mai questa Camus? Shaka è il mio migliore amico - e vedendo l'usuale inespressività sul volto del suo vice aggiunse - So che non è il più simpatico dei cavalieri, né uno dei più amabili, ma è un giovane di grande talento e valore -.

- Non sto mettendo in dubbio il suo talento, né il suo valore, ti ho solo chiesto quanta fiducia tu abbia in lui... e permettimi di farti notare che il modo in cui ti sei messo sulla difensiva non mi rincuora affatto -.

- Che intendi dire? - Milo aggrottò le sopracciglia. Aveva compreso che Camus avesse un obiettivo ben preciso in quello che stava chiedendo, e non sapere cosa gli stesse passando per la testa lo infastidiva oltremodo.

- Che neanche tu hai fiducia in lui - rispose Camus rendendo chiara anche la sua posizione in pochissime parole.

- Questo non è vero - le parole di Milo contrastavano con il suo tono di voce dubbioso - e comunque, perché me lo chiedi? -.

- Perché credo che sia stato Shaka a commissionare a quei tre banditi l'aggressione di Saga - breve, conciso, Camus andò dritto al punto come al solito, lasciando Milo sorpreso e sconcertato da quella rivelazione improvvisa.

- Stai scherzando?! - Milo sgranò gli occhi - Che diavolo ti viene in mente, Camus? Hai idea della gravità di ciò che stai dicendo?! -.

- Certo - Camus annuì serafico non curandosi dello stupore di Milo - e se ti dico questo, è perché l'ho visto con i miei occhi - e vedendo l'espressione sconcertata di Milo continuò - l'altra sera, quando abbiamo trovato quei tre, ho notato che qualcuno ci spiava, nascondendosi tra le case e approfittando del buio per seguirci nell'ombra... per un momento la luce delle lampade ha illuminato la sua inconfondibile capigliatura... era proprio Shaka -.

- Questo non vuol dire nulla -.

- No? - Camus alzò un sopracciglio - Quindi per te è normale nasconderti dai tuoi compagni d'armi? E comunque, prima che tu me lo chieda, sì... sono sicuro che si trattasse di Shaka, anche Shion lo ha visto -.

Milo non disse niente, limitandosi a scuotere il capo incredulo. Se ciò che Camus gli aveva appena detto si fosse rivelato vero, sarebbe stato di una gravità assoluta. Un Comandante che assolda dei malviventi per ferire il suo Capitano era un misfatto punibile con la reclusione, se non addirittura con la morte.

- E perché lo avrebbe fatto? - ormai la voce di Milo era ridotta ad un sussurro. Non poteva ancora credere a ciò che Camus gli aveva appena rivelato eppure... non riusciva a fingere di non pensare all'eventualità che fosse tutto vero.

- Non sottovalutare l'ossessione di Shaka per Mu, Milo... e non è un mistero per nessuno il recente avvicinamento tra Mu e il Capitano -.

Milo annuì, passandosi una mano tra la folta capigliatura blu scuro - Cosa dobbiamo fare secondo te? - sospirò. Era conscio del sentimento che il suo migliore amico provava per Mu, ma non avrebbe mai immaginato che potesse diventare una fissazione così insana da portarlo a fare del male ad altre persone.

- Niente - rispose Camus con naturalezza sconcertante - ormai li ho fatti scappare, quindi non c'è nulla da fare -.

- Cosaaaa?! Cosa hai fatto? - Milo parlò a denti stretti per non farsi sentire. Quella storia stava diventando sempre più incredibile.

- Te l'ho detto, li ho fatti scappare - Camus roteò gli occhi al cielo - quanto pensi che avrebbero resistito quei tre prima di parlare? Li ho fatti scappare per risparmiare loro la vita -.

Milo incassò il colpo. Quello che Camus aveva appena insinuato non gli piaceva per niente, ma se le congetture del suo amico si fossero rivelate vere, nemmeno lui avrebbe potuto escludere la possibilità che quei tre fossero in pericolo.

- Non credo che Shaka possa arrivare a tanto - disse Milo dubitando lui stesso delle sue parole - però... non pensi che rimettere quei tre malviventi in libertà sia stato un atto sconsiderato? Ora sono liberi di andare in giro e... -.

- Assolutamente no - Camus negò scuotendo piano il capo - li ho fatti scappare verso la nostra missione militare... ho dato loro degli abiti puliti... non lo sanno ma sono le uniformi che li identificano come prigionieri... Dohko e gli altri sapranno cosa fare - affermò con sicurezza - e sono certo che, quando Shaka saprà della loro fuga, andrà su tutte le furie -.

- Dici? -.

- La sua reazione sarà spropositata, e allora ti convincerai definitivamente che ciò che ti sto dicendo è vero -.

Fine flashback

Quando Shaka fu fuori dalla loro vista, Milo annuì leggermente in direzione di Camus, che mostrò un piccolo sorriso soddisfatto. Aveva avuto ragione anche stavolta.

Purtroppo era il povero Milo ad essere finito nei guai. Come accidenti avrebbe impedito a Kanon di disintegrare Shaka?


Appostato sul torrione principale, dopo un usuale giro di ronda, Saga inspirò profondamente l'aria fresca del tardo pomeriggio, lasciando la vista libera di spaziare in lungo e in largo, deliziandosi del paesaggio che i boschi circostanti regalavano a chi guardava. Istintivamente portò una mano al fianco, quello che era stato ferito e che, ormai, era guarito quasi del tutto. Anche se lentamente, il tempo della sua convalescenza era passato e, già da qualche giorno, era tornato al lavoro a pieno ritmo.

Sospirò leggermente. Da quella notte che aveva trascorso a casa di Shion non aveva più visto Mu, e questo cominciava a pesargli. Probabilmente più di quanto volesse... ma ormai la sua volontà era a andata a gambe all'aria già da un pezzo.

La giovane si era presa cura di lui tutta la notte e, più di una volta, la loro vicinanza era stata tale da indurgli la tentazione di andare oltre le sfuggenti carezze sulle mani e sul viso. Ma no. Mu meritava che lui facesse le cose perbene. Una volta rientrato al palazzo, nel suo appartamento, non era stato affatto facile riposare né riprendere le sue abitudini. Anche se era stato solo per una notte, il profumo di Mu, del suo letto, del suo mondo, gli era entrato nel cervello e lì era rimasto. Tormentandolo giorno e notte.

Nei giorni successivi Mu gli aveva mandato ciò che gli serviva per la medicazione tramite Kanon e, seppur a malincuore, Saga aveva compreso che la distanza della ragazza fosse dovuta a mero buon senso. Pur essendo il Capitano era pur sempre un uomo, e non era opportuno che una signorina, una giovane donna non sposata, frequentasse la casa di un uomo liberamente, come se niente fosse. Ma, anche se lo capiva perfettamente, quella presenza dolce e discreta gli era mancata terribilmente, portandolo a prendere una decisione. Una decisione che mai, in vita sua, si sarebbe sognato di prendere, almeno non così in fretta... ma che era diventata inevitabile, date le circostanze.

