- Tutto bene Dohko? - dopo aver annunciato la sua presenza fuori dalla tenda, Deathmask sporse leggermente la testa all'interno per assicurarsi che fosse tutto a posto. Pochi minuti prima aveva visto il suo compagno d'armi scomparire dal suo fianco per precipitarsi nel suo alloggio senza dire niente a nessuno, facendolo preoccupare non poco.

- Certo - seduto sulla sua branda, Dohko rispose con un cenno del capo e l'espressione calma come al solito, e prima che il compagno sparisse dalla sua vista, gli dette indicazioni ben precise sul da farsi - Deathmask... ti chiedo di non perdere mai di vista quei tre che sono arrivati oggi, mi raccomando -.

- Perché? - Deathmask si accigliò - C'è qualcosa che dovrei sapere e che non so? -.

- Esattamente - Dohko annuì - quei tre sono prigionieri evasi dalle nostre segrete - lo vide alzare le sopracciglia sorpreso - sì, non chiedermi come lo so ma è così, quello che non so è perché siano arrivati fin qui -.

- Un motivo dovrà pur esserci - Deathmask scrollò le spalle con noncuranza.

- Ovviamente, e sono certo di scoprirlo - gli rispose Dohko - ma è necessario tenerli sempre sotto sorveglianza, almeno finché non scopriamo quanto possano essere pericolosi -.

- Pensi che possano essere delle spie di Hades? - Deathmask incrociò le braccia.

- Non penso niente - rispose Dohko con un sorriso malizioso - l'unica cosa che conta è conoscere la verità, e finché non la sapremo le congetture sono una perdita di tempo -.

Deathmask non rispose, limitandosi a mostrare un sorriso di traverso. Se avesse avuto una moneta per ogni volta che aveva sentito quella frase, a quest'ora avrebbe posseduto mezzo villaggio. Scosse leggermente la testa, divertito, prima di uscire dalla tenda del suo compagno, con un inchino che voleva dire che sì... avrebbe fatto ciò che gli era stato chiesto.

Rimasto solo, Dohko sospirò, tirando fuori il foglio di carta che aveva prontamente nascosto quando aveva avvertito la presenza di Deathmask fuori dal suo alloggio. Con cura lo stese tra le dita per rimuovere le piccole pieghe che lo avevano stropicciato durante il viaggio, e con la massima concentrazione si preparò a leggerne il contenuto.

Amico mio,

sono certo che questa lettera arriverà nelle tue mani, così come sono certo che nessuno meglio di te saprà cosa fare. Ho dato le divise al vice Comandante Camus affinché facesse fuggire i prigionieri indirizzandoli verso la missione, conscio che le avresti riconosciute e che in quella bordata di rosso avresti individuato il mio segno distintivo... questa missiva che ho nascosto in modo che solo tu potessi scoprirla. Come sono sicuro che tu abbia fatto.

I tre fuggitivi giunti al campo sono accusati del tentato omicidio del Capitano Saga e, prima che ti faccia delle domande, è tutto vero, perché sono stato io stesso a metterli fuori combattimento dopo che uno di loro lo aveva ferito, ed un altro aveva preso in ostaggio la mia Mu. L'arma che mi regalasti anni fa, apparentemente un innocuo flauto, si è rivelato nuovamente un prezioso alleato. Ovviamente nel corso degli anni ho apportato qualche modifica, e infatti ho iniettato loro solo del sonnifero, ma posso confermare che l'dea di fondo è geniale...

Dohko sorrise annuendo.

Se ti stai interrogando sulla ragione che ha condotto questi tre sconsiderati ad attentare all'uomo migliore del nostro esercito, ti dirò subito che non ha niente a che vedere con la missione, né tantomeno con i nemici che ci minacciano da sempre. È stato un altro dei nostri uomini, il Comandante Shaka, ad assoldare questi tre balordi, ed il motivo non potrebbe essere più banale e preoccupante al tempo stesso.

Ricordi la mia piccola Mu? Immagino di sì, era una bambina quando sei partito per la missione e ora è una giovane donna... a proposito, mi chiede molto spesso di te ed è preoccupata per lo stato della tua armatura...

Dohko sorrise apertamente, immaginando il viso imbronciato di Mu. Certo che la ricordava, anche se avevano passato poco tempo insieme si era affezionato subito a quella bimba che lo guardava con i suoi grandi occhi verdi illuminando le giornate con la sua voce dolce e le risate innocenti.

Non ti negherò che è diventata bellissima. E non lo dico perché è mia figlia.

Dohko annuì. Lo aveva sempre immaginato, dunque non era difficile credere alle parole di Shion. Secondo i suoi calcoli ora Mu avrebbe dovuto avere diciotto anni, l'età in cui, da tradizione, le donne del villaggio cominciavano a pensare di creare la propria famiglia.

Puoi immaginare quanto sia aumentato nell'ultimo anno il numero di giovanotti che hanno bussato alla porta della mia casa nella speranza di sposare Mu, tuttavia, se ricordi la testardaggine di mia figlia, capirai da solo che nessuno di loro ha avuto fortuna.

La mano di Dohko coprì il suo divertimento. Il tutto per non attirare l'attenzione dei compagni fuori dalla tenda.

Il Comandante Shaka è stato uno di questi signori e, sebbene io non abbia mai avuto nulla da ridire su di lui, la sua proposta ha ricevuto da Mu lo stesso diniego di chi lo aveva preceduto.

Il sopracciglio alzato di Dohko lasciava intendere di non essere pienamente convinto di ciò che l'amico aveva scritto. Ed infatti...

Sì, lo so che hai già capito il mio eufemismo. Pur non avendo mai avuto nulla da ridire sul Comandante, posso sicuramente ammettere di non averlo tra le mie grazie... tuttavia, non dubitare del fatto che se Mu avesse mostrato interesse nei suoi confronti, mi sarei fatto da parte come sarebbe stato giusto...

Dohko sollevò lo sguardo fissandolo sulla copertura della sua tenda. Sì, Shion poteva avere molti difetti e, per come lo conosceva, ne aveva... ma non era né impiccione né possessivo, quindi non fece fatica a credergli.

Il problema è che il Comandante Shaka non è uno di quelli che accettano un diniego di buon grado, ed infatti, pur non avendo mai ricevuto risposta alle sue attenzioni, non ha mai smesso di prestarne, rifiutandosi di vedere la realtà, vale a dire il totale disinteresse da parte di Mu nei confronti di tutti coloro che le si sono proposti.

Almeno finora...

Sì, perché il ritorno del Capitano Saga, oltre ad aver modificato gli equilibri all'interno del nostro esercito, ha rotto anche un altro equilibrio... quello di Mu che, per la prima volta, ha ricambiato in modo inequivocabile l'interesse di qualcuno. Sono innamorati Dohko... su questo non ho dubbi.

Dohko portò una mano al mento riflettendo. Non era affatto sorpreso di quanto gli stesse dicendo Shion. Mu era una ragazza bella e intelligente e Saga un giovane brillante e valoroso. Non era così improbabile che si innamorassero.

Shaka ha assoldato quei tre balordi per ferire il Capitano. Onestamente non credo che il suo intento fosse davvero quello di ucciderlo, quanto piuttosto di spaventarlo, e infatti non è un caso che sia accaduto appena fuori dalla mia casa, tuttavia è successo ed è di una gravità assoluta. Se li ho fatti fuggire è solo per il sospetto che il Comandante commetta qualche sciocchezza nel timore che parlino. Sai meglio di me che il panico è un pessimo consigliere, e che bisogna temere un uomo impaurito molto più di un nemico.