Per un momento sentì il suo cuore sobbalzare, quando, sporgendosi leggermente dalla torre per guardare verso il basso, poté scorgere l'oggetto dei suoi pensieri entrare dal portone principale ed attraversare il patio verso l'ingresso. Razionalmente sapeva dove fosse diretta, dato che non era un mistero per lui il fatto che venisse a trovare Shura per darle il rimedio che le aveva prescritto Aphrodite, tuttavia... non poté evitare al suo cuore di sperare per un attimo, un attimo solo, che fosse lì per lui.

Ovviamente, se Saga fosse stato un po' più lucido sulla questione, non gli sarebbe sfuggito il modo in cui Mu si guardava attorno. Con discrezione, come sua abitudine, ma lasciando chiaramente intendere di cercare qualcuno. Almeno con i suoi occhi, dato che le era impossibile chiedere informazioni senza attirare l'attenzione.

E qualcuno in effetti arrivò, solo, non era esattamente chi lei stesse cercando.

Saga si accigliò quando vide avvicinarsi alla giovane l'ultima persona che avrebbe voluto vedere accanto a lei, ma non poté dire né fare niente. Non ancora almeno, e con la forte speranza che questa situazione potesse cambiare presto, si sporse ancora di più, facendosi attento a tutto ciò che accadeva a non molta distanza da lui.

- Buongiorno Mu, come mai sei a palazzo? - Shaka le si parò innanzi e, sebbene Mu non ne fosse contenta, almeno non poté dire di esserne sorpresa. Magra consolazione.

Si limitò a rispondere al saluto con un cenno del capo, affrettando il passo per attraversare il patio il più velocemente possibile.

- Stai andando dalla moglie del sovrintendente? Vuoi che ti accompagni? -.

Mu si fermò all'improvviso, inspirando profondamente e contando fino a dieci, prima di voltarsi e affrontare il bel viso di Shaka.

- Conosco la strada, grazie Comandante, e perdonatemi se ve lo dico, ma dove sono diretta non è una cosa che vi riguarda... buongiorno - e detto ciò, si riavviò speditamente verso la sua destinazione sperando di non essere più interrotta. Non voleva essere scortese, ma davvero Shaka era l'ultima persona con la quale avrebbe voluto attardarsi. Purtroppo, però, la sua era una speranza vana, perché non teneva conto della testardaggine del Comandante.

- Non starai mica andando dal Capitano?! - fingendo di non aver recepito il messaggio e tallonando i suoi passi, Shaka la seguì spalancando gli occhi al solo pensiero - Lo sai, vero, che non sta bene che una signorina vada a trovare un uomo nel suo appartamento? Che la gente potrebbe... - si bloccò all'istante, quando vide il volto serio di Mu e i suoi occhi ridotti ad una fessura.

In realtà, Mu avrebbe solo voluto essere lasciata in pace e continuare per la sua strada, ma le parole di Shaka avevano acceso qualcosa in lei, qualcosa di intollerabile e che non avrebbe mai lasciato passare a buon mercato. Non avrebbe mai permesso a nessuno di intromettersi nella sua vita e dirle cosa fare, tantomeno se non aveva alcun titolo per farlo. E Shaka non ce l'aveva.

- Non capisco perché insistiate tanto Comandante, ma mi costringete nuovamente a dirvi che la mia destinazione non vi riguarda - la voce solitamente dolce di Mu assunse una sfumatura strana, quasi pericolosa - Se volessi andare a trovare il Capitano dovrei renderne conto a lui, e solo lui potrebbe negarmelo, non di certo voi... vi prego di tornare ai vostri compiti, e di lasciarmi libera di adempiere ai miei - dopodiché si voltò, lasciando Shaka con le parole in gola.

Sebbene fosse ad una certa distanza, Saga riuscì a cogliere tutto quello che era successo, comprese le parole di Mu e Shaka. Inutile dire che un moto di orgoglio gli riempì il petto quando Mu si ribellò a quelle sciocche imposizioni sociali o, forse, sarebbe più onesto dire che il modo in cui rimise Shaka al suo posto rivendicando il diritto di potergli fare visita quando entrambi lo volevano non aveva prezzo. Con una sola frase aveva confermato la confidenza che c'era tra di loro, ma anche il rispetto e il diritto alla riservatezza che entrambi pretendevano.

Saga sorrise leggermente. Mu era una ragazza intelligente, e gli piaceva che lo fosse. Gli piaceva tanto. Gli piaceva troppo. E questa era solo l'ennesima conferma del fatto che avesse preso la decisione giusta, e che ciò che si accingeva a fare non potesse essere ulteriormente rinviato. Non si trattava solo di Shaka e della sua invadenza, ma, quando Mu era entrata, erano state diverse le guardie a girarsi verso la sua direzione, provocando in Saga un moto di fastidio che era partito dallo stomaco per uscire dalle labbra con un sonoro sbuffo.

No, non era geloso. Forse... comunque non era più il caso di rimandare.


In quello stesso momento, Shura occupava il suo tempo leggendo un libro nel salotto che antistava la camera da letto. Uno spazio piccolo, ma dotato di tutto l'occorrente per essere confortevole. Due piccole poltroncine poste di fronte ad un caminetto, tappeti spessi per attutire i rumori, ed una piccola scrivania da usare all'occorrenza. Aiolos aveva allestito quello spazio per sua moglie, per darle modo di ricevere eventuali ospiti e, allo stesso tempo, di mantenere intatta l'intimità della loro camera. Come lei desiderava.

Un leggero bussare le annunciò che stava per entrare qualcuno. E anche chi, a giudicare dalla discrezione di quei colpi.

- Entra Mu, accomodati - la invitò con la sua voce decisa, ma gentile.

- Buongiorno Shura! Posso? - domandò Mu entrando, muovendo solo pochi passi e vedendola annuire - Come stai? -.

- Bene - Shura sorrise leggermente - a dire il vero è dalla prima fiala che mi hai dato che mi sento molto meglio, non ho quasi avuto più fastidio -.

- Sono contenta - un bel sorriso adornò il volto di Mu - Aphrodite è molto bravo e sa sempre cosa fare -.

- Anche tu - aggiunse Shura ammiccando - le mani che hanno lavorato sono le tue -.

- Ho semplicemente seguito le istruzioni di Aphrodite - Mu si strinse leggermente nelle spalle - nulla di più -.

- Semplicemente non è la parola che userei - le fece notare Shura - diciamo che sono fortunata ad avervi entrambi vicini - aggiunse strizzando un occhio - comunque sia, prima di tutto accomodati - le fece cenno di sedersi sulla poltroncina di fronte a sé - e dimmi come stai. Come stai davvero... -.