Per questa ragione ho preferito mandarli da te, certo che saprai cosa fare, e per quanto riguarda Shaka, lo terrò io sotto controllo da qui. Ovviamente non posso accusarlo di nulla, ma so che è stato lui perché l'ho visto, e, anche se pensa di poterla fare franca, non gli permetterò di fare del male a nessuno, tantomeno se le sue azioni sconsiderate sono un male per Mu.

Dohko sollevò lo sguardo, portandolo all'ingresso della tenda, dietro alla quale poteva percepire le azioni dei suoi compagni, intenti a preparare la cena e a distendersi dopo una giornata di fatica. Aveva sempre pensato che la vita della missione fosse dura, tuttavia, doveva ammettere che anche Shion non aveva un ruolo facile. Presidiare il paese era complicato quanto difenderlo dall'esterno, e quando le minacce non provenivano dai nemici noti ma dall'interno, lo era ancora di più. Riportò lo sguardo sul foglio, preparandosi a leggere le ultime righe scritte dall'elegante grafia del suo amico.

Dohko... approfitto di questa lettera anche per dirti che ho ritrovato un altro dei nostri compagni. Il merito non è mio, è lui che si è trasferito in paese, tuttavia... sembra non ricordare nulla. Il suo carattere è schivo, riservato, integerrimo e ferreo, come certamente lo ricordi anche tu, ma sembra aver cancellato tutto quello che è successo anni fa.

Dohko strinse gli occhi pensieroso. Ovviamente ha capito di chi stesse parlando Shion, ma sul fatto che non ricordasse nulla non avrebbe messo la mano sul fuoco.

Con enorme dispiacere ti lascio al tuo da fare, nella speranza di poterti rincontrare presto. E se le circostanze non saranno favorevoli, ricordati sempre, amico mio, che quando sarà il momento, quando lo riterrai opportuno, io sarò di nuovo accanto a te, per combattere fianco a fianco, come già tanti anni fa. So che quel momento arriverà, e purtroppo temo che arriverà presto, ma preferisco affrontarlo al posto dei nostri ragazzi, e farlo insieme a te sarà per me nuovamente un onore.

Con immutabile affetto

Shion

Dohko rilesse le ultime parole, soffocando tra le iridi glauche la voglia di esprimere ciò che quelle parole gli avevano provocato. Sorrise, raccogliendo una goccia che era riuscita a scivolare dalle sue ciglia spargendola tra le dita, e con riguardo accarezzò nuovamente il foglio, prima di ripiegarlo con cura e nasconderlo tra le vesti che indossava, vicino al petto. Avrebbero dovuto ucciderlo per portargli via le parole di Shion...


- Buongiorno Mu, disturbo? -.

- Buongiorno - Mu sorrise negando dolcemente con il capo e facendosi da parte per lasciar passare Saga - entra - e prima che gli facesse strada per andare in cucina, sentì Saga prenderle una mano per portarla alle labbra.

- Sicura? Se hai da fare posso tornare più tardi o quando vuoi tu... - non poté continuare, perché la mano libera di Mu atterrò leggera sulla sua bocca, chiedendogli silenziosamente di tacere.

- Tu non mi disturbi mai -.

Erano passate ormai diverse settimane da quando Saga aveva preso l'abitudine, come prima cosa ogni mattina, di andare a trovare Mu per salutarla e passare un po' di tempo insieme. La stessa cosa accadeva la sera, prima di concludere la giornata e ritirarsi nel suo appartamento, e non avrebbe potuto esserne più felice. Ormai in paese si stava diffondendo sempre di più la voce del coinvolgimento ufficiale tra i due giovani, ma questo, lungi dall'infastidirlo, lo faceva sentire incredibilmente bene.

Tuttavia, c'era un problema e doveva ammetterlo. Era sempre più difficile per lui trattenere gli slanci che gli venivano spontanei, ma tant'era... non avrebbe fatto sciocche pressioni a Mu e avrebbe rispettato i suoi tempi. Anche se, in tutta onestà, sentire le sue mani sulle labbra, la sua pelle morbida a contatto con un punto così sensibile, gli rendeva le cose difficili. Molto, molto difficili.

E forse avrebbe agito diversamente se avesse saputo che anche per Mu non era affatto facile... sì, perché, anche se era nuova a quelle abitudini e non aveva mai conosciuto prima le sensazioni che provava, Mu sentiva una forza incredibile spingerla verso Saga. Sì, non avrebbe saputo descriverla diversamente. Una forza che la portava a cercare piccoli contatti... una mano sul braccio, piccoli sfioramenti per nulla casuali tra le loro mani, oppure, come oggi, a sfiorare le labbra di Saga con la punta delle dita. Una carezza che, senza neanche conoscere l'effetto che aveva avuto su di lui, aveva certamente messo all'erta tutti i suoi sensi, portandola a prolungare quel contatto il più possibile.

Saga avrebbe solo voluto prendere la sua mano, baciarla fin dove la stoffa gli permetteva di arrivare, stringere quel corpo delicato e sinuoso contro il suo, e baciare le sue labbra fino allo sfinimento, finché l'aria non avesse reclamato il suo posto naturale... ma non poteva. E questo lo faceva disperare, anche se quell'attesa era la tortura più piacevole che gli fosse mai stata inflitta.

- Vieni - disse Mu guidandolo verso la cucina, senza lasciare andare la sua mano e guardandolo sorridendo - ti ho preparato l'infuso di orzo che ti piace -.

Saga annuì, sentendo il suo battito accelerare. Come era possibile che una persona fosse in grado di provocargli tutto questo? Ma porsi quella domanda era diventato completamente inutile. Mu gli provocava questo e altro, e negarlo sarebbe stato folle. La amava, ormai poteva dirlo con certezza.

Durante il tempo che avevano trascorso insieme, avevano imparato molte cose l'uno dell'altra. Mu era sempre stata più loquace, ma anche Saga, con il passare dei giorni, era diventato più propenso a parlare. E così Mu aveva appreso come anche la vita di Saga e Kanon non fosse stata affatto una passeggiata.

I due gemelli erano rimasti orfani di padre quando erano poco più che bambini, e la loro madre aveva dovuto fare molti sacrifici per crescerli. Probabilmente troppi, perché, poco dopo aver iniziato l'addestramento tra le guardie di Atena, i due gemelli dovettero affrontare la malattia della donna, che si spense giorno dopo giorno fino a raggiungere suo marito nell'aldilà. L'unico legame rimasto con la famiglia d'origine era uno zio, di nome Defteros, un parente del padre che si era preso cura di loro una volta rimasti soli, ma da molti anni viveva come un eremita nelle montagne oltre i boschi del paese, e non era facile incontrarlo. Se non quando era lui a volerlo.

Curiosamente, quando Saga aveva parlato di Defteros il rumore del metallo proveniente dalla forgia si era fermato per alcuni istanti. Troppo pochi per essere notati dai due giovani.

Dopo aver ascoltato la sua storia, Mu aveva avvertito il suo cuore stringersi per la sofferenza che Saga ancora portava dentro e, pur sapendo che non era ancora arrivato il momento di lasciarsi andare a contatti troppo invadenti, non aveva potuto evitare di alzarsi dalla sedia per avvicinarsi a Saga e stringerlo a sé, accarezzandogli dolcemente i capelli. E Saga aveva fatto altrettanto, abbracciando la vita di Mu e perdendosi nella tenerezza e nel sentimento di quell'abbraccio. Non aveva mai pensato a come potessero essere gli Elisi, tuttavia, perso nel calore di Mu e delle sue tenere carezze, aveva fantasticato sul fatto che potessero essere qualcosa di molto simile.

E i ricordi dei loro incontri, del loro discreto avvicinarsi, riecheggiavano nella loro mente durante il giorno, cullandoli nella dolcezza della memoria e tenendo loro compagnia fino al prossimo incontro. Il prima possibile.

- Cosa farai oggi? - domandò Saga sorseggiando l'infuso che Mu gli aveva preparato. Più che altro per distrarsi, dato che il modo in cui la ragazza rimuoveva le piccole tracce della bevanda dalle labbra, catturandole con la lingua, lo stava distraendo pericolosamente.

- Devo raccogliere le spighe di grano per la festa di mezza estate - rispose Mu terminando il lavoro con la punta delle dita, prima di fare lo stesso con Saga. Che, piacevolmente turbato da quel gesto, solo diversi istanti più tardi elaborò il pensiero.

- Sì beh... è vero... la festa di mezza estate - farfugliò quando ritrovò la parola - è da molti anni che non assisto alle celebrazioni -.

- È bello che tu sia tornato in tempo per partecipare - disse Mu sorridendo per la reazione di Saga al suo gesto - e.… inviterai qualcuno? - chiese con un tono più basso, quasi sussurrato. Sì, perché partecipare alla festa di mezza estate con qualcuno equivaleva quasi ad una promessa di matrimonio. Era uno dei pochi eventi importanti durante l'anno, e molte coppie ufficializzavano la loro relazione partecipando insieme.

- Sì - rispose Saga con sicurezza - ovviamente pensavo di invitare te, se sei d'accordo - anche Saga conosceva bene le loro usanze.

Un bellissimo sorriso illuminò il volto di Mu. Se Saga aveva intenzione di andare alla festa insieme voleva dire che... tuttavia, il sorriso si spense quasi subito, quando si rese conto di aver dimenticato qualcosa di essenziale.

- Cosa c'è? - domandò Saga preoccupato - Non... non vuoi venire con me? -.

- Ma certo che voglio venire insieme a te solo... avevo dimenticato che quest'anno, per la prima volta, parteciperò alla danza delle messi e devo andare prima per prepararmi insieme alle altre ragazze... - Mu sospirò imbronciata, facendo sorridere Saga, che tirò un sospiro di sollievo.

Per un attimo aveva pensato che Mu, per qualche motivo, non volesse andare alla festa insieme a lui, e sapere che la ragione fosse un'altra lo rassicurava, anche se... riflettendoci bene, proprio contento non era. La danza delle messi era un inno alla prosperità dei raccolti, e ogni anno veniva eseguita dalle giovani del paese come richiamo alla fecondità della natura e alla fertilità della terra. Secondo la tradizione, l'invocazione arrivava alla dea Atena che, con magnanimità, intercedeva per il popolo presso la dea Demetra, affinché i raccolti permettessero di superare l'inverno. Tuttavia, il fatto che chiunque potesse vedere e apprezzare la sua Mu in un evento così simbolico ed evocativo come la danza delle messi lo infastidiva un po'. Non avrebbe detto nulla, ma comunque non era contento. Ovviamente avrebbe vigilato nel caso in cui qualcuno si fosse preso qualche libertà di troppo...

Quando si rese conto di cosa la sua mente avesse elaborato, sorrise sospirando silenziosamente. La sua Mu... eh sì, ormai per lui era così.

- Però mi piacerebbe che venissi a vedermi, così non appena avrò finito... - Mu parlava velocemente, ma Saga fu più veloce.

- Ma certo che sarò lì - la interruppe prendendole una mano e portandola alle labbra per posarvi sopra un leggerissimo bacio - non mi perderei la tua danza per nulla al mondo -.

Mu deglutì a secco, sentendo una rapida febbre salire fino alle sue guance. Era così... una febbre che andava e veniva lasciandola stordita e meravigliosamente piena. Chiuse gli occhi, sentendo quelle incredibili sensazioni insinuarsi fino alle ossa. Sotto lo sguardo penetrante di Saga, che non perse neanche un suo minimo movimento.


- Hai finalmente intenzione di dirmi cosa sta succedendo o preferisci che lo scopra da solo? - contrariamente a quanto accadeva di solito, il tono di Kanon era molto serio.

- Non so di cosa tu stia parlando - rispose Milo con falsa tranquillità. Sì, avrebbe ingannato facilmente chiunque con la sua espressione serena ed il tono gioviale. Ma non Kanon. Kanon lo conosceva come il palmo della sua mano, anzi, meglio, e non si sarebbe mai fatto raggirare dai trucchi del suo Scorpione.

- Non sto scherzando Milo - Kanon si dispiacque quando vide il sorriso di Milo spegnersi lentamente, ma non avrebbe tollerato un minuto di più le bugie che gli rifilava da settimane - Menti da molto tempo e da troppo fingo di crederti, ma tutto ha un limite, quindi pretendo di sapere cosa sta succedendo -.

Milo sentì un rivolo freddo percorrergli la colonna vertebrale. Kanon aveva perfettamente ragione e lui era stato uno sciocco a credere di poterlo imbrogliare. Il gemello minore era il re della manipolazione... non c'era nulla di cui andare fieri ma era così, era in grado di fiutare una bugia a chilometri di distanza.

- Perché dovrei mentirti? - domandò Milo allargando le braccia, più che altro per prendere tempo nella speranza di inventare qualcosa di credibile. Che non arrivò.

- Sono settimane che sei distante, ti fai vedere qui solo quando non puoi farne a meno - disse Kanon indicando la sua stanza, nella quale erano in quel momento.

- Io... -.

- Quando provo a cercarti sei sempre in compagnia del vice Comandante Camus, e ogni volta che mi avvicino a voi arretri come se vedessi il diavolo in persona - la voce di Kanon si incrinò leggermente, provocando una fitta dolorosa in Milo.

- Kanon, non è come credi, io... -.

- Sei innamorato di lui? - e per fare una domanda del genere, solo Atena sapeva a quanto coraggio avesse dovuto far ricorso Kanon - Sei innamorato di Camus? -.

Milo lo guardò negli occhi, sentendo il dispiacere farsi largo nel suo petto. Dove aveva portato Kanon con le sue bugie?

Oggettivamente, però, dovette riconoscere che la colpa era solo sua e che, con tutta probabilità, al posto di Kanon starebbe facendo gli stessi cupi pensieri. Innamorato di Camus? Con tutto il rispetto per il suo compagno d'armi, no. Proprio no. Camus era un bravo ragazzo ed un bravissimo cavaliere, ma non aveva mai pensato a lui se non come ad un amico. Il loro essere all'opposto della scala del buonsenso li rendeva ottimi compagni di battute, ed infatti i loro turni di guardia si erano sempre contraddistinti per un umorismo fastidioso solo a chiacchiere, ma non aveva mai avuto alcuna mira sul francese. Ed il motivo era molto semplice, anzi... i motivi erano due.