Dubbiosa e sollevata al tempo stesso, Mu si sedette, accogliendo l'invito di Shura. Anche se non sapeva bene cosa rispondere, in fondo era contenta che glielo avesse chiesto, perché in quel momento, e più di ogni altra cosa, desiderava poter parlare con qualcuno di quello che le stava succedendo. Ciò di cui aveva davvero bisogno era potersi confrontare con una persona che avesse già vissuto quello che stava vivendo, che avesse più esperienza, ma che fosse anche discreta. Sua madre non c'era più, le ragazze del villaggio ne sapevano quanto lei e con alcune i rapporti si erano raffreddati quando aveva cominciato a ricevere le prime proposte di matrimonio, e parlarne con Kanon era fuori discussione... lo amava come un fratello ma non era la persona giusta. Aveva pensato a Shura, vista anche la confidenza che c'era tra di loro, ma non sapeva come chiederglielo senza morire di vergogna.

Sì, quella domanda era decisamente arrivata al momento giusto.

- Io... - Mu cercò di riordinare le idee, alla ricerca delle parole più adatte a spiegare il suo stato d'animo - io... io sinceramente non lo so - ammise sospirando, facendo ricadere le mani sulle gambe e accarezzandole attraverso la stoffa del vestito - non riesco neanche a spiegarlo, ma è come se mi sentissi male e bene al tempo stesso... in certi momenti mi sento allegra, quasi euforica, mentre in altri sono triste, perché non so cosa fare... -.

Mu sospirò frustrata. Ascoltandosi, neanche lei aveva capito nulla. Sapeva che non era facile spiegare ad un'altra persona ciò che non sapeva spiegare neanche a se stessa, ma, nella pratica, era anche più difficile. Pensò di aver sconcertato Shura con l'incoerenza delle sue parole, e per questa ragione rimase visibilmente sorpresa quando, alzando lo sguardo, trovò un sorriso gentile ad abbellire il volto della donna. Ed era raro, perché Shura non sorrideva a chiunque. Anzi...

- Questa tua confusione va avanti da molto tempo o è iniziata in un momento ben preciso? - domandò Shura sapendo già dove volesse portare Mu.

- È iniziata da un po' - rispose Mu giocherellando nervosamente con le mani sul grembo.

- Fammi indovinare, dalla sera in cui sei venuta a portarmi la medicina, vero? - Shura vide Mu annuire timidamente - Beh, quella sera, se non ricordo male, c'era un'unica novità, ed era la presenza del Capitano Saga - sorrise di nascosto vedendola sobbalzare al solo nominarlo - era l'unica persona che tu non conoscessi, quindi, devo dedurre che sia stato lui ad averti mandata in confusione -.

Shura non aveva bisogno di risposte, perché il silenzio di Mu era più eloquente di mille parole. In quel momento sentì un moto di tenerezza invaderle il petto, addolcirle lo sguardo e tenderle le labbra in un sorriso comprensivo. La capiva perfettamente, perché anche per lei non era stato facile. Era passato un po' di tempo da quando un baldo giovanotto era entrato come un tornado nella sua vita, rivoluzionando il suo mondo e il suo modo di provare di emozioni, trascinandola in un caos che era stato solo il preludio di quello che, fino ad ora, poteva definire il periodo più felice della sua vita...

Comprendeva perfettamente quello che Mu stava provando. Il disordine nella sua testa che esplorava luoghi sconosciuti, nel suo stomaco che si agitava per una semplice vicinanza, nel suo cuore che non rispondeva ad alcun comando che non fosse dato da due occhi così dolci da leggere ogni sfumatura...

Shura ricordava come era stato il corteggiamento di Aiolos, tutto quello che quel giovane aveva fatto per abbattere le sue diffidenze sempre più deboli, e ora, davanti alla confusione di Mu, poteva solo augurarsi che avesse la fortuna di provare quello che lei aveva provato qualche anno prima, quando finalmente si era arresa ad Aiolos.

- Mu... - con cautela, Shura si sporse per prendere le mani della giovane tra le sue, cercando con gli occhi il suo sguardo - non sta succedendo niente che non sia assolutamente normale, sei innamorata del Capitano... - e vedendo il bel volto di Mu rigarsi di lacrime si avvicinò ancora di più, mettendole le mani sulle guance per rimuoverle dolcemente - perché piangi? -.

- Non lo so - ammise Mu con franchezza negando con il capo - è come se non riuscissi più a controllare le mie emozioni... in alcuni momenti sono felice mentre in altri non riesco a trattenere le lacrime... -.

- Di cosa hai paura? -.

- E se fosse tutto nella mia testa? Se il Capitano non provasse quello che provo io? - avvilita, Mu parlò più a se stessa che a Shura - Ha vissuto molti anni fuori dal paese, ha avuto molte esperienze, ha conosciuto molte donne... - le ultime parole furono più un sussurro, ma arrivarono ben comprensibili alle orecchie della spagnola.

- Mu, guardami - Shura richiamò la sua attenzione, tenendo ancora il suo viso tra le mani - il Capitano è più grande di te, sicuramente ha visto più cose, e ha fatto molte più esperienze di te, ma questo non significa niente - continuò, vedendo Mu concentrata su quello che diceva - anche Aiolos non è stato un santo, ma non posso tornare indietro né mi è mai interessato farlo... la nostra vita insieme è iniziata quando ci siamo innamorati, e il resto non ha mai contato nulla -.

- Non sei gelosa? - domandò Mu con cautela - Non lo sei mai stata? -.

- Certo - Shura rispose con sicurezza - ma sono gelosa di ciò che è mio, e il passato non mi appartiene. Sarebbe assurdo prendermela per qualcosa accaduta prima che io entrassi a far parte della vita di Aiolos, inoltre... non arriverei mai a nulla e sarei sempre insoddisfatta. Puoi fermare un corso d'acqua? No, e il passato è proprio questo... acqua ormai andata -.

Mu annuì, capendo cosa intendesse dire Shura con le sue parole dirette e schiette. Quanto senso aveva crogiolarsi per cose passate che non avrebbero mai potuto essere cambiate? Era sciocco, e Shura aveva perfettamente ragione.

- E per quanto riguarda il tuo timore di non essere ricambiata... - Shura riprese il filo del discorso con una smorfia divertita - io, al posto tuo, starei tranquilla -.

- Perché? - Mu la guardò perplessa aprendo i suoi begli occhi - Come fai a dirlo? -.

- Vedrai che ho ragione - Shura sorrise sibillina, perdendosi per qualche istante tra i ricordi più recenti.

Rivide Saga disteso su Mu... lo sguardo perso a guardarla al chiaro di luna... il modo in cui l'aveva difesa e poi protetta...

- Solo tu non hai visto come ti guarda - Shura continuò sorridendo apertamente - ma tutti noi sì, e posso dirti, senza timore di sbagliarmi, che a breve verrai qui per darmi delle novità -.