Il primo era rappresentato dal fatto che Camus fosse una persona eccessivamente misurata e distaccata. In realtà era sempre stato convinto del fatto che Camus mostrasse meno di quel che sentiva, e che questo fosse dovuto ad una incapacità caratteriale di mostrare i suoi sentimenti. Li aveva, forse più di tutti loro messi insieme, ma non era in grado di dimostrarli, il che rappresentava uno svantaggio più per lui che per gli altri.

Il secondo motivo era l'uomo che, in questo momento, in piedi di fronte a lui, gli stava dimostrando per l'infinitesima volta cosa significassero l'amore, l'intensità dei sentimenti, e la passione, dandogli l'ennesima riprova del perché fosse sempre stato innamorato di questa magnifica e potente statua greca. Ebbene sì, la verità è che Milo, sin dall'inizio del suo addestramento, si era invaghito di Kanon. Più che invaghito, stregato. Perché la prima volta che aveva visto quest'uomo carismatico, che all'epoca era un adolescente volitivo e un po' più ribelle di suo fratello, era letteralmente caduto ai suoi piedi. Letteralmente perché, quando lo vide, inciampò su una pietra nel campo di addestramento per finire a pochi metri dal gemello minore che, a dispetto della sua facciata un po' temeraria, si era staccato dai suoi compagni solo per aiutare questo ragazzino sbadato.

Da quel momento in poi Kanon divenne il sogno di Milo, e, crescendo, invece di sfumare come accade alla maggior parte dei primi amori, non fece altro che intensificarsi, rubandogli la pace sia di giorno che di notte.

Il fatto è che Kanon, con il passare degli anni, era diventato sempre più attraente, sempre più magnetico, attirando il povero Milo come una calamita. Ovviamente non era l'unico ad averlo notato, infatti il vice Capitano attirava l'attenzione di molte persone, sia al di fuori dell'esercito che dentro, dando allo Scorpione un'altra ragione per non avere pace.

Anche se... impegnato nei suoi pensieri sconclusionati da giovane innamorato, Milo non si era reso conto di quanto lui stesso fosse diventato un bellissimo ragazzo. Ma, se lui non se ne era accorto, non voleva dire che gli altri dormissero sui loro dispiaceri come lui...

Nello specifico, un attraente vice Capitano cominciò a sviluppare per Milo un tale sentimento da rendergli impossibile pensare ad altro. Kanon era un giovane intelligente e scaltro, e non gli era stato difficile intuire sin da subito l'interesse di Milo. Essendo un ragazzino, però, non aveva dato alcun peso alla cosa, inoltre all'epoca era ancora convinto che gli piacessero le donne, ma nel momento in cui anche Milo, crescendo, divenne un giovane bello e seducente, si rese conto di come anche il suo cuore stesse prendendo strade non convenzionali, o almeno non convenzionali per il luogo ed il tempo in cui vivevano. Le remore erano tante, soprattutto perché erano uomini, ed un rapporto tra due uomini, nella fattispecie due soldati, non era visto di buon occhio dagli abitanti del paese.

Tuttavia, l'amore, quando è vero e sincero, trova sempre la strada per venire alla luce come merita e, nel loro caso, una giovane donna dai capelli color lavanda e dai bellissimi occhi verdi fece in modo che potessero finalmente confessare i reciproci sentimenti, permettendo loro di esprimere ciò che provavano. E anche se, da quel momento in poi, dovettero fare i salti mortali per poterlo vivere, seppure all'ombra della società, tutto quello che avevano passato era valsa la pena per ciò che si stavano dando l'un l'altro.

Milo si avvicinò a Kanon e, quando fu a pochi centimetri, incorniciò il viso del gemello con le mani, portando le labbra ad un millimetro dalle sue.

- Non c'è e non ci sarà mai qualcuno che possa amare più di te Kanon... -.

Il respiro di Milo colpì dolcemente le labbra di Kanon, che chiuse gli occhi per riaprirli qualche istante più tardi, mostrando le sue belle iridi velate di lacrime.

- È vero quello che dici o stai giocando con me? -.

- Non potrei mai giocare con te, lo sai che ti amo da sempre - anche gli occhi di Milo si velarono - ti amo da quando tu non eri neanche consapevole che esistessi... -.

- E allora dimmi cosa c'è - la voce di Kanon uscì quasi come una supplica - perché non ce la faccio più Milo... non ce la faccio a sentirti così distante da me, non ce la faccio a vederti ignorarmi, o rifuggirmi... hai idea di quanto mi faccia male vedere che arretri ogni volta che mi avvicino a te? -.

Milo abbassò lo sguardo. Solo in quel momento si rese conto di quanto il suo comportamento avesse ferito Kanon. In quelle settimane aveva fatto di tutto per stargli il più lontano possibile e lo aveva fatto solo per la paura di confessare il segreto che portava sulle spalle, quel segreto che, se rivelato, avrebbe causato più danni di quelli che lo sconsiderato Shaka aveva già fatto.

Tuttavia, Milo non era uno sciocco. Sapeva che il suo silenzio non sarebbe potuto durare in eterno. Sapeva che, prima o poi, il suo partner gli avrebbe inevitabilmente chiesto spiegazioni, come era giusto che fosse; inoltre, ad essere onesto, anche per lui era sempre più difficile stargli lontano. Kanon gli mancava da morire. Era sempre stato così e lo sarebbe anche in futuro.

- Io... - Milo tentennò, pur consapevole di dover dire la verità - io ho paura di dirti quello che so... perché temo la tua reazione... -.

Kanon strinse gli occhi. Di qualunque si trattasse, già non gli piaceva. Non gli piaceva per niente.

- Ho davvero paura che tu possa fare qualcosa di stupido. Qualcosa di cui, poi, potresti pentirti -.

- Non è detto che mi penta, anche se facessi qualcosa di stupido - gli fece notare Kanon - dipende da cosa c'è sull'altro piatto della bilancia - era serio, dannatamente serio, e Milo lo sapeva.

- È proprio questo che mi preoccupa. Non voglio che tu faccia del male a nessuno -.

Gli occhi di Kanon divennero una fessura. La faccenda stava prendendo una piega preoccupante.

- O parli o andrò a chiedere spiegazioni a Camus - vide Milo spalancare gli occhi - qualcosa mi dice che si farà meno problemi di te a vuotare il sacco -.

Milo sospirò, alzando lo sguardo in alto e passandosi una mano tra i capelli in un gesto chiaramente nervoso. Rifletté. Non sarebbe potuto tornare indietro nemmeno se avesse voluto. Ciò che aveva detto era già una confessione, anzi, era quasi peggio perché non aveva fatto altro che innervosire Kanon.

- Promettimi di non fare niente di stupido o meglio... promettimi di non fare niente - disse Milo passando una mano sul cuore del gemello minore, che, ammorbidito da quel gesto, annuì lievemente.

- Ricordi quello che è accaduto a tuo fratello qualche settimana fa? - Milo vide Kanon irrigidirsi.

- Intendi dire l'agguato? Non posso dimenticarlo - rispose squadrando Milo dalla testa ai piedi, e quando capì dove volesse andare a parare, una freddezza inquietante prese possesso delle sue parole, che vennero scandite con voce grave - dimmi... per favore... che tu non ne sai niente - un respiro forte uscì dalle sue narici dilatate - dimmi... per favore... che non stai coprendo qualcuno... e che quel qualcuno non sia chi immagino... -.