- Quali novità? - domandò Mu aggrottando i tilak.

Shura non rispose, limitandosi a ridere leggermente, e dando a Mu un'ultima carezza sul viso. Non era una persona molto espansiva e solitamente non si lasciava andare facilmente davanti ad altri che non fossero Aiolos o El Cid, ma l'ingenuità e la spontaneità di Mu la intenerivano.

Sì, avrebbe avuto ragione prima del previsto.


Saga prese un respiro profondo. Finalmente era di nuovo davanti a quella porta. Sebbene avesse già deciso il da farsi, e non avesse alcun dubbio, gli ci erano volute diverse mezzore prima di trovare il coraggio di lasciare il suo appartamento per recarsi nel posto davanti al quale si trovava ora. E di cui aveva mappato la strada a memoria.

Era nervoso?

Da morire. La temperatura era mite e piacevole ma le sue mani erano completamente sudate.

Si prese mentalmente a calci. Uno come lui, il capo delle guardie, uno dei cavalieri unanimemente riconosciuto tra i più valorosi di tutti i tempi, in difficoltà davanti ad una cosa così banale!

Beh no... banale proprio no, e per quanto provasse a convincersi del contrario, era tutto inutile. Quello che stava per fare era un passo enorme, uno dei più grandi che avesse mai fatto, e che gli avrebbe cambiato la vita. Stranamente però, a dispetto di tutta la sua agitazione, neanche per un attimo gli era venuto in mente di girare sui tacchi e tornare da dove era venuto.

E la ragione era che, al di là del nervosismo, era sicuro della sua decisione. Più che sicuro.

Dopo aver preso un altro respiro e scaricato la tensione, finalmente si decise.

Shion era intento ad osservare un pezzo di metallo sciogliersi al calore del fuoco in attesa di essere battuto e modellato, quando due colpi secchi alla porta lo portarono fuori dal suo mondo, costringendolo ad abbandonare il suo lavoro per riprenderlo in seguito.

O almeno così sperava, augurandosi che, di qualunque cosa si trattasse, non gli avrebbe portato via più tempo del necessario.

Speranza vana...

- Buongiorno Capitano, è un piacere rivedervi - per nulla sorpreso di trovarlo davanti alla sua porta, Shion si spostò leggermente di lato, facendo spazio al suo ospite - immagino che siate venuto per riprendere la vostra armatura -.

In effetti, sebbene la riparazione avesse rispettato la tempistica data da Shion, era stato Saga a non aver potuto riprendere prima il suo equipaggiamento, dato che la sua convalescenza era durata qualche giorno in più del previsto.

- Sì - Saga annuì - in effetti sì anzi... chiedo scusa per avervi dato disturbo lasciandovela così a lungo ma... - si bloccò, vedendo Shion fare un gesto di noncuranza con la mano.

- Non preoccupatevi, piuttosto... - si fece da parte lasciando entrare Saga in casa - come state? -.

- Sto bene grazie - Saga rispose chinando il capo - e a questo proposito... vi sono grato per l'ospitalità che mi avete dato e per le cure di vostra figlia -.

Shion annuì leggermente, osservando la postura particolare di Saga. Sebbene non volesse darlo a vedere, era teso come una corda di violino, e per Shion non fu difficile comprendere il suo stato d'animo, né tantomeno la ragione che lo avesse condotto lì, davanti a lui, in un tranquillo pomeriggio di inizio estate. E l'armatura aveva poco a che fare con esso.

In tutta onestà, dovette faticare per soffocare la piccola risata che gli venne alle labbra, nascondendo il suo divertimento dietro ad una mano. Nell'ultimo anno si era trovato diverse volte ad affrontare quella situazione... giovani di bell'aspetto e speranze venuti a parlare con lui per una ragione ben precisa. E che erano stati respinti al mittente dopo il parere essenziale ed irrevocabile di sua figlia.

Finora...

Shion non era nato ieri, sapeva che questo giovane nobile e valoroso non era come tutti gli altri venuti a bussare alla sua porta fino a quel momento. E la ragione per cui lo sapeva era terribilmente semplice. Per la prima volta, Mu, la sua piccola Mu, aveva corrisposto alle attenzioni di qualcuno, e lo aveva fatto in modo inequivocabile. Almeno agli occhi di chi, come lui, la conosceva da quando era nata.

- Non abbiamo fatto nulla che non dovesse essere fatto - disse Shion in risposta al ringraziamento di Saga - ma venite, seguitemi nella fucina, cosicché possiate verificare lo stato della vostra armatura e riprenderla, se la riterrete adatta alle vostre esigenze -.

Saga lo seguì, proprio come aveva fatto con Mu la sera in cui era stato ferito, anche se, per ovvie ragioni, l'effetto era completamente differente. Sapeva che Mu non era in casa perché era partito dal palazzo prima che lei abbandonasse le stanze di Shura, e ovviamente non era un caso. Per il momento aveva necessità di parlare con Shion, poi, se lui avesse dato il suo assenso, avrebbe affrontato Mu.

La prima reazione di Saga fu di meraviglia, che tentò immediatamente di nascondere per non offendere il padrone di casa. Ciò che aveva sentito su di lui non gli aveva mai fatto mettere in dubbio le abilità di Shion, ma ora che vedeva la sua armatura era... era... perfetta. Non c'era un altro termine per definirla.

- Provatela, vedete se è a posto o c'è ancora qualcosa da aggiustare - disse Shion divertito dallo stupore di Saga, che non se lo fece ripetere due volte, liberandosi immediatamente del superfluo per indossare le sue vesti di metallo.

- Sentite qualche fastidio? -.

- Nessuno - Saga fece un gesto di diniego con il capo.

- Quel problema che sentivate al petto è stato risolto? -.

- Sì, certo, lo aveva già sistemato Mu - Saga si zittì per un momento, vedendo una strana espressione sul volto del più anziano - ricordo bene, giusto? -.

In realtà, per la prima volta dopo molto tempo, una semplice frase aveva colto Shion di sorpresa. E non era una cosa facile, dato che il tibetano era una persona difficilmente impressionabile... A stupirlo fu la naturalezza con la quale Saga si espresse, perché sì, aveva ragione, era stata Mu a sistemare quella parte, e aveva migliorato quel lavoro insieme a lui nei giorni passati insieme nella fucina, solo, era inusuale che ad un cavaliere questo andasse bene.

- Ho detto qualcosa di inopportuno? - domandò cauto Saga, vedendo, dopo qualche istante, Shion scuotere leggermente il capo.

- Nulla... non avete detto nulla di sbagliato - accompagnò alle parole un gesto di noncuranza, prima di tornare al suo abituale piglio imperturbabile. Dopodiché, non essendoci altro da dire, prese la tipica posa che assumeva quando stava per congedare qualcuno, ma Saga lo intuì, prevenendo le sue azioni.

- In realtà non sono venuto solo per l'armatura... - le parole uscirono più velocemente di quanto avrebbe voluto, ma tant'era, il nervosismo stava giocando a Saga brutti scherzi, e non era difficile capirlo.

- E per cos'altro? - fortunatamente, a dispetto dell'imbarazzo che tagliava l'aria, la voce del più anziano uscì provvidenzialmente comprensiva.

Saga rimosse l'armatura approfittando di quegli istanti per riflettere velocemente sul da farsi. Si trovava lì, al cospetto del suo futuro suocero, se le cose fossero andate come sperava, e aveva due possibilità... fare la parte del perfetto idiota, o riprendersi e parlare con lui da uomo a uomo. Senza darlo (troppo) a vedere prese un respiro profondo, raddrizzando la schiena e fissando lo sguardo in quello di Shion.

- Io... - sentì il battito del suo cuore accelerare - io vorrei chiedervi il permesso di corteggiare vostra figlia -.

L'aveva detto. Era riuscito a dire quelle poche parole che pesavano sul suo petto come macigni. Ora doveva solo aspettare che Shion dicesse qualcosa. E pregare Atena che non lo uccidesse.

Per qualche istante, l'unico suono nella fucina fu il crepitio delle fiamme nella stufa che andava a pieno ritmo, dato che Shion stava lavorando con il fuoco prima di essere interrotto, e, per diversi istanti, Saga si convinse che sì... probabilmente Shion stava meditando di ucciderlo.

- Posso sapere qual è il motivo? - l'espressione accigliata di Saga spinse Shion a spiegarsi meglio - Intendo dire, qual è il motivo per il quale volete corteggiare mia figlia? -.

Di tutte le cose che Saga avrebbe potuto aspettarsi, quella domanda non era neanche nella lista. Shion era un uomo davvero imprevedibile. Aveva immaginato diversi scenari... che si sarebbe offeso, arrabbiato, che avrebbe semplicemente detto di no, oppure di sì. Ma quella domanda proprio no, d'altronde, quali motivi potevano indurre una persona a volerne corteggiare un'altra, se non l'unico... ovvio...

Dal canto suo, Shion assunse un'espressione riflessiva. Molto riflessiva. Non era la prima volta che si trovava in quel genere di situazione, né era la prima volta che poneva quella domanda, e ricordava tutte le risposte. Ne ripassò alcune mentalmente. Vostra figlia è la creatura più incantevole che abbia mai visto... È talmente bella che mi darebbe dei figli meravigliosi... È una perfetta padrona di casa oltreché uno splendore... ma soprattutto, c'era una costante che le accomunava tutte. Bellissima... Shion era perfettamente conscio della bellezza di sua figlia, ma il fatto che questa qualità mettesse in ombra tutto il resto lo irritava non poco. E non era l'unico, e infatti il diniego successivo di Mu era sempre stato solo un'ulteriore conferma del fatto che ci avesse visto giusto fin dall'inizio.

Sollevò lo sguardo, incrociando quello del Capitano e restando lievemente sorpreso. Era uno sguardo rispettoso, anche un po' intimidito, ma c'era convinzione nei suoi occhi, e aveva tutta l'aria di chi stava per esprimerla anche a parole.

- Perché me ne sono innamorato - rispose Saga alzando le spalle e allargando le braccia, come a dire che non poteva farci nulla - non so se servano altre ragioni, né quali, l'unica cosa che so è che mi sono innamorato di Mu -.

Gli occhi di Shion si ridussero ad una fessura, guardando Saga dall'alto in basso. E viceversa.

Perché sono innamorato di Yuzuriha!

Inevitabilmente quella scena riaffiorò alla sua memoria, ricordandogli quando, diversi anni prima, si era ritrovato, giovane e inesperto, a rispondere alla stessa domanda che gli aveva posto colui che sarebbe diventato suo suocero. Chiuse gli occhi per qualche istante, rivivendo quegli attimi che, di lì a poco, gli avrebbero cambiato la vita, portandolo nel periodo più felice che avesse mai vissuto.

- Che cosa vi ha fatto innamorare di mia figlia, se posso chiederlo? - domandò riaprendo gli occhi, spiazzando completamente il Capitano, che indugiò qualche istante per riprendersi. Ma non dalla domanda, bensì dal fatto di non essere stato buttato fuori casa...

- Non mentirò negando di essere rimasto colpito dalla sua bellezza - Saga espirò rilasciando l'aria tesa nel suo petto - ma la bellezza con il tempo passerà e ne rimarranno solo i segni... al contrario, il suo modo di parlare, di sorridere, il suo sguardo, il suo profumo... quelli rimarranno per sempre -.

Shion tremò impercettibilmente, ora era certo che le cose sarebbero cambiate. Sospirò piano. Non pensava che quel momento sarebbe arrivato tanto presto... il momento in cui qualcuno avrebbe meritato la sua Mu.

Si prese qualche momento per riflettere, avvicinandosi al suo bancone da lavoro e portando una mano al mento.

Di fronte a lui, Saga tratteneva il respiro, non sapendo cosa aspettarsi di lì a poco. Non aveva rimpianti, perché ciò che aveva messo sul piatto della bilancia era quello che provava, ma aveva paura. Paura di ricevere un diniego da parte di Shion. Non si sarebbe arreso comunque, perché avrebbe dovuto essere Mu ad avere l'ultima parola, però un rifiuto da parte di Shion avrebbe reso tutto più difficile.

- Anche io voglio essere onesto con voi - disse Shion dopo qualche minuto, guardando Saga negli occhi e rompendo il silenzio teso che si era creato tra di loro - mia figlia, la mia Mu, è quanto di più prezioso io abbia nella vita -.

- E io non intendo affatto allontanarla da voi... - lo interruppe Saga prima di zittirsi a sua volta, ripreso dal gesto di Shion che alzò una mano chiedendogli silenziosamente di tacere.

- Mu è la mia ragione di vita, e, soprattutto dopo la morte della mia povera moglie, non c'è nulla che io faccia che non sia mirata al suo benessere - vide Saga annuire comprendendo che fosse già al corrente di alcune cose - tuttavia, proprio per il bene immenso che le voglio, sono cosciente del fatto che non possa e non debba vivere la sua vita con me, ma andare per la sua strada e percorrerla con chi desidera, come hanno fatto i suoi genitori prima di lei e com'è giusto che sia - si prese qualche istante, meditando sulle sue parole - naturalmente sarà Mu a dover decidere se accettare la vostra proposta ma, per quanto mi riguarda, se vorrà farlo non avrò nulla in contrario -.

Saga fece fatica a non sgranare gli occhi dalla sorpresa, e con tutta evidenza non ci riuscì benissimo, data l'espressione leggermente divertita di Shion. Quando era arrivato davanti alla sua porta aveva pensato che, di lì a poco, sarebbe stato sicuramente mandato via in malo modo, e invece, il fabbro era lì, davanti a lui, dicendogli che non si sarebbe opposto.