Milo abbassò lo sguardo, rendendosi conto di stare temporeggiando troppo. Avrebbe dovuto rivelare prima la verità a Kanon. Anche perché era certo che l'avesse già intuita, e lui rischiava di andarci di mezzo solo per aver protetto il suo migliore amico.

- Kanon, calmati per favore - Milo lo prese per le spalle guardandolo negli occhi - se vuoi che ti dica quello che so devi calmarti, inoltre... mi hai promesso di non fare sciocchezze -.

- Parla - il tono neutrale di Kanon era preoccupante.

- Sì - Milo annuì - ma, per prima cosa, voglio che tu sappia che non sto proteggendo nessuno, e se ho aspettato per dirti la verità è solo perché davvero non sapevo come dirtelo... e non so come farlo perché ho il terrore che ti metta nei guai... -.

- Parla -.

- Va bene - Milo sospirò rassegnato - la sera in cui Saga è stato aggredito e abbiamo trovato i tre banditi addormentati, Camus si è accorto che qualcuno ci seguiva nell'ombra - vide Kanon stringere gli occhi concentrato - quando una delle poche lampade ha illuminato la sua figura, Camus ha riconosciuto Shaka e... e Shion, che era con noi, lo ha confermato, quindi Camus non può essersi sbagliato -.

- Bastardo... - Kanon parlò a denti stretti.

- Quando Camus mi ha detto quello che era accaduto non potevo crederci, però... in tutta onestà, non ho potuto neanche escluderlo, e, dopo aver assistito alla sua reazione quando ha appreso la notizia della fuga dei tre banditi, ho capito definitivamente che aveva ragione -.

Un silenzio sepolcrale calò nella stanza, acuito dall'espressione imperturbabile del gemello minore, che si prese il suo tempo per pensare, limitandosi a guardare il suo partner.

- Dunque, deduco che sia stato Camus a farli fuggire, giusto? Per impedire a quel verme di Shaka di fare loro del male - disse quando ritrovò la voce. Stranamente tranquilla, o almeno per Milo, che lo conosceva come le sue tasche.

- Esatto - Milo annuì - anche se credo che lo abbia aiutato Shion -.

- Allora li avranno mandati di sicuro verso la nostra missione - intuì facilmente Kanon - quindi possiamo stare tranquilli che non faranno danni in giro -.

- Sì, ma... - Milo aggrottò le sopracciglia perplesso - è l'unica cosa che hai da dire? -.

Milo aveva immaginato che, una volta rivelata la verità a Kanon, avrebbe dovuto trattenerlo perché non andasse in cerca di Shaka con l'evidente intenzione di disintegrarlo, e invece... invece il suo partner lo aveva stupito per l'ennesima volta, lasciandolo di sasso davanti alla sua reazione neutrale.

- Vuoi sapere perché non sono ancora uscito da qui - indicò la porta della sua stanza - per andare ad uccidere quel bastardo di Shaka? -.

Milo annuì, senza avere il coraggio di parlare.

- Semplice - Kanon alzò le spalle - perché mai dovrei dargli la soddisfazione di picchiarlo davanti a tutti, facendogli fare la figura del martire, quando posso essere paziente e aspettare il momento giusto per fargli male... tanto, tanto male? -.

Milo rabbrividì leggermente. Quando voleva, Kanon sapeva essere spaventoso, e, in questo momento, lo era.

- Per favore, Kanon, ricorda che Shaka è un amico, io non voglio che... -.

- E allora non avrebbe dovuto ballare sui miei piedi - lo interruppe Kanon - ha osato far aggredire mio fratello, e anche Mu sarebbe stata picchiata se Shion non fosse intervenuto... - la voce si abbassò mentre le narici si dilatavano ancora di più - Ti amo Milo, ma amo anche Saga e Mu e non permetterò mai a nessuno di farvi del male... -.

- Pensa alle conseguenze di quello che fai, Kanon, pensa a me - lo supplicò Milo.

- Ci penso - rispose Kanon con un sorriso di traverso - ed è per questa ragione che non farò niente... per ora... ma ti chiedo, per cortesia, di non dirgli niente. Fa' attenzione e cerca di non stargli troppo vicino, perché non sappiamo quanto possa essere pericoloso, soprattutto, non fargli capire di essere a conoscenza di ciò che ha fatto. Se non ha avuto pietà di Mu, non avrà pietà neanche di te -.

Milo incassò il colpo, e, per quanto male gli facesse, dovette riconoscere che Kanon aveva ragione. Se Shaka non aveva avuto pietà di Mu, la donna che amava, o che diceva di amare, a maggior ragione non l'avrebbe avuta per nessuno. Tantomeno per lui. Abbassò le palpebre, lasciandosi finalmente andare e abbracciando Kanon. Quello che aveva detto lo preoccupava, lo terrorizzava, perché conosceva il suo carattere e sapeva che non scherzava, ma ogni cosa a suo tempo. Sicuramente si sarebbe vendicato, e non poteva dire che Shaka non lo meritasse perché stavolta era andato troppo oltre... ma per ora voleva solo sentire di nuovo le sue braccia stringerlo, l'odore della sua pelle impigliarsi nelle sue narici, il suo respiro sul collo...

E fu quello che accadde per le ore a seguire. E per tutta la notte.


Sembrava passata un'eternità dall'ultima volta in cui aveva partecipato alla festa, eppure, ora che si guardava intorno, riconosceva tutto... ogni angolo, ogni bancarella, ogni decorazione, la musica, le grida festanti. Quanto mi è mancata casa, pensò Saga facendosi largo tra la folla dei suoi compaesani che giravano tra le strade onorando il giorno di festa. Le spighe di grano adornavano strade, case, balconi, come tributo alla dea delle messi e invito benaugurante di raccolti abbondanti, prosperità, e pace.

- È passato molto tempo - disse Kanon che, accanto a Milo, non aveva perso un'espressione sul volto del suo gemello - dì la verità Saga... ti è mancato tutto questo? -.

- Da morire - rispose Saga annuendo e sorridendo a suo fratello - mentre ero via non ho neanche avuto il tempo di pensarci, ma, ora che sono qui, mi rendo conto di quanto mi siano mancate le nostre tradizioni -.

Kanon sorrise, vedendo Saga, felice come un bambino, perdersi tra le bancarelle che traboccavano di cibo, sementi, stoffe, monili...

- Tra un po' dovrebbe cominciare la danza delle ragazze - Milo richiamò l'attenzione dei gemelli - sarebbe meglio avvicinarsi o non vedremo nulla -.

- È vero... la danza delle spighe di grano! - gli fece eco Kanon - Non sei ansioso di vedere Mu? - domandò rivolgendosi a Saga. Che non rispose, limitandosi ad accigliarsi.

- Non mi dire... - Kanon allungò un sorriso da lupo, intuendo facilmente cosa passasse per la mente del suo gemello - non dirmi che sei geloso! -.

La verità era che, preso dai suoi recenti problemi, fortunatamente risolti, con Milo, Kanon non aveva avuto la possibilità di divertirsi alle spalle di Saga quanto avrebbe voluto. Naturalmente la notizia del corteggiamento tra lui e Mu lo aveva reso felice come poche altre cose nella vita, ma le preoccupazioni per la sua storia avevano assorbito quasi tutta la sua concentrazione, rubando spazio e tempo a quello che, in circostanze normali, sarebbe stato un vero e proprio tormento per Saga.