- Vi ringrazio - furono le uniche parole, insieme ad un cenno di rispetto con il capo, che Saga riuscì a dire dopo diversi istanti. Avrebbe voluto essere più loquace, e probabilmente l'occasione lo avrebbe richiesto, però, oltre al fatto che la sua lingua sembrasse incollata al palato, il rumore della porta d'ingresso lo zittì del tutto, facendolo sobbalzare leggermente.

- Bene, credo che non dovremo aspettare molto allora... - disse Shion alzando i suoi tilak, poi, avendo compassione di Saga che, pur non volendolo dare a vedere, sembrava in procinto di andare in iperventilazione, aggiunse con voce seria, ma morbida - Capitano, sono certo che siate al corrente di non essere l'unico ad avermi fatto questa richiesta, dopo essersi presentato alla mia porta - lo vide annuire con un cenno del capo che indicava che sì, lo immaginava - ma probabilmente siete l'unico che tornerà... - aggiunse in tono sibillino, vedendo Saga accigliarsi cercando di comprendere.

Shion sorrise tra sé. Il Capitano poteva avere grande dimestichezza ed esperienza sui campi di battaglia, e d'altronde, la sua fama lo aveva preceduto molto tempo prima che tornasse al villaggio, ma, in quel momento, davanti a lui, si stava mostrando vulnerabile. Un giovane uomo con poca esperienza di sentimenti, ed un grande nervosismo.

Se Saga fosse stato più lucido, non avrebbe perso la lieve espressione di tenerezza che comparve sul viso del più anziano, ma, oltre all'agitazione che gli aveva accelerato il battito cardiaco, non poté accorgersi di nulla perché, dopo diversi istanti di silenzio, la tensione nell'aria fu smorzata da una tensione ancora maggiore, acuita dal leggero rumore di passi che, dall'ingresso, si stava velocemente avvicinando alla forgia.

- Papà, sono a casa! -.

- Sì Mu, sono qui - rispose di rimando Shion, immaginando che sua figlia si sarebbe diretta subito verso la fucina.

- Ho sentito delle voci, con chi stavi parland... Saga! -.

Non era una domanda, non era un'affermazione, era solo lo stupore di trovare in casa sua l'ultima persona che si sarebbe aspettata di trovare, ma anche l'unica che aveva piacere di vedere. E il tono con il quale quel nome uscì dalle sue labbra non lasciò spazio a dubbi.

Shion abbassò leggermente il capo, apparentemente riflessivo, ma solo per nascondere ai due giovani i suoi occhi velati. Era arrivato il momento... quest'uomo avrebbe portato via Mu dalla casa in cui era cresciuta, e, per quanto fosse conscio che tutto era nella normalità delle cose, non poté impedire ad un piccolo vuoto di farsi largo tra le sue viscere, facendolo sospirare di nascosto. Ma sarebbe passato, e l'unica cosa che contava era che Mu fosse felice. Il resto avrebbe trovato il suo posto come era giusto che fosse.

- Buonasera Mu - disse Saga riempiendosi gli occhi della figura elegante e aggraziata che, negli ultimi giorni, gli era mancata in modo insopportabile.

- Buonasera Saga - gli fece eco Mu avvicinandosi senza staccare gli occhi sorpresi da quelli del Capitano. Piacevolmente sorpresi. - Come stai? - domandò portando lo sguardo al fianco che era stato ferito.

- Bene - Saga accennò un piccolo sorriso - soprattutto perché sono stato assistito con molta cura, e a questo proposito... grazie di avermi mandato l'occorrente per le medicazioni - aggiunse cercando il suo sguardo che, nel frattempo, Mu aveva spostato sul pavimento nel tentativo di nascondere la sua vergogna.

Vergogna? No, non era vergogna e ne era perfettamente conscia. Il fatto è che le parole di Saga, la sua presenza così forte, la stavano turbando non poco, rendendo il suo respiro più corto e tingendo il suo viso di un'adorabile sfumatura rosata.

- Non ho fatto niente di particolare - Mu si strinse nelle spalle imbarazzata - e l'importante è che adesso tu stia bene - sollevò leggermente gli occhi, vedendo Saga annuire e sorriderle di rimando.

- Mu... il Capitano è venuto a riprendere la sua armatura - a malincuore, Shion si vide costretto ad interrompere quel momento fatto di sguardi sfuggenti e sorrisi timidi per arrivare al dunque. Questi due ragazzi sarebbero potuti andare avanti per ore girando intorno all'argomento senza concludere niente, e non era il caso.

Quelle parole suonarono come macigni, e la delusione che attraversò il volto di Mu fu talmente evidente da commuovere entrambi gli uomini, facendo sì che Shion correggesse il tiro. Anche se, prima di lui, ci pensò Saga.

- Non solo per questo - la voce di Saga suonò morbida, mentre cercava lo sguardo che si ostinava a rimanere basso per non mostrare quanto fosse velato.

- Il Capitano ha ragione - gli fece eco Shion - è venuto per riprendere l'armatura, ma anche per qualcosa di molto più importante - disse attirando finalmente l'attenzione di sua figlia - tu - concluse vedendola spalancare gli occhi.

L'espressione confusa era perfettamente leggibile sul volto della giovane. Confusa, ma con un inconscio pizzico di speranza che la rese particolarmente vigile alle parole di suo padre ed agli sguardi che scambiava con Saga.

- Sì, proprio tu - Shion puntò l'indice verso sua figlia sorridendo teneramente - il Capitano è venuto per rendermi partecipe di qualcosa che ti riguarda personalmente, e proprio per questa ragione credo che sia lui a dovertene parlare - aggiunse guardandolo e vedendolo annuire.

L'espressione di Saga avrebbe voluto essere solenne, ci stava provando davvero, ma anche per lui quella situazione era completamente nuova. Deglutì a secco, sentendo il battito cardiaco accelerare improvvisamente e le sue tempie pulsare in modo eccessivo.

- Il motivo della mia visita è... - Saga prese un respiro profondo, cercando finalmente di calmarsi. Che accidenti gli era preso? Sembrava un perfetto idiota e non era questa l'impressione che voleva dare a Mu e al suo (sperava) futuro suocero. La situazione non era facile ma era pur sempre un uomo, e come tale doveva comportarsi. Prese un altro respiro, sentendo la tensione sciogliersi leggermente per permettergli di ritrovare un tono di voce decoroso.

- Sono venuto a chiedere a tuo padre il permesso di corteggiarti Mu e... - la guardò negli occhi sgranati per la sorpresa - e mi farebbe molto piacere, anzi... sarei onorato se mi permettessi di farlo -.