Ovviamente aveva intenzione di recuperare il tempo perso, e quella giornata gli era sembrata un buon inizio.

- Beh...immagino che debba essere fastidioso vedere la tua fidanzata volteggiare in modo leggiadro sotto gli occhi di tutti - ricominciò Kanon, e sorprendendosi del fatto che Saga non lo avesse corretto lo guardò sornione - è la tua fidanzata, Saguita? -.

Saga sbuffò, pentendosi di essersi fatto accompagnare dal suo gemello. Sapeva che lo avrebbe tormentato... lo sapeva!

- No, non lo è - quelle parole gli pesarono come macigni, facendogli capire quanto volesse cambiare la situazione - almeno... non ancora -.

- E tu invece lo vorresti, giusto? - domandò Kanon comprensivo, vedendolo annuire deciso.

- Sì, lo vorrei... ma non so se sia troppo presto - aggiunse prevedendo la domanda di Kanon - ci frequentiamo solo da poche settimane e non vorrei farle pressioni... ho paura che, affrettando le cose, possa allontanarsi da me -.

Kanon fischiò. Un fischio lungo che irritò Saga, ma lo fermò prima di essere rimproverato - Sei innamorato fratellino, e permettimi di dirti che il colpo è forte! -.

- Non solo - Saga annuì sconfitto - ne sono innamorato e mi piace... mi piace tutto di lei - vide Kanon sorridere - e mi fa paura sapere che una persona abbia tutto questo potere su di me... -.

- Tranquillo - Kanon lo guardò comprensivo - imparerai a tenere questa sensazione sotto controllo, tuttavia... - si voltò a guardare Milo, che osservava felice tutto ciò che lo circondava - non esiste niente di più bello, ti giuro che non esiste... -.

Saga non rispose, limitandosi a sorridere davanti allo sguardo innamorato di Kanon. Non lo avrebbe preso in giro, perché vedere suo fratello scoprirsi in quel modo era un evento talmente raro da meritare solo silenzio. Inoltre, un affollamento sospetto di persone verso il centro della piazza principale era il segno inequivocabile che, di lì a poco, sarebbe iniziata la tanto attesa danza...

E Saga doveva assolutamente essere in prima fila, come aveva promesso a Mu, e doveva esserci per due ragioni... per vederla, perché per niente al mondo si sarebbe perso un tale spettacolo, e per tenere sottocchio eventuali giovani intraprendenti, perché non avrebbe mai permesso a nessuno di avvicinarsi alla sua futura fidanzata. O almeno così sperava.

Preso dai suoi pensieri, però, non si era reso conto di quello che stava accadendo alle sue spalle. Nulla di preoccupante, per carità, semmai divertente, a giudicare dal sorriso di Kanon, ma comunque sufficiente a tenere desta anche l'attenzione di Mu che, da dov'era, poteva vedere benissimo quello che accadeva, e che le faceva storcere il naso...

Saga era un giovane attraente, molto affascinante, e, sin dal suo ritorno, aveva ammaliato molte ragazze alla ricerca di una sua minima considerazione. Che non era mai arrivata perché, quasi subito e alla sprovvista, era stato travolto da una bellissima tibetana. Tuttavia, le attenzioni femminili erano continuate anche nelle settimane successive e quel giorno non faceva eccezione, avendo attirato sguardi maliziosi sin dal momento in cui la sua presenza alla festa era stata notata. Le occhiate, i bisbigli, le risatine... gli riecheggiavano intorno non provocandogli alcun effetto, se non un leggero fastidio per la indesiderata insistenza.

A maggior ragione quando, con la sorpresa dipinta sul volto e vacillando sulle sue stesse gambe, la vista dell'unica persona che lo interessasse gli riempì gli occhi facendo sparire tutto il resto...

Un vestito leggero, di colore bianco, sfiorava la figura di Mu, accarezzandola dalle spalle leggermente scoperte, da cui le maniche scendevano aprendosi leggermente, fino alle caviglie, visibili per il ballo che doveva essere eseguito rigorosamente a piedi nudi. Saga dovette sforzarsi di chiudere la bocca per non passare da perfetto idiota ma, in tutta onestà, era talmente rapito da non vedere né sentire nient'altro. Gli sembrava di avere il cotone nelle orecchie e nel cervello ma non gli importava... Mu era lì, di fronte a lui, aprendogli uno dei suoi sorrisi e attirandolo come una calamita.

Il capo di Mu era ornato da una corona di spighe di grano e quando Saga vide i nastri lilla e blu intrecciati tra i suoi capelli non poté fare a meno di chiedersi se fosse casuale oppure no... e il modo in cui la giovane ricambiò il suo sguardo gli concedesse il lusso di pensare che non lo fosse.

La musica iniziò e le ragazze cominciarono a muoversi in circolo, dandosi la mano e scambiandosi via via di posto. Man mano che il ritmo si intensificava le braccia si alzavano al cielo, le giravolte diventavano più veloci, finché le giovani iniziarono a distribuire le spighe sul terreno invocando la magnanimità della dea.

I capelli di Mu ondeggiavano ad ogni movimento e il suo sorriso felice mentre danzava con le sue amiche ipnotizzò Saga al punto da alienarlo da tutto il resto. Forse, ad un certo punto, sentì in lontananza la voce di suo fratello chiedergli qualcosa, ma non ricordava cosa né se avesse davvero parlato. In realtà Kanon, che era a pochi centimetri da lui, gli aveva chiesto se si stesse divertendo, ma va beh... aveva preso il suo silenzio per buono, ridendo per lo stato nel quale versava il suo gemello.

Ad una buona distanza, Shaka osservava il tutto sentendosi morire. Nulla di ciò che stava accadendo era sfuggito ai suoi occhi indagatori ma questo, a dispetto dell'evidente interesse di Mu per Saga, non lo aveva ancora convinto ad abbandonare la sua fissazione. E il risultato della sua insana ossessione era l'ulteriore invenzione di azioni sconsiderate, o quantomeno fuori luogo. Come quella che aveva architettato pochi minuti prima.

- Qualunque cosa ti sia venuta in mente non farla -.

Quando sentì una voce prossima alle sue orecchie, Shaka si voltò di scatto, sorprendendosi di trovare il volto inespressivo di Camus. Inespressivo, ma con uno sguardo che sembrava leggerlo fino alle ossa.

- Non so di cosa tu stia parlando... -.

- Io sì - rispose Camus con la sua voce fredda - ho visto quello che hai fatto pochi minuti prima che la danza iniziasse e permettimi già di dirti che non funzionerà - vide gli occhi di Shaka ridursi ad una fessura - hai messo quella ragazza in una posizione scomoda e farà una brutta figura che non merita -.

- Perché lo dici tu? - domandò Shaka alzando il mento.

- No, perché Mu è troppo intelligente per permettere una cosa del genere -.

Shaka non rispose, limitandosi a guardare il vice Comandante dall'alto in basso, non sapendo che Camus, a breve, avrebbe avuto ragione. Naturalmente.

Sì perché, sebbene fosse presa dalla danza e concentrata sui movimenti, neanche per un istante Mu aveva distolto l'attenzione da Saga e da ciò che gli accadeva intorno. Adorava sentire lo sguardo del giovane su di sé, e non avrebbe negato che tutti i sorrisi che rivolgeva alle sue amiche in realtà fossero per lui, che la rendeva felice con la sua sola presenza. Inoltre... così come Saga era attento a che nessuno si prendesse strane libertà, per Mu era lo stesso, vigilando su eventuali, sgraditi, spiriti intraprendenti.

Proprio per questa ragione non le fu difficile notare l'attenzione che una delle altre ragazze aveva insistentemente rivolto in direzione di Saga sin da quando era arrivato, né tantomeno il movimento sospetto che stava preparando a pochi metri da dove si trovava...

La danza era ormai terminata, e quando vide la giovane rimuovere la corona di spighe dal capo e dirigersi verso Saga... il suo Saga... un campanello d'allarme suonò nella sua testa.

C'era una tradizione che seguiva la danza delle messi, ossia che se una ragazza voleva annunciare al paese il suo impegno con un giovane, in vista di un futuro matrimonio, avrebbe dovuto fargli pubblicamente dono della corona indossata durante la danza. Ovviamente, tutte le volte in cui questo era accaduto era stato anticipato da un accordo tra i giovani, che di solito consisteva proprio in una proposta di matrimonio che aveva preceduto l'annuncio al resto della gente.

Ma stavolta no. Mu era certa che Saga non ne sapesse nulla, e probabilmente anche la ragazza che si stava avvicinando non era a conoscenza della loro frequentazione, e non le fu difficile capire come questo equivalesse ad un disastro... per Saga, perché si sarebbe trovato nella scomoda posizione di dover declinare l'interesse della ragazza, e per lei, che si sarebbe vista rifiutata di fronte a tutto il paese.

A dire il vero anche Saga aveva captato quel movimento sospetto, e lo sguardo angosciato che scambiò con Kanon, che, per la prima volta in quella giornata, non stava sorridendo, rese l'idea della sua preoccupazione.

Chi può essere l'idiota che ha architettato una cosa del genere? Mu si domandò tra sé e, pur non sapendo nulla, il volto di Shaka fu il primo a venirle in mente, ricacciandolo subito indietro con fastidio per pensare concretamente al da farsi. Pensò rapidamente, e in poche frazioni di secondo capì cosa avrebbe dovuto fare.

Non aveva altra scelta. E, ad essere sinceri, era quello che voleva.

I suoi piedi si mossero prima ancora di accorgersene, coprendo dopo pochi metri la distanza che la separava da Saga. Distanza che, anche durante la danza, non aveva allungato più del necessario, e ora più che mai ringraziava la loro dea per averle regalato questo guizzo di perspicacia. Una volta arrivata di fronte a Saga, con la grazia che caratterizzava ogni suo gesto sfilò la corona di spighe dal capo, ponendovi sopra un bacio prima di offrirla al Capitano che, sorpreso ed estasiato, chinò la testa per permetterle di sistemarla tra i suoi capelli.

Ovviamente, trovandosi davanti a tutto il paese, non c'era la possibilità di scambiarsi effusioni, ragion per cui Saga si limitò a prendere una delle mani di Mu e a porvi sopra un bacio, ma gli applausi e i fischi maliziosi dei loro compaesani sancirono in maniera evidente ciò che stava accadendo sotto ai loro occhi... il Capitano e la figlia del fabbro stavano ufficializzando il loro fidanzamento davanti a tutti.

- Te l'avevo detto che non avrebbe funzionato, anzi... con tutta evidenza hai anche accelerato le cose - Camus schernì Shaka limitandosi a fissarlo di traverso. Se lo avesse guardato in faccia, avrebbe visto l'espressione più livida che un volto umano potesse mostrare, potendo quasi sentirlo digrignare i denti.

A qualche metro da loro, una giovane donna era ancora statica sui suoi passi, che aveva fermato quando aveva visto Mu avanzare verso il Capitano. Con l'incomprensione negli occhi si voltò verso Shaka che, per vergogna o più plausibilmente per disinteresse, aveva rivolto lo sguardo altrove.

- Comportati da uomo e spiegale l'idiozia che hai combinato - la voce di Camus, udibile solo da Shaka, era un sussurro perentorio - va' da lei e spiegale che ti sei sbagliato e che il Capitano aveva già un impegno con Mu -.

- Non ci penso nemmeno - Shaka lo sfidò - se si è fatta delle idee sbagliate è solo colpa sua... io le ho dato un consiglio, ma è stata lei a decidere -.

- Sei un vigliacco - disse Camus senza mostrare sorpresa, dopodiché, senza attendere risposte che non gli interessavano, si mosse in direzione della ragazza. Se Shaka non aveva il coraggio di spiegarle cosa fosse accaduto, lo avrebbe fatto lui. E non di certo per aiutarlo... ma solo per il dispiacere che provava nei confronti della giovane.

- Signorina Hilda - Camus vide il bel viso della ragazza voltarsi verso di lui - posso parlarvi? -.


- Sei molto taciturna... va tutto bene? -.

La sera stava ormai calando sul villaggio e, prima che facesse completamente buio, Saga accompagnava Mu a casa tenendola al suo braccio. Ormai avevano un impegno formale, e nessuno avrebbe trovato nulla da ridire su quella piccola confidenza. Saga si sentiva felice, e se avesse dovuto cercare un termine per definirsi in quel momento, avrebbe detto di sé di essere pieno. Completo.

Tuttavia, quando aveva visto la giovane, con lo sguardo fisso a terra e in atteggiamento pensieroso, si era impensierito a sua volta.

- Sì - Mu sorrise dolcemente, riportando lo sguardo su Saga - perdonami, è solo che stavo pensando... -.

- E a cosa? Se posso chiedertelo - domandò Saga aggrottando la fronte e sorridendole di rimando.

- Certo - Mu annuì - mi chiedo come sarà adesso - abbassò nuovamente lo sguardo imbarazzata - tra di noi intendo... -.

- Sei pentita di aver formalizzato la nostra frequentazione? - domandò Saga con cautela.

- No - Mu negò energicamente - e tu? -.

- Stai scherzando?! Cioè... voglio dire... no affatto - Saga incespicò tra le sue stesse parole, mentre Mu sorrideva del suo imbarazzo. Forse si era espresso in modo troppo spontaneo, ma non aveva potuto fare diversamente. L'unico pentimento che aveva nei confronti di Mu era di non averla ancora sposata, ma era un problema al quale aveva intenzione di porre rimedio quanto prima.

Erano appena arrivati sotto casa di Mu, quando Saga chiuse gli occhi per prendere un respiro profondo, e finalmente spiegare come stavano le cose per lui.

Dal piano superiore della casa, Shion aveva appena oscurato il lembo di tenda oltre il quale aveva scorto l'arrivo dei due giovani. Senza essere visto, aveva accompagnato il loro cammino fin da quando erano apparsi all'inizio della strada, e ora, con la stessa discrezione, si apprestava a ritirarsi nella sua stanza sospirando tra sé. Ovviamente Shion sapeva cosa fosse accaduto durante la festa, d'altronde... Shion sapeva sempre tutto, e anche se nessuno avrebbe potuto dire di averlo visto quel pomeriggio, avrebbe potuto raccontare molti degli aneddoti avvenuti quel giorno. Proprio perché sapeva, era anche conscio che ciò che sarebbe accaduto da quel momento in poi tra Mu e Saga sarebbe dovuto appartenere solo a loro. E saggiamente si ritirò nella sua stanza.