Per un momento, Mu sentì il mondo intorno ovattarsi, perdendo quasi il contatto con la realtà. Stava accadendo davvero? Quando il sangue riaffluì al suo cervello, sentì le gambe indebolirsi e il battito accelerare, temendo che quei palpiti furiosi potessero arrivare fino alle orecchie di Saga. Se non a quelle di Shion che, vedendo la sua piccola in difficoltà, decise di intervenire, mettendo fine a quella agognata attesa.

- È una decisione che spetta a te Mu, come sempre - disse attirando la sua attenzione - ma sappi che per quanto mi riguarda non ho nulla da obiettare, quindi, se vorrai accettare o meno, la decisione dipende solo da te -.

- Sei d'accordo? Davvero?! - quella domanda uscì spontanea, distraendo momentaneamente Mu dall'imbarazzo nel quale si trovava - Non hai mai dato il tuo permesso a nessuno - disse incredula.

- Che dire figlia mia? Evidentemente ci troviamo spesso d'accordo - la punzecchiò Shion - più di quanto tu possa immaginare... - aggiunse sibillino, anche se il rossore che tinse il volto di Mu gli mostrò che la ragazza avesse inteso perfettamente le sue parole - Allora? Cosa ne pensi? -.

Mu deglutì. Neanche nei suoi sogni avrebbe mai immaginato che quella situazione si sarebbe verificata così presto eppure... Saga era lì, di fronte a lei, a chiederle di poter entrare ufficialmente nella sua vita per conoscerla meglio. Una conoscenza che, se le cose fossero andate come sperava, li avrebbe condotti ad un passo più importante.

- Mu... - interpretando erroneamente il suo silenzio, Saga si avvicinò prendendole una mano per portarla alle labbra, sfiorandola delicatamente - non voglio forzare in alcun modo la tua decisione. Se hai bisogno di pensarci, prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno, io ti aspetterò e rispetterò qualunque... -.

- Sì! - Mu interruppe Saga vedendolo alzare le sopracciglia sorpreso. Poteva avere quasi, se non nessuna esperienza in fatto di relazioni, ma non era una sciocca. L'uomo del quale era innamorata le stava chiedendo il permesso di corteggiarla, e lei non riusciva a fare niente di meglio che starsene zitta? Che diamine! Erano giorni che sperava... sognava di vederlo, di incontrarlo anche solo per sbaglio... quello stesso pomeriggio era andata al palazzo con l'unica speranza di poterlo incrociare, e ora che, finalmente, era a pochi centimetri da lei, l'emozione le stava giocando un bruttissimo tiro. Abbassò lo sguardo, ma la voce, seppur tremante, uscì nitida.

- Sì, io... io ne sarei molto contenta - disse sentendo i suoi occhi riempirsi e il suo viso infiammarsi. Lo aveva detto. Aveva detto quello che desiderava. E ora cosa sarebbe accaduto? Avrebbe dovuto dire qualcos'altro? Avrebbe dovuto fare qualcosa? Magari abbracciare Saga... oppure era troppo presto? Mille domande turbinavano nella sua testa a una velocità impressionante, eppure, quando, alzando gli occhi, trovò il magnifico sorriso di Saga, sentì finalmente la tensione sciogliersi per lasciare il posto ad una nuova e inconsueta beatitudine.

Sì. In tutta onestà, poteva definirsi felice.

- Devo andare un momento di là, credo di aver sentito bussare alla porta - Shion si eclissò con una scusa alla quale né Mu né Saga dettero alcuna credibilità, però ognuno di loro lo ringraziò in silenzio per avergli concesso un'intimità della quale avevano disperatamente bisogno.

Shion non era uno sciocco. Sapeva che i due giovani erano già abbastanza imbarazzati, e non avevano di certo bisogno di lui intorno a peggiorare le cose. Non si sarebbe definito propriamente un padre moderno, perché aveva le sue tradizioni alle quali era legato e alle quali aveva abituato anche Mu, ma era una persona pragmatica e non avrebbe mai intralciato i desideri di sua figlia. Anche perché si fidava di lei, tanto da sapere che, oltre alle parole, non sarebbe accaduto nient'altro nella fucina...

- Mi stai dicendo davvero di sì Mu? Voglio dire... è un sì? - rimasti soli, un incredulo Saga prese l'iniziativa, avvicinandosi leggermente a Mu senza invadere troppo il suo spazio, per non spaventarla.

- Sì - Mu annuì, stavolta sorridendo e ricambiando lo sguardo di Saga - ma mi permetti di farti una domanda? - aggiunse vedendolo ricambiare il cenno di assenso - Perché? -.

La domanda sarebbe potuta suonare superflua ad orecchie poco attente, fraintendendola con un intento civettuolo da parte di Mu, ma Saga comprese perfettamente ciò che gli stava chiedendo.

A dispetto della sua volontà sentì una punta di fastidio farsi largo tra le sue costole al pensiero che altri, prima di lui, si fossero presentati davanti a Mu per fare la stessa proposta, ma cercò di respingerla al suo posto. Non era il momento e soprattutto non aveva senso, perché lui era lì, al contrario degli altri. Tuttavia, non gli fu difficile intuire come Mu dovesse essere stata delusa da chi lo aveva preceduto e, per questa ragione, quella che sembrava una semplice domanda aveva un peso molto grande.

Guardò Mu negli occhi, vide come quella bellissima creatura aspettava una risposta, e allora non poté fare a meno di dire la verità. Quella che aveva detto a Shion poco fa e che, sebbene lo mettesse in difficoltà essendo una novità anche per lui, era l'unica cosa sensata da dire. E anche l'unica che gli venisse dal cuore.

- Perché mi sono innamorato di te Mu... -.

Mu se l'aspettava. Sapeva che quello di Saga non era un gioco. Per come aveva imparato a conoscerlo da quando era tornato, il Capitano era una persona responsabile, affidabile, coscienziosa, e se si era preso la briga di venire a parlare con Shion le sue intenzioni non potevano essere altro che serie. Eppure... quando sentì le parole fluire dalle labbra di Saga sentì qualcosa sciogliersi dentro. Forse era il suo stomaco in subbuglio, o forse quei legacci con i quali aveva sigillato i suoi sentimenti in attesa di incontrare qualcuno che li meritasse...

Una nuova euforia alleggerì le sue membra, percorse i suoi muscoli viaggiando attraverso i suoi nervi e sfociando in un ampio sorriso che illuminò il suo volto. Lasciando Saga completamente affascinato. E prima che il giovane potesse aggiungere altro alla confessione di pochi istanti prima, Mu lo lascò di nuovo senza parole, avvicinandosi ancora di più, fino ad affondare il viso nel suo ampio petto, appoggiandovi sopra le mani in una timida carezza.

Lo stupore di Saga durò un secondo, non di più. Il tempo di rendersi conto di cosa ci fosse tra le sue braccia e ricambiò il gesto, stringendo dolcemente Mu a sé, tenendole la vita con una mano e accarezzandole i capelli con l'altra. Si sentiva felice, anzi, era felice come non lo era più da tantissimo tempo, o forse non lo era mai stato. E stava per dirlo, ma Mu lo stupì nuovamente, anticipando le sue parole con qualcosa di molto più grande.

- Anch'io mi sono innamorata di te Saga... - la voce di Mu uscì sottile, dolce, ma sebbene il suo viso fosse ancora coperto dalla camicia di Saga, suonò nitida in quella timida ma forte frase.

In risposta Saga la strinse ancora di più a sé. Stava accadendo davvero? Sì. Per un attimo immaginò la faccia di Kanon se, entrando inopportunamente come sua abitudine, si fosse trovato davanti ad una scena come quella, ma ricacciò immediatamente indietro il pensiero, per godersi appieno quel momento. Come e meglio di quanto avesse sognato. Di Kanon si sarebbe occupato più tardi.

- Cosa succederà adesso? - senza un briciolo di voglia ma ritenendola la cosa più opportuna da fare, dopo diversi minuti in cui avevano appagato i loro sensi con il calore reciproco, Mu si allontanò da Saga, guardandolo negli occhi e cercando una risposta. Era ovvio che, da quel momento in poi, le cose sarebbero inevitabilmente cambiate. Ma cosa? Inoltre... Mu arrossì a quel pensiero, non potendo fare a meno di fantasticare né di vergognarsene ma... si sarebbero avvicinati? E questo avvicinamento sarebbe stato anche fisico? Se sì, in cosa sarebbe consistito? Avrebbe dovuto porre dei limiti? O no?

Mille e una domanda affollavano la mente di Mu allo stesso tempo, ma, fortunatamente per lei, Saga lesse la confusione nei suoi occhi, interpretandola nel senso giusto.

- Immagino che ci vedremo più spesso - disse Saga accarezzandole il mento con un dito - o quanto meno, questo è il mio desiderio e spero che sia anche il tuo - vide Mu annuire continuando a fissarlo intensamente - poi, attenderemo che le cose seguano il loro naturale corso - e vedendo Mu avvicinare i tilak confusa aggiunse sorridendo - non ti forzerò mai a fare qualcosa che non vuoi Mu... voglio che ti senta libera di dire e fare ciò che desideri ma soprattutto... di parlare con me di qualunque cosa - concluse stringendola ancora una volta a sé, affondando nuovamente il naso nella chioma morbida della ragazza ed inalandone il profumo.

Sentendola ricambiare con discrezione. Ma con la stessa intensità.


Era notte fonda quando Mu si svegliò di soprassalto, tirandosi a sedere sul letto e sentendo la sua veste incollata al corpo.

Ma che cosa...

L'estate era iniziata da poco, di giorno faceva caldo ma le notti erano ancora abbastanza fresche, e non giustificavano di certo lo stato nel quale si trovava.

Passò una mano sulla fronte tirando indietro le sottili ciocche umide, mentre il suo cervello cercava di mettere a fuoco cosa fosse accaduto. Cosa l'avesse messa in condizione di svegliarsi, in un tale stato. E non ci volle molto tempo, perché, nel momento in cui le immagini si manifestarono come lampi nella sua memoria, sentì un calore simile alla febbre infiammarle il viso e un altro più piacevole svegliarla del tutto. Man mano che i sogni riaffiorarono alla memoria, Mu ricordò su cosa stesse fantasticando prima del suo brusco risveglio, e istintivamente portò le mani alla bocca.

Non è possibile...

Ricordava perfettamente cosa fosse accaduto. Era lì, in quello stesso letto nel quale ora stava seduta, con la differenza che non era sola. Le mani di Saga percorrevano il suo corpo senza l'intralcio dei vestiti, precedendo le labbra che seguivano lo stesso percorso. Saga era gentile, come sempre, ma non aveva la stessa discrezione che aveva abitualmente. Senza alcuna remora aveva rimosso tutti i suoi abiti e quando l'ebbe completamente spogliata cominciò ad accarezzarla senza esitare, con tocchi delicati, ma decisi. Meravigliosamente decisi.

Mu si morse il labbro. Da dove aveva preso quelle fantasie? A memoria, non ricordava che i suoi occhi avessero visto cose tali da creare quelle immagini eppure... eppure sembrava tutto incredibilmente vero, reale. Il fatto che fosse sveglia era solo un dettaglio, perché poteva sentire ancora la forte presenza di Saga, il suo respiro, l'odore della sua pelle. Sentì un tonfo sordo nel petto ricordando l'odore di Saga, quello che era rimasto impigliato nelle sue narici dopo averlo abbracciato solo qualche ora prima.

Il suo respiro cominciò nuovamente ad accelerare, ripensando alle sensazioni che ancora scuotevano la sua coscienza e, senza neanche rendersene pienamente conto, cominciò a percorrere lo stesso tragitto che Saga aveva percorso qualche istante fa nei suoi sogni, muovendo dolcemente la mano e passandola sul viso per poi spostarsi sulle labbra, che Saga aveva assaggiato con gusto... poi sul collo, sul quale poteva ancora sentire il respiro del giovane... sfiorò uno dei seni ricordando come la bocca di Saga vi avesse a lungo indugiato... ma fu quando rivide il volto di Saga sparire tra le sue gambe che perse completamente il controllo...

Quando il suo giudizio si perse nell'esplosione di migliaia di particelle celesti, abbandonò qualunque ragione lasciando il suo istinto libero di poter fluire e finalmente manifestarsi come desiderava. Si lasciò andare senza pensare a nient'altro che non fosse il piacere che la stava scuotendo e chi lo aveva causato infiammandola fino alla più profonda delle sue fibre... quello non era più un sogno, era la realtà, il suo corpo che si tendeva era reale, la sua mente che fluttuava era reale... tutto ciò che stava vivendo era reale. Dopo svariati istanti che Mu prolungò il più possibile, ricadde con un tuffo secco nel morbido materasso, soffocando gli spasmi tra i soffici cuscini, mentre il nome di Saga moriva sulle sue labbra tumide e sugli ultimi residui di coscienza. Quelli che, a poco a poco, tornarono sulla terra come fuochi d'artificio consumati, riunendosi alla sua mente sgombra e al suo corpo piacevolmente stanco.

Era sorpresa? Tanto, e quando finalmente tornò in sé non poté credere a quanto fosse appena accaduto. Ma durò poco, perché si scoprì piacevolmente sorpresa e, ad onor del vero, per nulla dispiaciuta. Mosse gli occhi in lungo e in largo facendoli vagare sul soffitto e sulle pareti fiocamente illuminate dalla lampada sul comodino, mentre, a poco a poco, un sorriso le illuminava il volto rilassato e appagato. Sì, decisamente non era dispiaciuta... se non del fatto che chi aveva provocato tutto questo non fosse lì accanto a lei. O almeno non ancora.