- Mu... - Saga prese un altro respiro, mettendosi di fronte alla giovane per guardarla negli occhi - se potessi guardare anche solo per un attimo quello che accade qui dentro - prese con delicatezza una mano di Mu per poggiarla sul suo petto - nessun dubbio ti sfiorerebbe mai la mente... ti amo Mu... forse dal primo momento in cui ti ho vista, o quando hai incrociato i miei occhi, o quando ho sentito la tua voce... non lo so... so solo che ti amo, e che non posso più tenermelo dentro - e mentre parlava cercava di contenersi, sebbene sentisse la sua stessa voce spezzarsi per l'emozione.

Mu, invece, non ci riuscì, ma non se ne accorse finché non sentì due scie umide lambirle il contorno del viso, e quando il suo cervello rielaborò ciò che Saga aveva appena detto, portò le mani sul volto del Capitano, circondandolo e scostando dolcemente le ciocche blu che ricadevano sul viso.

- Anch'io ti amo... - fu più un bisbiglio, ma arrivò nitido alle orecchie di Saga, che sgranò leggermente gli occhi - e ti giuro che non riesco a pensare ad altro che non sia tu - sussurrò allo stesso modo.

Per qualche secondo Saga rimase statico, sentendo il sangue affluire al suo petto e cominciare a martellare senza pietà. Era pronto a confessare, ma non si sarebbe mai aspettato che Mu facesse lo stesso. E con questa sincerità. Forse perché pensava che le sarebbe servito più tempo per comprendere i suoi sentimenti o.… o insomma, ma a chi importava?!

Le sue mani si mossero da sole, circondando la vita di Mu e attirandola dolcemente a sé. La stoffa leggera del vestito era una sottile barriera oltre la quale poteva percepire la pelle di Mu e, sebbene non potesse toccarla, sospirò nel sentirla tremare sotto al suo tocco delicato. Facendolo tremare a sua volta.

Con la lentezza necessaria a farla ritrarre, se Mu avesse voluto, Saga abbassò il mento avvicinando il viso a quello della ragazza finché il respiro accelerato di Mu lo colpì sulle labbra. Caldo, morbido, dolce. Nemmeno per un attimo aveva abbandonato il suo sguardo, le iridi verdi lo ricambiavano nella stessa maniera.

Mu poteva sentire il suo cuore martellare contro il petto senza alcuna compassione per lei, né per i suoi timpani, che sembravano sul punto di cedere per la forza incontrollabile di quei battiti. Vedeva il volto di Saga avvicinarsi sempre di più, mentre le sue mani la stringevano con decisione e delicatezza... istintivamente portò le mani sulle spalle forti del giovane, non pensando neanche per un momento all'idea di fermarlo. Lo voleva. Proprio come lo voleva Saga. Con la stessa intensità, con lo stesso bisogno, con la stessa urgenza. I suoi occhi non persero un millimetro del tragitto che il volto di Saga percorse per avvicinarsi al suo. Aveva bisogno di guardarlo, di sentire che stava provando le sue stesse emozioni... e quando il respiro rapido di Saga si avvicinò, colpendolo e mescolandosi con il suo, comprese che sì... era proprio così.

In quel momento chiuse gli occhi. Nel momento in cui le labbra di Saga si poggiarono sulle sue, nel momento in cui la strinse più forte a sé, nel momento in cui lei stessa rafforzò la presa sulle sue spalle... capì che stavano condividendo lo stesso, forte sentimento.

Saga sentì un tonfo sordo colpirlo allo stomaco prima di perdersi nel resto del suo corpo. Le labbra di Mu erano come le aveva immaginate. No, anzi, erano meglio. Tenere... piene... carnose... morbide. Un frutto nel pieno della sua maturazione pronto per essere colto, addentato, gustato, proprio come stava facendo lui in questo momento, godendo della consistenza e del sapore della bocca dolce di Mu. Si prese il suo tempo per mordere con delicatezza la sua carne tenera, sentendo il petto gonfiarsi alla risposta timida, ma efficace di Mu. Sì... Mu stava rispondendo. Con modestia, con tutta la sua meravigliosa inesperienza, non voleva essere una spettatrice passiva di quel momento, per cui mosse timidamente la sua bocca, cercando di coccolare quella di Saga e per mostrargli che, a dispetto della sua innocenza, lei era lì con tutti i suoi sensi.

Separandosi leggermente, Saga spostò una mano dalla vita di Mu, risalendo con lentezza lungo la schiena fino al collo, per portarla al suo viso, accarezzarlo e prenderle il mento per guardarla negli occhi.

- Diventa mia Mu... diventa mia per tutta la vita - disse con un filo di voce, accarezzando con il pollice il labbro inferiore di Mu e sentendolo tremare al suo tocco - sposami -.

Senza attendere una risposta, coprì quei pochi centimetri che aveva messo tra di loro per riprendere nuovamente possesso delle labbra di Mu. Con un po' di intraprendenza accarezzò le labbra con la lingua, e quando Mu gli concesse il permesso con una timida apertura che per Saga aveva il sapore della gloria, non esitò ad entrare, sentendo la bocca morbida di Mu cedere e mescolarsi via via con la sua. Il bacio cominciò lentamente, Saga si prese un discreto momento per assaggiare la tenera carne di Mu, ma il momento non fu eterno... senza neanche rendersene conto l'intensità crebbe gradualmente con il passare del tempo, finché quel contatto tanto ricercato, tanto agognato, divenne talmente forte da compenetrarli l'uno nell'altra, come se la loro vita dipendesse da questo.

Mu non aveva mai baciato nessuno, eppure... nemmeno per un momento pensò di ritrarsi. Amava tutto ciò che stava accadendo con un'intensità che le bruciava la pelle. Le labbra di Saga si muovevano sulle sue con la passione che aveva sempre sognato anzi... sentire le sue mani stringerla sempre più contro il suo corpo forte la faceva tremare e sospirare... come neanche nei suoi sogni aveva mai fantasticato. La lingua di Saga non era invadente, era... meravigliosa, e quando aveva sentito la loro carne mescolarsi in quella danza primordiale si era sentita finalmente piena. Al posto giusto. Ovviamente la sua inesperienza era tutta lì, nelle carezze che cercava di ricambiare senza neanche sapere esattamente come fare, lasciandosi guidare solo dal suo istinto, che, tuttavia, a giudicare dal modo in cui entrambi sospiravano, la stava guidando in modo eccellente.

Quando il bisogno d'aria decretò la fine, almeno momentanea, di quel bacio, aprirono le palpebre per guardarsi negli occhi, ansimando leggermente per l'intensità di quello che stavano vivendo.

- Allora? - Saga spostò lo sguardo sulla bocca leggermente gonfia di Mu, sentendo montare nuovamente il desiderio di prenderla - Vuoi sposarmi? -.

Mu sorrise, portando una mano sul volto di Saga, sfiorandolo con la punta delle dita fino ad arrivare alle sue labbra, che accarezzò con dolcezza.

- A volte fai domande davvero stupide Saga... -.

Saga sorrise a sua volta, stringendo Mu a sé e affondando il viso nel suo collo, riempiendosi le narici del suo odore, che, ora più che mai, oltreché dolce gli sembrava anche tremendamente sensuale. Senza alcuno sforzo la sollevò per farla girare e, quando la rimise a terra, non aspettò un altro secondo per baciarla di nuovo.

Ormai non poteva più farne a meno. E non lo avrebbe fatto.